costumi albnesi

 

Minoranze etniche in Calabria 

 

Di notevole interesse è la presenza diffusa in Calabria di un alto numero di minoranze etniche: piemontese e greca, oramai estinte, ed albanese, ancora fortemente presente.

 

 

Gli Occitani o Valdesi

Nel XIII secolo, una colonia di valdesi, seguaci del movimento religioso iniziato verso il 1176 dal mercante Pietro Valdo di Lione, che si batteva per riportare nella chiesa la povertà evangelica) proveniente dalla valli piemontesi, si stabilì in provincia di Cosenza, a Guardia Piemontese, un piccolo borgo che si affaccia sul Mar Tirreno.

Da qui, tento di diffondere la riforma protestante, ma la comunità venne in gran parte sterminata in una crociata indetta dal cardinale Antonio Ghisleri, che sarebbe diventato il futuro Papa Pio V.

I superstiti furono costretti a convertirsi al cattolicesimo.

Gli abitanti del posto conservano nelle loro tradizioni e nei loro costumi retaggi di queste origini, e il loro dialetto è ricco di espressioni franco-provenzali.

I Greci

Importantissima dal punto storico sociale e culturale è stata la colonizzazione greca prima, VIII e VII sec. a. C., e bizantina poi, X sec. d. C.,  da cui fu investita la Calabria e di cui rimangono in Calabria importanti testimonianze archeologiche.

Significativa è la conservazione della lingua da parte della comunità grecofona della Bovesia, territorio che si estende da Locri a Reggio Calabria con al centro Bova, da cui prende appunto il nome.

La lingua di derivazione greca si è preservata nei secoli soprattutto grazie ai contadini dell'Aspromonte.

Gli Albanesi

Molti dei comuni della provincia di Cosenza, sono abitati da popolazioni di lingua, costumi e tradizioni di origini albanese.

Verso la metà del XV sec., alcuni gruppi di profughi provenienti dall'Albania meridionale da cui alla morte del loro eroe nazionale,Giorgio Castrista Skanderberg fuggivano per non sottomettersi ai Turchi ottomani, si fermarono in questi luoghi creando degli insediamenti stabili.

Insieme alla loro cultura portarono il culto greco bizantine che, ancora oggi, viene celebrato.

Infatti gli albanesi provenienti dal sud dell'Albania, dall'Epiro e dalla Grecia, erano sotto la giurisdizione del Patriarcato di Costantinopoli, per anni grazie anche all'opera della Chiesa hanno continuato a mantenere il proprio rito come elemento della propria identità: religione Cattolica perché unita a Roma, greco-bizantina per l'unione con l'Oriente e il credo nella teologia, spiritualità e disciplina degli orientali ortodossi, separati da Roma..

Nel Comune di Vaccarizzo Albanese è stato costruito un museo che custodisce le tradizioni ed i costumi di questa popolazione.

Questi i paesi:

Acquaformosa, Ejanina Mongrassano, S.Giacomo di Cerzeto, Caraffa di Catanzaro, Falconara Albanese,  Pallagorio, S.Giorgio Albanese, Carfizzi, Farneta,  Plataci,  S.Martino di Finita,  Castroregio, Firmo,  S.Basile, S.Nicola dell'Alto, Cavallerizzo, Frascineto, S.Benedetto, Ullano, S.Sofia d'Epiro, Cervicati, Lungro, S.Caterina Albanese, Spezzano Albanese, Cerzeto, Macchia Albanese, S.Cosmo Albanese, Vaccarizzo Albanese, Civita Marri, S.Demetrio, Corone, Vena di Maida.

Acquaformosa - Firmosa (CS)

Le origini di Acquaformosa risalgono al sec. XII, dove un piccolo nucleo di abitazioni sorsero intorno al convento cistercense di S. Maria del Leuccio.

Il paese nacque però con l'arrivo dei profughi albanesi tra il 1476 e il 1478 e si stabilirono nel territorio che il principe di Altomonte aveva donato ai monaci Cistercensi di Santa Maria.

