I Comitati Civici
“Vincere è possibile”è la frase, ripetuta mille volte alla manifestazione del 31 gennaio scorso, è il grido di gioia che i comitati hanno lanciato ai cittadini attivi impegnati sul fronte di lotta contro le privatizzazioni (ATO 3) come su altre emergenze ambientali in Campania.
Nata come giornata di mobilitazione e di lotta è diventata, dopo la revoca della delibera 7 del 23 novembre 2004, con cui l’assemblea dei sindaci dell’Ato 2 Napoli-Volturno si preparava a trasferire ai privati la gestione del Servizio Idrico Integrato (SII), avvenuta appena il giorno prima, si è trasformata da subito in «soddisfazione per il risultato raggiunto»
Si, dopo un anno e tre mesi circa di incontri, assemblee aperte con sindaci, consiglieri comunali e cittadini, incontri scontri nelle sezioni dei partiti soprattutto di sinistra il “popolo dell’acqua”, come enfaticamente qualcuno lo ha definito, ha festeggiato con Grillo, Zanotelli, Petrella e migliaia di cittadini in Piazza Dante un risultato che può contribuire a segnare un importante svolta nella gestione dei Beni Comuni non solo in Campania.
Gioia per i comitati che hanno maturato un’esperienza positiva di lotta dura ma anche di intelligenza politica capace di dialogare con rappresentati di partito, rappresentanti eletti nelle istituzione e cittadini comuni partendo dall’assunto che la difesa dell’acqua dalle mire della speculazione privata doveva e deve essere patrimonio di ognuno. Come ha detto un rappresentante dei comitati civici nella conferenza stampa, tenutasi presso la sede dell’Istituto Italiano degli Studi Filosofici, questa è «la vittoria di Nessuno contro il Polifemo politico campano».
Si annuncia il terremoto
Il 23 novembre 2004 la delibera 7 dell’Ato 2 cade come annuncio di nuovo terremoto in Campania. A fratturarsi non è la terra ma il già precario rapporto tra la popolazione e le istituzioni che governano i nostri territori.
La delibera che avrebbe dovuto dare il via alla privatizzazione del S.I.I. per 136 Comuni, di fatto espropria i cittadini del diritto di affermare l’inalienabilità del bene acqua e quindi la conseguente impossibilità di trattare la stessa come una merce profittevole per qualcuno.
La delibera n°7 viene approvata con il 54,52% delle quote, 2 voti contrari e 3 astenuti.
In essa si stabilisce all’art.1 di dar vita ad una società a capitale misto pubblico-privato partecipata per il 60% dall’Ente d’Ambito e per il 40% da privati da individuarsi mediante gara europea; all’art.4, oltre all’indicazione di un esiguo capitale iniziale di 500.000 €, si prevede una cessione del 9% entro il primo anno avendo riguardo agli operatori già presenti nell’Ato in possesso di adeguati requisiti , leggi Arin, C.t.l. Caserta, Eti(?) Ischia, quei famosi carrozzoni pubblici, di cui si sbandiera la necessaria liberazione, vengono fatti rientrare attraverso una via preferenziale. All’art. 5, si va oltre, svelando la vera natura di tutta la messa in scena: entro il 2° anno successivo l’Ato avvierà il procedimento di dismissione della propria partecipazione. Del resto il Consiglio di Amministrazione, ponendo all’attenzione dei votanti che l’ipotesi di una società a totale capitale privato “è stata indicata come la più valida dalla Regione Campania con atto di indirizzo n.772 SP del 25.06.2003”, invitava i presenti a decidere tra l'opzione privata e quella mista, dato che a detta loro la possibilità di gestione in house, che può avvenire solo in caso di società a totale capitale pubblico, non era giuridicamente praticabile.
L’inganno è palese, ed i sindaci, pochi per la verità che avrebbero voluto votare per la gestione in house sono stati messi a tacere a colpi di maggioranza.
