La Corte europea potrebbe condannare l’Italia per il caso dei sudanesi respinti

19/01/2018 di Redazione
La Corte europea potrebbe condannare l’Italia per il caso dei sudanesi respinti

La Corte europea per i diritti dell'uomo potrebbe condannare l'Italia per un respingimento collettivo. E non sarebbe la prima volta dato che c'è già stato un precedente nel febbraio del 2012, ovvero il caso Hirsi. Questa volta si tratta di cinque cittadini sudanesi rimpatriati illegittimamente il 24 agosto del 2016, in seguito ad un accordo tra il capo della polizia italiana ed il suo omologo sudanese. Probabilmente passerà più di un anno prima della sentenza, ma si tratta comunque di un segnale importante, come sottolineato da Asgi e Arci, le due organizzazioni che a Khartoum, insieme ad una delegazione di parlamentari europei, hanno incontrato i ragazzi respinti.

L'Italia è stata accusata di aver negato il diritto di difesa dei cittadini sudanesi, di aver negato la possibilità di fare richiesta d'asilo e di aver violato il divieto di discriminazione. La speranza è quella di riportare queste persone in Italia, perché sono state rimpatriate illegittimamente nonostante il rischio che possano morire. Arci ha denunciato l'esternalizzazione delle frontiere compiuta dal governo italiano, sebbene ci sia la consapevolezza che in paesi come il Darfur regni un clima di violenza e terrore. Accordi simili sono inaccettabili e impediscono di risolvere i problemi che affliggono la popolazione sudanese.

La strategia portata avanti dall'Italia aumenta il rischio che incidenti e soprusi si consumino ai confini di paesi come il Sudan, lontano dai riflettori europei, puntati sul mar Mediterraneo, ma non per questo si tratta di episodi meno gravi. Asgi e Arci smentiscono le rassicurazioni circa il superamento del problema dell'immigrazione, che è stato semplicemente allontanato dai nostri occhi e affidato in gran parte ad altri attori poco affidabili, ma che l'Italia continua ad appoggiare, come nel caso della guardia costiera libica, finanziata attraverso il Fondo Africa.