Nigeria: l’Oba Eware II, re di Benin, libera dal rito juju le vittime di tratta

30/03/2018 di Redazione
Nigeria: l’Oba Eware II, re di Benin, libera dal rito juju le vittime di tratta

Juju. Un rito voodoo praticato dallo sciamano del villaggio, un giuramento, una cerimonia di iniziazione a cui vengono sottoposte le donne nigeriane vittime di tratta, prima di intraprendere il lungo viaggio verso l'Italia. Un rituale dall'alto valore simbolico che lega la ragazza al suo trafficante.

Proprio per questo, ha un valore altrettanto grande l'editto formulato dall'Oba Eware II, re di Benin nell'Edo State, la massima autorità religiosa del popolo Edo. È stato lui, qualche settimana fa, ad imporre ai preti locali di revocare tutte le maledizioni, liberando così dai giuramenti le vittime del traffico di esseri umani. Durante una cerimonia ufficiale, alla quale hanno partecipato i sacerdoti di diversi Stati, l'Oba ha precisato che tutte le ragazze sottoposte a questa pratica sono libere. Inoltre, il re ha proibito agli sciamani di praticare nuovi riti di iniziazione e ha lanciato a sua volta una maledizione su tutti coloro che porteranno avanti in futuro questi rituali.

Come riportato dal quotidiano nigeriano online, Daily Post - Nigeria News, in questa occasione solenne, l'Oba Eware II ha pronunciato delle parole inequivocabili:"Voi medici nativi -ha affermato rivolgendosi ai sacerdoti - i cui affari sono quelli di sottoporre le persone al giuramento e di incoraggiare questo atto malvagio sulla terra, dovete pentirvi, smettere di farlo. Non è uno scherzo e se non vi pentite, dovete aspettarvi delle ripercussioni".In questa occasione, l'Oba ha precisato che questo editto non è contro l'attività deinative doctors in generale, ma contro"coloro che la usano per perpetrare il male sulla terra attraverso l'aiuto e il favoreggiamento del traffico di esseri umani nello Stato".

Finora, attraverso il rituale juju, considerato dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) come una forma di"controllo psicologico",i trafficanti di esseri umani si sono assicurarti il silenzio e la fedeltà di molte vittime. Reclutate generalmente attraverso l'inganno, con la promessa di un lavoro in Italia come parrucchiere, babysitter o commesse, le ragazze giurano di onorare gli impegni presi, di ripagare il debito di migliaia di euro e di obbedire a tutti gli ordini. La minaccia è la morte per loro o per i loro familiari. Dopo il reclutamento e il rituale, le vittime di tratta partono dalla Nigeria e arrivano in Italia passando per Niger e Libia. La Libia è il Paese in cui le donne, oltre ad essere vittime di violenza sessuale, sono costrette alla prostituzione all'interno delle cosiddetteconnection house. Inoltre,è in Libiachescoprono la verità riguardo al vero scopo del loro viaggio e al valore del loro debito, che oscilla tra i 25.000 e i 50.000 euro.

Secondo il rapporto dell'OIM, Trafficking through the Central Mediterranean Route,pubblicato nel luglio del 2017, tra il 2014 e il 2016"il numero delle potenziali vittime di traffico giunte in Italia via mare (con un barcone proveniente dalla Libia) è aumentato del 600%". Un trend in aumento anche nei primi sei mesi del 2017 e che coinvolge soprattutto le donne, in particolare le donne nigeriane. Le cifre contenute nel rapporto sono allarmanti e delineano la portata del fenomeno: il numero delle donne nigeriane potenziali vittime è salito da 1.454 nel 2014 a 11.009 nel 2016, di cui 3.040 sono minori non accompagnate."Considerando l'aumento esponenziale delle donne e delle bambine di nazionalità nigeriana che ha caratterizzato i flussi nel 2016 -afferma l'OIM - è chiaro che il numero delle potenziali vittime di questo crimine transnazionale è più che raddoppiato rispetto all'anno precedente".

L'OIM stima che per l'80% di loro vi sia un rischio concreto di esser avviate alla prostituzione nel nostro Paese o in altre nazioni d'Europa. Un altro dato significativo riguarda l'età: lo sfruttamento coinvolge, infatti, giovani ragazze spesso minorenni, tra i 13 e i 24 anni. Questi dati, raccolti dall'OIM nei punti di sbarco, nei centri di accoglienza e attraverso lo studio dei flussi migratori, così come i tanti indicatori di tratta elencati nel rapporto (situazione economica difficile, bassa scolarizzazione, mancato pagamento del viaggio), confermano che esiste un problema legato alla natura delle migrazioni dalla Nigeria attraverso la rotta del Mediterraneo centrale. Di solito, le vittime sono reclutate nel loro Paese d'origine, da conoscenti o familiari, e sono controllate costantemente nel percorso dalla Nigeria all'Italia.

Gli attori principali coinvolti in questa tratta sono il "boga",il "connection man"e soprattutto la "madame",la donna che gestisce il traffico e il sistema di sfruttamento e la persona a cui le ragazze nigeriane devono ripagare il debito. Di solito, si tratta di una ex vittima di sfruttamento sessuale. Oltre a questi protagonisti del sistema criminale, un altro tassello importante di questo mosaico è rappresentato dalla Mafia nigeriana radicata nel territorio italiano, che controlla l'intero traffico con dei legami transnazionali.

Proprio per via dell'alto valore simbolico del rito juju, una volta arrivate nel nostro Paese, le vittime sono restie a raccontare la loro storia, a denunciare i responsabili e ad accettare di accedere ai programmi di protezione proposti da OIM e istituzioni italiane (in base all'articolo 18 del Testo Unico sull'Immigrazione n. 268/1998) in collaborazione con le associazioni, tra cuiFocus - Casa dei Diritti Sociali.

In questo contesto, l'annuncio dell'Oba Eware II apre uno spiraglio e potrebbe favorire l'emersione del fenomeno. Le ragazze, che nei giorni scorsi celebravano con gioia la notizia all'interno dei centri di accoglienza, potrebbero avere meno paura e decidere di denunciare i loro sfruttatori. Tuttavia, se le ragazze nigeriane sono di nuovo libere e quindi non più ricattabili, bisognerà vedere come reagiranno tutti gli attori coinvolti nel fenomeno della tratta di esseri umani, sicuramente legati al valore dell'antico rito juju, ma allo stesso tempo appartenenti al mondo criminale.