Approfondimento sulla tratta: intervista a Marta Bianchi

24/11/2017 di Redazione
Approfondimento sulla tratta: intervista a Marta Bianchi

Marta Bianchi, operatrice di Focus-Casa dei Diritti Sociali, è impegnata nel progetto Roxanne e nel progetto Rete anti-tratta e lavora da anni sul tema della tratta a scopo di sfruttamento sessuale. La sua esperienza ci permette di inquadrare meglio questo fenomeno attraverso uno sguardo più attento e riflessivo.

Di cosa ti occupi esattamente?

Mi occupo principalmente delle vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale. Una parte del mio lavoro è dedicata al progetto Roxanne, finanziato dal Comune di Roma. Si tratta di un'attività su strada portata avanti grazie ad un'unità di contatto mobile (una macchina) che cerca di svolgere un lavoro di riduzione del danno e di supporto alla fuoriuscita dal circuito. In questo ambito mi occupo di coordinare il team, dell'analisi dei dati, dello svolgimento delle pratiche burocratiche, delle relazioni mensili, oltre ad andare direttamente sul campo per un contatto diretto con le prostitute o i trans. Con il progetto Rete anti-tratta della Regione Lazio, invece, mi occupo di svolgere colloqui con le ragazze presunte vittime di tratta, segnalate sia dai centri di accoglienza sia dalla commissione territoriale che deve valutare la richiesta d'asilo. Le associazioni come Focus si occupano quindi di questo colloquio, in collaborazione con una mediatrice, e successivamente redigono un rapporto da inviare a chi ha fatto la segnalazione.

Quali differenze riscontri tra un incontro in strada e un colloquio in ufficio?

Dipende. Nei colloqui che faccio in ufficio mi confronto prevalentemente con ragazze nigeriane, mentre l'attività su strada mi porta a contatto soprattutto con ragazze dell'Est, in particolare romene. Durante i colloqui grazie alla presenza della mediatrice, anche lei di nazionalità nigeriana, e ad un contesto protetto come quello dell'ufficio, si realizza un rapporto più aperto e confidenziale. Sulla strada, invece, il contesto non è protetto, il dialogo è più breve e la vicinanza delle altre prostitute non aiuta, perché spesso i rapporti tra loro non sono ottimi. Per quanto riguarda le ragazze romene il contatto su strada è più facile rispetto a quelle nigeriane. Questo dipende dal fatto che sono cittadine europee, hanno una cultura più vicina alla nostra e sono in possesso di documenti validi, a differenza di molte nigeriane che quindi manifestano più diffidenza.

Chi controlla l'attività su strada di queste ragazze o trans?

Le ragazze nigeriane sono inserite in una rete di sfruttamento, anche violento, che è governata prevalentemente da altre donne nigeriane che prima erano a loro volta coinvolte nella tratta e che adesso si occupano di gestire le ragazze più giovani. Invece, per quanto riguarda trans e prostitute romene anche se decidono di prostituirsi liberamente devono comunque pagare il prezzo della postazione che occupano  sul marciapiede al gruppo criminale che lo controlla. Inoltre per le romene ci sono situazioni anche più complesse.

Quali sarebbero?

Nel caso delle romene la prostituzione è spesso un lavoro veloce per costruire un salvadanaio. Spesso ricevono informazioni da chi ha già iniziato l'attività in Italia e poi si trasferiscono per mettere da parte dei soldi da reinvestire prevalentemente nel loro paese. In questo caso non si parla propriamente di tratta, ma di una scelta compiuta in modo più o meno libero. Spesso, poi, le ragazze romene vengono attirate verso questa prospettiva di lavoro da parte del proprio ragazzo, che svolge un lavoro di manipolazione psicologica. Sfrutta i sentimenti della propria compagna per convincerla a prostituirsi, ma nel frattempo, magari, comincia ad avere contatti anche con altre prostitute romene per cercare di allargare il giro.

Siete riusciti a sottrarre qualche vittima alla tratta?

Con le ragazze nigeriane è capitato. A volte dopo una serie di colloqui si comprende che la ragazza è una vittima della tratta, allora si cerca di inserirla in un circuito di protezione. Per le ragazze romene la situazione è diversa. Si recano allo sportello allestito dal progetto soprattutto per chiedere informazioni, ma essendo cittadine comunitarie e spesso lavorando o per il ragazzo o per un'amica, difficilmente denunciano di subire uno sfruttamento perché la loro situazione è più intricata.

 

Secondo te il fenomeno della tratta è in aumento?

Non credo che il fenomeno sia in aumento, piuttosto sarebbe utile leggerlo in base al contesto politico di riferimento per capire come si manifesta. Per esempio nel 2008 vigeva un'ordinanza antiprostituzione che aveva provocato uno svuotamento delle vie consolari, ma in realtà il numero delle prostitute era rimasto invariato, semplicemente si erano trasferite sulle strade secondarie. Poi il fenomeno della prostituzione è legato anche a quello dell'immigrazione, che non è aumentata particolarmente negli ultimi anni e di conseguenza non è aumentata neppure la prostituzione.

 

Legalizzare la prostituzione potrebbe aiutare?

Secondo la logica qualsiasi traffico illecito potrebbe essere contrastato attraverso la legalizzazione. Tuttavia nel contesto italiano è difficile immaginare che il problema della prostituzione possa essere affrontato in modo etico ed adeguato e si rischia di creare una situazione in cui lo sfruttamento è anche peggiore di quello su strada, ma in qualche modo legittimato dalle istituzioni. Inoltre per molte prostitute che lavorano nei paesi dove la prostituzione è legalizzata le condizioni di lavoro sono molte dure. Forse sarebbe meglio se la prostituta potesse lavorare a casa sua o in un locale in affitto, come potrebbe fare un libero professionista. O magari si potrebbero creare delle zone rosse, dove passano più frequentemente le pattuglie della polizia oppure dove ci sono le unità di strada o i banchetti delle associazioni che distribuiscono materiali ed informazioni.