Questa testimonianza, una lettera aperta che si firma semplicemente “immigrato”, mi è stata consegnata da Joanna Muzylo,  presidente dell’Associazione Comitato Polacco di Ladispoli, e mi ha autorizzato a pubblicarla.
Siccome siamo un popolo di psicologi e di politici, non ci metteremmo molto a banalizzarla; in fin dei conti chi non attraversa momenti di depressione? Così come non sarebbe una operazione difficile strumentalizzarla per l’ennesimo lavaggio della nostra cattiva coscienza concedendole un pensiero buono. Soprattutto sotto Natale.
Speriamo che fra qualche decennio qualcuno raccolga e pubblichi tante testimonianze come questa, o ancora molto più drammatiche. Chi sarà ancora vivo, e comunque i figli di chi oggi è adulto, ne dovranno dare conto.

M. G.

 

CARO CITTADINO ITALIANO

Ho lavorato tanto. Fisico stanco non lascia andare la mente. Le idee restano chiuse dentro il cranio. Non vogliono abbandonarlo. Parole confuse non si mettono in fila per nessuna ragione. Chiudo gli occhi e lascio cadere giù le braccia.
Cosa può essere di più doloroso di dover lasciare la propria famiglia i propri figli, per andare in terre lontane. Abbandonare la propria parola e provare a capire quella degli altri. Con insufficiente possibilità di espressione delle proprie idee e delle proprie ragioni. Perché non sta nella lingua ma nelle origini di provenienza e non sta nel farsi capire ma nel farsi considerare.
Vorresti premiare i miei impeccabili i più robusti anni di servizio con “una proposta di voto”? Hai troppi dubbi al riguardo? Non temere! La vita esterna non mi appartiene. Morte. Per sé e per il mondo. Staccare il cuore dai desideri, dai sensi, dalle creazioni. Far obbedire la mente ad essere umile, paziente nelle sofferenze con il massimo desiderio per i più grandi sacrifici e dalla massima concentrazione il maggior disprezzo.
Da dove sono arrivato io – nessuno ti chiederà di me. Sei libero nelle TUE scelte, nelle TUE esigenze. Diffidente o insicuro chiedendomi prove continue. Hai fatto di me ciò che hai sempre voluto. Ed io – con il TUO PERMESSO resterò sempre al TUO SERVIZIO, nonostante il TUO GIUDIZIO. Anche quando la piccola vita di mio figlio comincia dallo spavento delle impronte digitali e quando chiudi davanti a lui le porte del parlamento, perché vale meno delle prostitute. Per questa piccola vita, spero che, con le impronte digitali sulla scheda dell’immigrato te ne avrà lasciato anche una sul cuore.

Immigrato