Alternanza Scuola Lavoro, l'Unione degli studenti è contraria e spiega perché.

24/11/2017 di Redazione
Alternanza Scuola Lavoro, l'Unione degli studenti è contraria e spiega perché.

Il progetto Alternanza scuola-lavoro, che prevede 400 ore per gli studenti degli istituti tecnici e professionali e 200 ore per quelli dei licei, fa discutere. Il provvedimento è in linea con quanto già avviene nei principali paesi europei, dove peraltro ha dato esiti positivi. La sua attuazione, in Italia, sembra però non essere esente da problemi. Uno di questi, ad esempio, è spesso l'assenza della figura del Tutor, scolastico e aziendale, che è invece fondamentale in questo percorso formativo. Alla base ci sono le insufficienze degli istituti scolastici e carenze delle aziende, nella stragrande maggioranza micro e piccole, quindi non dotate di risorse umane da dedicare agli studenti in alternanza: elementi che creano problemi e sperequazioni, e rischiano - se non corretti - di far fallire un'esperienza che può essere invece interessante e produttiva.  Una parte degli studenti la contesta però più radicalmente e riportiamo qui la posizione espressa dalla coordinatrice del movimento.   

Il 13 Ottobre noi studenti abbiamo riempito 70 piazze del Paese per lo sciopero dell'alternanza scuola lavoro e ora ci prepariamo per gli Stati Generali dello Sfruttamento del 24 Novembre. Se n'è parlato molto di ASL, ma è sempre bene fare chiarezza: dall'approvazione della legge 107 oltre 600.000 studenti frequentanti il triennio delle scuole medie superiori sono stati impiegati nelle 200 e 400 ore di 'alternanza scuola-lavoro'. Inserita nel quadro di riforme renziane, la 107 ha nessi inequivocabili con il Jobs Act, che attraverso l'introduzione del contratto a tutele crescenti e l'apprendistato a 15 anni, trasforma l'ASL come politica attiva sul lavoro: spesso gli studenti infatti sono inseriti direttamente in produzione, senza passare da un ambiente protetto che possa garantire la formazione e la preparazione adeguata. Attraverso gli sgravi fiscali (estesi al 100% con la manovra del 2018) alle aziende che assumono studenti precedentemente da loro attivi nel percorso di ASL, si sta infatti dopando l'esito dell'occupazione giovanile, sacrificando la formazione e creando nuovo lavoro gratuito. L'ASL, da essere uno strumento didattico, è diventata dunque un'offerta di manodopera a costo zero che sulla falsariga del sistema duale tedesco precanalizza al mondo del lavoro.

Non solo: rendere obbligatorie 200 ore per i licei e 400 per gli istituti tecnici-professionali, in un paese dal tessuto produttivo incapace di assorbire l'immediata massificazione dell'ASL, è un'evidente forzatura che permette l'impennarsi dei casi di sfruttamento e nasconde una distinzione tra le scuole della classe dirigente, i licei classici e scientifici, e quelle dei lavoratori specializzati, gli istituti tecnici e professionali. Un'idea gentiliana che intende paralizzare la società senza porre le basi per elevare il sistema d'istruzione italiano.

Rispetto alla qualità, secondo un'indagine dell'Unione degli Studenti il 57% degli studenti intervistati hanno svolto percorsi non congruenti con il loro percorso di studi, e su 15.000 studenti ben il 40% ha riscontrato una violazione diretta dei diritti minimi. A ciò occorre aggiungere che l'obbligatorietà delle ore non è sostenuta da un finanziamento che garantisca la sostenibilità economica, portando gli studenti a spendere anche centinaia di euro. Se vogliamo che siano i saperi a modificare l'esistente, allora è necessario interrogarsi su nuove forme di produzione sostenibile, di una diversa organizzazione del lavoro, di un'alternanza gratuita e di qualità. A Bologna assieme alla FIOM abbiamo firmato un accordo con la Lamborghini per un'alternanza gratuita e di qualità, e scuola per scuola stiamo approvando degli Statuti che garantiscano tutele in alternanza ridando potere agli studenti; sarebbe necessario approvarne uno Statuto nazionale, ma il Ministero avanza una Carta (straccia) dei diritti, criticata anche dal Consiglio di Stato per la sua inutilità. Non ci facciamo prendere in giro: il 24 novembre scenderemo di nuovo nelle piazze, assieme a tutti coloro che si sentono sfruttati, con gli Stati Generali dello sfruttamento. Assieme per avere giustizia, perché è ora del riscatto!

di Francesca Picci, coordinatrice nazionale dell'Unione degli Studenti