Un Ponte Per… & FOCUS: blog e testimonianze Corpi Civili di Pace in Libano e Giordania

27/10/2017 di Redazione
Un Ponte Per…  & FOCUS: blog e testimonianze Corpi Civili di Pace in Libano e Giordania

Un Ponte Per…  & FOCUS: blog e testimonianze Corpi Civili di Pace in Libano e Giordania.

Jacopo Intini: Un viaggio nei luoghi inaccessibili delle identità libanesi.

 

Beirut si presenta come una città mutevole e in continua definizione. Un ponte tra l'oriente e l'occidente la cui identità da sempre è stata fattore di ricchezza come di enorme criticità. Il dinamismo economico del Libano, come anche la sua dimensione culturale si scontra spesso con barriere materiali e immateriali fortemente radicate all'interno degli spazi fisici e di socializzazione. Il mancato processo di riconciliazione e di rielaborazione collettiva a seguito della guerra civile (1975-1990) ha accentuato fenomeni di divisione e di conflittualità tra le comunità residenti.

 

Al nostro arrivo in Libano, è stata forte la percezione di Beirut come città divisa, le cui aree seguono spesso linee settarie, presentandosi come enormi scatole non comunicanti tra loro. Il Libano ospita infatti ben diciotto diverse comunità confessionali; manifesti e bandiere definiscono talvolta i sottili confini storici e culturali dei quartieri, diventando per molti muri rigidi ed invalicabili. I service e i taxi spesso sono filtri capaci di inserirti all'interno di questa dimensione, attraversando quotidianamente con instancabile dinamicità, il traffico, i cavalcavia e le viuzze del centro città, sfidando le sue evidenti schizofrenie socio urbane.

 

Ogni giorno ci rapportiamo con autisti cristiani, musulmani, libanesi, siriani, palestinesi, sciiti del sud e sunniti del nord, toccando realtà che vanno da Tripoli a Tiro. A Beirut, bisogna sempre specificare che vuoi un passaggio tramite service per pagare solo due mila lire libanesi ed evitare la speculazione dei tassisti. Infatti se il taxi ad un prezzo maggiore ti porta dove vuoi, con il service devi sperare che l'autista vada nella tua stessa direzione. E si parte! Non tutti sono sempre disposti a farti salire a bordo, ma la politica è chiara e comune più o meno ovunque: "se paghi il doppio - o a Beirut anche il triplo - ti porto dove vuoi!!"

 

Notiamo quotidianamente lo scetticismo misto a curiosità di molti autisti nell'accompagnarci in alcuni dei quartieri suburbani di Beirut oppure nei pressi dei campi profughi palestinesi, luoghi considerati extraterritoriali fin dalla guerra del 1948; queste aree oggi sono abitate anche da numerosi rifugiati siriani la cui presenza nel paese è considerata da molti come scomoda e pericolosa. Molte realtà locali con cui ci relazioniamo si impegnano su questo fronte, realizzando momenti di condivisione e di memoria con l'intento di abbattere le divisioni e i confini mentali.

 

Ad oggi Beirut manca ancora di una cartografia ufficiale; i nomi delle strade, infatti, risentono profondamente della mancanza di una narrazione condivisa del conflitto. Una stessa via può infatti avere diversi nomi in base alla direzione da cui vi entri oppure essere usata come vetrina di ostentazione e di propaganda politica. In un contesto in cui, le sfrenate politiche neoliberali, attuate sulla capitale dalla presidenza Hariri dal 1990, si sono concentrate su una ricostruzione puramente urbana piuttosto che sociale, i service rappresentano luoghi di  socializzazione itineranti con un forte potenziale in termini di scambio e di interazione.

 

Sono microcosmi che non risentono dei fattori di inaccessibilità spaziale, zone franche in cui si parla di politica e di religione e dove talvolta si riproducono conflittualità e frizioni. All'interno dei service ci passa tutta Beirut, dagli armeni di Burj Hammoud, ai palestinesi dei campi, dai cristiani di Ashrafieh ai rifugiati siriani, divenendo paradigmatici nella definizione delle relazioni sociali libanesi. Una volta dentro si assottigliano, seppur momentaneamente, quelle barriere divisorie, spesso mentali, presenti tra le varie comunità libanesi, come talvolta si riproducono dinamiche di potere e di violenza cui siamo costretti ad assistere affetti dall'inibizione.

 

Troppo spesso si manifestano arrogantemente le discriminazioni nei confronti dei rifugiati siriani, oltre un milione su una popolazione di soli quattro milioni di abitanti. Spesso molti degli autisti, riconoscendo l'accento, preferiscono perdere dei soldi pur di non avere alcun tipo di contatto con i siriani, ricercando poi sguardi di approvazione nei nostri volti. Il Libano ha molto sofferto in passato l'ingerenza della Siria sulla vita politica e sociale del paese. Le forze siriane presenti sul territorio fin dagli inizi della guerra civile libanese, si sono ritirate solo nel 2005 a seguito della "Rivoluzione dei Cedri", lasciandosi alle spalle un paese in bilico ancora sotto shock per l'assassinio del presidente Hariri.

 

"Il Libano è un paese che sta crollando sotto il peso dei rifugiati. Prima che arrivassero i siriani c'era meno corruzione e più lavoro. Questi sono scappati per non fare il servizio militare; tornassero a casa loro!".

 

Affermazioni troppo familiari, ascoltate da altre bocche e in altre sponde del mediterraneo, ma che, in un'epoca di profonda crisi nelle relazioni umane, probabilmente rappresentano, ovunque tu vada, la più grande sconfitta umana dei nostri tempi. In Libano fai i conti con una realtà troppo diversificata e complessa  e con labirintici vissuti in cui spesso non hai il diritto di entrare, ma dove ti limiti ad essere solo silenzioso spettatore.

 

L'odio che Adi, un autista di service armeno, cova ancora nei confronti degli arabi e dei palestinesi che nel 1987 gli hanno ucciso con una bomba i suoi due fratelli, si riproduce ogni giorno per le strade di Beirut alimentando la foschia del sospetto e del rancore. Quanti Adi, esistono oggi in Libano; quanti Adi cristiani, musulmani, siriani e libanesi, armeni e palestinesi; quanti Adi sono il prodotto dei massacri di Tel Al Zaatar; quanti Adi dagli attentati e dalle stragi di Sabra e Shatila. Quanti Adi, mercanti di giorno e autisti di notte, salgono in macchina, mettono in moto e con Feiruz in sottofondo e una sigaretta accesa, attraversano Beirut e fanno i conti con il proprio vissuto attraverso i propri specchietti retrovisori. "Mi piace questo lavoro perché mi fa sentire libero". Poi l'occhio cade su un'istruzione stampata sul vetro: "gli oggetti sullo specchietto sono più vicini di quello che appaiono".

Link al blog con le testimonianze dei Corpi Civili di Pace in Libano e Giordania:

https://ccplibanogiordania.wordpress.com/