Differenza Donna, donne contro la violenza alle donne

Non semplici centri di assistenza ma spazi e momenti di vera e propria inclusione

20/10/2017 di Redazione
Differenza Donna, donne contro la violenza alle donne

La violenza sulle donne è un tema sempre più presente nella comunicazione e nell'informazione, più o meno massiva, di tutti i giorni. Altrettanto ricorrenti sono le tematiche attraversate trasversalmente come a questione migranti e/o rifugiati e quella della tanto agognata sicurezza per le strade di Roma.

FOCUS, attraverso l'attività scolastica e di assistenza che si svolge quotidianamente in via Giolitti, ha il vantaggio, se così si può dire, di un punto di vista privilegiato, quanto mai attinente con la realtà dei fatti e le esperienze delle persone coinvolte. A dimostrarlo è l'approfondimento consueto che il corpo volontari della scuola di italiano ogni lunedì svolge su una serie di tematiche sensibili, quale la violenza sulle donne, in particolar modo migranti.

Capita frequentemente, se non costantemente, agli insegnanti  di via Giolitti di venire a contatto con vittime di violenze, più o meno evidenti sia fisicamente che psicologicamente, e di dover capire e scegliere, spesso senza un adeguata analisi e valutazione del caso - i tempi e le modalità di svolgimento delle lezioni sono ovviamente incompatibili con questo tipo di assistenza - come comportarsi e come indirizzare efficacemente l'allievo-vittima.

Da questa necessità, oltre che dalla vitalità organizzativa e propositiva del gruppo, è nato l'incontro - il primo di una serie - con l'associazione Differenza Donna, nella persona di Valentina Pescetti, lo scorso lunedì presso il CESV.

Il primo impatto con Valentina Pescetti è stato a dir poco stimolante, sia per la vivacità e la creatività con cui la socia di D.D. ha condotto l'incontro che per la chiarezza e l'importanza delle informazioni trasmesse.

Ricostruiremo l'incontro per punti chiave, così come delineati e messi a fuoco dalla relatrice.

Differenza Donna ha una storia importante alle sue spalle e la sua forza odierna - conta più di un centinaio di socie, offre un ampio ventaglio di attività e progetti , collabora con istituzioni e enti locali ed è parte integrante delle più grandi reti di associazioni attive sul tema - è dovuta proprio alla sua competenza scientifica e 'sul campo' e alla comprovata esperienza in materia di formazione (per fare un esempio, l'associazione ha formato oltre 3.000 operatori all'interno della Polizia di Stato, Carabinieri e Polizia municipale).

L'obiettivo principale è quello di restituire o costruire da zero l'autonomia della donna affinché "sia libera di scegliere, forte della sua identità, capace di un analisi critica delle relazioni, consapevole delle sue competenze e preziosa per l'intera società".

Integrazione e inclusione. Concetti coordinati ma non sovrapponibili. I centri di D.D. non sono dei centri assistenziali perché "le forme dell'assistenza lasciano immodificati i problemi, che rispuntano appena l'aiuto cessa." Integrare vuol dire fare accedere la persona in difficoltà al servizio di assistenza socio-sanitario; includere vuol dire non solo farla accedere ma anche modificare questo sistema a seconda delle necessità specifiche del soggetto assistito (o meglio, incluso).

Alfabetizzazione ai diritti. Con la stessa capacità e attenzione con cui insegniamo alle ragazze migranti non scolarizzate a leggere e a scrivere occorre istruire le donne, di qualsiasi età e nazionalità - anche italiane, tanto per essere chiari - ai propri diritti.

Spaesamento.  Prendere coscienza della condizione umana della donna migrante vittima di violenze catapultata in un contesto ambientale e culturale del tutto sconosciuto. Capire che i limiti a noi più evidenti sono spesso solo la punta dell'iceberg: tutto quel che ignoriamo di queste persone spesso rimane sommerso.

Traduzione culturale. A fronte della condizione di spaesamento occorre un ponte, un collegamento, una necessaria traduzione - non esclusivamente linguistica - che traghetti la persona sana e salva all'interno del suo nuovo spazio vitale, fatto di luoghi, di persone e di relazioni sociali più o meno impegnative. Per quanto riguarda l'aspetto linguistico, di fondamentale importanza è la formazione dell'interprete, nodo fondamentale nel processo di integrazione e/o inclusione delle donne migranti. Occorre formare in modo adeguato gli interpreti che devono essere in grado di poter oltre il semplice dato linguistico comprendendo anche il rapporto interculturale che si instaura in situazioni di questo genere.

Accompagnamento. Spesso è necessario essere letteralmente presi per mano per riuscire a relazionarsi con le istituzioni e gli enti locali, D.D. offre anche questo tipo di aiuto, sempre con il calore e l'approccio empatico che contraddistingue i metodi dell'associazione.

Altro aspetto fondamentale è quello della legislazione in materia di mutilazioni sessuali e infibulazioni. Il dato sconfortante segnalato da Valentina, stando al quale in Belgio circa 100 donne l'anno vengono riconosciute come rifugiate per motivi di violenza mentre in Italia si è registrato un solo caso, seguito anche da un'assoluzione per "relativismo culturale"! Questo è sicuramente un tema da affrontare singolarmente e approfonditamente, certo è che la prima impressione è che anche sotto questo punto di vista ci sia molto tempo da fare.

Ci sarà un nuovo incontro tra FOCUS e D.D. per organizzare degli incontri di formazione per le volontarie della scuola d'italiano; una collaborazione a dir poco azzeccata.