Comincia il tam tam, le associazioni sensibili si riuniscono, alcuni partiti ne parlano con molta discrezione al loro interno, i cittadini si mobilitano, cercano nuove informazioni e le socializzano. Nascono i primi comitati, si scrivono i primi articoli che denunciano il misfatto, si organizzano i primi volantinaggi, mentre le assemblee pubbliche si moltiplicano nei quartieri e nelle città. Le diversità delle culture che si mobilitano amplificano nei più svariati modi la notizia, il terremoto si diffonde e alcuni politici iniziano a tremare.
La sorpresa è la più grande arma dei comitati civici.
Comitati nascono come funghi, infestanti qualsiasi sia luogo, qualsiasi dibattito. I colpevoli dell’inganno vengono additati, denunciati pubblicamente ma, e qui sta la cosa che li terrorizza, ogni volta sono persone diverse a farlo, il nemico non è individuabile, non è quantificabile. Nel periodo in cui i numeri non contano, gli aspetti qualitativi prevalgono e questo rende i comitati forti.
Nel frattempo si scopre che la Regione Campania, il 31/12/2004, va oltre approvando con delibera di Giunta una concessione ventennale alla Eni Acqua s.p.a., donandole in gestione i due principali acquedotti campani (…?), trascurando completamente l’o.d.g. approvato all’unanimità il 28/11/2004 in Consiglio Regionale, che impegnava “il Presidente e la Giunta Regionale della Campania, per quanto di loro competenza, a sostenere e mettere in campo tutte le iniziative affinché il servizio idrico integrato in Campania venga affidato “in house” o comunque a soggetti gestori a capitale interamente pubblico”.
Viene smascherato la vocazione liberalizzatrice che caratterizza la politica governativa regionale. La logica dell’emergenza (vera, presunta o creata ad arte che sia) continua a giocare il ruolo di un vero cavallo di Troia per penetrare coll’inganno nelle mura delle città della democrazia.
Sui due fronti dell’Ato2 e della Regione Campania si concentra una vera e propria vertenza acqua in Campania, diventata questione politica scottante.
Da un lato la pressione dei cittadini è sempre più alta; dalla loro parte combatte anche Alex Zanotelli, persona trasversalmente nota, e questo facilita di molto i meccanismi informativi e lubrifica i canali mediatici, solitamente meno fluidi, quando a mobilitarsi è semplicemente gente comune.
Dall’altro lato ci sono le vicende giuridiche aperte dai ricorrenti che mostrano, in tutta la loro complessità, le contraddizioni politiche sorte all’interno dello stesso ampio schieramento dei “privatizzatori”.
Il 2/2/2005 il CdA dell’Ato2 approva un atto che definisce l’interpretazione autentica dell’art.5: per recepire la richiesta della Iervolino si chiarisce che l’obbligo della dismissione delle quote pubbliche è da ritenersi non vincolante; questo è un punto importante in quanto allo stato, dopo un anno di mobilitazione, il gruppo politico che si compatta per mantenere in piedi il bando dice che l’unica cosa che può fare è cancellare l’art.5, ovvero semplicemente ciò che si erano impegnati a fare ormai quasi un anno fa, cosa che non soddisfa affatto i comitati.
All’Assemblea Ato2 del 7/2/2004 la mobilitazione è grande, fuori la sede della Provincia diverse decine di poliziotti schierati dietro le transenne disposte dinanzi S. Maria la Nova impediscono di accedere: si contratta, grazie alla mediazione di Zanotelli col presidente dell’Assemblea Iodice, e dopo un po’ i cittadini desiderosi di assistere e partecipare sono lasciati liberi di passare.
Ma l’Assemblea non viene costituita: manca il numero legale dei sindaci e delegati! I comitati chiedono comunque ai sindaci presenti di ascoltare le loro richieste. Si palesano le divergenze e si da forza al gruppo di sindaci in minoranza il 23 novmbre, insorgono contro l’evidente deficit di democrazia in cui si è sviluppata la questione fino a quel momento. Qualche giorno dopo si sa che la data ultima di consegna delle buste viene rinviata dal CdA, una pratica di distensione, il rinvio, che sarà reiterata più volte.
