Macerata, intervista a Kofi:"Ho pensato che sarei morto. Non mi è successo in Libia, non mi è successo in mare, stava per succedermi in Italia".

di Redazione
Macerata, intervista a Kofi:"Ho pensato che sarei morto. Non mi è successo in Libia, non mi è successo in mare, stava per succedermi in Italia".

Stavano camminando lungo il marciapiede. "L'hai sentito anche tu? Era uno sparo?"

"No, non può essere, mica siamo in Africa, mica siamo in Libia".

Hanno proseguito in direzione dei giardini. Sono passati due minuti e il secondo sparo ha trapassato la spalla destra di Kofi. "Il mio corpo è diventato improvvisamente caldo, sentivo come un fuoco. Se fossi stato più forte sarei corso via".

Trovandosi davanti l'Alfa nera di Luca Traini e una pistola puntata dal finestrino abbassato, Eric si è messo a correre. Kofi è caduto sul marciapiede e ha perso i sensi.

"Una ragazza mi scuoteva la faccia, mi chiedeva come stessi, mi diceva di star sveglio. Sentivo il suono dell'ambulanza, la sentivo arrivare in lontananza, ma non si è fermata. Non capivo perché non si fosse fermata a prendermi".

Arrivato all'ospedale, Kofi ha capito che quell'ambulanza stava già trasportando qualcun altro.

"Ho pensato che sarei morto. Non mi è successo in Libia, non mi è successo in mare, stava per succedermi in Italia".

Kofi è l'unico figlio di due genitori anziani. Ha 20 anni, è arrivato a Macerata un anno e mezzo fa, e vive in una struttura gestita dal Gus, il Gruppo umana solidarietà .  In attesa del riconoscimento dello status di rifugiato, sta studiando l'italiano. È un tifoso del Chelsea e gli piace ascoltare Kofi Kinaata "perché viene dal mio paese". In Ghana faceva il muratore e sapeva bene che quello che guadagnava non gli sarebbe bastato a mantenere la  famiglia. Ha cercato fortuna in Libia, dove più la situazione diventava precaria, più accarezzava l'idea di spostarsi in Italia. L'ha raggiunta a bordo di una nave delle Ong che l'ha recuperato in acqua. "Non ho avuto paura di morire in mare perché sono cresciuto in un villaggio di pescatori, e sapevo come restare a galla. Quando l'imbarcazione su cui viaggiavamo ha iniziato a rovesciarsi e le persone cadevano in mare, mi sono allontanato. Avevo calcolato che, se avessi risparmiato le forze, sarei potuto sopravvivere in attesa dei soccorsi. Sapevo cosa mi stava succedendo e non ho avuto paura di morire".

Itervista realizzata da: Marta Cosentino ed Emanuele Satolli