Dubbi e paure riguardo la chiusura del Camping River

21/09/2017 di Redazione
Dubbi e paure riguardo la chiusura del Camping River

Si avvicina la chiusura del Camping River e così per i 420 residenti del campo cresce l'incertezza e la preoccupazione. Con la delibera n. 146 del 28 giugno 2017 la Giunta Capitolina aveva inserito il "villaggio" rom di Camping River tra gli insediamenti da chiudere all'interno del "Piano di indirizzo di Roma Capitale per l'inclusione delle Popolazioni Rom, Sinti e Camminanti", prevedendo per le famiglie residenti nel campo un percorso di integrazione e sostegno che vedeva loro garantito l'accesso a delle sistemazioni adeguate alle esigenze secondo criteri fissati dal Comune.
Così il 4 luglio scorso agli abitanti del Camping River è stato recapitato un avviso in cui veniva espresso come i residenti avrebbero dovuto lasciare liberi da persone o cose gli spazi affidati, con annesse rassicurazioni nei confronti delle persone in condizioni di indigenza rispetto all'accesso alle misure di tutela previste dal piano rom della giunta Raggi, attraverso la firma del patto di responsabilità solidale e alla presentazione della domanda con annesso ISEE. Tuttavia con l'avvicinarsi del 30 settembre, data in cui è prevista la chiusura del campo, la percezione è quella di una situazione tutt'altro che trasparente e i punti controversi sono tanti.
Grazie al monitoraggio da parte di associazioni da sempre vicine alle comunità rom, sinti e camminanti come l'ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO, è possibile apprendere come non sia stata ancora avviata, ad un mese dalla chiusura del campo, un'effettiva valutazione di fragilità dei residenti nel campo e come numerose firme sui moduli inviati dal comune siano state apposte in maniera inconsapevole, senza una reale conoscenza dei contenuti e dietro una forte insistenza dai parte dei funzionari capitolini.
Tutto ciò non fa ben sperare e la percezione è quella che il primo banco di prova del piano rom rischi di rivelarsi un fallimento ma soprattutto, che le modalità che verranno utilizzate tramuteranno la chiusura del Camping River in un vero e proprio sgombero forzato, cosa in contrasto con il diritto internazionale dei diritti umani e le normative dell'unione europea. Questo non fa che alimentare la discriminazione a cui da sempre la comunità rom è sottoposta, mostrando, ancora una volta, come non vi sia una reale volontà di lavorare per un'integrazione di queste comunità.
Come non pensare a riguardo ai 250 minori del campo (regolarmente iscritti alla scuola dell'obbligo) che difficilmente avranno modo di iniziare regolarmente l'anno scolastico, vedendo ancora una volta messo a rischio il loro diritto allo studio e il loro diritto ad autodeterminarsi e a realizzarsi.
Nei vari piani predisposti nel tempo in merito alla questione, troppo spesso manca un reale coinvolgimento delle persone, troppo spesso viene dimenticato come l'isolamento e i continui sgomberi rendano difficile trovare e mantenere un lavoro, come tolgano ai ragazzi la possibilità di portare a termine gli studi privandoli di un'istituzione come la scuola, così cruciale sia come fattore di socializzazione/integrazione sia come fattore di sviluppo del capitale umano delle comunità. Il timore è che quello della giunta della Capitale sarà l'ennesimo piano, che non ponendo al centro i diritti e le esigenze delle comunità dei campi, sarà destinato a non raggiungere alcun risultato.