Il piano di ricollocazione dei richiedenti asilo procede a rilento

28/09/2017 di Redazione
Il piano di ricollocazione dei richiedenti asilo procede a rilento

Si chiama Relocation il programma adottato dall'Unione Europea nel 2015 per la redistribuzione dei richiedenti asilo approdati in Italia e in Grecia. Scaduti i due anni previsti per la realizzazione di questo progetto, i risultati sono stati decisamente modesti e la gran parte dei paesi ha trascurato gli impegni presi, come ha denunciato Iverna McGoewan, direttrice  dell'Ufficio di Amnesty International presso le Istituzioni europee.

Soltanto il 28,7 per cento dei richiedenti asilo assegnati sono stati ricollocati, un dato piuttosto scoraggiante che dimostra l'indifferenza europea rispetto a questo problema. Diversi sono stati i comportamenti dei vari paesi. I più deludenti in assoluto sono stati la Polonia e l'Ungheria, che non hanno accolto neppure un richiedente asilo dall'Italia e dalla Grecia. Poco o nulla ha fatto la Slovacchia, che ne ha accolti soltanto 16 dei 902 che le erano stati assegnati. La Repubblica Ceca, invece, ne ha accettati 12 su 2691.

Risultati altrettanto insufficienti sono stati registrati in Spagna, che ha rispettato solo il 13,7 per cento della quota assegnata, così come in Belgio, con il 25,6, in Olanda con il 39,6 e, infine, in Portogallo, con il 49,1. Diverso il caso di Malta, che tra i paesi dell'Unione Europea è l'unico che ha accolto tutti i richiedenti asilo che gli erano stati assegnati. Bene si sono comportate anche la Finlandia, che ha accolto il 94,5 per cento della quota assegnata, e l'Irlanda, che ne ha accolti il 76,5. Inoltre è da segnalare il comportamento di due stati non-Ue, come la Norvegia e il Liechtenstein, che avevano aderito volontariamente al programma e che hanno accolto rispettivamente 1500 e 10 richiedenti asilo.

McGoewan ha commentato questo quadro dicendo che "non si trattava unicamente di fare qualcosa di buono, bensì di un vero e proprio obbligo legale nei confronti di rifugiati e richiedenti asilo. Gli stati dell'Unione europea devono rispettare i loro impegni, altrimenti rischieranno di essere portati di fronte alla Corte europea e di subire dure conseguenze".

Lo schema pensato nel 2015 aveva come obiettivo quello di offrire una nuova possibilità di vita ai richiedenti asilo che, dopo aver superato le guerre, le persecuzioni e un viaggio estremo verso l'Europa, desiderano esclusivamente un posto dove vivere in condizioni di sicurezza. Molti di loro sono bloccati nel paese di approdo e non possono muoversi. La situazione è particolarmente grave in Grecia dove, dopo la chiusura dei confini con la Macedonia, la ricollocazione è l'unico strumento legale a disposizione per quelle persone che desiderino spostarsi senza correre ulteriori pericoli.

Sempre McGoewan ha commentato questa situazione: "Chiunque sia arrivato in Grecia e in Italia prima della scadenza dello schema dovrebbe essere inserito nello schema di ricollocazione. Se ciò fosse stato già fatto, oltre a consentire a richiedenti asilo di vivere in sicurezza e dignità, avrebbe alleviato la pressione e migliorato la situazione sulle isole greche, dove nei mesi estivi gli arrivi sono aumentati". E nonostante il programma sia ormai scaduto, i governi dovranno continuare a ricollocare tutti i richiedenti asilo che ne hanno diritto.