
Energia eolica e protezione del paesaggio
La Germania è da lungo tempo luogo di forti contestazioni in materia di produzione di energia. Alle contestazioni sul nucleare si sono avvicendate quelle sull’eolico: scorie nucleari e centrali a carbone inquinanti sarebbero solo un vecchio ricordo. Al loro posto energie rinnovabili, inesauribili e non inquinanti, attraverso le quali si dovrebbero ridurre i gas di scarico e la dipendenza dalle importazioni di petrolio e di gas.
Il movimento contro l’energia eolica si oppone al rumore ed alla deturpazione del paesaggio. Secondo i fautori dell’energia eolica la questione di fondo riguarda la riduzione delle emissioni di CO2, attraverso il ricorso ad una fonte di energia pulita ed inesauribile, settore del futuro che crei posti di lavoro.
Tuttavia il vento è effettivamente in grado di coprire il fabbisogno futuro di energia?
In Germania già nel XVIII secolo, i mulini a vento costituivano parte integrante del paesaggio. Oltre 200 000 esemplari ne erano stati costruiti non solo in Germania, ma in tutta Europa.
Tuttavia, solo molto tempo dopo, con la crisi del petrolio del 1973 il tema dell’energia eolica tornò all’ordine del giorno. In pochi anni esistevano più mulini a vento che in qualunque altro paese. E crescevano, allo stesso tempo, inevitabili iniziative di contestazione.
Da una parte i produttori ed i gestori, dall’altra una coalizione multiforme e contraddittoria costituita da ecologisti, lobbies del nucleare e del carbone dei grandi gruppi dell’industria energetica, ma soprattutto dagli abitanti delle zone interessate. La situazione è stata affrontata con una serie di offerte agli imprenditori agricoli, con la creazione di una associazione contadina di interessi di “scambio di denaro contro paesaggio”. La chiave dell’intervento paesaggistico è stata una norma del codice edilizio tedesco nota come “privilegio dell’energia eolica”, che conferisce ai detentori di mulini a vento delle prerogative preferenziali di costruzione al di fuori delle località limitate. Ciò ha comportato che, solo negli ultimi anni, il numero degli impianti è raddoppiato fino ad oltre 150 000 unità.
Recentemente, dopo un boom edilizio durato anni, si assiste ad una progressiva diminuzione di territori fortemente ventilati adatti alla costruzione di nuovi insediamenti e l’approvazione dei cittadini è in calo, anche se sono in molti a sostenere che non si possa prescindere dal ricorso all’energia eolica, sia per la scarsità delle risorse classiche, sia per la dipendenza dalle importazioni sia per i cambiamenti climatici.
Inoltre il problema reale del ricorso all’eolico è il vento e la conseguente intermittenza della disponibilità, oltre a numerose perplessità avanzate dai detrattori sulla reale valenza ecologica della produzione ed i costi reali, che sono divenuti una questione centrale.
L’istituto per l’economia energetica dell’Università di Colonia , l’Istituto per l’energia e l’ambiente e l’Istituto della Renania-Westfalia per la ricerca economica hanno prodotto lo studio “Effetti economici generali, settoriali ed ecologici della legge sulle fonti rinnovabili di energia”, secondo il quale gli effetti ecologici positivi dell’energia sarebbero piuttosto modesti. Sotto il profilo economico generale, si configurerebbe, addirittura, il pericolo di ripercussioni negative sul mercato del lavoro. Il motivo di questo risultato risiederebbe nel fatto che fino ad oggi l’energia eolica sostituisce essenzialmente l’energia estratta dai vecchi impianti a carbon fossile, con un bilancio positivo. Tuttavia la composizione del numero delle aziende energetiche subirebbe nel tempo un mutamento drastico: vecchie centrali a carbone verrebbero modernizzate, molte sostituite da impianti a gas più ecologici, con conseguenze sul bilancio ecologico del ricorso all’energia eolica.
Per di più sia in Germania che nel Regno Unito, sarebbero necessarie nuove centrali per la progressiva chiusura di quelle nucleari, che dovrebbero fornire l’energia di sostegno per le carenze degli impianti di energia eolica, centrali che sarebbero alimentate dai combustibili fossili importati da Russia, Algeria e Medio Oriente.
Tuttavia già da ora la produzione di energia eolica tedesca ha raggiunto quella di Danimarca, Spagna e Stati Uniti messi insieme. I progetti del governo federale prevedono, entro il 2010, un incremento delle fonti rinnovabili dall’attuale 8 al 12,5%, anche se a partire da questa data le emissioni di CO2 non diminuirebbero sostanzialmente, con un investimento non proporzionato all’utilità ecologica.
