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Energia Eolica

Lo sviluppo economico e l’aumento dei consumi che si sono avuti nel XX secolo, se da una parte hanno portato benessere per larghi strati della popolazione, dall’altra hanno creato pressioni sull’ambiente.

Oggi, oltre l’80% dell’energia utilizzata nel mondo viene prodotta bruciando combustibili fossili, quali petrolio, carbone e metano. È ormai accertato che proprio negli impianti in cui si utilizzano combustibili fossili si generano quei gas inquinanti che, una volta immessi nell’atmosfera, danneggiano l’ambiente.

Problemi quali il deterioramento delle risorse, la perdita della biodiversità, la produzione di rifiuti, l’inquinamento prodotto dall’impiego dei combustibili fossili dimostrano che la questione ambientale ha una dimensione planetaria.

Autoveicoli, impianti di riscaldamento, centrali termoelettriche, inceneritori e industrie, emettono nell’atmosfera elevate quantità di gas inquinanti. Si generano così fenomeni come lo smog e le piogge acide che interessano le città e le zone industriali, e fenomeni che invece si ripercuotono su tutto il pianeta come l’aumento dell’effetto serra e i possibili cambiamenti climatici.

Per fronteggiarli, nel 1997, i paesi industrializzati responsabili di oltre il 70% delle emissioni di gas serra, hanno definito il protocollo di Kyoto, che stabilisce l’ entità della riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2012 e individua le politiche e le azioni operative che si dovranno sviluppare, quali il miglioramento dell’efficienza tecnologica e la riduzione dei consumi energetici nei settori termoelettrico, dei trasporti, abitativo e industriale; la promozione di azioni di riforestazione; la promozione e lo sviluppo di nuove fonti di energie rinnovabili; la limitazione delle emissioni di metano dalle discariche di rifiuti e dagli altri settori energetici.

Gli Stati hanno attribuito, quindi alle fonti rinnovabili un ruolo sempre più strategico nelle scelte di politica energetica, sia nel tentativo di ridurre la dipendenza economica e politica dai paesi fornitori di combustibili fossili, sia per far fronte alla loro esauribilità e alle diverse emergenze ambientali. Le fonti rinnovabili di energia possiedono due caratteristiche fondamentali che rendono auspicabile un loro maggior impiego: la prima consiste nel fatto che esse rinnovano la loro disponibilità in tempi estremamente brevi; l’altra è che, a differenza dei combustibili fossili, il loro utilizzo produce un inquinamento ambientale del tutto trascurabile.

Sono fonti rinnovabili di energia l’energia solare e quelle che da essa derivano: l’energia idraulica, del vento, delle biomasse, delle onde e delle correnti, ma anche l’energia geotermica, l’energia dissipata sulle coste dalle maree e i rifiuti industriali e urbani. Con opportune tecnologie è possibile convertire queste fonti in energia termica, elettrica, meccanica o chimica.

Negli ultimi anni, sia a livello nazionale che internazionale,  sono diversi  i provvedimenti che mirano a incentivare lo sviluppo e la diffusione delle fonti rinnovabili:

 Il Libro Bianco “Una Politica Energetica per l’Unione Europea” (gennaio 1996), che identifica come obiettivi chiave del settore energetico, la sicurezza dell’approvvigionamento e la protezione dell’ambiente.

 La delibera CIPE3 (3 dicembre 1997), con cui l’Italia ha ratificato gli impegni di Kyoto per ridurre le emissioni di gas serra, e entro il 2010, il contributo delle fonti rinnovabili di energia per il soddisfacimento dei fabbisogni energetici nazionali.

Tra le fonti rinnovabili, l’impiego dell’energia eolica per la produzione di energia elettrica è ormai una realtà consolidata, e rappresenta un caso di successo tra le nuove fonti rinnovabili.

Infatti questa è caratterizzata da numerosi punti di forza: la conversione della potenza del vento in elettricità è efficiente e non produce emissioni climalteranti; gli impianti non occupano un’area molto vasta, ed è facile smantellare le turbine – alla fine della loro vita di almeno 20/25 anni – utilizzando nuovamente il sito; la possibilità di supportare nel rifornimento di elettricità la rete elettrica locale, venendo incontro alle esigenze sia delle abitazioni private che dell’uso industriale grazie alla variabilità della quantità di energia prodotta.

