L’imprenditorialità dei migranti in Italia

16/03/2018 di Redazione
L’imprenditorialità dei migranti in Italia

L' OIM (Organizzazione Mondiale per l'Immigrazione) ha pubblicato un interessante rapporto in cui analizza il valore dell'imprenditorialità degli immigrati in Italia. La migrazione è stata ampiamente riconosciuta come uno dei fattori che ha maggiormente contribuito al dinamismo dell'economia dei paesi del Nord Europa. La Commissione europea aveva già colto queste potenzialità e ha incentivato le politiche di attrazione di nuove imprese straniere, cercando anche di valorizzare gli stranieri già presenti sul continente.

Alla fine del 2016 in Europa c'erano all'incirca 32 milioni di imprese e di lavoratori autonomi, dei quali il 6,7% stranieri. In Italia sono cresciuti stabilmente gli imprenditori stranieri, mentre è calato il numero di imprese straniere che assume altri lavoratori, a dimostrazione del bisogno di un solido sostegno agli imprenditori stranieri. Questi ultimi sono riusciti in alcuni casi ad aprire delle attività nei settori in cui prima erano semplici impiegati. In Italia alla fine del 2016 si contavano più di 571.225 aziende gestite da stranieri, sebbene molte di queste non avessero dipendenti e fossero esposte ad una consistente precarietà.

Le aziende dei migranti riguardano per il 35% la vendita all'ingrosso e al dettaglio, per il 22% il settore dei servizi e per il 21% il settore delle costruzioni. Da notare che spesso persone che condividono la medesima nazionalità sono impegnate negli stessi segmenti di mercato, con la spiacevole formazione di luoghi comuni sul lavoro che svolgono alcune comunità straniere. Solitamente le attività aperte dagli stranieri non richiedono grandi investimenti iniziali e ciò gli permette di fare impresa senza avere molte possibilità di accesso al credito. Tuttavia questo implica anche che tali attività rimangano frequentemente ai margini del sistema economico e non offrano molte garanzie ai loro titolari.

Le imprese straniere continuano ad essere percepite come un fenomeno marginale e non vengono ancora pienamente riconosciute nell'ambito delle iniziative nazionali, regionali e locali e questo complica maggiormente la loro precaria posizione nel sistema di produzione italiano.