Lavoro, Alberto Guariso (ASGI): “uguaglianza formale e diseguaglianza sostanziale tra italiani e stranieri”

02/02/2018 di Redazione
Lavoro, Alberto Guariso (ASGI): “uguaglianza formale e diseguaglianza sostanziale tra italiani e stranieri”

L'ASGI ha recentemente pubblicato sul proprio sito il materiale prodotto nel convegno del 27 novembre 2017 "Italiani e stranieri nel mercato del lavoro: uguaglianza formale e diseguaglianza sostanziale", organizzato dal servizio antidiscriminazione dell'ASGI con il supporto della Fondazione Charlemagne ONLUS e la collaborazione del Dipartimento di Sociologia dell'Università di Milano e dell'Associazione Comma 2.

Come si legge nella presentazione, fine del convegno è stato quello di "analizzare le ragioni della 'segmentazione etnica' del mercato del lavoro italiano che colloca la maggioranza dei lavoratori stranieri in settori con bassi salari e condizioni di lavoro spesso precarie."

Una serie di interventi mattutini e un ciclo di workshop pomeridiani suddivisi per ambiti tematici hanno consentito al gruppo di lavoro di approfondire in modo ampio e dettagliato molti degli aspetti inerenti la condizione lavorativa degli stranieri in Italia; in questo articolo riportiamo quanto dichiarato da Alberto Guariso (Avvocato ASGI)sul  diritto antidiscriminatorio e il contrasto al lavoro povero.

Occorre "riportare all'attenzione il tema dell'aumento dei lavori a bassa qualificazione e a basse tutele, i cosiddetti lavori poveri all'interno della nostra economia, occupati in gran parte da stranieri", spiega l'avvocato Guariso.

C'è il grande problema di "una parità solo formale tra lavoratori italiani e lavoratori stranieri, che presenta ancora molte pecche, in particolare quella dell'accesso al pubblico impiego che ancora risente di una normativa complessa e spesso disattesa dalle amministrazioni che rende più faticoso l'accesso anche agli stranieri che avrebbero diritto all'impiego pubblico."

"Aldilà di queste norme - prosegue Guariso - che riguardano parità formali previste da norme di legge che aspettano solo di essere correttamente attuate abbiamo voluto mettere in rilievo le differenze sostanziali di condizione lavorativa. I dati ci dicono che il salario medio dei lavoratori stranieri è più basso di quello dei lavoratori italiani e che c'è un'eccessiva concentrazione di stranieri nelle fasce di occupazione a bassa qualificazione Una situazione di enorme danno sia per la collettività perché crea fenomeni di emarginazione, riduce la possibilità di processi di coesione sociale e di integrazione tra italiani e stranieri -quindi la possibile creazione di ghetti e di conflitti tra collettività italiane e straniere - sia un danno per l'economia perché i dati ci dimostrano che c'è una capacità professionale degli stranieri che è sottoutilizzata".

"La sovra-istruzione, cioè il possesso di titoli di studio superiori a quelli richiesti per le mansioni svolte, è molto più altra per gli stranieri che per gli italiani (dati ISTAT)".

"Bisogna mettere in campo una serie di interventi per uscire da questa situazione - spiega l'avvocato dell'ASGI - e fare in modo che ci sia una distribuzione nelle varie aree di lavoro, nelle arie possibilità di lavoro più equa tra italiani e stranieri il che vuol dire favorire l'ingresso di lavoratori con più alta qualificazione".

Infatti, conclude Guariso, "i lavoratori stranieri con elevate capacità e possibilità si collocano nella fascia lavorativa più bassa dalla quale non si muovono più, invece è necessario che si valorizzino le possibilità di crescita professionale sia per gli stranieri sia per gli italiani perché un mercato del lavoro ghettizzato fatto a compartimenti stagni che non consente una crescita professionale è un mercato del lavoro che danneggia soprattutto gli stranieri ma danneggia anche gli italiani e moltiplica i processi di diseguaglianza".