
Le terapie alternative
Ippocrate o Hahnemann? Terapie di cura basate su rimedi che contrastano la patologia o incentrate su soluzioni che contengano il principio stesso della malattia?
Due approcci diversi alla medicina, attraverso l’allopatia o l’omeopatia, e tutte le altre forme tradizionali o non convenzionali di cura.
Nel dibattito tra i due metodi si è inserito violentemente lo studio sull’omeopatia pubblicato dalla nota rivista medica “Lancet”, che scredita qualunque relazione tra l’uso dei farmaci omeopatici e la guarigione del paziente, ritenuta illusoria e legata ad un semplice effetto placebo, ovvero solamente ad un effetto di natura psichica. Eppure, un’indagine Doxa rivela che, in Italia, nell’ultimo quinquennio, sono raddoppiate le persone che utilizzano i rimedi omeopatici, passando da 6 ad 11 milioni.
E mentre in moltissimi Paesi europei le medicine alternative sono riconosciute al punto da essere rimborsate dal SSN, purché prescritte dai medici, l’Italia rischia di rimanere sempre un passo indietro. Se è vero, infatti, che la medicina omeopatica dovrà essere sottoposta alle stesse sperimentazioni di quella allopatica per essere ritenuta efficace e quindi commercializzata, allora il pericolo di annebbiamento delle cure tradizionali è alle porte. Questo perché la medicina non convenzionale studia rimedi ad personam, con risultati differenti da paziente a paziente.
In realtà il dibattito va inserito in un contesto più ampio, che non può prescindere dalla filosofia che è alla base della medicina alternativa e da un’analisi economica del mercato del settore, spartito tra le società farmaceutiche.
La richiesta crescente di affidarsi a cure tradizionali cela un disagio contemporaneo e fa riemergere la diversa concezione dell’uomo e del mondo che da sempre ha contrapposto la filosofia orientale a quella occidentale. Molte cure tradizionali orientali non definiscono il sintomo come una malattia e lo riconducono ad un malessere più ampio, che investe l’uomo nella sua integrità, e che quindi va curato ponendo l’attenzione sulla persona nella sua totalità. E forse è proprio di questo che il mondo moderno sente la mancanza, chiedendo di essere considerato prima di tutto dal punto di vista dell’essere umano. Ciò ovviamente non significa screditare i passi compiuti dalla scienza in campo medico né negarne i benefici e le cure. Forse la soluzione è da ricercare in un avvicinamento delle due filosofie e, quindi, in nella complementareità delle due medicine.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato la sua prima Strategia sulle medicine tradizionali 2002-2005, in seguito alla presa di coscienza della crescente diffusione dell’uso di cure non convenzionali. L’OMS lancia una sfida, che apporterebbe benefici in primis ai paesi in via di sviluppo, dove l’accesso alle cure mediche è ridotto e dove i costi sono spesso inaccessibili. Gli obiettivi, che dovrebbero guidare le politiche sanitarie nazionali, riguardano una maggiore e corretta informazione sulla medicina tradizionale, la possibilità di incentivarne la ricerca e la promozione di un uso razionale dei farmaci..
La normativa
Dal Ministero della Salute sta per arrivare il decreto che recepisce la Direttiva Europea 2001/83, sull’uso, sul consumo, sulla produzione e sulla sperimentazione dei farmaci. Direttiva che, nel delineare i contorni di un quadro generale, lascia poi ai singoli Stati un margine di autonomia nell’interpretazione più o meno restrittiva della normativa.
Le buone pratiche
Tipico delle società sviluppate è l’uso smisurato di medicine anche per patologie di lieve entità, per una ricerca di benessere a tutti i costi. Ciò non apporta sempre benefici all’organismo. Anzi, spesso è la causa di assuefazioni o di intossicazioni. Sarebbe opportuno incentivare una informazione di tipo alternativo che consenta di valutare scelte differenti nel diversificato panorama delle offerte di cura. Spesso in caso di disturbi di lieve entità quale può essere un semplice raffreddore, potrebbe essere utile recuperare metodi di intervento naturali, tornare agli antichi rimedi “della nonna”, alle preparazioni erboristiche, ad una buona tisana al miele, in un atteggiamento di maggiore attenzione ed ascolto del proprio organismo. Insomma il detto “una mela al giorno toglie il medico di torno” non deve essere necessariamente surclassato dall’ultimo ritrovato della scienza.
Riferimenti utili
www.solaris.it
www.greensite.it
www.oms.org
www.ministerosalute.it