Il dubbio legato ai fondi della cooperazione

02/02/2018 di Redazione
Il dubbio legato ai fondi della cooperazione

La cooperazione consiste nel trasferimento di risorse e mezzi in paesi e aree che si trovano in situazioni di difficoltà. O almeno così dovrebbe funzionare. In realtà negli ultimi anni gran parte di questo aiuto pubblico allo sviluppo è stato trattenuto nei paesi ricchi ed utilizzato per gestire rifugiati e richiedenti asilo. Un'altra parte delle risorse è stata impiegata per gestire altri aspetti relativi al fenomeno migratorio, ma anche in questo caso c'è stata una lievitazione della spesa. Questa è la notizia riportata da uno studio condotto daOpenpolisin collaborazione conOxfam.

Da questo lavoro si evince che nel 2016 sono stati spesi 6,6 miliardi di euro tra cooperazione e migranti, di cui però non si conoscono nel dettaglio le varie voci che compongono la spesa. Ma buona parte di queste risorse non raggiunge i paesi più poveri; piuttosto, viene spesa nei paesi donatori che se ne servono per i servizi di accoglienza. Questa tendenza risulta molto alta in Italia (35% dell'aiuto pubblico allo sviluppo destinato alla gestione dei migranti sul territorio italiano) in quanto primo paese di arrivo dei rifugiati e dei migranti lungo la rotta mediterranea. Sempre meno risorse, invece, raggiungono direttamente i paesi in via di sviluppo.

Quindi, se è vero che l'Italia ha aumentato i fondi destinati a questi paesi, è altrettanto vero che una parte rilevante viene spesa sul territorio italiano e che alcune voci del budget non costituiscono fondi donati o concessi a credito agevolato. Il network di ong Concord parla di "aiuto gonfiato" a livello europeo, ovvero di un aiuto che non finanzia progetti di cooperazione in senso stretto. In Italia si parla di 1 miliardo e 649 milioni di aiuto gonfiato a fronte di soli 445 milioni spesi per reali progetti di cooperazione.

L'Italia ha quasi raggiunto l'obiettivo di destinare entro il 2020 lo 0,30% del reddito nazionale lordo in aiuto pubblico allo sviluppo (ha raggiunto lo 0,27% nel 2016), come stabilito da accordi internazionali, ma di fatto sarebbe inutile se questi soldi non venissero spesi per una cooperazione vera e propria. Per questo si attende di poter verificare le informazioni diffuse dalle istituzioni, che devono essere accessibili, complete, trasparenti ed aperte, mentre al momento si riscontrano ancora delle opacità. In generale, si stima che nel 2016 siano stati destinati complessivamente 6,6 miliardi alle voci di cooperazione pubblica e migranti, ma soltanto per 500 milioni si riesce a capire come sono stati effettivamente spesi, una cifra decisamente inferiore alle aspettative.