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Progetto l’IN.F.A. Economia  Sociale: uno strumento per l’accesso al mercato del lavoro e di promozione di inclusione sociale.

 

 

 

 

Il 27 giugno si è tenuto a Crotone il seminario l’IN.F.A. organizzato da CO.RI.S.S.

Con il seminario sullo sviluppo dell’economia sociale come strumento per l’inclusione socio-lavorativa delle persone in situazione di svantaggio e/o povertà, si prosegue il percorso intrapreso dal Progetto l’IN.F.A. (lavoro di comparazione tra PAN e Piani Sociali di Zona, nell’ambito di quanto previsto dalla L. n. 328/2000), che si propone di far conoscere la strategia europea per l’Inclusione Sociale al più vasto pubblico possibile, alle Istituzioni ed alla società organizzata.

Nella realtà crotonese, una delle regioni che risulta essere tra le più colpite dal fenomeno “povertà ed esclusione sociale” – come emerge da vari studi delle più grandi Organizzazioni di ricerca del Paese – il tema è stato affrontato in diverse occasioni. Sono emersi contributi e indicazioni di lavoro delle diverse Organizzazioni interessate, nonché una serie di interventi innovativi in collaborazione con l’Amministrazione Provinciale e le Organizzazioni del no-profit. Tra questi è utile ricordare: il Centro Servizi per l’Informazione e la Formazione del no-profit, che ha favorito lo sviluppo delle Organizzazioni di settore nel territorio della Provincia; i due Patti per il sociale (mis. 5.2.c del POR Calabria); la Ricerca sull’Esclusione Sociale e la Povertà.

Lo scopo è quello di comprendere quali sono gli obiettivi comuni da perseguire per l’Inclusione Sociale, quale possa essere il ruolo dell’economia sociale e quali gli strumenti per il suo sviluppo, per la creazione di nuova occupazione.

Anzitutto, i servizi alla collettività ed alla persona, che non solo rappresentano risposte concrete ai bisogni delle fasce deboli, ma prevedono un ricorso preponderante del fattore umano,  creando nuova occupazione ed inclusione socio-lavorativa.

Da questo punto di vista emerge la necessità che i Governi, a tutti i livelli, investano nel settore dell’economia sociale: basti pensare all’esperienza delle cooperative di tipo B, che pur rappresentando lo strumento per eccellenza di inclusione socio-lavorativa di persone svantaggiate in settori quali il turismo sociale, la gestione del patrimonio artistico, l’agricoltura biologica, ed un volano per lo sviluppo locale se ancorate alle Comunità Locali, hanno sofferto di attenzione e sostegno carenti da parte delle Istituzioni.

Nella realtà di Crotone è emersa la necessità di una forte azione di sensibilizzazione, sia a livello regionale che di Governo centrale, per una inversione di tendenza nel campo dell’Inclusione Sociale.

Dal punto di vista regionale l’istituzione di una Commissione Regionale di Indagine , per un Tavolo Permanente di Lavoro sui Temi della Povertà ed Esclusione Sociale, potrebbe rappresentare un punto di partenza importante per allargare l’indagine conoscitiva del fenomeno a tutto il territorio regionale, nonché realizzare un Piano di Azione Regionale e specifiche Azioni di Intervento nelle varie province.

Inoltre la previsione di un PAN regionale o, addirittura, provinciale e di un Fondo Regionale per l’inserimento di reddito minimo consentirebbe il totale utilizzo dei fondi stanziati a favore del territorio.

Da un punto di vista nazionale si possono analizzare i singoli strumenti di lotta ad Esclusione Sociale e Povertà avendo come riferimento un quadro più ampio quale quello dell’Unione Europea.

Strumenti di sostegno per lo sviluppo dell’Economia Sociale possono essere il microcredito per la piccola impresa ed il finanziamento per il singolo cittadino. Altra opportunità è rappresentata da Sviluppo Italia, proposta di Banca Etica, che consiste nella promozione e nel finanziamento di un pacchetto di progetti  a varie strutture associate. In questo senso il finanziamento etico si rivolge allo sviluppo di servizi per le fasce deboli, all’ampliamento di nuovi bacini di impiego, ai servizi socio-sanitari educativi, alla salvaguardia ambientale, alla lotta all’esclusione sociale, allo sviluppo locale.

Soprattutto in un territorio ad altissimo tasso di disoccupazione come la Calabria, nel quale si registra una forte difficoltà a tenere insieme la dimensione sociale e quella economica, il successo delle esperienze di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate dipende in massima parte dall’elaborazione della metodologia della mediazione al lavoro e, quindi, dal rapporto di fiducia su cui si deve basare l’intervento di inserimento. Occorre, quindi, prevedere una seria attività di accompagnamento all’inserimento attraverso attività che mirino a favorire la comprensione reciproca attraverso un approccio multidisciplinare, lo scambio di buone prassi operative, la creazione di reti tra ONG ed Autorità Locali, nonché la valorizzazione delle diversità in un percorso comune.

Nell’ambito del No-Profit, emerge continuamente la richiesta di servizi sempre più innovativi e professionali per i quali occorre la valorizzazione degli operatori da un punto di vista professionale ed etico; l’integrazione degli interventi del Welfare con quelli di Sviluppo Locale; l’ingresso di nuove professioni basate su motivazione e talento, individuando buone prassi da estendere alla società nel senso più ampio del termine.

In conclusione  ci troviamo in un momento storico in cui sussiste una contrapposizione tra chi interpreta i valori del neo-liberismo puntando allo sviluppo economico attraverso lo smantellamento dello Stato Sociale e chi, invece, lo considera una ricchezza per l’occupazione e lo sviluppo. Il PAN 2004 non dà indicazioni circa il sostegno allo sviluppo futuro, sebbene l’Economia Sociale rappresenti uno strumento importante di lotta alla Povertà e all’Esclusione Sociale, come fortemente emerso dalle riflessioni della giornata.