Dopo dieci anni torna a crescere la fame nel mondo

21/09/2017 di Redazione
Dopo dieci anni torna a crescere la fame nel mondo

La Relazione annuale delle Nazioni Unite sulla sicurezza alimentare e la nutrizione nel mondo ha rivelato una situazione molto preoccupante. Il dato più allarmante è quello relativo alla fame nel mondo, tornata a crescere dopo che per un decennio era stata in costante diminuzione. I numeri sul 2016 dicono che il fenomeno ha interessato 815 milioni di persone (circa l'11% della popolazione mondiale), registrando un aumento di 35 milioni di unità rispetto al 2015. Due sono state le cause individuate come responsabili dell'inversione di tendenza: i conflitti ed il cambiamento climatico.

I dati raccolti dall'ONU pesano moltissimo sull'Agenda 2030, adottata due anni fa e pensata appositamente per uno sviluppo sostenibile, con lo scopo di sconfiggere la fame nel mondo e tutte le forme di malnutrizione entro il 2030. Gli obiettivi fissati suonano come una sconfessione della situazione attuale, che segna invece un indirizzo opposto. Inoltre, ad aggravare il quadro contribuisce la minaccia della malnutrizione, che riguarda milioni di persone in tutto il mondo.

Dalla Relazione emergono diversi dati molto preoccupanti. All'incirca 155 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni sono sottosviluppati, altri 52 milioni sono affetti da deperimento cronico, 41 milioni risultano sovrappeso. A tutto ciò si aggiungono il pericolo di anemia a cui sono esposte moltissime donne e l'obesità che interessa gli adulti. In questo senso incidono particolarmente anche i cambiamenti delle abitudini alimentari e i rallentamenti economici in corso.

Ma più in generale pesano i conflitti, che sono diventati molto più numerosi rispetto al passato e più difficili da risolvere. Proprio nelle aree colpite dalla guerra si concentrano il maggior numero di bambini che soffrono la fame e la malnutrizione, a dimostrazione della correlazione tra questi fenomeni. Molti di queste guerre esplodono in aree dove l'insicurezza alimentare è già molto alta. In aggiunta, la violenza e le distruzioni provocano danni ingenti all'agricoltura, che è l'attività principale per molte di queste popolazioni che vivono nelle zone rurali, e di conseguenza si riducono drasticamente la produzione e la disponibilità di cibo. Per onorare gli impegni dell'Agenda 2030 bisogna necessariamente passare attraverso la costruzione di un clima pacifico e inclusivo, che permetta di porre le basi per affrontare i problemi che si intendono risolvere.

I paesi più colpiti sono quelli asiatici, che contano ben 520 milioni di persone affamate; seguono quelli africani e latino-americani, rispettivamente con 423 e 42 milioni di soggetti interessati. Le aree più esposte sono proprio quelle dove le conseguenze del cambiamento climatico si fanno avvertire con più consistenza e dove i conflitti sono più frequenti e più gravi. Inoltre la situazione attuale non sembra prospettare un miglioramento. A inizio 2017 la carestia ha colpito diverse parti del Sud Sudan e si segnala l'alto rischio che possa toccare anche la Nigeria nordorientale, la Somalia e lo Yemen, dove tra l'altro sono già in corso dei conflitti. Stessi rischi interessano anche le regioni che sono affette da siccità e inondazioni, dovute anche al fenomeno meteorologico di El Niño.