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L’agricoltura biologica

 

 

 

Le caratteristiche orografiche dell'Italia, la particolare posizione geografica che si colloca nel cuore del Mediterraneo, la dimensione delle aziende, la sensibilità degli agricoltori verso le problematiche ambientali fanno del nostro Paese un luogo ideale per produrre il biologico.

Nonostante un andamento altalenante, il biologico rappresenta una grande opportunità per l'agricoltura italiana di qualità.

Il metodo di coltivazione biologico è quello che ci consente di ottenere dei prodotti più sani.

Il regolamento CEE 2092/91 disciplina il metodo di produzione biologico in campo agroalimentare. Chi intende produrre e commercializzare i prodotti biologici, si deve attenere scrupolosamente a norme specifiche di produzione stabilite dalla Federazione Mondiale dei Movimenti di Agricoltura Biologica, alternativi ai sistemi agricoli industriali.

Le norme, riconosciute a livello internazionale, sono specifiche per ogni tipologia di coltura e per ogni processo di trasformazione degli alimenti. Negli Stati membri ad appositi organismi di controllo è affidato una funzione di vigilanza sulle singole aziende affinché vengano rispettate le condizioni impartite da apposite norme di produzione.

In Italia i sette organismi di controllo che hanno ottenuto l’autorizzazione dal Ministero delle Risorse Agricole Alimentari e Forestali hanno il compito di certificare la genuinità dei prodotti, allo scopo di offrire al consumatore un prodotto più sicuro e che risponda a determinate caratteristiche.

Attualmente i certificati che vengono rilasciati sono di due tipi: le etichette e i certificati di produzione, utilizzati di norma nei casi in cui risulti difficile apporre delle etichette.

In Italia gli operatori agro-biologici  sono poco meno di 60 mila, con una superficie interessata che si aggira intorno al milione di ettari. Le superfici definite biologiche rappresentano oltre il 7,88% del totale delle superfici coltivate. La distribuzione degli operatori sul territorio nazionale vede Sicilia, Calabria ed Emilia Romagna, tra le regioni con maggiore presenza di aziende biologiche.

Le principali produzioni interessano foraggi, pascoli e cereali, che nel loro insieme rappresentano il 70% circa della superficie destinata all’agricoltura biologica. Seguono in ordine di importanza le coltivazioni arboree (olivo, vite, agrumi, frutta) e quelle industriali.

L’Agricoltura biologica in  Calabria è un fenomeno esploso negli ultimi anni, creando un maggior numero di operatori interessati, l’intensificazione di attività produttive ed un interessante incremento di fatturati e consumi

Gli operatori agricoli e agro-industriali registrati presso l’ufficio della Regione sono attualmente circa 4.200, per quasi 50 mila ettari complessivi.

.Nel 1989 una indagine di Legambiente assegnava alla Calabria un numero di operatori intorno alle 20 unità, su una superficie complessiva di 180 ettari. In quindici anni  le dimensioni del fenomeno  sono cresciute di oltre 200 volte.

Questo grazie anche ad un regime di aiuti ai redditi agricoli previsto dalle politiche agricole europee, ed a un aumento della richiesta di prodotti biologici da parte dei mercati.

Tuttavia, per trasformare queste risorse in opportunità reali, sono necessarie ancora nuove scelte, idee e proposte, anche in campo politico, in grado di generare adeguati strumenti e servizi per le aziende agricole e sostenere uno sviluppo stabile e duraturo del biologico. 

La crescente concorrenza soprattutto da parte di Paesi come Spagna e Germania, il progressivo calo dei consumi, la crisi delle aziende e dei produttori sono alcune delle cause di una fase di arresto recentemente  sofferta dal biologico Made in Italy.

Benché l'Italia resti il terzo paese nel mondo dopo l'Australia e l'Argentina per superficie interessata alla coltivazione del biologico, il numero delle aziende operanti nel settore è andato progressivamente riducendosi dal 2001 (60.500) ad oggi (40.965), registrando una flessione generale di ben il 32,30% fino ad un picco del 54,12% in Sardegna, Puglia, Calabria e Sicilia.

Un trend negativo cui si oppone invece quello registrato da altri Paesi Ue dove il biologico ha segnato in questi anni una progressiva e consistente crescita.

Una delle dinamiche che incidono su questo fenomeno è rappresentata dai metodi di distribuzione. La rete di distribuzione in Italia, ed in calabria in particolare, soffre di scarsa diffusione e frammentazione sia dal punto di vista della gamma dei prodotti commercializzati, che dal punto di vista della presenza sul territorio: i riflessi sui consumi di prodotti biologici sono evidenti.

Da rilevamenti effettuati in alcune catene di supermercati presenti in Calabria si è constatato come le vendite del biologico riguardano non tutti i punti vendita e solo poche tipologie di prodotti (tutti trasformati) che non superano l'1% del venduto, mentre l'incidenza dei consumi di prodotti biologici in Italia si aggira intorno al 5%.

Quindi l'agricoltura biologica in Calabria vive una condizione di forte sbilanciamento dei segmenti meno redditizi e più problematici, cioè quelli relativi alla produzione primaria. Le attività della trasformazione e della concentrazione e dell'offerta risultano deboli e mancano reti distributive locali.

Le risorse economiche che sono state spese a favore dell'agricoltura biologica sono state tutte, o quasi, destinate al sostegno dei redditi agricoli, tale sostegno, peraltro, è stato dispensato senza tener presente un  obiettivo di politica territoriale , ambientale e di sviluppo economico del settore.

Solo di recente con il Piano di Sviluppo Rurale sono stati introdotti dei criteri di ordine ambientale, imprenditoriale e commerciale che comportano una certa selettività delle aziende.

Altre risorse, oltre alle integrazioni ai redditi agricoli, dovrebbero essere destinate in maniera appropriata agli investimenti finalizzati all'innovazione tecnologica degli impianti di lavorazione delle materie prime ed alla concentrazione di volumi di prodotto significativi per la penetrazione dei mercati locali, nazionali ed esteri. I processi della produzione agricola ed industriale dovrebbero essere supportati da una vera e propria strategia della ricerca scientifica e della sperimentazione appositamente modulate sulle caratteristiche della regione, con due principali obiettivi: il recupero e la tutela della biodiversità agricola e la sicurezza igienico sanitaria delle produzioni.

Dal punto di vista della commercializzazione, deve essere incentivata una corretta informazione ed educazione dei consumatori, accompagnata da iniziative finalizzate ad innescare nei diversi contesti territoriali esperienze innovative di consumo come mense biologiche, gruppi di acquisto, mercatini.

 Chiara Castri Volontaria di Servizio Civile