Il duro lavoro delle Ong tra salvataggi e codici di condotta

24/11/2017 di Redazione
Il duro lavoro delle Ong tra salvataggi e codici di condotta

È il 2015 quando le navi delle Ong decidono di intervenire per tentare di soccorrere il maggior numero possibile di vite umane impegnate ad attraversare il Mediterraneo nella speranza di approdare a un porto sicuro.  Queste operazioni in collaborazione con le navi militari italiane hanno permesso di salvare 20.063 vite nel 2015, 46.796 nel 2016 e 12.646 nei primi quattro mesi del 2017. Ma la situazione è presto cambiata e il lavoro delle Ong è finito sotto accusa.

Dopo la diffusione dei dati sugli sbarchi degli ultimi anni si è generato un clima di tensione che evocava un quadro preoccupante rispetto all'immigrazione. Da qui è partito l'attacco contro le navi delle Ong, che avrebbero operato talmente vicino alle coste libiche al punto da incoraggiare i migranti a tentare questi viaggi della speranza e avrebbero permesso ai trafficanti di ricorrere a imbarcazioni ancora più precarie, sicuri dell'intervento dei soccorsi. Nonostante l'attenzione mediatica si sia concentrata esclusivamente su questi sospetti, nel 2017 la Commissione Difesa del Senato ha emanato un documento che stabilisce l'inesistenza di prove circa la collusione tra Ong e trafficanti.

A luglio 2017 il ministro Minniti ha proposto alle Ong il dibattuto  Codice di Condotta che, tuttavia, non colma le distanze con le istituzione politiche; in particolare si lamenta l'assenza di un riferimento alla priorità del salvataggio e si giudicano compromessi alcuni valori fondamentali delle Ong, come l'indipendenza, l'umanità, la neutralità e l'imparzialità di fronte a qualsiasi pericolo. Il comportamento del Governo è stato ambiguo, da una parte spingendo per l'adozione del Codice per chiunque volesse continuare queste operazioni e dall'altra predicando l'indipendenza delle Ong.

Ma queste ultime hanno mostrato diffidenza nel "sistema" in cui dovrebbero essere coinvolte, dal momento che implica anche un riconoscimento della collaborazione con le autorità libiche, sul cui comportamento illecito non ci sono solo sospetti, ma prove concrete. Le Ong hanno più volte dichiarato l'importanza di una gestione etica del fenomeno dell'immigrazione, senza cedere alla paura e senza suscitare allarmismi, ma continuando a sostenere i valori della protezione e dell'assistenza e prendendo le distanze da quegli accordi che esternalizzano le missioni di salvataggio e rimpatrio alle autorità libiche.