Le feste religiose con il suggestivo rito, hanno un sapore particolare. Il centro abitato si caratterizza per la presenza di piccole strade, collegate tra di loro da catoi, scalette o ponticelli.

A 1400 m. di altitudine, è il Santuario della Madonna del Monte (XI-XII sec.). Vi si venera una Madonna raffigurata con una statua scolpita in pietra tufacea del sec. XVII., inoltre vi è la parrocchia di S.Giovanni Battista (sec. XVI) di rito greco-bizantino, questa conserva un'iconostasi in stile bizantino e tre grandi tavole del senese Marco Pico (sec. XVI), rappresentanti l'Assunta e due Santi. Il tempio custodisce anche un coro ligneo in croce, il portale centrale in castagno scolpito, con due aquile bicipiti e svariate statue lignee con reliquari dei sec. XVII-XVIII; la chiesetta della Madonna della Concezione che custodisce al suo interno  affreschi di notevole interesse raffiguranti figure di santi di ispirazione bizantina e un soffitto ligneo dipinto del sec. XVIII.

La prima e l'ultima domenica di luglio La festa della Madonna del Monte (Festa e Shën Mërisë së Malit) si svolge con pellegrinaggio della parrocchia di Acquaformosa, Lungro, Firmo e paesi circostanti, con canti, danze e le donne vestite nei tradizionali costumi albanesi.

L'ultima domenica di maggio si festeggia la Madonna della Misericordia. E' consuetudine durante l'Epifania la benedizione dell'acqua nella Fontana Vecchia (Kroj Pjak).

Ejanina (CS)

Ejanina è una piccola frazione, il cui nome "Porticilli", venne mutato nel 1938 in "Ejanina" dal nome del vicino fiume Ejano.

L'unica chiesa è dedicata a San Basilio Magno (Qisha e Shën Vasilit të madh), costrutita nel sec. XVIII, di stile barocco.

Mongrassano - Mungrasana (CS)

Del paese posto sulla cima di un colle non esistono notizie storiche ben precise.

Fu certamente popolato da un gruppo di famiglie profughe dall'Albania; verso il 1478 o agli inizi del 1500.

Una grande festa a carattere popolare però si fa l'ultima domenica di agosto in onore di S.Lucia. Mongrassano con l'arrivo degli albanesi era di rito greco. Passò al rito latino nel 1634. E' interessante notare che gli abitanti, pur non parlando la lingua albanese, cantano in albanese e in diverse occasioni, nel corso dell'anno, intrecciando la "Vallja", tipica danza albanese e le donne indossano i tradizionali costumi finemente lavorati.

San Giacomo di Cerzeto - Shën Japku (CS)

A Sud di Cerzeto è situata la frazione di S.Giacomo di Cerzeto.

A S. Giacomo visse un importante scrittore per la cultura albanese Padre Antonio Santoro.

In questo luogo è possibile visitare il museo etnografico che raccoglie testimonianze dell'ambiente contadino ed artigiano e della cultura popolare.

Caraffa di Catanzaro - Garafa (CZ)

Borgo medioevale fondato dai Carafa, da cui il nome.

Fu popolato probabilmente da soldati albanesi, impiegati per la sorveglianza dell'antico itinerario stradale che portava nel Vibonese, attraverso la valle del torrente Usito. Secondo fonti attendibili gli albanesi insediati dapprima a Usito e Arenoso si sarebbero successivamente stabiliti nel casale di Caraffa, a seguito del terremoto del 1783.

Il 6 luglio si festeggia.  Santa Domenica, patrona del paese, e durante il Carnevale,è consuetudine, da parte dei giovani, indossare sacchi ripieni di paglia ("rusali").

