“Sindrome di Salgari”: le presunte patologie infettive veicolati dai migranti

22/12/2017 di Redazione
“Sindrome di Salgari”: le presunte patologie infettive veicolati dai migranti

Uno dei luoghi comuni più ricorrenti quando si affronta il tema migranti, in particolar modo migranti provenienti dal continente africano, è quello delle presunte malattie infettive veicolate da queste persone e del pericolo sanitario che costituirebbero per noi, popolazione autoctona ergo sana. È ovviamente necessario, sia nell'interesse nostro che in quello delle persone che raggiungono il nostro territorio, accertarsi che nessun soggetto affetto da patologie infettive entri in contatto con i residenti o con i migranti introdotti nel sistema di accoglienza, ma i mezzi per effettuare questi controlli ci sono e il rischio di un emergenza epidemica è molto basso. Tanto è vero che la fobia in questione è stata definita dagli esperti sanitari del settore "sindrome di Salgari".

In un intervista rilasciata a Radio 3 Scienza Giovanni Baglio, epidemiologo dell'INMP - Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà - ha spiegato con chiarezza l'infondatezza di certe paure collettive e gli interventi realmente necessari a garantire la sicurezza sanitaria nazionale e dei migranti.

Il più recente strumento elaborato dagli istituti preposti è la "Linea guida: I controlli alla frontiera - La frontiera dei controlli", uno specifico programma finalizzato alla produzione di linee guida clinico-organizzative sulla tutela della salute e l'assistenza sociosanitaria alle popolazioni migranti.

Il "cliché migranti/untori" - interviene il dott. Baglio - ossia la possibile importazione di pericolose patologie infettive è un argomento in cui ci imbattiamo spesso."

"In realtà le ricerche epidemiologiche ci dicono che i migranti all'arrivo possono presentare condizioni di salute compromessa - spiega Baglio - a causa delle situazioni a volte estreme in cui si trovano a vivere durante il viaggio, dunque quadri di disidratazione, malnutrizione, ferite, traumi legati alle violenze subite, ustioni - ad esempio ustioni da cherosene miscelato ad acqua salmastra che ha una capacità incredibile di provocare ustioni cutanee - ma non presentano gravi malattie infettive in atto."

"Possiamo dire che il viaggio che questi migranti affrontano è troppo lungo perché si concretizzi la minaccia di ebola - una patologia che insorge e si risolve in poche settimane - ma è anche troppo breve perché si sviluppi ad esempio la tubercolosi, motivo per cui non troviamo nell'una nell'altra patologia."

"I dati raccolti dall'INMP, dall'equipe che opera presso gli hot-spot di Lampedusa e Trapani, ma anche i dati della sorveglianza sincronica condotta dall'Istituto Superiore di Sanità nel 2014 e nel 2015 non hanno evidenziato su migliaia di pazienti visitati gravi malattie infettive e diffusive ma solo patologie dermatologiche facilmente curabili: la scabbia, in particolare, ma anche le pediculosi e in qualche caso anche la varicella."

"Insomma - chiarisce Baglio - non ci sono ragioni per temere un allarme. Però è giusto non abbassare la guardia e quindi la Linea guida si inserisce nel solco di questa attenzione che è doveroso dedicare a questi temi."

"La Linea guida è pensata e sviluppata con l'intento di offrire alle regioni, agli enti gestori dei centri di accoglienza e agli operatori sanitari delle raccomandazioni circa la pratica dei controlli sanitari su profughi e richiedenti protezione internazionale intercettati dal sistema di accoglienza italiano e questo proprio a fronte dell'incertezza e dell'eterogeneità degli atteggiamenti adottati sul territorio nazionale."

Il link allo studio prodotto dall'INMP a cui si riferisce l'articolo:   https://www.simmweb.it/attachments/article/887/0_LG_Migranti-web.pdf