Roma, regolamento di conti al centro profughi: ferito un migrante

31/08/2017 di Redazione
Roma, regolamento di conti al centro profughi: ferito un migrante

La ricostruzione dei fatti è ancora parziale, ma ci sarebbe un regolamento di conti alla base del caos di fronte al centro di accoglienza di via del Frantoio 44, al Tiburtino III. Nella struttura gestita dalla Croce rossa, che ospita 80 profughi, nella notte c'è stata l'irruzione di un gruppo di residenti e un immigrato è stato ferito. Sono passate ore, ma la tensione è ancora alta. All'uscita di tre migranti dallo stabile, uno dei quali con la mano fasciata, un paio di abitanti del quartiere della periferia est di Roma urlano: «Ti ho riconosciuto, eri quello che stanotte aveva in mano un bastone!». E altri: «Andate via, tornate al vostro Paese». Polizia e carabinieri sono costretti a separare i due gruppi.

L'irruzione, la rissa

Tutto sarebbe cominciato attorno alle 22 di martedì sera: un migrante eritreo, Y.M. di 40 anni, dopo una discussione, avrebbe lanciato dei sassi a un gruppo di ragazzini (senza colpirli) che, a quanto pare, lo stavano prendendo in giro. Si tratterebbe di una persona con problemi psicologici, «raccoglieva le cicche per strada» secondo i racconti: l'uomo era già stato espulso da un centro di Cosenza e gli era stato revocato proprio per i suoi comportamenti il diritto ad accedere al circuito di accoglienza. Quando il gruppetto di ragazzini, tra i 10 e i 12 anni, sono tornati a casa, uno di loro ha raccontato alla madre ciò che era accaduto in via Trivento e la donna, italiana dell'82 residente in zona, sarebbe piombata nel centro di accoglienza con altri abitanti, per chiedere conto dell'accaduto. Il caos è avvenuto di fronte il centro di accoglienza. Migranti da un lato, abitanti - sempre di più - dall'altro. Quando militari, poliziotti in forze sono giunti sul posto, il migrante era a terra ferito, intorno l'inferno. A fatica le forze dell'ordine hanno separato i due gruppi. Una spedizione punitiva», un'irruzione per «farsi giustizia da soli», secondo i primi elementi dell'indagine.

Tentato omicidio

L'eritreo ferito è stato trasferito all'ospedale Pertini: è stato raggiunto da un fendente inferto con un'arma da taglio di piccole dimensioni, forse un coltellino svizzero. Le sue condizioni non sono gravi, nessun organo sarebbe stato lesionato. Sul blitz notturno dei residenti del Tiburtino III la procura di Roma ha aperto un fascicolo: il pm Alberto Galanti procede per tentato omicidio. I carabinieri hanno già sentito il ragazzino, mentre il magistrato attende l'informativa degli investigatori e nel frattempo ha nominato un interprete che possa consentire al ferito di riferire sull'aggressione. Secondo il racconto di Pamela invece, la donna entrata nel centro alla ricerca del migrante che aveva lanciato i sassi contro suo figlio, sia lei che il minore sono stati «sequestrati» dentro la struttura per circa un'ora. La donna (già nota alle forze dell'ordine e con problemi di alcol e droga) ha anche alcuni lividi frutto, ha riferito, delle percosse subite. I militari stanno vagliando la posizione di tutti, dai residenti ai migranti coinvolti.

Tensione alta, Croce Rossa: l'uomo non è nostro ospite

La tensione al Tiburtino resta altissima, le forze dell'ordine presidiano l'entrata del complesso, molto isolato rispetto al resto del quartiere. Il centro era già stato oggetto di pesanti polemiche da parte degli abitanti: a fine giugno scorso Anpi da un lato e Casapound dall'altro avevano manifestato a ridosso della struttura, in due presidi ovviamente avversi. La Croce rossa ha già precisato che l'uomo ferito «non è ospite del presidio umanitario di via del Frantoio già dalla fine di luglio scorso» e che al momento «è inserito nel programma di relocation, ospite del Cas (centro di accoglienza straordinario, ndr) di via Staderini».

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"Non ho lanciato i sassi contro quei bambini". Parla con un filo di voce dal letto del reparto di Chirurgia dell'ospedale Pertini, Yacob M., l'eritreo 40enne, con problemi psichici, allontanato dal centro di accoglienza della Cri nel luglio scorso e protagonista di un alterco con tre adolescenti del Tiburtino a poca distanza da via del Frantoio, la notte tra martedì e mercoledì. La lite avrebbe poi scatenato la rivolta popolare contro il centro d'accoglienza.

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L'uomo e' dolorante e sotto choc: ha una ferita da taglio all'altezza della scapola destra, suturata e giudicata guaribile in 30 giorni. "Una donna, una donna mi ha dato una sprangata con una sbarra di ferro", sospira Yabob in un italiano stentato, indicando barra di alluminio che rinforza la sponda del letto. "Questo è razzismo, io non ho fatto nulla. Adesso, appena guarisco, voglio tornare in Eritrea da mia madre. Non ci voglio più stare qui", assicura Yacob, che quella notte raccoglieva cicche di sigaretta in terra. Da luglio e' inserito nel percorso di relocation europea al centro di via Staderini. Poi chiude  gli occhi. Cerca di calmarsi bevendo un sorso d'acqua. "Ho avuto paura - ammette - ma non porto rancore a nessuno".

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Intanto un testimone fornisce una nuova versione dei tafferugli davanti al centro umanitario, presidiato dalla Croce Rossa. "Questa signora,(la donna che ha denunciato di essere stata sequestrata dai migranti  n.d.r:)  che in quartiere tutti conoscono ha chiesto una sigaretta all'eritreo, che spesso raccoglie cicche per strada, poi la donna, che si accompagnava al nipote di 12 anni, si è molto arrabbiata e il ragazzino che era con lei ha conficcato un pezzo di ferro nella schiena del migrante". E' quanto rivela a SkyTG24 un testimone oculare della rissa  scoppiata nel quartiere Tiburtino III a Roma, in cui un migrante eritreo è stato accoltellato alla schiena "Gli altri eritrei del centro hanno chiuso i cancelli in attesa dell'arrivo dei carabinieri", continua il testimone. Smentita quindi la versione della donna che diceva di essere stata sequestrata all'interno del centro.

In mattinata i carabinieri della compagnia Montesacro trasmetteranno alla Procura di Roma che indaga per lesioni gravi un'informativa con gli elementi raccolti finora. Anche questa mattina l'ingresso del presidio continua a essere presidiato da polizia e carabinieri. Ieri c'è stato un via vai continuo di residenti lungo la strada che ne chiedono la chiusura e non sono mancati momenti di tensione con alcuni migranti che uscivano dalla struttura.