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Progetto A.R.A.: primo rapporto di ricognizione luglio/agosto 2004

Il seguente rapporto, portato avanti da CDS – Focus nell’ambito del progetto A.R.A., ha interessato le aree del territorio del Parco Nazionale del Pollino in provincia di Cosenza e le comunità dell’alto Tirreno e dell’alto Jonio in merito alle problematiche riguardanti il sistema idrico e fognario, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti ed, infine, gli incendi boschivi.

Il Parco Nazionale del Pollino, istituito nel 1990, è un’area protetta che si estende tra la Calabria e la Basilicata, su una superficie di 192.656 ettari. Il suo territorio è interamente montuoso, la cui cima più alta (2.267 m.) è rappresentata dalla Serra Dolcedorme. Alle cime calcaree si contrappongono versanti ricoperti da una fitta foresta temperata, composta da specie rare quali il pino coricato, l’elemento naturalistico peculiare del Parco.

L’area del Parco è divisa in due versanti: quello settentrionale, in Basilicata, rivolto verso la valle del fiume Sinni, e quello meridionale, in Calabria, che degrada verso la piana di Sibari.

La fauna comprende il lupo, il gatto selvatico, lo scoiattolo, il cinghiale, il tasso, l’istrice ed il driomio, oltre all’aquila reale, il corvo imperiale, il falco pellegrino ed il picchio nero.

La ricognizione ha coinvolto i Comuni di: Laino Castello, Civita, Mottafollone, Acquaformosa, San Donato di Ninea, Mongrassano, Laino Borgo, Malvisto, Sant’Agata di Esaro, Tarsia, Firmo, Frascineto, Lungo, San Lorenzo del Vallo, Mormanno, Fagnano Castello, Altomonte, Morano Calabro, Terranova da Sibari, Spezzano Albanese, San Marco Argentano, Roggiano Gravinia, Castrovillari, San Sosti, Cerreto, Rotonda.

La formazione di una rete tra le amministrazioni degli Enti Locali, le Associazioni ed altri Enti sul territorio (Ass. Ambientalista Il Riccio, Amici della terra, WWF, A.T.O., Ufficio di Igiene e Profilassi della Provincia di Cosenza, Corpo Forestale dello Stato di Rotonda) ha rappresentato la premessa dell’indagine. Si sono susseguiti incontri giornalieri con i vari rappresentanti istituzionali per la raccolta dei dati mediante l’utilizzo di schede. Nella maggior parte dei casi la collaborazione è stata fattiva. L’unica difficoltà è dipesa dal periodo estivo di svolgimento dell’indagine e dalla conseguente carenza di personale.

Area acqua

La riforma del settore idrico, avviata con la legge quadro sulla difesa del suolo, è stata completata nel 1994 con l’emanazione della legge di riorganizzazione dei servizi idrici (L. n. 36/94, cd. Legge Galli), che poggia sul concetto di equilibrio idrico e sui principi di salvaguardia ambientale ed efficienza economica. La legge nasce per razionalizzare il frammentato quadro normativo di settore, stabilendo alcuni principi generali. All’art. 1 si definiscono tutte le acque come risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà, nell’ottica del risparmio e del rinnovo delle risorse. L’art. 2 dà priorità all’uso per consumo umano dell’acqua ed il successivo art. 5 indica, più nello specifico, le modalità di risparmio idrico.

Una prima sostanziale innovazione introdotta dalla Legge Galli è rappresentata dalla separazione tra titolarità e gestione del servizio idrico: la prima resta in capo a Province e Comuni, che devono affidarne la gestione mediante gara d’appalto. Criticità di questo stato di cose è la possibilità che si instaurino comportamenti monopolistici da parte del gestore a danno della collettività. L’Amministrazione diviene, di conseguenza, luogo di tutela dei diritti dei consumatori, sia in merito alla qualità del servizio, che al suo prezzo.

Il superamento della frammentazione gestionale e la promozione di una crescita imprenditoriale richiedono l’individuazione di Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), all’interno dei quali pervenire ad una gestione unitaria ed integrata del ciclo idrico. La visione globale del servizio permetterebbe di sfruttare tutte le possibili sinergie, sia a livello generale, sia specifiche di settore.

