Riformare il Regolamento di Dublino per un sistema più solidale

27/10/2017 di Redazione
Riformare il Regolamento di Dublino per un sistema più solidale

Il 19 ottobre 2017 la Commissione libertà civili del Parlamento europeo ha fatto un primo passo per cambiare la situazione rispetto al diritto d'asilo. Con 43 voti favorevoli è stata approvata la riforma del Regolamento di Dublino che, come noto, obbliga il migrante a fermarsi nel paese di primo approdo. A causa di questa norma alcuni paesi hanno assorbito quote più larghe di rifugiati, mentre altri paesi europei si sono defilati senza offrire il proprio contributo. A questo punto il Parlamento europeo deve cominciare i negoziati con i diversi Stati membri.

L'inefficacia del sistema attuale è stata ampiamente messa in mostra dalla crisi dei rifugiati esplosa nel 2015, in occasione della quale l'Unione europea non è stata in grado di gestire correttamente le molteplici richieste di protezione avanzate dai migranti. La revisione del sistema per i richiedenti asilo permetterebbe di ridistribuire in modo più veloce e più giusto queste persone tra i vari Stati membri. I punti fondamentali espressi dalla bozza approvata dalla Commissione libertà civili vanno proprio in questa direzione, cercando di dare una svolta alla situazione attuale.

L'intenzione è quella di coinvolgere tutti i paesi europei nella condivisione della responsabilità per i richiedenti asilo, in modo da ridurre gli oneri per i paesi di frontiera, che accolgono i migranti dopo l'approdo. Un altro punto consiste nell'aumento delle misure di sicurezza tramite la registrazione di tutte le persone e il mantenimento dei confini esterni da parte di ogni Stato membro. Inoltre si richiede che ogni migrante rispetti la decisione presa, senza tentare di trasferirsi da un paese all'altro di propria iniziativa.

Infine, l'ultimo punto contenuto sulla bozza e su cui è necessario compiere dei cambiamenti è la velocità delle procedure. Le persone che hanno bisogno di protezione internazionale non possono essere tenute in un limbo in cui non sanno cosa potrebbe succedergli. E, quindi, delle procedure più veloci avrebbero un impatto certamente positivo per i migranti, ma al tempo stesso permetterebbero di rimpatriare più velocemente anche quelle persone che non hanno diritto alla protezione internazionale.