Gli immigrati nel mercato del lavoro tra difficoltà e passi indietro

02/02/2018 di Redazione
Gli immigrati nel mercato del lavoro tra difficoltà e passi indietro

Non è facile per un immigrato mettersi alla ricerca di un lavoro in un paese straniero, tantomeno in Italia. Molti di loro facevano parte della classe media nel paese d'origine e si ritrovano invece ad occupare posizioni inferiori nel paese di arrivo. Le loro speranze di progredire nella carriera sono basse, e l'istruzione e l'esperienza professionale che hanno accumulato negli anni non gli permettono di ottenere molti vantaggi nella ricerca di un lavoro.

Altri problemi che caratterizzano l'occupazione straniera sono l'overeducatione l'overqualification, ovvero gli stranieri possiedono titoli di studio o qualifiche superiori rispetto al lavoro che trovano nel paese in cui sono giunti. Un dato interessante è quello relativo al confronto tra l'occupazione straniera prima e dopo la crisi: nel 2007 si attestava al 7,4%, nel 2016, invece, al 14,1%; per i cittadini Ue, negli stessi anni, si è passati rispettivamente dal 6,3% al 10,5%. È evidente che i lavoratori stranieri hanno sofferto di più la recente congiuntura economica negativa e impiegano più tempo a riprendersi da questa situazione.

La maggior parte degli immigrati sono occupati nel lavoro domestico, nei servizi, nel settore agricolo e in quello delle costruzioni (17,1%). In ogni caso, il lavoro straniero è spesso caratterizzato da precarietà, pesantezza, pericolosità, bassa retribuzione e penalizzazione sociale. A questo si aggiungono le discriminazioni di vario tipo, che vanno dall'accesso all'impiego fino alle modalità d'assunzione.

Molti tra gli stranieri preferiscono fare affidamento a delle reti gestite dai propri connazionali per trovare lavoro piuttosto che affidarsi a un servizio per l'impiego. In questo modo hanno più possibilità e tempi più brevi, ma è anche vero che si creano degli stereotipi che pesano sulla propria comunità, identificata con un'unica categoria lavorativa.

Alla luce di queste difficoltà sarebbe auspicabile organizzare campagne per la sensibilizzazione per la pari opportunità, sostenere l'ingresso dei lavoratori immigrati nel settore pubblico, promuovere l'inserimento delle donne immigrate coniugate, lottare contro le discriminazioni nel settore pubblico e privato, favorire il riconoscimento dei titoli di studio e delle competenze, promuovere il successo educativo delle 2G.