Piano Regionale degli Interventi e dei Servizi Sociali
L’ 11 gennaio 2005 la giunta regionale calabrese ha approvato il Piano Regionale degli Interventi e dei Servizi Sociali. Il piano è stato realizzato dalla Società Price Water House. Quattro anni dopo l’approvazione della Legge di riforma questo “parto” dichiara inevitabilmente tutte le connotazioni derivanti da questo ritardo.
Il linguaggio utilizzato e l’articolazione dei capitoli e dei paragrafi dice di una buona impostazione standardizzata e rende il piano della Regione Calabria simile al piano di una qualsiasi altra regione. Il campo della ricerca sociale ha indubbiamente fatto notevoli passi avanti in questi ultimi anni, comunque passi maggiori di quelli richiesti dall’attivazione di programmi partecipati. Il ricorso ad una società esterna, di chiara fama, dice tra l’altro quanto sia ancora lontano l’ascolto della società calabrese, dei suoi ricercatori e delle associazioni che vivono quotidianamente i bisogni e richiedono politiche locali. L’efficacia e l’efficienza di un sistema Calabria sono evidentemente ancora tutti da costruire.
La Calabria è una regione caratterizzata da un sistema geografico molto articolato, in cui convivono realtà molto differenti tra loro che spaziano dai paesaggi montuosi dalle temperature rigide, a quelli marini, dal clima più mite.
Su una superficie totale di 15.080 Kmq è presente una popolazione di circa 2.100.000.
La Calabria possiede una lunghezza complessiva di coste di ben 800 km che corrispondono al 10% del totale italiano, nonostante ciò il territorio calabrese è prevalentemente montuoso ed è distribuito tra la catena del Pollino, della Sila e delle Serre, che insieme formano il Parco Nazionale del Pollino. L’Aspromonte, divenuto Parco Nazionale nel 1994, costituisce l’ultima propaggine montuosa della penisola italiana, si estende per 78.500 ettari e comprende 36 Comuni.
La tipologia degli insediamenti urbani risente sia delle caratteristiche geomorfologiche del territorio che di quelle demografiche e produttive e, come ormai gran parte delle realtà italiane, non sfugge alla logica di fenomeni insediativi di raggruppamento e dispersione. In particolare, si nota una spiccata concentrazione urbana nei comuni costieri più grandi e un relativo spopolamento nei centri più piccoli dell’interno.
In alcuni di questi contesti si è registrato di recente un importante sviluppo socio-economico, cui sono seguiti significativi incrementi edilizi e, quindi, conseguenti crescite demografiche. Questa situazione, evidenziata sin dall’inizio degli anni 80, ha messo in moto nuove dinamiche all’interno della Regione.
I fenomeni più vistosi di sviluppo abitativo riguardano Reggio Calabria e l’area della Valle del Crati tra Cosenza e Rende, e sono riconducibili alle infrastrutture sorte intorno all’asse viario della Salerno – Reggio Calabria, con ripercussioni fino all’asse tra lo Ionio ed il Tirreno, da Catanzaro a Lamezia.
Di fronte ad un panorama tanto articolato, appare necessaria un’offerta di servizi ed interventi non standardizzata, ma flessibile e capace di aderire alle specifiche caratteristiche locali.
Nell’analisi del sistema sociale regionale, sono stati utilizzati dati Istat del 2001, o addirittura del 1999, quindi si è effettuata una macroanalisi globale sulla popolazione presente nelle province calabresi solo attraverso una lettura di dati, non supportata e completata da una analisi dei bisogni eseguita coinvolgendo le realtà del territorio quali: servizi sociali territoriali, ASL, terzo settore, volontariato ed altri enti di società civile.
La famiglia viene individuata come il cardine della solidarietà sociale e viene definita “punto di forza del sistema sociale del futuro” ma, in che modo e con quali strumenti la famiglia possa essere supportata non viene specificato; inoltre, non si tiene conto di tutte quelle altre condizioni di status sociali (singles, coppie di fatto, divorziati) che rappresentano comunque una grande parte della realtà che si sta analizzando.