Un terzo aspetto individuato dalla Legge Galli è rappresentato dalla nuova disciplina tariffaria, ispirata al principio della copertura dei costi di fornitura del servizio, determinati dagli Enti titolari del servizio. Il Ministero dei Lavori Pubblici, d’itesa con il Ministero dell’Ambiente, ha il compito di elaborare un metodo per la formazione di una tariffa di riferimento. Il metodo tariffario introduce a base della regolamentazione economica di settore il price-cap, un meccanismo che pone un limite agli incrementi tariffari attraverso l’abbattimento dei costi di funzionamento, consentendo interventi di miglioramento sulla qualità del servizio.

Ancora, la Legge, regolando la concessione del servizio, ridefinisce le competenze dei soggetti incaricati di regolamentare, controllare e gestire attività nel settore idrico.

Il processo di attuazione è stato travagliato, soprattutto riguardo le competenze regionali. Attualmente la normativa risulta approvata dalla maggior parte delle regioni ad eccezione di: Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Sicilia, Valle D’Aosta, Molise, Puglia e Trentino Alto Adige.

In merito alla ricognizione nel Parco Nazionale del Pollino, dalle schede raccolte emerge che i disservizi idrici esistenti coincidono in prevalenza con il periodo estivo, durante il quale si assiste ad un incremento della popolazione pari al 10-15%, e dipendono da infrastrutture dispersive e senescenti.

Area rifiuti

Il D.Lgs. n. 22/97 (cd. Legge Ronchi) costituisce la norma quadro di riferimento in materia di rifiuti e li classifica distinguendo tra rifiuti urbani (quelli domestici, quelli provenienti dallo spezzamento delle strade e spiagge, quelli vegetali, ecc…) e speciali (da attività agricole ed agro-industriali, da attività edilizia ed industriale, da lavorazioni artigianali, commerciali, sanitarie, da obsolescenza di macchinari, da recupero e smaltimento dei rifiuti e da potabilizzazione delle acque), e tra pericolosi e non pericolosi.

Il rapporto analizza le modalità di raccolta - cassonetti (per tutti i comuni tranne Mongrassano) o porta a porta (Mongrassano), la raccolta differenziata (effettuata dalla Pollino S.p.a., che dichiara percentuali oscillanti tra il 2% del comune di Civita con 1.200 abitanti al 30% del comune di Tarsia con 2.312 abitanti), la presenza di discariche abusive (solo pochi comuni ne ammettono l’esistenza sul proprio territorio), ed i piani tariffari nei comuni visitati.

Riguardo questi ultimi, la tariffa è suddivisa in una parte fissa, determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio rifiuti e comprensiva degli investimenti per le opere ed i relativi ammortamenti, ed in una parte variabile rapportata alla quantità di rifiuti prodotta.

In tutti i comuni monitorati sono emerse criticità legate alla gestione dei rifiuti (fattibilità della raccolta differenziata, lontananza dei punti di raccolta, tempi di raccolta, inadempienze dei gestori del servizio, influenza dei cambiamenti che sopraggiungono nel periodo estivo, mancanza di educazione della popolazione).

Area aria

Il numero annuo di incendi in Italia è passato dai 6.000 degli anni 60, ai 12.000 degli anni 80, ai 15.000 di oggi, corrispondenti a 42 incendi al giorno, quasi 2 all'ora, divenendo una vera calamità ed una emergenza ambientale.

Le minacce più gravi riguardano le regioni che hanno estati calde ed aride, forti venti, topografia accidentata e popolazione ad alta densità

La rapidità di intervento, legata alla tempestività dell’avvistamento ed alla sua rapida comunicazione, risulta determinante nell' opera di spegnimento di un incendio.  

La legge quadro nazionale n. 353 sugli incendi boschivi del 21 novembre 2000 assegna alle Regioni la maggior parte dei compiti in materia di lotta agli incendi boschivi.

Ad esclusione della gestione dei mezzi aerei nazionali, coordinata dal Dipartimento di Protezione Civile, tutto quanto riguarda la pianificazione, la prevenzione e la lotta attiva agli incendi boschivi è demandato alle Regioni.

Dai dati raccolti nei Comuni monitorati emerge che la quasi totalità degli incendi è di origine dolosa, con una piccola percentuale di accidentalità.

(in collaborazione con Chiara Castri Volontaria di Servizio Civile)