Falconara Albanese - Fallkunara (CS)

L'anno di fondazione di Falconara non è facile stabilirlo, per la mancanza di documenti scritti. La data precisa degli Albanesi in questo borgo non è certa. Il Moscato nella sua "Rivista Calabrese" del 1800, dice che fu fondata da sette famiglie albanesi giunte in Calabria nel 1487, che si fermarono dapprima a San Pietro, tra San Lucido e Fiumefreddo Bruzio, rimanendovi trent'anni. Sempre in base a queste notizie, Falconara fu fondata nel 1517, quando iniziò la costruzione del rione Manesato, Curtina e la prima chiesa dedicata a Sa Atanasio. Compreso nella Baronia di Fiumefreddo, appartenne prima ai Sanseverino e poi ai Marchesi di Rende, che lo tennero fino al 1806. Nel periodo pasquale suggestiva è la cerimonia delle "Motrèmat.

Pallagorio - Puhëriu (KR)

Pallagorio sorge nella fascia collinare presilana a nord del Marchesato. Anticamente, il nome deriva dal greco "paleo chorion" paese antico e le prime notizie su insediamenti albanesi risalgono al XV sec.

In questo borgo, molto diffuso è l'artigianato dei tessuti finemente lavorati a mano.

San Giorgio Albanese - Mbuzati (CS)

Il paese si situato su un'altura tra due valloni venne fondato alla fine del XV sec. da profughi albanesi. Era chiamato "Mbuzat", dal nome del capo che vi condusse i compatrioti di nome "Busa".

Il 23 aprile si festeggia S. Giorgio, patrono del paese. E' una festa popolare e religiosa dove tutta la gente vi partecipa con devozione e dove rimane vivo l'uso dei costumi tradizionali.

Nella sala Consiliare del Comune, si possono ammirare i maestosi dipinti del pittore albanese Petrit Ceno, dedicati alla venuta degli Albanesi in Italia.

Carfizzi - Karfici (KR)

Carfizzi, fu popolato dagli albanesi e divenne un loro centro già frazione dì S.Nicola dell'Alto.

E' tradizione della popolazione dedicarsi alla tessitura a telaio soprattutto di coperte variopinte e disegni orientaleggianti. Importante è anche l'oreficeria tradizionale, e le diverse manifestazioni folkoristiche nelle quali le ragazze indossano splendidi costumi ornati di preziosi monili d'oro tramandati di madre in figlia.

Farneta (CS)

Situata in un ambiente suggestivo del versante orientale del Pollino, subito dopo Oriolo, Farneta è una frazione di Castroregio.

Gli albanesi popolarono il piccolo borgo nello stesso periodo in cui si stanziarono a Castroregio.

A Farneta, si costruiscono strumenti della musica popolare (zampogne a chiave, surduline, ciaramelle, ecc.).

Plataci - Pllatani (CS)

Centro agricolo del versante orientale del Gruppo del Pollino, dominante la piana di Sibari ed il mar Jonio. I profughi albanesi si sarebbero insediati intorno al 1476.Interessante il recupero del tradizionale corteo nuziale al suono della zampogna o dell'organetto con la vestizione dei costumi tipici arbëreshë di gaIa da parte dei parenti o amiche della sposa. Particolare menzione merita la festa della Madonna di Costantinopoli o dell'Odigitria, che viene festeggiata in primavera, il martedì dopo le Pentecoste e il primo martedì di novembre, molto sentita tra la popolazione per significati non solo religiosi ma anche sociali e propiziatori.

San Martino di Finita - Shën Murtiri (CS)

Piccolo centro agricolo, ubicato sul versante orientale della Catena Costiera, nella media valle del Crati. Fra la fine del secolo XV e l'inizio del secolo XVI fu popolato da profughi albanesi, i cui discendenti ancora oggi lo abitano.

Nella Chiesa Madre si può ammirare uno splendido crocifisso in grandezza naturale e una ricostruzione della grotta di Lourdes. In qualche famiglia vengono prodotti arazzi e coperte lavorati con i telai a mano.

Castroregio - Kastërnexhi (CS)

I profughi albanesi arrivarono intorno al 1534-35.

Tra le famiglie più illustri ricordiamo: i Camodeca, patrioti, letterati, scrittori, politici che si distinsero per la rinascita della cultura albanese.

Caratteristico è il rito delle nozze a Castroregio. E' consuetudine durante il corteo nuziale, annunciare il passaggio per le vie del paese dal "Flamurari" (portatore di bandiere).

