Dati sulle moderne forme di schiavitù

28/09/2017 di Redazione
Dati sulle moderne forme di schiavitù

Durante l'assemblea generale delle Nazioni Unite del 19 settembre è stato presentato il rapporto relativo alle moderne forme di schiavitù elaborato da Ilo (Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite), Walk Free Foundation e Oim (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni). In assenza di una precisa definizione dal punto di vista giuridico, con moderne forme di schiavitù si fa riferimento a situazioni di sfruttamento cui gli individui non possono sottrarsi a causa di violenza, coercizione e abuso di potere. In particolare il rapporto fa riferimento alle macroaree del lavoro forzato e dei matrimoni forzati e i dati che ne emergono sono allarmanti: sono 40,3 milioni infatti le persone coinvolte nel fenomeno della schiavitù, di cui una su quattro è un minore.

Di queste, 24,9 milioni sono costrette forzatamente al lavoro (per lo più nei settori della sfera domestica, della pesca, dell'agricoltura, delle costruzioni e dei servizi) e 15,4 milioni sono vittime di matrimoni forzati. Significativa è anche la distribuzione del fenomeno rispetto al genere, infatti delle vittime di schiavitù ben il 71% è di sesso femminile, percentuale che arriva a raggiungere l'84% nel caso specifico dei matrimoni forzati e addirittura il 99% nel caso della schiavitù legata a pratiche sessuali. Dati su cui riflettere anche in merito ai lavori relativi all'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, sottoscritta dai 193 governi dei paesi membri dell'ONU, tra i cui obiettivi vi è anche l'eliminazione della schiavitù moderna in tutte le sue forme.

"Il mondo non riuscirà a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo sostenibile, a meno di un drastico incremento degli sforzi per combattere la piaga", queste le parole di Guy Ryder, direttore generale dell'Ilo, che riportano l'attenzione sulla necessità di azioni incisive e di un'attenzione costante sul fenomeno al fine di non ripetere gli stessi errori commessi dalla comunità internazionale in merito agli otto obiettivi di sviluppo del millennio.

Purtroppo dal rapporto emerge anche una considerazione negativa sul nostro Paese: l'Italia, secondo Walk Free Foundation, si colloca al 49esimo posto, tra Guatemala e Malesia, per numero assoluto di persone in schiavitù. Se invece si considera la situazione europea i risultati sono ancora peggiori, infatti solo la Polonia con 129.600 persone ridotte in schiavitù ha conseguito risultati peggiori. Un fenomeno non spesso sotto i riflettori quello della schiavitù ma che, nella sua forza e nella sua portata, esprime chiaramente la forza e l'attualità del concetto di disuguaglianza.