“Corsa al Niger”, è ufficiale: ci siamo dentro anche noi!

05/01/2018 di Redazione
“Corsa al Niger”, è ufficiale: ci siamo dentro anche noi!

Il Niger con i suoi 1,270,000 kmq di superficie è il paese più grande dell'Africa Occidentale, ma è anche il più povero. Come spesso accade nei paesi africani arretrati economicamente e sovrastati da politiche d'interesse internazionale alla diffusa povertà della popolazione civile si oppone prepotentemente l'enorme ricchezza del loro sottosuolo che rimane inaccessibile alla gente del luogo, costretta a vederla svanire sotto forma di merce d'esportazione.

Il sottosuolo del Niger è ricco di risorse: uranio, petrolio, gas naturale, oro e diamanti. Le nazioni di tutto il mondo stanno facendo di tutto per metterci le mani di sopra. Come si evince da molti canali di informazione e ancora più chiaramente da un recente approfondimento corredato da mappe pubblicato da Andrea de Georgio - giornalista freelance stanziato in Mali dove ha seguito il recente conflitto per media nazionali e internazionali quali Cnn, Rainews24, Radio 3, Corriere della Sera, Stampa - su Limes, l'Italia, attraverso il suo coinvolgimento nell'operazione Barkhane, è l'ennesima nazione straniera messasi in fila con l'intenzione di trarre benefici di carattere commerciale ed economico. Il tutto in nome della minaccia terroristica globale e della gestione dei flussi migratori: nient'altro che pretesti per la crescente militarizzazione del paese.

"La pressione della Cina - spiega de Giorgio - e di altri nuovi attori regionali, quali Sudafrica e India, sta spingendo le potenze occidentali a un rinnovato impegno militare e diplomatico in Niger, i cui governanti sono diventati ospiti immancabili di conferenze e summit globali sulla sicurezza e sulla gestione delle frontiere. Francia, Stati Uniti e Germania sono i principali attori impegnati nella militarizzazione del Niger, in nome della «solidarietà internazionale» nella lotta al terrorismo e ai flussi migratori verso l'Europa. L'Italia non vuole rimanere indietro e si sta prodigando."

La corsa all'uranio risponde sia a necessità interne che alla volontà di bilanciare il forte interesse che la Cina ha mostrato per le miniere nigerine: "Anche se le pesanti oscillazioni del prezzo mondiale dell'uranio seguite al disastro di Fukushima hanno causato la chiusura di alcune storiche miniere della regione di Arlit (e il conseguente licenziamento di molti lavoratori nigerini), il colosso francese Areva continua a estrarre qui il minerale che contribuisce per il 30% al fabbisogno energetico transalpino, mentre nella stessa zona la Cina ha recentemente ottenuto la sua prima concessione per lo sfruttamento della miniera d'uranio di Azelik."

In tutto ciò occorre tenere presente che in Niger si spartiscono il campo al-Qaida nel Maghreb Islamico a Nord-Ovest del paese e Boko Haram a Sud del paese e che la "cosiddetta Force G5 Sahel, unità speciale antiterrorismo composta dall'élite militare di Mauritania, Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad, invocata dalle maggiori potenze secondo il principio di «soluzioni africane a problemi africani», resta lungi dall'essere operativa per via di una cronica mancanza di fondi."

Il Niger è anche attraversato dalle rotte della tratta internazionale e intra-africana della prostituzione e dai flussi migratori illegali diretti in Libia.