Gli stranieri e la scuola: intervista a Fiorella Farinelli

03/11/2017 di Redazione
Gli stranieri e la scuola: intervista a Fiorella Farinelli

Fiorella Farinelli, da sempre impegnata nel settore dell'educazione scolastica e membro della Rete Scuolemigranti, è un'insegnante e una scrittrice e fa parte dell'Osservatorio nazionale per l'integrazione degli alunni stranieri e l'interculturalità. È stata anche assessore alle politiche delle Risorse Umane e alle politiche scolastiche e formative, oltre che sindacalista nel settore scuola ed educazione della CGIL.

Cos'è l'Osservatorio nazionale per l'integrazione degli alunni stranieri e per l'interculturalità e quali sono le sue funzioni?

L'Osservatorio nazionale per l'integrazione degli alunni stranieri e per l'interculturalità è essenzialmente un organo consultivo e propositivo del Miur, privo di poteri decisionali, composto da dirigenti scolastici, esperti e persone dell'associazionismo che si occupano di migranti, oltre che da alcune figure istituzionali. Si tratta di un organo ben strutturato, che ha prodotto diversi dossier su argomenti come la questione dell'italiano nelle sue varie sfaccettature, la formazione dei docenti e dei dirigenti scolastici, le seconde generazioni. L'Osservatorio è intervenuto anche in occasione della leggeLaBuona Scuola, cercando di far presenti le criticità riscontrate durante i suoi lavori e premendo in particolare sulla formazione di insegnanti specializzati che abbiano maggiori competenze linguistiche. Le proposte dell'Osservatorio partono prevalentemente dalle esperienze migliori delle scuole, dove si riscontrano dei modelli di eccellenza, che però faticano a diventare sistema. L'Osservatorio lavora anche con i numeri, cercando di riportare un quadro fedele della realtà, e tutti quelli che parlano di scuola e stranieri fanno spesso riferimento a questi dati.

L'Osservatorio è attivo attualmente?

In verità è fermo. Essendo un organo consultivo, ogni volta che cambia il Ministro dell'Istruzione deve essere riconvocato, ma con il nuovo Governo ciò non è ancora avvenuto. I membri dell'Osservatorio vengono invitati a vari convegni, ma la sua attività formalmente non è ripresa perché in attesa di una mossa da parte del ministro. Inoltre questa situazione ha impedito di portare avanti dei rapporti che negli anni scorsi erano stati documenti preziosi per analizzare la materia. Tuttavia l'Osservatorio deve comportarsi come se fosse stato convocato, scrivendo le cose che devono essere rese note e partecipando all'organizzazione di convegni qualora se ne presenti l'occasione.

Qual è la situazione scolastica per gli stranieri che studiano in Italia?

Si tratta di circa 816mila persone. Una percentuale molta alta presenta un ritardo scolastico, non dovuto esclusivamente all'immigrazione, perché riguarda anche quelli nati in Italia. Fin dalla scuola primaria si registra un ritardo scolastico tra questi alunni, che arriva poi al 26% durante la scuola media e al 66% durante la scuola superiore. Questo significa che uno studente di background straniero ha delle difficoltà che crescono con il procedere della carriera scolastica e molti di loro abbandonano precocemente la scuola, spesso senza neppure cercare un lavoro.

Quali sono i problemi riguardanti il riconoscimento dei titoli che gli stranieri hanno acquisito nei loro paesi di origine?

Sebbene il riconoscimento dei titoli sia previsto da una normativa generale, in realtà non ci sono criteri precisi per certificare i titoli acquisiti in un altro paese. Spesso, tra l'altro, gli stranieri non hanno con sé la documentazione necessaria e anche quando ce l'hanno non è detto che gli venga riconosciuta. Inoltre, la legge italiana dice che uno studente straniero deve essere inserito in una classe corrispondente all'età. Ma la scuola, spesso, ricorre a una deroga per assegnarlo a una classe inferiore rispetto a quella che gli spetterebbe, perché, ad esempio, non parla bene l'italiano, e in questo modo si produce già un ritardo. La scuola avrebbe bisogno di laboratori linguistici, aperti anche durante l'estate, per consentire una piena integrazione degli studenti stranieri, evitando in questo modo di generare tali ritardi. A ciò si aggiunge il fatto che spesso i dirigenti scolastici si rifiutano di accettare studenti stranieri, nonostante la legge lo proibisca.

