Terzo settore, due miti da sfatare

20/04/2018 di Redazione
Terzo settore, due miti da sfatare

Lo scorso 22 marzo sul giornaledellefondazioni.com Carola Carazzone, segretario generale di Assifero (Associazione italiana delle fondazioni ed enti della filantropia istituzionale) e membro dell'advisory board di Ariadne (European Funders for Social Change and Human rights) e di ECFI (European Community Foundations Initiative), ha pubblicato un interessante articolo sulla condizione paradossale in cui si trovano la maggior parte delle organizzazioni del terzo settore italiano, "deboli, in starvation cycle, in concorrenza vitale tra loro e sottoposte a  un effetto di adattamento, di isomorfismo". Questo stato di cose porta le organizzazioni a trasformarsi in, citiamo la Carazzone, "progettifici".

L'articolo si concentra su due questioni calde che definisce "falsi miti da sfatare":

  1. la riduzione all'osso/contenimento assoluto dei costi di struttura/costi generali;
  2. l'inadeguatezza del lavorare per gestione di cicli di progetti.

Per quanto riguarda il primo punto relativo ai costi fissi la Carazzone denuncia l'incapacità da parte dell'opinione pubblica italiana ma anche degli stessi soggetti del terzo settore di distaccarsi da paradigmi di gestione ormai superati e addirittura nocivi per le organizzazioni: "Il mantra che il terzo settore in sé debba costare poco e che tutti i finanziamenti debbano essere destinati ai progetti con la correlata formula magica della percentuale dei costi di struttura/costi generali come unico indicatore di efficienza degli enti del terzo settore, da decenni li strangola, riducendoli in "progettifici", con organizzazioni, strutture e staff inadeguati, da cui i cervelli migliori, pur se estremamente motivati, vanno via".

E aggiunge: "In qualunque settore, le organizzazioni che investono sulle persone, sulle capacità, sui sistemi gestionali e tecnologici, sulla sostenibilità e lo sviluppo finanziario hanno più probabilità di successo."

Anche il secondo punto, affrontato nell'ottica nazionale, mette in luce una criticità diffusa e sistematica che richiede un cambiamento radicale: "la spirale del produrre e rendicontare progetti all'inseguimento delle priorità dei bandi e delle mode sbandierate nelle iniziative da parte di finanziatori pubblici e privati e la perpetuazione di un sotto-investimento cronico nelle organizzazioni, capacità e staff degli enti del terzo settore ha portato al mancato sviluppo delle sue migliori potenzialità".

"Il meccanismo dei bandi - conclude la Carazzone - ha prodotto organizzazioni deboli, in starvation cycle e in concorrenza vitale tra loro e un effetto di adattamento, di isomorfismo delle organizzazioni del terzo settore come progettifici."

L'articolo completo è visualizzabile al seguente link:

http://www.ilgiornaledellefondazioni.com/content/due-miti-da-sfatare-evitare-l%E2%80%99agonia-progetti-del-terzo-settore