Firmo - Ferma (CS)

Sorge sulla sommità di una collina con posizione panoramica sulla piana di Sibari con alle spalle la Catena del Pollino, alla destra della media valle del torrente Tiro. Nell'agglomerato urbano si trova l'arco che divideva il feudo in due casali: Firmo Soprano o ka Markasati (feudo laico di Altomonte) e Firmo Sottano o ka Këllogjerit, feudo religioso dei Monaci Domenicani che presenta, ancora oggi una caratteristica abitazione a facciata curva che fu la dimora di Alessio Comito a capo dei profughi albanesi al loro arrivo in Firmo intorno al 1540. La prima Domenica di maggio si festeggia S.Atanasio, patrono del paese. Si svolgono manifestazioni del folclore albanese con la partecipazione di gruppi provenienti dagli altri centri arbëeshë in costume tradizionale. E' consuetudine durante la commemorazione dei defunti, distribuire in chiesa dopo la Messa il grano bollito (Kolira).Da visitare, soprattutto, nella zona centrale e dominante del paese l'antico Convento dei Domenicani, Ka Këllogjènt-dai monaci, punto di riferimento storico della nascita del paese e destinato a diventare un centro importante per il recupero delle tradizioni e della cultura degli arbëreshë. Interessanti le funzioni religiose che si svolgono in rito greco-bizantino e le manifestazioni foldoristiche di maggio denominate "vallje" in cui si sfoggiano i preziosi costumi di gala.

San Basile - Shën Vasili (CS)

Sorto verso la fine del sec. IX, intorno al Cenobio di S.Basile, sarebbe stato popolato verso il 1475-1480 da profughi albanesi intorno al preesistente monastero basiliano.

Il 25 maggio si celebra la festa del patrono S. Giovanni Battista. Il mercoledì dopo la Pentecoste, in onore della Madonna della Misericordia, si svolge una sfilata con il singolare costume albanese della zona. Nel periodo pasquale, fino a qualche tempo fa si svolgevano le vallje in onore all'eroe Skanderbeg.

Interessante è da visitare la Badia con il Santuario della Madonna della Regina, considerato tra i più antichi Santuari Mariani della Calabria, con annesso il convento dei Padri Basiliani, uno dei pochissimi di rito-greco in Italia.

San Nicola Dell'Alto - Shën Kolli (KR)

San Nicola dell'Alto sorse nel XV sec. per opera di profughi albanesi che si stabilirono tra il monte S.Michele e il monte Pizzuto, località disabitata, ma rispondente a quelle caratteristiche montane, analoghe a quelle da cui provenivano.

Nel caratteristico centro storico è molto sviluppato l'artigianato nel campo dei tessuti a mano e nella cestineria.

Cavallerizzo - Kajverici (CS)

La frazione Cavallerizzo (Kajverici), detta anche "S. Giorgio in S. Marco". A Cavallerizzo esiste una scuola di tessitura con una decina di telai in funzione nella quale si producono coperte, arazzi con tradizionali disegni d'ispirazione orientale.

Frascineto - Frasnita (CS)

Alla base delle pendici della Serra di Dolcedorme dell'imponente massiccio del Pollino venne  ripopolata da una colonia di profughi albanesi nel sec. XV, accolti dall'Abate del vetusto monastero greco di S.Pietro, ai quali vennero assegnate terre dell'Abbazia stessa. Nel 1552 i due casali si fusero assumendo il nome di Frascineto. In occasione della festa di S.Pietro e Paolo, il 23 giugno, a Frascineto si svolge un grande mercato, famoso per i genuini formaggi tipici del Pollino. La seconda domenica successiva la Pasqua si celebra la festa della "Madonna di Lassù" (Shën Mëria Kë'tje lartë) e il popolo vi si reca in processione. Si pranza ai piedi del santuario e, nello scendere l'erta, intrecciano le ridde, cantando antiche rapsodie e strambotti popolari. E' consuetudine, il lunedì e martedì dopo Pasqua eseguire le vallje (danze o ridde) con la cattura dei "lëinjt" (non albanesi), che un apposito gruppo di untori ha già provveduto ad individuare annerendogli il volto. Incavata nei costoni del Timpone del Corvo, sorge la Cappella della Madonna delle Armi o degli Aramei (Madonna di Lassù), un tempo abitata da monaci basiliani del monastero di S. Pietro di Frascineto; oggi restano tracce dell'altare e delle mura. Si può visitare il museo comunale del costume arbëresh.

