
Suoni e strumenti della tradizione calabrese
La Calabria ha una storia antica che affonda le proprie radici nella mitologia ed influenza le tradizioni e il folklore delle popolazioni autoctone.
Grazie ai vari popoli che hanno vissuto in questa estrema regione italiana, la Calabria e´ una regione ricca di tradizioni e riti legati alla religione ed alla cultura anche di epoche molto remote: dai fastosi riti nei centri di lingua albanese e grecanica, che ripropongono l'esodo che queste popolazioni hanno intrapreso nei secoli, a quelli austeri ed essenziali dei paesi montani.
Molte tradizioni sono legate alla religione, con riti, manifestazioni e rappresentazioni di grande richiamo popolare che vengono riproposti da secoli e che, in molti paesi sulla costa calabra, contemplano processioni religiose in mare.
Elemento caratteristico dei diversi riti tradizionali è la musica, che rivive, anch’essa, ogni volta tradizioni e influssi culturali antichi.
La danza tipica di questi luoghi è la tarantella, ballata al suono degli strumenti tradizionali.
La lira sembra sia arrivata in Calabria fra il IX e l'XI sec., a seguito delle invasioni bizantine,in un’area che costituisce una sorta di quadrilatero tra Vibo Valentia e Nicotera sul Tirreno, Locri e Gioiosa Ionica sullo Ionio. Lo strumento veniva usato, in passato, nelle più importanti occasioni di festa della collettività. La lira viene ricavata da un unico blocco di legno stagionato (ciliegio, sambuco, eucalipto, pioppo) su cui si incolla una tavola armonica, con forme che vanno dalla piriforme, al tipo a lancetta. La lira suona spesso in accoppiata con la chitarra battente, o in quartetto con fischiotti e tamburello.
La zampogna è uno strumento avente forma e parti animali, che si presta anche a significati magico-rituali, connessi alla vita agro-pastorale, nel cui ambito assume grande rilievo.
Lo strumento è diffuso in tutta l’area calabrese. Nelle feste la zampogna assolve a una duplice funzione sacra e profana attraverso due generi: la pastorale o processionale, che accompagna le processioni religiose a ritmi lenti, e la tarantella, veloce e ritmata, che accompagna il ballo.
Ne esistono quattro tipi: a chiave, (di accompagnamento); moderna, (solista); a paru, (solista); surdulina, (solista).
La ciaramella è un oboe popolare ad ancia doppia, ed è chiamata anche pigula, bifara, totarella e suona accompagnata dalla zampogna a chiave, con carattere spiccatamente solistico. Nel suo repertorio, oltre le classiche pastorali e tarantelle, sono entrati ultimamente anche altri temi popolari e melodie mutuate dalla musica leggera.
I legni usati sono preferibilmente erica, bosso, albicocco, e l'ulivo nell'area del Pollino.
Una delle espressioni più interessanti del panorama contemporaneo di musica tradizionale è rappresentata dai Phaleg, gruppo folkloristico che prende il nome dall’omonimo popolo, semisconosciuto ed errante, uno tra i primi ad abitare le coste calabresi. Nella loro carriera hanno esplorato diverse strade possibili per la musica etnica: dalla riproposizione del repertorio tradizionale, alla ricerca innovativa e la composizione di nuova musica con sonorità "moderne". Dall'incontro con l'orchestra e gli strumenti della musica classica, al teatro, all'energia della fusione con lo gnawa maghrebino.
In occasione della Seconda Edizione di Civitas Med, nell’ottobre scorso, i “Laboratori di educazione Attiva alla partecipazione solidale” con cui il C.E.S.V Lazio ha partecipato alla manifestazione, ed attraverso cui si è voluto far intrecciare metodologie comunicative e riflessone politica, due giovani musicisti del gruppo, Danilo Gatto e Antonio Critelli, hanno coinvolto ed interessato gli spettatori presenti con la loro espressione artistica. Un’introduzione teorica sulla fattura artigianale degli strumenti e dei materiali naturali utilizzati, ha dato la misura di quella che era una cultura incentrata sulla capacità manuale di produrre e sull’abilità di trovare in natura le materie prime necessarie.
Così dai semplici flauti, fischiotti e fischietti a cinque fori si e’ passati alle “sofisticate” zampogne di pelle d’agnello con serbatoio d’aria.
La spiegazione intervallata da interventi musicali, si è presto trasformata in un’esperienza di partecipazione attiva da parte di tutti gli spettatori che hanno così recepito perfettamente quello che era lo spirito dell’incontro: conoscere realtà diverse e farle proprie in maniera attiva.
La musica in quanto sistema simbolico, può essere un linguaggio attraverso il quale dare senso all’esperienza e al passato.
(in collaborazione con Chiara Castri Volontaria di Servizio Civile)