In questo contesto, il basso tasso di divorzi rispetto al resto d’Italia viene esaltato come un peculiarità territoriale e viene interpretato come un indice di solidità (quasi morale), peccato che in questa visione non venga tenuto conto che la Calabria è una delle regioni più povere del mezzogiorno e che qui la disoccupazione femminile rappresenti un preoccupante problema sociale.
Il contributo del terzo settore viene riconosciuto unicamente riguardo alle cooperative sociali e alle associazioni di promozione sociale in qualità di enti erogatori di servizi di supporto per i servizi alla persona e per progetti di contrasto alla povertà estrema.
Per quanto riguarda il coinvolgimento del volontariato e la presenza attiva dell’associazionismo e di altre organizzazioni della società civile nel Piano Regionale non è previsto nessun tipo d’intervento.
Tutto l’aspetto di coinvolgimento del volontariato e del terzo settore previsto dalla L. n. 328/2000 non viene preso in considerazione, ma vengono previste, in modo molto generico, ipotesi di co-progettazione.
Questo rappresenta una grossa lacuna in un documento così importante, e dimostra come la presenza e il radicamento sul territorio delle diverse realtà del volontariato sia tenuta in scarsa considerazione.
La mostra-convegno Civitasmed nell’edizione 2004 e 2005 ha evidenziato come in tutte le province calabresi stia avvenendo un “risveglio” di alcune parti di società civile soprattutto in merito al difficile problema della legalità.
Comunque è ora possibile anche in Calabria avviare una fase sperimentale per l’applicazione della riforma, sperando che il ritardo accumulato non risulti ormai irreversibile.
Per un approfondimento forniamo di seguito l’indice per esteso del Piano Regionale degli Interventi e dei Servizi Sociali. Il testo integrale può essere consultato sul sito della Regione Calabria all’indirizzo www.regione.calabria.it
1 IL PIANO DELLA SVOLTA
1.1 Un nuovo scenario
1.2 I principi di riferimento
1.3 La nostra missione
1.4 I nostri obiettivi
1.5 Una panoramica sul Piano
2 – ANALISI DEL SISTEMA SOCIALE REGIONALE
2.1 Analisi della domanda
2.1.1 - La struttura demografica e le tendenze evolutive
2.1.2 - La popolazione anziana
2.1.3 - La famiglia
2.1.4 - Minori e giovani
2.1.5 - Povertà e disoccupazione
2.1.6 - Immigrazione
2.1.7 - Disabili
2.2 Analisi dell’offerta
3. LE PRIORITÀ DI INTERVENTO.
Priorità 1: Il Centro Regionale per l’Economia Sociale
Priorità 2: Il sistema informativo dei servizi sociali.
Priorità 3: Definizione dei requisiti e degli standard di accreditamento per le strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale
Priorità 4: La riforma delle IPAB
Priorità 5: Il segretariato sociale
Priorità 6: I giovani
Priorità 7: La famiglia
Priorità 8: I soggetti non autosufficienti
4. IL SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI.
4.1 L’assetto organizzativo del sistema
4.2 La gestione unitaria dei servizi
4.3 I Livelli Essenziali di Assistenza
4.3.1. La valorizzazione delle responsabilità familiari
4.3.2 Il rafforzamento dei diritti dei minori
4.3.3 Potenziamento degli interventi a contrasto della povertà
4.3.4 Il sostegno agli anziani
4.3.5 Il sostegno ai disabili
4.3.6 Prevenzione e contrasto alle dipendenze da droghe
4.5 La programmazione partecipata
Obiettivi del Piano di Zona
Contenuti del Piano di Zona
Processo di programmazione del Piano di Zona
Strategie per l’attuazione del Piano di Zona.
4.6 Integrazione con la politica sanitaria, dell’istruzione, della formazione e del lavoro
4.6.1 Integrazione sociosanitaria
4.6.2 Integrazione con le politiche della scuola, lavoro e formazione
4.7 La qualità del sistema sociale
4.7.1. Requisiti essenziali per le strutture assistenziali
4.7.2. Formazione professionale
4.7.3. La Carta dei Servizi Sociali
4.8 Rapporti tra enti locali e terzo settore
4.9 Il nuovo ruolo delle IPAB
4.10 Sistema Informativo dei Servizi Sociali (SISS)
5. IL FINANZIAMENTO DEL SISTEMA
5.1 Le risorse per il finanziamento delle politiche sociali