Caporalato e sfruttamento, MEDU denuncia le precarie condizioni di vita e di lavoro dei migranti agricoltori in Basilicata e Puglia

03/11/2017 di Redazione
Caporalato e sfruttamento, MEDU denuncia le precarie condizioni di vita e di lavoro dei migranti agricoltori in Basilicata e Puglia

MEDU - Medici per i Diritti Umani - ha da poco pubblicato il rapporto denominato "TerraIngiusta", relativo ai risultati del progetto "Terragiusta", attivato dall'associazione a Rosarno nel 2013 ed esteso successivamente - questo è il 4° anno - alla Basilicata e alla Puglia. Proprio a queste due ultime regioni è dedicato il rapporto ottobre 2017, dove si riportano dati purtroppo assai sconfortanti sulle condizioni lavorative, abitative e igienico-sanitarie dei migranti "'impiegati' nel settore agricolo in occasione delle raccolte stagionali - pomodori e arance principalmente.

"Ad un anno dall'approvazione della legge contro il caporalato si legge in apertura - questa pratica continua ad essere un fenomeno pervasivo: quasi tutti i lavoratori incontrati da Medu ricorrono ancora al caporale per trovare lavoro, per l'organizzazione della giornata lavorativa e per il trasporto sui luoghi di lavoro. Nonostante l'istituzione nel 2014 delle liste di prenotazione dei lavoratori presso i centri per l'impiego, nessuno dei pazienti di Medu è stato assunto attraverso tali liste. Il pagamento a cassone e il lavoro grigio restano le modalità di impiego più diffuse."

Con il progetto Terragiusta i volontari di MEDU forniscono assistenza sanitaria  e orientamento socio-legale ai lavoratori agricoli stagionali monitorandone, nel contempo, la composizione e le condizioni di vita.

Si legge nel rapporto: "In Basilicata MEDU ha visitato in totale 159 pazienti (139 uomini e 20 donne) effettuando 287 visite tra primi accessi e visite successive di controllo. La maggior parte sono giovani uomini provenienti da Burkina Faso (53%) e Mali (15%). Il 93% è regolarmente soggiornante, essendo per lo più titolare di permessi di soggiorno per motivi umanitari (31%) e di lavoro (21%) o, nel 19% dei casi, richiedente protezione internazionale nelle varie fasi della procedura (attesa audizione in Commissione territoriale o in fase di ricorso o appello contro il diniego della Commissione). La maggior parte delle persone visitate è presente in Italia da più di 3 anni (73%), il 23% da più di 10 anni. L'età media rilevata è di 33 anni (il 57% dei pazienti di età compresa tra i 18 ed i 35 anni, il 22% tra i 35 e 50 anni)."

Quest'anno i  lavoratori si sono anche dovuti confrontare con una massiccia diminuzione della produzione:  la campagna di raccolta del pomodoro 2017 ha registrato un calo stimato tra il 30 e il 40 % rispetto alla stagione 2016 - fonte la Confederazione Italiana Agricoltori.

Nel rapporto sono riportate anche testimonianze dei diretti interessati, ve ne proponiamo una:

Sono molto arrabbiato, le cose in Italia non funzionano. E lavorare è molto difficile. I padroni ti danno un foglio e ti dicono che questo è il contratto, che è tutto fatto secondo la legge perché ti hanno fatto un  contratto. Ma non è vero, questo foglio non serve a niente. Poi non dichiarano le giornate di lavoro. Ci prendono in giro. Non chiedo una casa, non chiedo niente, chiedo solo che i miei diritti vengano rispettati. In Italia i diritti dei migranti non vengono rispettati.

(Y.H., 24 anni, Burkina Faso)

Stando alle testimonianze raccolte dall'associazione, il Contratto Provinciale del Lavoro che fissa il compenso giornaliero alla cifra di 48,78 euro lordi è sistematicamente ignorato, sostituito dal più remunerativo - per gli imprenditori -  del pagamento "a cassone" che favorisce la velocità delle operazioni di raccolta e vincola il bracciante alla sua forza fisica: in media  4 euro a cassone.

L'associazione è riuscita anche ad effettuare un monitoraggio la situazione dei braccianti stranieri presenti in Puglia, nella vicina zona della Capitanata, sulla "pista" di Borgo Mezzanone: "Abitata da almeno 1500 persone, la pista − un tempo parte dell'aeroporto militare della NATO - sorge accanto al CARA, un centro governativo che di per sé accoglie 1500 persone a fronte di una capienza massima di poco più di 600. Dopo lo sgombero del "gran ghetto" di Rignano Garganico, i migranti si sono riversati sulla pista, dove oggi convivono cittadini stranieri di diversa nazionalità - tra cui Senegal, Gambia, Mali, Guinea Conakry, Ghana, Nigeria, Burkina Faso, Afghanistan, Somalia, Eritrea - età e condizione giuridica ("irregolari" senza permesso di soggiorno, ma anche richiedenti asilo e ricorrenti contro le decisioni di diniego da parte delle Commissioni Territoriale, beneficiari di protezione internazionale e titolari di permessi di soggiorno per motivi umanitari o per lavoro). Molti sono arrivati dopo essere stati espulsi dai centri di accoglienza (tra cui il confinante CARA), spesso perché, ottenuta la protezione, non è possibile rimanervi. Tutti approdano qui perché non possono permettersi l'affitto di una casa, hanno perso il lavoro o un impiego non l'hanno mai trovato. Quasi tutti hanno scelto questo territorio per lavorare, in campagna soprattutto. Diversi riescono a reinventarsi un lavoro nell'economia informale del ghetto."

Attraverso il link seguente potrete consultare direttamente il rapporto:

http://www.mediciperidirittiumani.org/wp-content/uploads/2017/10/Terragiusta-report-Basilicata-Puglia_ottobre-2017.pdf