Medici Senza Frontiere denuncia la situazione in Libia

05/10/2017 di Redazione
 Medici Senza Frontiere denuncia la situazione in Libia

La Presidente Internazionale di Medici Senza Frontiere, Joanne Liu, ha inviato una lettera aperta agli Stati Membri e alle Istituzioni dell'Unione Europea per denunciare le scelte compiute in Libia rispetto al drammatico problema che stanno attraversando migranti e rifugiati. Paolo Gentiloni, capo del Governo italiano, è stato uno dei destinatari. Ma l'accusa è diretta in generale contro le politiche e i finanziamenti europei, che hanno fermato la partenza dei barconi dalla Libia, ma al tempo stesso hanno alimentano un sistema di violenze e abusi nel territorio nordafricano.

La colpa dello stato vergognoso in cui vengono tenute le persone che hanno tentato di fuggire appartiene esclusivamente ai governi europei, che non intervengono per impedire questi rapimenti, torture ed estorsioni, che Medici Senza Frontiere ha avuto modo di constatare tramite un'azione diretta nei centri di detenzione di Tripoli. I prigionieri sono trattati come merci, stipati in stanze sudicie e prive di ventilazione. Ma soprattutto, in questi centri, si consumano atroci soprusi. Uomini costretti a correre nudi nel cortile fino allo sfinimento, donne violentate e poi obbligate a chiamare le proprie famiglie per ottenere i soldi per la loro liberazione.

L'errore più grave, sottolineato nella lettera, consiste nel giudizio che è stato espresso su questa politica di intesa con la Libia, celebrata generalmente come un successo diplomatico per evitare altri morti in mare e per combattere le reti dei trafficanti. In verità, questa situazione ha generato sofferenza e frustrazione per tutte quelle persone che vengono trattenute nel territorio libico e che hanno bisogno disperato di una via d'uscita attraverso canali sicuri e legali. È necessario garantire il rispetto dei diritti umani e soprattutto l'accesso a cibo, acqua e cure mediche, ridotto al livello minimo all'interno dei centri di detenzione; ma risultati positivi in questo senso sono ancora molto lontani.

Inoltre Medici Senza Frontiere accusa i diversi politici che si sono lanciati in attacchi nei confronti di organizzazioni e individui impegnati ad aiutare migranti e rifugiati in gravi condizioni. Tra l'altro, le medesime organizzazioni sono state anche bersaglio di intimidazioni e offensive lanciate dalla Guardia Costiera libica, addestrata e finanziata proprio dall'Europa. E nonostante questo anche Medici Senza Frontiere è stata accusata di complicità con i trafficanti, senza concentrarsi invece sui veri responsabili che si approfittano delle condizioni di debolezza di queste persone.

È necessario impedire che migranti e rifugiati continuino ad essere trattati come merci dalle quali trarre profitto. Il problema non può essere affrontato pensando semplicemente di allontanarli dalla nostra vista, lasciando che siano le autorità libiche ad occuparsene. L'accordo UE-Turchia, le atrocità commesse in Grecia, Francia e nei Balcani dimostrano chiaramente che la politica del respingimento e delle frontiere chiuse, praticata fino ad oggi, non può essere la risposta giusta al problema dell'immigrazione. Piuttosto si deve mirare a via legali e sicure che permettano di tutelare i diritti delle persone in fuga e abbattere quel sistema che permette ai trafficanti di prosperare.

La lettera si conclude con un invito a non trascurare la gravità della situazione attuale, pensando erroneamente che l'Italia e gli altri paesi europei non abbiano più responsabilità in questa faccenda. Non è possibile tollerare le dinamiche in corso o permettere che le persone rimangano intrappolate in Libia in condizioni disumane a causa di accordi in cui l'Italia in primis si è impegnata. E soprattutto non si può pensare che stupri, violenze e torture siano una contropartita accettabile per arrestare il flusso dei migranti.