San Benedetto Ullano - Shën Benedhiti (CS)

Situato ai piedi del colle S.Elia, tra i paesi di origine albanese e il più vicino a Cosenza, da cui dista appena 25 km. Il paese ha origine molto antiche e le prime notizie storiche certe risalgono agli ultimi decenni del sec. XII, quando fu feudo dei duchi normanni di Montalto, che in quegl'anni vi fondarono un monastero benedettino, da cui il piccolo borgo prese il nome. L'antico borgo medioevale ebbe un decisivo impulso demografico ed economico, con conseguente sviluppo urbanistico, nella seconda metà del sec. XV, quando fu ripopolato da profughi albanesi. Nel 1723 Papa Clemente XII (fam. Corsini) fondò il "Collegio Corsini", vera e propria struttura universitaria per la formazione del clero italo-albanese. 

E' tradizione, prima dell'alba della Domenica delle Palme, andare in giro per le vie del paese a commemorare la resurrezione di Lazzaro, cantando le "Kalimere" (canti augurali). Per il turista si consiglia di assistere in circostanze particolari alle cerimonie liturgiche, ricche di simboli, di significati, di tradizioni e di suggestivo effetto scenografico. Degli antichi e complessi riti che si svolgono nel corso della Settimana Santa, oggi, permane la processione degli "Açiomeri" del Giovedi e Venerdi Santo, che costituisce uno dei momenti più attesi e significativi dell'attuale devozione popolare. La festa della Madonna del Buon Consiglio si festeggia la prima domenica di maggio ed il culto si collega all'esodo degli albanesi in Calabria. Sono da ammirare gli splendidi costumi tradizionali che nelle occasioni di festa vengono portati dagli abitanti di S.Benedetto Ullano.

Santa Sofia D'Epiro - Shën Sofia (CS)

E' il primo itinerario presilano del versante destro della bassa valle del Crati. L'origine del paese è antichissimo, prima della venuta degli albanesi che ripopolarono la zona alla fine del secolo XV. Sarebbe stata fondata nel lontano 896 durante le incursioni in Calabria dei Greci, alleati con i Saraceni.

Il 2 maggio si festeggia S.Atanasio, patrono del paese. Per annunciare la festa si procede al lancio in aria di un grande pallone (Paluni i Shën Thanasit). La vigilia della festa è caratterizzata da una spettacolare fiaccolata (pisheza) lungo la strada della campagna circostante e dove si trova la cappella del Santo. Ancora oggi si conserva il rito bizantino-greco, che caratterizza le manifestazioni liturgiche esterne (celebrazione della messa, dei sacramenti).

Cervicati - Cervikati (CS)

Dopo la morte di Skanderbeg, tra il 1468 e il 1506, Cervicati accolse una colonia di profughi albanesi, assumendone col tempo usi e costumi, tuttora evidenti, ma non la lingua.

Alcuni usi molto antichi, testimoni di una civiltà contadina improntata al rispetto reciproco e alla ricerca di forti legami di solidarietà, stanno purtroppo scomparendo. Tra questi, i "motrima'; i "vulama", (sorellanza e fratellanza). Simpaticissima la consuetudine di inviare, opportunamente preparato su una tavoletta forata, un bel mazzo di fiori ("u ramagliettu") posto in un vassoio e coperto da un fazzoletto di seta, agli amici e renderlo strumento di più forti legami. Oggi è molto sentita e rinnovata la tradizione della "vallja" (ridda) che si esegue di solito nei giorni di Carnevale con grande afflusso di pubblico. Le donne indossano il costume tradizionale albanese. Nei primi due giorni vengono usati di velluto o altra stoffa non pregiata. L'ultimo giorno il vestito di gaia, in seta laminata e raso gallonato in oro.