 

Perché le proposte dell'Osservatorio non vengono applicate?

In generale l'amministrazione, come il sindacato, dimostrano una certa resistenza ad accogliere proposte come quella degli insegnanti specializzati, poiché prediligono un modello di categoria unitaria. In Italia si parla soprattutto di quantità, ovvero quanti insegnanti il sistema richiede, piuttosto che di qualità, ovvero che tipo di insegnanti servono al sistema. Inoltre si registra una difficoltà ad espandere i buoni modelli che anche l'Osservatorio ha segnalato e gli istituti a volte sono condizionati dal lavoro del dirigente scolastico. Spesso proprio quest'ultimo rigetta le iscrizioni degli studenti stranieri cedendo alle pressioni dei genitori italiani, preoccupati che diminuisca la qualità dell'offerta formativa.  A questo quadro si aggiunge l'incapacità da parte dei governi italiani di concepire il fenomeno dell'immigrazione come fisiologico e da questa difficoltà discende una serie di problemi che poi si ripercuote su tutto il sistema, anche su quello scolastico. Infine, nella scuola italiana c'è una tendenza a mandare gli ultimi arrivati nelle realtà più problematiche, mentre nei paesi stranieri in questi posti si mandano gli specialisti, magari concedendogli anche dei premi.

Ci sono dei problemi che riguardano anche la scuola materna?

Prima di tutto diciamo che la scuola materna non è obbligatoria, ma di fatto il 92% delle famiglie ci porta i suoi bambini, sia per motivi lavorativi sia per i vantaggi in termini educativi e sociali. I bambini imparano ad avere delle regole, a non comportarsi come figli unici e a socializzare con i compagni. L'Osservatorio, servendosi dei dati Istat sui bambini stranieri presenti nella scuola materna e quelli presenti nel paese, ha riscontrato come il 25% di questi non vada alla scuola materna. I motivi possono essere molteplici: i costi, dovuti al fatto che molte scuole materne sono private; resistenze culturali, poiché spesso nei paesi di provenienza degli studenti stranieri le scuole materne non ci sono. Questa situazione genera un problema perché i bambini stranieri non imparano a parlare italiano da piccoli insieme ai propri compagni; così si avvicinano alla lingua italiana soltanto a partire dalla scuola primaria, portandosi dietro delle difficoltà strutturali.

Quanto incide la cittadinanza su questo discorso?

La concessione della cittadinanza è un passo necessario per evitare che le persone si organizzino per etnia o religione. Permette a tutte le persone di integrarsi in un sistema democratico in cui ognuno è libero di esprimersi. Riconoscendo a queste persone la cittadinanza, in particolare alle seconde generazioni, gli diamo la possibilità di sentirsi cittadini.

 

La scuola che ruolo può avere nel processo di integrazione?

La scuola è l'unico luogo di vera e propria mescolanza, dove italiani e stranieri imparano a crescere insieme, e negare la cittadinanza significa contrastare gli effetti positivi di questo incontro. I giovani vivono tra la scuola e la famiglia, e se agli stranieri neghiamo l'accesso alla scuola li respingiamo direttamente nell'ambito ristretto della famiglia, dove non possono diventare parte di una comunità più ampia. Isolare queste persone significa creare una situazione potenzialmente più pericolosa. Una scuola aperta, inclusiva, con attività, anche pomeridiane, indirizzate a italiani e stranieri è fondamentale per favorire l'integrazione. Inoltre la scuola è la prima istituzione con la quale le famiglie straniere entrano in contatto, dopo la questura, l'anagrafe o l'ASL; è quindi il primo rapporto continuativo con una istituzione, che li coinvolge in un processo educativo e non solo burocratico. Infine, i genitori spesso sono portati a imparare l'italiano perché lo parlano i loro figli o perché devono comunicare con gli insegnanti, e quindi attraverso la scuola il processo di integrazione si espande a tutta la famiglia straniera.