Negli ultimi cinque anni la potenza eolica installata è cresciuta , su scala mondiale del 30% annuo. Nel 2001 si è registrato un notevole aumento: oltre il 70% in più rispetto all’anno precedente. Per il futuro si prevede in generale un forte sviluppo che potrebbe raggiungere su scala europea una potenza installata di almeno 75.000 MW. L’obiettivo al 2020 è di produrre il 12% del fabbisogno elettrico mondiale ed il 20% di quello europeo.

L'Italia è ad un livello ancora basso, in quanto produce lo 0,5% del totale dell’energia elettrica mediante il ricorso agli impianti eolici.

La posizione geografica dell’Italia, unita alla presenza di catene montuose e di masse d’acqua, determina un diverso andamento dei venti sia nel corso dell’anno che da regione a regione. L’Italia può comunque contare, specie nelle zone mediterranee meridionali e nelle isole, su venti di buona intensità, quali il maestrale, la tramontana, lo scirocco e il libeccio.

I siti più idonei allo sfruttamento dell’eolico si trovano lungo il crinale appenninico, al di sopra dei 600 m sul livello del mare  e, in misura minore, nelle zone costiere. Le regioni più interessanti sono quelle del Sud, in particolare Campania, Puglia, Molise, Sicilia e Sardegna, e il territorio compreso tra le province di Trapani, Foggia, Benevento, Avellino e Potenza è il principale polo eolico nazionale. Tuttavia la quantità di energia prodotta da fonte eolica è ancora trascurabile rispetto al potenziale sfruttabile.

Dagli anni 80, quando le attività sull’eolico sono iniziate, si sono susseguiti progetti con l’obiettivo di sviluppare tecnologie e di individuare il potenziale eolico sfruttabile.

 Le prime macchine eoliche sono state installate nel 1990 ma solo dal 1996 si è avuto un significativo numero di impianti collegati alla rete di distribuzione elettrica. A dicembre 1999, in Italia risultavano installate circa 583 macchine, distribuite in 40 impianti, per una potenza complessiva di 282 MW.

La previsione è di installare una potenza complessiva di circa 2.500/3.000 MW al 2012.

Tuttavia esistono comunque alcuni limiti che ostacolano il pieno ricorso ed impiego dell’energia eolica. Anzitutto le fonti rinnovabili, e tra esse soprattutto l’eolico e il solare, forniscono energia in modo intermittente.

Questo significa che il loro utilizzo può contribuire a ridurre i consumi di combustibile nelle centrali convenzionali, ma non può sostituirle completamente.

Inoltre l’impatto visivo rappresenta, insieme al rumore generato dai componenti elettromeccanici e da fenomeni aerodinamici dovuti alla rotazione delle pale; le interferenze elettromagnetiche  sulle telecomunicazioni e gli effetti su flora e fauna, la barriera più rilevante ad un diffuso utilizzo dell’eolico.

Molto speso infatti i siti d’interesse riguardano aree di notevole valore ambientale nelle quali l’impianto può entrare in collisione con le esigenze di salvaguardia dello scenario ambientale.

Tuttavia il terreno effettivamente occupato dalle macchine rappresenta una minima parte del territorio, ciò consente di continuare ad utilizzarlo anche per altri impieghi.

L’eolico in Abruzzo

Il tema dell’energia eolica ha sollevato in Abruzzo numerose proteste da parte di associazioni ambientaliste, operatori turistici e rappresentanti dei coltivatori, che hanno espresso la loro preoccupazione per la diffusione delle centinaia le pale sul territorio, spesso anche all’interno di aree naturali protette e di aree della Rete Natura 2000 costituita dai Siti di Interesse Comunitario e dalle Zone di Protezione Speciale istituiti dall’Unione Europea. E’ stato richiesto un forte impegno per giungere ad una pianificazione di settore che permetta uno sviluppo sostenibile dell’energia eolica senza compromettere il territorio, la biodiversità,  e le potenzialità di un sano e corretto sviluppo turistico.