Lungro - Ungra (CS)

Lungro alla metà del secolo XV era un casale, abitato da italiani, che si era sviluppato intorno al monastero Brasiliano. Gli albanesi popolarono il casale intorno al 1486 e furono accolti dall'Abate.

Nel 1768 gli albanesi di Lungro tenacemente intrapresero la difesa del proprio rito liturgico greco-bizantino per dare continuità alla Religione come elemento unificante. Oggi, Lungro, è considerata la capitale religiosa degli italo-albanesi, sede dell'Eparchia di rito greco-bizantino che continua la tradizione dell'identità religiosa, linguistica e culturale.

La Diocesi venne creata il 13 febbraio del 1911 dal Papa Benedetto XV e il primo vescovo fu Giovanni Mele. Lungro e anche famosa, perché qui giaceva una delle più antiche miniere d'italia, un giacimento di salgemma diorigine antichissima, sfruttato sin dal tempo dei romani, le cui più remote notizie le troviamo in Plinio. L'Amministrazione della miniera, è del Monopolio di Stato e fin dalla loro venuta in Calabria, i minatori più impegnati sono stati gli albanesi. Oggi è inattiva.

Particolare funzione assumono le cerimonie pasquali celebrate con tutto lo splendore del rito greco-bizantino nella cattedrale di S. Nicola di Mira. Il Venerdi Santo si svolge una solenne processione e vengono eseguiti canti delle Kalirnere. Il Sabato Santo si spargono in chiesa, fiori, che preannunziano la Resurrezione di Cristo. Attesa è la festa di S.Anna che si svolge il 26 luglio. La cattedrale di S. Nicola di Mira, tempio della spiritualità del rito greco-bizantino albanese. La cattedrale, ha origine nel XVII secolo e all'occhio del visitatore appare in tutta la sua maestosità. Pitture murali in stile bizantino che raffigurano Cristo sommo Sacerdote, quattro figure dei padri della chiesa, una natività e una deposizione della Croce.

Santa Caterina Albanese - Picilia (CS)

Fu popolata da profughi albanesi verso il XV sec. che si fermarono vicino alla badia cistercense di S.Maria la Matina.

Sono da rilevare gli splendidi vestiti tradizionali che le donne portano ormai solo in particolari occasioni e durante sempre più rare manifestazioni legate alla cultura e alle tradizioni albanesi.

Spezzano Albanese - Spixana (CS)

E' il più cospicuo centro arbëresh d'Italia, posto sulla bassa valle del Crati. L'origine è antichissima, tant'è vero che nei dintorni sono state scoperte, necropoli della prima età del ferro.

Pare che il primo nucleo di albanesi si sia fermato intorno alla chiesa di S. Maria delle Grazie verso il 1560, insediandosi nel "Casale delle Grazie". In seguito il paese assunse il nome di "Spetianum moviter aedificatum". Il rito greco venne, però, abolito nel 1668 a causa dei feudatari del tempo.

Il martedì dopo Pasqua si svolge la festa patronale della Madonna delle Grazie. Suggestivo è il Carnevale di Spezzano Albanese, con la "Corsa dei cavalli": nei balconi dirimpettai della strada nazionale pendono gli agnelli (shtierrat) ai quali viene ficcato un anello alle narici, futuro bersaglio dei cavalieri che in costumi cavallereschi, brandiscono lo spiedo e galoppando, poi di corsa, tentano di infilzare lo spiedo nell'anello dell'agnello. Altri elementi distintivi della cultura popolare sono i "falò" in onore di S. Giuseppe che vengono accesi in tuttii vicoli del centro storico.

I costumi tradizionali, riccamente ornati, fanno ancora parte del patrimonio culturale di Spezzano e vengono tramandati di madre in figlia. La villa comunale che ospita un busto in bronzo di Skanderbeg (che la repubblica albanese ha regalato a tutte le comunità italo-albanesi).

Cerzeto - Qana (CS)

Il territorio è situato nella media valle del Crati sul versante interno della catena paolana.

