miele

  “L’APE: RICCHEZZA INSOSTITUIBILE IN  MONTAGNA   E NEI PARCHI D’ITALIA” L’Aquila, 3 - 4 settembre 2005

Nei giorni 3 e 4 settembre 2005, presso i giardini del Castello Cinquecentesco dell’Aquila, si è tenuta l’ottava edizione della “Mostra Mercato dell’Apicoltura” e la prima edizione della “Mostra Concorso dei Mieli dei Parchi d’Italia”.

L’evento è stato organizzato dalla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura dell’Aquila, dal Comune dell’Aquila e dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, con il patrocinio di FAI-Federazione Apicoltori Italiani e con la collaborazione della Provincia dell’Aquila, della Coldiretti Provinciale l’Aquila e della Carispaq.

Nella mattinata di sabato 3 settembre c’è stata l’apertura degli stand: erano presenti 19 espositori provenienti sia dall’Abruzzo (L’Aquila e dintorni, Marsica, Sulmona – 12 aziende) che da altre regioni (Marche, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Umbria, Lazio – 7 aziende).

Oltre agli apicoltori hanno partecipato alla mostra mercato anche altri produttori tipici (tartufo, formaggi, salumi, ecc.), la Riserva Naturale Regionale Nazzano Tevere-Farfa e il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Domenica 4, presso la Sala Conferenze del Castello, si è tenuto il convegno “L’ape: ricchezza insostituibile in montagna e nei parchi d’Italia” con interessanti interventi del dott. Massimo Ilari (responsabile AIAB consumatori), del dott. Silvano Calvaresi (Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise) e del dott. Raffaele Cirone (presidente del F.A.I.).

Il convegno è stato seguito da molte persone, non solo apicoltori ma anche consumatori che hanno voluto sapere qualcosa di più sul miele e sui suoi derivati.

Anche la mostra ha visto una buona presenza di visitatori che hanno potuto assaggiare una grande varietà di mieli e prodotti che se ne ricavano (liquori, cosmetici, caramelle, biscotti, confetture) e conoscere le altre ricchezze dell’alveare (pappa reale, propoli, cera, polline).

Questa manifestazione sta diventando un appuntamento fisso proprio grazie all’interesse mostrato dai consumatori nei confronti di un prodotto da sempre considerato sano, naturale e salutare ma il cui consumo in Italia è comunque limitato rispetto ad altri paesi europei.

Da qui nasce l’esigenza della promozione e dell’informazione su un alimento apprezzato e ricercato sin dall’antichità per il suo enorme valore energetico e nutritivo.

Il convegno è stato strutturato in modo da trattare in maniera esauriente aspetti tecnici legati alla produzione, commercializzazione e promozione del miele.

A questo si è aggiunto un intervento di un certo interesse sullo sviluppo locale legato alla realtà del Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga.

L’intervento è stato effettuato dal vice-presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga Giovanni Cialone, il quale ha ribadito con forza la necessità di incrementare la progettualità all’interno dei parchi.

Cialone ha esposto, seppur brevemente, le difficoltà oggettive che sono alla base del mancato decollo a livello economico di queste zone: la montagna aquilana è in crisi da anni, dalle prime migrazioni avvenute subito dopo la guerra e da allora non si è riusciti a risollevare di molto l’economia di questi luoghi che pure presentano un alto numero di risorse ma scarseggiano quelle umane.

Il dato oggettivo, infatti, è che circa l’80% degli abitanti delle zone di montagna è migrato altrove.

Le statistiche rilevano inoltre che la popolazione ad oggi presente è costituita per lo più da persone di età maggiore di 65 anni.

Affinché la gente non abbandoni questi luoghi è necessario incrementare i servizi collettivi e soggettivi e sostenere quelli esistenti, per ora insufficienti a rispondere alla domanda e alle esigenze degli abitanti.

La creazione del parco in questo contesto può essere inteso, quindi, come un punto di partenza, una risorsa iniziale per la rivalutazione e la crescita di questi territori.

Negli ultimi anni ci si è concentrati in particolare sulle attività turistiche, ma, secondo Cialone, il turismo stesso non può essere considerato come la risorsa primaria per l’economia delle zone all’interno del parco bensì un’attività collaterale.

La montagna aquilana è sempre stato il luogo dell’agricoltura ed è questa attività che dovrà tornare ad essere l’elemento di forza dei territori interessati.

Affinché ciò avvenga bisogna sostenere le attività dei produttori locali, lavorare sulla loro formazione e, ancora più importante e urgente, creare o rafforzare, dove esiste, la rete dei produttori, chiamando in causa le istituzioni preposte che partecipano in maniera ancora troppo poco organica al potenziamento e rafforzamento economico della montagna aquilana.

L’ente parco ha fatto un primo passo in questo senso con la recente creazione di un polo agroalimentare ad Amatrice (RI).

Il polo promuove studi e ricerche a favore del settore agroalimentare, definendo gli standard qualitativi per i prodotti tipici del Parco, metodi e regole per i relativi controlli e l’attribuzione ai prodotti e ai servizi del marchio di qualità.

