Civitas Med: dalla prima alla seconda edizione

 

Nel 2004 nasce Civitas Med, la prima mostra-convegno dell’economia civile del Mediterraneo promossa e organizzata dal Consorzio CS Meridia di Cosenza, dalla Cooperativa Delfino Lavoro, in collaborazione con Confcooperative Calabria e con il Circuito Civitas, che, a Padova, coordina oramai da nove anni la manifestazione di livello europeo Civitas.

Civitas Med è sostenuta dal Forum Permanente del Terzo Settore e vede la partecipazione di molti soggetti dell'economia civile, nazionale e locale.

L’iniziativa si inserisce, già dall’inizio, all’interno della comune percezione dell’esigenza di perseguire un “bene comune”, ancor più nel Sud Italia dove legalità e sviluppo sociale faticano a trovare una loro collocazione. L’economia civile si pone, a questo riguardo, come strumento fondamentale nel favorire il protagonismo locale, sviluppare la crescita delle comunità territoriali, valorizzare le varie individualità culturali. Civitas Med vuole essere un momento di aggregazione, confronto, dialogo e proposta tra il Terzo Settore, la Pubblica Amministrazione ed i cittadini, volgendo lo sguardo ai Paesi del Mediterraneo, in una posizione del Sud quale nuovo Centro, ponte immaginario tra l’Italia, l’Africa, l’Asia e l’Europa. Allo stesso modo, Civitas Med intende essere per le regioni del Sud d’Italia, una piazza dove si incontrano le istanze e le risorse della società civile, un luogo dove avviare rapporti di collaborazione, conoscere soggetti che intendano investire in progetti e iniziative non-profit.

Il tema affrontato nel corso della prima edizione è stato “L’economia civile come strumento di sviluppo locale: un futuro possibile”.

La manifestazione, sulla falsariga di quella di Padova, si è articolata in due momenti: una parte espositiva, con l’intervento di circa cinquanta espositori, dei quali una metà provenienti dalla stessa regione Calabria e comprendenti Enti Locali, ASL e polo universitario; ed una di discussione e confronto, con seminari, convegni e workshop. Gli ambiti espositivi sono stati espressione delle varie forme e dei diversi settori in cui si articola l’economia civile e la solidarietà organizzata: ambiente, biologico, cooperazione allo sviluppo, cultura, educazione, finanza etica, imprenditorialità sociale, istruzione, lavoro, promozione sportiva, sanità, sociale, territorio, turismo sostenibile.

La seconda edizione di Civitas Med è stata caratterizzata da una maggiore apertura della manifestazione oltre i confini nazionali, grazie alla centralità del welfare come sviluppo locale nel bacino del Mediterraneo, tema che intende sottolineare come lo sviluppo del bene comune in territori deprivati come quelli meridionali e mediterranei sia condizione fondamentale per quello economico. E, ancor di più, per la lotta alle mafie in tutte le loro espressioni.

La manifestazione, infatti, è stata fortemente permeata dall’iniziativa dei giovani della Locride contro la ‘ndrangheta, dopo l’omicidio di Francesco Fortugno. Parte preponderante hanno avuto temi quali la difesa della legalità e della sua cultura, l’integrazione degli immigrati, l’imprescindibilità dello sport come palestra di vita e relazioni umane. L’accento è stato posto sul ruolo che il terzo settore può giocare nella lotta alle mafie, attraverso il contrasto al loro radicamento sociale e culturale, che si nutre di una diffusa cultura di illegalità. Un’azione di lotta attivabile mediante scelte concrete: l’animazione culturale e sociale, l’educazione di ragazzi e giovani, la promozione di opportunità occupazionali, l’imprenditorialità sociale che utilizzi beni confiscati, la creazione di reti solidali che rendano possibili gli scambi e le progettualità condivise per contribuire a far uscire le tante organizzazioni sociali meridionali dall’irrilevanza.

Civitas Med 2005 ha voluto attirare l’attenzione su valori quali libertà, responsabilità, sussidiarietà e socialità, espressi dal Terzo Settore contro mafie, disoccupazione, lavoro nero ed indigenza, in un periodo storico contrassegnato dalla globalizzazione, ma anche da una riscoperta delle identità locali.

Il terzo settore ed il non profit, da questo punto di vista, divengono strade alternative all’illegalità, che consentono di mostrare realtà capaci di crescere come comunità sociale, civile e politica in un percorso partecipativo.

L’edizione 2005 ha raddoppiato i numeri di quella precedente, con quasi 7 000 presenze , 37 tra convegni e seminari e 100 espositori. Dei 95 di cui possediamo dati certi,  77 risultano essere della stessa regione Calabria. Di questi 77, il 54% della provincia di Cosenza, il 13% di Catanzaro e provincia, compresa la Regione Calabria con i Dipartimenti: Politiche del Lavoro; Programmazione Nazionale e Comunitaria - Affari internazionali; la Presidenza con la Protezione Civile; Politiche Sociali; Tutela della salute - Politiche Sanitarie e Sociali. Seguono l’11% di Reggio Calabria e provincia ed il 2% di Vibo Valentia. Alle associazioni del luogo se ne sono aggiunte altre dal resto d’Italia, ed in particolare: il 4% da Napoli e da Roma, il 2% da Bari, mentre seguono con l’1% quelle provenienti da Potenza, Torino, Verona e Palermo. Alle associazioni si è aggiunto un 3% di imprese profit.

Le undici aree tematiche hanno riguardato cooperazione internazionale e sociale, associazioni, volontariato, agroalimentare, commercio equo e solidale, turismo sociale, sport, formazione, istituzioni e credito.

I convegni ed i seminari hanno toccato argomenti quali gli strumenti finanziari per l’impresa sociale, l’economia solidale, di comunione e civile, l’empowerment e lo sviluppo sostenibile del territorio e  delle comunità locali, l’ambiente, la condizione di  minori ed anziani, l’immigrazione ed i percorsi inclusivi, lo sport, gli strumenti educativi e legalità, il turismo sociale e la tradizione come nuove frontiere di crescita per la regione.  

Tuttavia questa seconda edizione ha presentato come dimensione chiave anche la scelta del Mediterraneo quale “confine liquido” fra popoli e culture, nel quale le organizzazioni sociali possono favorire cooperazione e dialogo per la costruzione della pace.

Ne è stata espressione concreta l’assemblea di Mediate, una rete euro-mediterranea di ONG che ha approvato un documento sottoposto all’attenzione dei governi nella conferenza euro-mediterranea convocata a Bruxelles per verificare l’andamento del cosiddetto “Processo di Barcellona”.

In Civitas Med 2005, quindi, il Terzo Settore italiano ha preso coscienza di due grandi sfide: quella di coniugare welfare e sviluppo locale nel Sud, in un contrasto esplicito alla criminalità organizzata, e quella di sviluppare una cittadinanza responsabile per la produzione di beni comuni in tutto il Mediterraneo, accomunato al nostro Sud da storie di soggezioni, dominazioni, “regimi”, che hanno prodotto sfiducia nei meccanismi di partecipazione democratica e di cittadinanza responsabile.

In conclusione si è voluto affermare un nuovo percorso di sviluppo che possa beneficiare di una cultura e di una prassi della cooperazione, divenendo non solo strumento di crescita dei singoli territori, ma anche paradigma di interpretazione delle relazioni fra territori.

(Chiara Castri Volontaria di Servizio Civile)