 Il nome deriva da "quercus" in quanto il luogo abbonda di quercetì, fu fondato da un gruppo di famiglie profughe dell'Albania, verso il 1534.

Le più importanti tradizioni popolari sono legate alle feste religiose e al ciclo dell'anno. Durante le feste natalizie si pratica il gioco del formaggio e del disco e si continua fino alla festa di Carnevale. Durante i tre giorni di Carnevale nessuno lavora perché secondo un'antica leggenda sono i giorni di Santa Zagaria e tutto ciò che si mette in opera viene rosicchiato dai topi. A Cerzeto ancora si può ammirare il meraviglioso costume nuziale che le donne indossano in particolari circostanze.

Macchia Albanese - Maqi (CS)

Macchia Albanese, frazione di S.Demetrio Corone, è un piccolo borgo della bassa valle del Crati.

E' stato popolato da una colonia di profughi albanesi nel sec. XV.

A Macchia nacque Girolamo De Rada (1814-I 903), il padre della letteratura albanese; Giuseppe De Rada, figlio di Girolamo e autore di una grammatica della lingua albanese; Francesco Avati, umanista; Michele Marchianò cultore di albanologia.

La casa dei De Rada è d'importanza storica-regionale, poiché culla del "Dante degli italo-albanesi".

Il 21 novembre nella chiesa parrocchiale, consacrata a Santa Maria di Costantinopoli, si festeggia "Shën Mëria Mexasporis" la Madonna della mezza aratura.

San Cosmo Albanese - Strighari (CS)

E' un piccolo borgo del versante settentrionale della Sila Greca. Intorno al XV sec. venne popolato da una colonia di profughi albanesi e Strighari è il nome di un condottiero della città di Strura in Albania.

Il 27 settembre di ogni anno si svolge una grande fiera-mercato con festeggiamenti in onore ai Santi Cosma e Damiano, patroni del paese e nella cui chiesa giungono in pellegrinaggio migliaia di fedeli, provenienti da ogni parte della regione. Si possono ammirare in questa occasione i variopinti e caratteristici costumi albanesi delle donne provenienti dai centri albanofoni limitrofi. In novembre si festeggia S.Cosma e Damiano (Shën Kozmaj) ed è una festa tipicamente locale. Il Santuario di S.Cosma e Damiano, di costruzione barocca, eretta sugli avanzi di un antico monastero, rappresenta uno dei gioielli artistici delle comunità arbëreshë. Nella chiesa si può ammirare una serie di interessanti dipinti che simboleggiano gli aspetti più significativi dell'intervento divino nel mondo e della liturgia greco-ortodossa, ispirati alla tradizione orientale dell'arte bizantina.

Vaccarizzo Albanese - Vakarici (CS)

Il paese si trova sul versante settentrionale della Sila Greca alle pendici della Serra Crista d'Acri Zona abitata fin dall'antichità verso il 1471 venne popolato da una colonia etnica di immigrati albanesi. Il 2 aprile ricorre la festa religiosa più importante in onore a San Francesco di Paola. Il 21 novembre si svolge la festa patronale della Madonna di Costantinopoli (Shën Mëria e Menxasporis), la Madonna dei massari. E' consuetudine della popolazione, durante la festa dell'Epifania, recarsi alla fontana vecchia (kroi.i vjetër) per la benedizione delle acque che viene portata nelle case per essere cosparsa. Ancora in uso in paricolari festività i tradizionali costumi femminili. interessante la Chiesa di S.Maria di Costantinopoli. Due chiese parrocchiali omonime, l'una di rito greco, l'altra di rito latino. In via Fontana delle spose si può visitare il museo del costume albanese dove è raccolto parte del vestiario degli Albanesi d'Italia.

Civita - Çifti (CS)

Non lontano da Frascineto ed Ejanina troviamo Civita, paese posto su un altopiano a strapiombo sulle strettissime gole del fiume Raganello, definito giustamente uno dei paesaggi più belli della Calabria. Gli albanesi popolarono Civita intorno al 1468 il preesistente borgo medievale "Castrum Sancti Salvatoris, distrutto nel terremoto del 1456.