Esso si inserisce in un programma di tutela e promozione che l’Ente Parco ha avviato con decisione a favore delle culture locali e dei prodotti tipici.

Dovrà diventare un  punto di riferimento e di coordinamento di tutte le iniziative e le attività che in campo agroalimentare verranno intraprese. L’obiettivo è definire un  modello gestionale proiettato verso la definizione di parametri e prodotti di qualità nella tutela e salvaguardia delle singole specificità e risorse.

Il polo agroalimentare servirà da nuovo possibile stimolo per l’economia depressa dell’area del parco: è inteso come luogo di raccordo tra l’ente parco e i produttori ai fini della realizzazione di nuovi progetti proposti dall’Ente in sinergia con allevatori, produttori e agricoltori locali.
 

Dalle problematiche legate al contesto territoriale locale si è passati all’analisi di alcune difficoltà che riguardano la produzione e la commercializzazione del miele.

Massimo Ilari, responsabile AIAB Consumatori ha posto l’attenzione sulla svalutazione commerciale del prodotto miele e di conseguenza del lavoro degli apicoltori.

Due secondo Ilari sono le cause principali:

–      il prezzo del miele che sta scendendo sul mercato italiano e che non

corrisponde in nessun modo al lavoro che la produzione e lavorazione di tale alimento prevede.

Ciò dipende anche dal quantitativo notevole di prodotto importato da Cina, Sud America e paesi dell’est europeo.

Per battere, quindi, i bassi costi di queste produzioni bisogna necessariamente, secondo Ilari, puntare sulla qualità.

Il che potrebbe non essere particolarmente complicato visto che l’Italia è il secondo paese in Europa per produttori di cibi biologici e, anche volendo escludere il settore del biologico, ci sono comunque delle ottime produzioni.

Per qualità si intende la realizzazione di un prodotto davvero sano, ovvero privo della presenza di antibiotici. L’antibiotico in se non è nocivo è l’eccesso di antibiotici chimici, che ancora troppo spesso vengono utilizzati, ad azzerare le caratteristiche di salubrità del prodotto.

–      Lo scarso  consumo di miele, che in Italia non decolla (solo 400 gr. pro-capite l’anno), dipende dall’informazione che generalmente viene fatta sul prodotto.

Il miele viene, infatti, da sempre presentato come dolcificante e come prodotto “curativo”.

E’ necessario cambiare l’immagine del miele semplificandola e presentando questo prodotto come alimento (al pari del pomodoro per esempio) e sfatando i miti sui suoi poteri medicamentosi che sono stati creati nel tempo.

In qualche modo il punto di vista di Ilari vieni ripreso e condiviso da Sivano Calvarese dell’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise.

Per Calvarese il miele è un dolcificante a tutti gli effetti e non un alimento, è sicuramente salubre ma non può essere “curativo”. Ha si delle caratteristiche che aiutano l’organismo ma certamente non aiuta nella cura per esempio del cancro!!!! “Fa bene” come tanti altri alimenti, può in minima parte aiutare nella prevenzione di alcune patologie non gravi soprattutto se viene inserito correntemente nell’alimentazione giornaliera di ognuno!

Calvarese condivide con Ilari la necessità di perseverare nelle buone pratiche produttive e questo obiettivo si raggiunge lavorando sulla formazione/informazione nei confronti degli apicoltori.

Sono ancora tanti i produttori che purtroppo utilizzano antibiotici negli alveari (ovviamente vietati dalle leggi nazionali e comunitarie in materia) annullando le caratteristiche di un prodotto da sempre considerato sano e facendo scendere in modo eccessivo il valore economico del miele italiano: non si può essere competitivi se non si punta sulla qualità.

Elevato è il numero dei campioni analizzati (circa 4000) dall’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise negli ultimi due anni e elevata, purtroppo, è la percentuale dei campioni con presenza di antibiotici non sempre dovuta all’utilizzo diretto negli alveari ma presente anche a causa del fatto che gli stessi vengono utilizzati nelle colture praticate nelle zone vicine agli alveari.

Spesso non c’è un  coordinamento spontaneo tra agricoltore e apicoltore: è raro che un agricoltore che sta per fare il trattamento ai propri alberi da frutto, ad esempio, avvisi l’apicoltore affinché si eviti la contaminazione delle api.

In conclusione il merito di questo convegno è stato fondamentalmente la sincerità con cui i relatori hanno chiarito che anche in Italia esistono difficoltà relative alla produzione del miele dovute all’utilizzo e all’abuso di alcuni farmaci nocivi e legate al contesto territoriale locale e nazionale in relazione al contesto europeo e internazionale

Tuttavia il loro atteggiamento non è stato per nulla pessimista bensì propositivo con l’intento di perseverare nell’informazione, nella formazione, nell’ incrementare la progettualità, la collaborazione con le istituzioni e creare rete tra i produttori.