Secondo gli operatori agrituristici la diffusione incontrollata di tali impianti su diversi crinali delle montagne abruzzesi potrebbe diventare un problema per le aziende. Si può prendere atto che in Abruzzo manca uno strumento di pianificazione capace di contemperare le esigenze della produzione con quelle della tutela.

Nonostante questo, il Consiglio di Stato, in data 28.10.2005 ha sancito, in sede giurisdizionale, la prevalenza del diritto alla salute e alla tutela dell’ambiente rispetto a quello paesistico genericamente richiamato, inserendosi in un filone giurisprudenziale che va consolidandosi e smentendo di fatto le tesi del Ministero che, rilevando che la realizzazione di un impianto eolico ricadente in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, non fosse compatibile con le esigenze di tutela e conservazione del territorio abruzzese, aveva ritenuto prevalente l’aspetto paesaggistico su quello ambientale.

Inoltre l’energia prodotta da fonti rinnovabili, come l’eolico o il solare, deve essere sicuramente sviluppata anche alla luce degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto. Tali fonti energetiche rappresentano una valida ed importante alternativa a quelle tradizionali da combustibili fossili, altamente inquinanti e responsabili dei catastrofici cambiamenti climatici in atto.

Sempre in Abruzzo,  nella Riserva Naturale Regionale di Penne,  sul punto più alto della collina di Collalto, è nato il primo impianto ad idrogeno prodotto completamente da fonte rinnovabile.

L’idrogeno prodotto con il ricorso all’energia eolica potrebbe rappresentare nel prossimo futuro una valida alternativa al petrolio. L’elettrolisi da fonti rinnovabili è ancora inefficiente sotto il profilo energetico, ma i vantaggi ambientali sono innegabili. La produzione di idrogeno per elettrolisi da energia eolica riduce le emissioni dei gas serra di 12 volte rispetto a un impianto di trattamento del gas naturale. La sfida per il futuro consisterà nel migliorare l’efficienza delle centrali e del procedimento, mediante lo studio di metodi innovativi potenzialmente in grado di immagazzinare grandi quantità di energia solare.

L’impianto dovrebbe garantire una conversione dell’energia superiore del 30% rispetto ad un qualsiasi motore a combustione interna. 

Nell’impianto l’energia dell’idrogeno viene trasformata in energia elettrica e termica.

Primo caso realizzato in Italia,  l’iniziativa costituisce un progetto pilota per diffondere le nuove opportunità energetiche derivanti dall'uso di fonti alternative.

L'obiettivo è la valutazione del tipo di investimento  che potrà derivare dal ricorso all’idrogeno e all'applicazione di nuove tecnologie. Il Piano delle fonti da energia rinnovabile, promosso dalla Regione Abruzzo, vuole coinvolgere l'imprenditoria locale, creando un sistema diffuso di produzione ad idrogeno, e stringere accordi finanziari con il Ministero dell'Ambiente e con l'Unione Europea per ottenere i finanziamenti necessari a sostenerla.

Le previsioni del piano nazionale per la riduzione dei gas serra 2003-2010 indicano un tasso di crescita dell'energia prodotta da rinnovabili pari al 6.6%, a fronte di un fabbisogno mondiale che crescerà del 70% entro il 2010: l'Abruzzo, in questo modo, mira ad attestarsi, entro la stessa data, ad un tasso di crescita del 3,4% e tenta di contribuire alla catalogazione di sistemi di omologazione degli impianti per offrire al Ministero dell'Ambiente dati empirici dai quali trarre criteri di valutazione.

Infatti, senza una legislazione specifica gli impianti ad idrogeno non potranno trovare larga diffusione.

E’ stato, inoltre, elaborato un programma sulle nuove possibilità di approvvigionamento energetico dalle fonti rinnovabili nel Centro di Educazione Ambientale di Penne. Il programma prevede riduzione dei consumi,  corretto utilizzo delle tecnologie disponibili, uso di materiali naturali della bioedilizia, produzione di nuova energia elettrica e calore termico da destinare al Centro.