Lo stato di cose in Germania ha avuto ripercussioni anche nel nostro Paese. Il Comitato Nazionale del Paesaggio nato nel 2001 a Roma è stato il primo a chiedere una moratoria per i futuri impianti in mancanza di piani energetici regionali che prevedano adeguate procedure ambientali e di consultazione della fetta di popolazione coinvolta. L’Italia rende, con l’eolico, una frazione molto piccola dell’energia necessaria per il funzionamento del mondo civile. Al 2004 sono 1590 i mulini a vento presenti sul territorio che deturpano vaste aree di Campania, Puglia, Molise, Abruzzo, Basilicata, Sicilia e Sardegna. Se nell’immediato si dovesse arrivare all’impianto di 6 000 – 8 000 torri si passerebbe da una produzione dello 0,5% del fabbisogno nazionale di energia al 3,3%: un apporto energetico minimo contro una trasformazione profonda del paesaggio, anche a ridosso delle città d’arte come Lecce e Perugia e lungo le coste. Tra l’altro l’Italia è un paese poco ventoso, con 1950 ore di vento l’anno su 8760. Impatti rilevanti si hanno anche sulla qualità della vita e sulla possibilità di sviluppo turistico delle zone limitrofe, oltre ad una perdita di valore notevole degli immobili costruiti nelle vicinanze dei mulini a vento.
Ciononostante l’obiettivo dell’Unione Europea è quello di produrre il 12% del fabbisogno totale di elettricità tramite fonti rinnovabili, tra le quali al primo posto abbiamo il vento, entro la fine del decennio.
La caratteristica intermittenza propria dell’eolico comporta, però, che, in caso di vento forte, gli impianti forniscono l’equivalente dell’energia prodotta da cinque centrali elettriche, ma se il vento soffia con ritardo si resta dipendenti dai Paesi vicini. A livello internazionale, paradossalmente, ciò può voler dire, ad esempio, per i danesi usare l’energia nucleare prodotta da Svezia e Finlandia. Ove, invece, ci si trovi in una situazione di surplus, l’energia in eccesso viene addirittura regalata, se non si è costretti a pagare perché venga utilizzata da un altro paese. In particolare il clima europeo, soprattutto con il gelo e la nebbia invernali che portano ad un aumento della richiesta di calore e luce, può comportare periodi abbastanza lunghi in cui sistemi di alta pressione fanno calare il vento: a questo punto si può soltanto rimettere in funzione i sistemi convenzionali.
Questa realtà colpisce in profondità la realizzabilità in concreto del ricorso all’energia eolica.
Rispetto all’energia eolica gli investimenti in altre forme di energia sono minimi: la maggior parte delle sovvenzioni per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili viene assorbita da questo settore, nel quale il nostro paese è al quarto posto tra i produttori in Europa, dopo Germania, Spagna e Danimarca.
Al contrario l’energia solare meriterebbe maggior attenzione quale fonte più affidabile , con minore impatto sul territorio ed in quanto in grado di creare un alto numero di autoproduttori perché in grado di diffondersi su gran parte degli edifici civili. Inoltre l’energia così prodotta risulta essere utilizzabile anche a scopi industriali. In questo modo il paese sarebbe liberato dagli alti livelli di dipendenza energetica attuali, si potrebbe garantire il rispetto degli impegni presi a Kyoto, e si potrebbe avviare una industria nazionale d’avanguardia. Tutto ciò sarebbe possibile con l’emanazione di Linee guida per la tutela del paesaggio, attraverso l’introduzione di elementi che consentano di valutare il danno paesaggistico e ambientale.
Una storia italiana…
L’autorizzazione, da parte della Regione Campania di un parco eolico presso il comune di Torraca, in provincia di Salerno, va a colpire al cuore il Cilento ed il Golfo di Policastro, zone paesaggistiche ancora intatte. Numerosi sono i timori per lo sviluppo economico delle intere comunità circostanti, accompagnati dal sicuro calo di oltre il 20% del valore delle abitazioni, ancora maggiore se si considera la natura turistica del luogo. Il processo di formazione della decisione è stato caratterizzato dalla mancanza di una politica di programmazione di tale impatto, così come dal mancato coinvolgimento almeno degli enti locali. Nel mezzogiorno l’installazione di impianti eolici prende le forme della colonizzazione: le società offrono a comuni assillati da problemi di bilancio l’aspettativa di guadagni ed aumento dei posti di lavoro, ove si offrono guadagni irrisori e posti di lavoro praticamente nulli per l’esproprio decennale di ampie zone e la distruzione dei caratteri locali.
Chiara Castri Volontaria di Servizio Civile