La scuola vince la società perde: vite che passano per le lezioni di italiano

20/10/2017 di Redazione
La scuola vince la società perde: vite che passano per le lezioni di italiano

Dalla settimana scorsa abbiamo cominciato a frugare nella memoria degli insegnanti volontari della scuola d'italiano in via Gioliti. Ancora una volta Bruna condivide con noi la storia di uno degli ex-studenti, si tratta di una studentessa bellissima ma anche, purtroppo, molto sfortunata.

Piccola, bella, velata e segregata.

E' arrivata con gli occhi smarriti, luminosi e tristi, con il suo kaftan e il suo hijab. Una parente l'accoglie, ha un tetto e un piatto.

Parla arabo, francese, inglese, impara velocemente l'italiano. Ma impara anche che la società non fa "entrare" nessuno e che il sistema è terribilmente bloccato. Si spoglia dei suoi veli, veste occidentale, chiede aiuto e racconta la sua storia a un centro di accoglienza per donne maltrattate: il solito matrimonio combinato, il solito marito arretrato, i soliti condizionamenti religiosi, le solite famiglie coalizzate per la sua felicità fatta in casa chiusa a chiave. Per fortuna i figli non arrivano. E il marito non insiste. Ma la vita è lo stesso un inferno di silenzi, paura e solitudine.

Troppo lungo e complicato raccontare le peripezie, le bugie, le coincidenze che l'hanno aiutata a fuggire e rifugiarsi nel nostro paese. Ma possiamo dire con certezza che la nostra giovane donna non ce l'ha fatta.

Entrata in un percorso di aiuto ha seguito un iter fatto di incontri con psicologi, ha parlato nei dettagli della sua storia, ha scritto un diario per aiutarsi a ricordare, è stata supportata legalmente; sono stati due anni e mezzo difficili, vissuti nella speranza di poter un giorno essere libera di vivere in un altro paese, lavorare e ricominciare una nuova vita magari con un uomo da amare veramente.

Ma la commissione esaminatrice nel rispetto dei tempi e di tutti gli incartamenti depositati ha detto no. Una sconfitta.

Lacrime e rabbia, tristezza e depressione, paura del futuro, paura di essere straniera in un paese che non ti vuole, pronto a cacciarti via. E poi paura della famiglia e di un marito da dove è fuggita rifiutando le tradizioni. Ma per fortuna non è sempre cosi e non è stato così.

Un anno fa la nostra amica è tornata nel suo paese, a casa, dalla sua famiglia che l'aspettava, hanno saputo, hanno capito, lei ha parlato, raccontato tante cose belle e brutte. La paura l'ha fatta forte.

Oggi si è rimessa il velo, ma ha chiesto il divorzio da quel marito sconosciuto e mai amato. Il primo passo verso la libertà laddove sembrava impossibile.

Una vita in fuga per la vittoria, dove l'Italia ha detto no.