Il folclore di Civita è ricco di elementi religiosi e storici. Vale la pena assistere ai riti della Settimana Santa (Java e Madhe). Suggestive sono le "kalimere" (canti augurali in lingua albanese, che rievocano la passione e la morte di Cristo) e la cerimonia che si svolge all'alba della Domenica di Pasqua. Il Martedì di Pasqua, quando viene intrecciata la "vallja'; danza o ridda cadenzata eseguita con canti corali da giovani e meno giovani che rievocano le vittorie di Skanderbeg contro i turchi. La "vallja", guidata da due porta-bandiere nei punti estremi della fila, compie fantasiose evoluzioni e con improvvisi spostamenti avvolgenti imprigiona qualcuno che assiste al suo passaggio, meglio se lëtir (italiano), e la sua liberazione si ottiene dopo aver offerto (al bar) il proprio riscatto. La Madonna del Rosario e San Biagio sono i patroni del paese con messa celebrata secondo il rito greco-bizantino albanese. 

Marri - Allimarri (CS)

Marri è una frazione di S.Benedetto Ullano. Nella seconda metà del sec. XV venne popolato da Albanesi che oltrepassarono il fiume Argentino (lumi i Allimarrit).Importante la chiesa di San Salvatore in località Piano dei Rossi, realizzata nei caratteri tipici di recupero delle forme stilistiche bizantine.

San Demetrio Corone - Shën Mitri (CS)

Questa cittadina, da cui si ha la visione completa di tutta la piana di Sibari e della catena del Pollino, affacciata sul versante destro della bassa valle del Crati, è il più importante centro culturale delle colonie etniche d'Italia. E' stato costruito presso l'antico oratorio di Sant'Adriano, dove nel secolo X, S. Nilo di Rossano si era rifugiato a pregare, con dimora in una grotta di cui restano tutt'ora gli avanzi e dove continuò per secoli la vita monastica basiliana. S.Demetrio venne fondata nel 1471, da un gruppo di albanesi venuti a seguito del Duca Teodoro Lopes e aggiunse al proprio il nome di Corone, solo dopo la costituzione del Regno d'Italia, a ricordo di Corone, città greca della Morea nel Peloponneso, dalla quale emigrarono nel 1534 altri profughi. E sede del collegio italo.Qui si procede all'accensione di un grande falò (qeradonulla) davanti al sagrato della chiesa. Al momento dell'accensione si inneggia il canto greco "Kristos Anesti" (Cristo è risorto). Il 26 ottobre cade la festa del patrono, e per tre giorni si tiene la fiera. La tradizione vuole che il giorno della vigilia, dal portone principale della chiesa, esca il "cavallo di S.Demetrio" (kali Shèn Mitrit), sorretto alle spalle da due persone. E' realizzato in cartapesta e gira casa per casa, portando messaggi augurali e ricevendo in cambio danaro, vino o altro. Il mercoledi delle Ceneri, durante il carnevale, viene svolto il funerale di "zu Nikolla", un vecchio vestito di stracci con a seguito vari personaggi e donne in costume albanese. Subito dopo entrano in scena i diavoli (djelzit), coperti di pelle di capra.  Il secondo sabato del mese di agosto si svolge il Festival della Canzone Arhëreshe espressione canora degli italoalbanesi. Il Collegio incorpora la chiesa di Sant'Adriano, costruita verso il 955 da S Nilo che costituisce un raro esempio di architettura normanno-bizantina. A circa 1 km dalla chiesa di Sant'Adriano, sul ripido pendio presso il torrente di S. Elia, sorgono ancora gli avanzi di un piccolo santuario eremitico, noto come "Grotta di S. Nilo

Vena di Maida - Vina (CZ)

Vena è una frazione del comune di Maida in provincia di Catanzaro tuttora abitata dai discendenti di soldati albanesi. Perso da secoli il rito greco, rimangono gli splendidi costumi, simili a quelli di Caraffa che ancora vengono conservati da alcune famiglie anche se ormai poco usati