Welfare Society e Società civile: come promuovere un approccio partecipativo per rispondere ai reali bisogni delle popolazioni locali?

 

Dal Welfare State al Welfare Society. Un modello di crescita locale: Il Distretto autosostenibile dell’economia sociale

Obiettivo: il passaggio dal Welfare State al Welfare Society. Individuare un modello di welfare come distretto autosostenibile di sviluppo endogeno con elementi di sostenibilità.

Il Welfare State ha una rilevante presenza pubblica in settori importanti; si comincia ad usare questo termine dalla seconda guerra mondiale. Ma questo modello trova difficoltà a rispondere a tutti i bisogni, sia per motivi di quantità della domanda che di qualità della risorsa.

Il fallimento di questo modello dunque sta nell’impossibilità di dare una risposta adeguata a tutti, facendo rimaner una buona fetta di cittadini insoddisfatti.

Questo accade nelle democrazie moderne, dove le esigenze dell’elettore medio determinano la domanda, ma il welfare state non è in grado di soddisfare le richieste dei nuovi strati della società.

Oltre allo Stato, l’altra parte della gestione dei servizi è rappresentata dal Mercato, che non può soddisfare i bisogni perché c’è un gap troppo elevato tra chi gestisce i servizi e chi ne fruisce.

Secondo alcuni si deve rivedere la risposta ai bisogni comuni, attraverso una maggiore partecipazione delle organizzazioni sociali presenti nel territorio.

Dal 1990 in poi, il contributo al nuovo assetto del welfare state è stato dato dal Terzo Settore, l’economia sociale, cioè i soggetti privati che hanno a cuore il bene comune.

Il terzo settore riesce a coniugare economia e socialità: ad esempio in Italia ha raggiunto quota 2,7% del Pil Nazionale.

Il terzo settore diventa attore anche di sviluppo locale, creando situazioni di sviluppo anche a lungo periodo: questa è la grande sfida.

I settori di intervento sono diversificati e il terzo settore si inserisce in quei settori che restano disattesi dall’intervento dello stato, esempio cultura, assistenza sociale, ambiente, cooperazione etc..

Dal Welfare State al Welfare Society: quale modello di sviluppo vogliamo creare?

Si parla di sostenibilità, ma bisogna capire cosa vuol dire applicarla al welfare society.

E’ possibile creare momenti di crescita delle comunità locali in modo permanente?

Una proposta è il Distretto autosostenibile dell’economia sociale che scaturisce da un processo di partecipazione della popolazione locale per individuare buone pratiche per il benessere comune.

E’ un processo di risposta ai propri bisogni: partecipazione attiva permanente.

In questo passaggio cambia il rapporto Cittadino-Stato:

prima il cittadino eleggeva la classe dirigente che decideva l’intervento da fare per loro.

Il nuovo ruolo dell’Ente Pubblico è quello di promuovere la partecipazione della società civile perché solo questa può rispondere ai reali bisogni dei cittadini.

Alcune fasi del processo  devono partire dai riferimenti culturali radicati nella comunità locale e poi identificare i bisogni e le strategie condivise.

Si  deve andare verso un governo partecipativo, con dei Bilanci territoriali condivisi.

Si deve puntare ad una crescita integrale dei territori: un territorio che cresce in tutte le sue componenti, che possa cioè produrre uno sviluppo sostenibile e stabile nel tempo.

Dunque gli obiettivi del Distretto sono: la ridefinizione del ruolo dello Stato nella determinazione di un nuovo assetto dal basso di promozione delle realtà locali; l’analisi di come viene realizzata la risposta al bisogno: capire non solo gli esiti, ma anche il processo che li determina.