“Solidea 2005”
Idee e solidarietà per minori vittime di abusi, sfruttamento e criminalità organizzata
Il territorio di Roma, provincia e Regione Lazio presenta una tipologia ed una modalità dello sfruttamento proprio dei racket più organizzati.
La città di Roma ed i Comuni metropolitani, per densità di popolazione, per il volume di affari, per posizione geografica e inoltre per la “domanda”, rappresenta sempre di più una delle mete più allettanti per i trafficanti e quindi risulta particolarmente e sempre più “affollata” di fenomeni di sfruttamento.
Le nuove realtà di disagio/sfruttamento dei minori stranieri non accompagnati sono costituite in prevalenza da minori di 14/16 anni ( maggioranza rumeni), appena arrivati in Italia e costretti a prostituirsi.
I problemi correlati all’attività criminale dei racket sono la difficoltà estrema delle vittime di liberarsi dal giro che le tiene prigioniere, soprattutto per la sfiducia nelle prospettive di una vita diversa e migliore, dovuta all’immaturità psicologica e ai gravi problemi familiari che si portano dai paesi d’origine, nonché la mancanza di prospettive certe.
Pur essendo Roma il luogo in cui attraverso il disagio le situazioni di tratta diventano palesi sicuramente questo affonda le sue radici nel paese di origine.
Il progetto “Solidea 2005” prosegue ed amplia le azioni di “Solidea 2004” e si propone di sottrarre il maggior numero possibile di giovani alle organizzazioni criminali ed alle situazioni di sfruttamento, violenze ed abusi; di realizzare l’intero iter legale per assicurare alla giustizia gli sfruttatori e restituire alle vittime tutta l’agibilità sociale; d’implementare metodologie e strategie di lotta allo sfruttamento di giovani stranieri e agevolare il re-inserimento psico-sociale delle vittime; di contattare le famiglie di origine attraverso la ONG Rumena Romania Foundation for Children, Community and Family e Terre des hommes per quel che riguarda i casi di rimpatrio volontario nel paese di origine; la pre-accoglienza nel centro di mediazione sociale “il Cantiere”per valutare individualmente la strategia da adottare per la fuoriuscita dal circuito dello sfruttamento.
Il progetto intende, inoltre, agire sulla prevenzione veicolando i casi di successo ottenuti ed incoraggiare così le altre vittime a reagire e moltiplicare i casi di fuoriuscita dal fenomeno.
Attraverso azioni di grande impatto nei luoghi in cui il disagio si manifesta, il progetto si propone di entrare poi nei luoghi dove il disagio, invece, si nasconde.
Ci si propone di agire sul recupero sociale dei soggetti interessati cercando di avere un impatto a 360 gradi in cui sia coinvolto il paese di origine, la città o il paese di transito del Sud Italia e la città di destinazione in cui i minori vengono sfruttati.
Attraverso il lavoro su strada, sia per i ragazzi, che per le ragazze verranno identificati per ogni target due peer consuler che “funzioneranno” da ponte tra l’equipe ed il gruppo bersaglio facilitando la loro venuta al Centro di mediazione il Cantiere. In tale contesto troveranno attività specifiche per i due gruppi in questione ( palestra per i ragazzi e creazione di collezioni di vestiti per le ragazze).
Tali attività aggreganti permetteranno all’equipe di rafforzare la relazione di gruppo e individuale favorendo le possibili alternative legali e non alla fuoriuscita dalla situazione di sfruttamento.
Il progetto si propone inoltre di sensibilizzare l’opinione pubblica di coinvolgere gli operatori delle Istituzioni e pubbliche e non-profit (socio-sanitari, psicologi, avvocati, giuristi, magistrati, soprattutto del pool antiviolenza del Tribunale per i Minorenni, scolastici, formatori, economici); tribunali, enti locali strutture socio-sanitarie ed educativo-formative, che possano attraverso la relazione di rete trovare una migliore metodologia di accoglienza, tutela, recupero ed una maggiore informazione.