Intanto quattro tra delegati e sindaci ricorrono contro la delibera n°7, mentre i comitati danno vita a raccolte firme, incontri nelle strade e piazze, nei quartieri come nelle parrocchie. Dal massiccio lavoro di capillare informazione e sensibilizzazione scaturisce l’adesione all’opzione per una gestione completamente pubblica dell’acqua di Napoli Caserta e province da parte di esponenti del mondo del lavoro, universitario e della cultura, di donne ed uomini dello spettacolo e di fede. Diversi i vescovi del Casertano che si esprimono per un’acqua pubblica, il Vescovo di Caserta Nogaro in primis.
Contro il movimento che avanza i cavilli legali
Si moltiplicano le iniziative: anime dormienti sono risvegliate, arriva la seconda Assemblea del dopo terremoto, i sindaci sembrano spiazzati, non ci sono ancora indicazioni di scuderia ed all’ordine del giorno dell’Assemblea del 9/3/2005 c’è il ritiro della delibera. Tanti i cittadini accorsi, la sala della stazione marittima è stracolma, c’è il numero legale e viene data la possibilità anche ai comitati di intervenire in assemblea; alcuni sindaci denunciano l’inganno anche nei loro confronti, si sentono raggirati, nell’aria si respira il profumo della vittoria, il voto è palese e per chiamata nominativa: non c’è sindaco o delegato che voti contro il ritiro. A questo punto non restano che i cavilli della politica scaltra, quella dei più vicini ai livelli che comandano, alla politica degli interessi, che si accorgono che sta per passare un OdG che bloccherebbe i loro piani. Alla chetichella escono dall’aula facendo così mancare la maggioranza qualificata (50%+1 delle quote, non dei soli presenti) a sostegno della base decisione d’invertire la rotta. Così, mentre molti cittadini stavano già tornando a casa felici del fatto che almeno per una volta erano riusciti a far valere le proprie giuste ragione, si consumava l’ennesimo inganno, i pochi rimasti vanno su tutte le furie, la rabbia si trasforma in una mobilitazione senza sosta, con azioni diffuse e momenti corali forti, come la manifestazione del 24 giugno a Napoli e quella dell’8 settembre Caserta.
I mass media
Nel frattempo la trasmissione Report del 08/05/’05 fa da eco alla voce dei comitati, nel servizio si dicono poche ma importanti cose: la gestione in house giuridicamente si può fare, perché il sindaco di Torino la sta facendo e nessuno lo è andato ad arrestare, e udite udite, nella patria delle privatizzazioni, gli Stati Uniti, il sistema idrico è gestito dal governo, essendo troppo importante per la salubrità e l’incolumità la disponibilità al cittadino di un bene fondamentale qual è l’acqua. Viene da chiedersi: ma allora questo gruppo di estremisti che fanno solo battaglie ideologiche non sono poi così radicali o rivoluzionari che dir si voglia (su questo elemento vale la pena che i comitati riflettano).
Da quel giorno nessun’altra assemblea è stata tenuta in luoghi pubblici, la politica si ritira in Hotel privati dove i cittadini non possono più entrare, la motivazione è che i sindaci non sono veramente liberi di votare sotto la pressione psicologica creata dalla presenza della gente. Eppure è singolare che il loro stile di governo sia la pratica delle emergenze continue, alibi per ridurre il governo del territorio ad un pronto soccorso: in quel caso la pressione psicologica sulle persone coinvolte è il ritornello quotidiano.
Un nuovo rinvio
Con l’Assemblea di marzo viene di nuovo rinviata la data ultima di consegna delle buste, i comitati iniziano a pensare che in qualche modo la loro mobilitazione possa essere sfruttata a proprio vantaggio dagli attori direttamente interessati alla privatizzazione, che stia permettendo ad alcune aziende di meglio preparare la propria offerta, visto che nessuna busta fino ad allora e ancora oggi è stata consegnata / o addirittura ridefinire le condizioni dell’affidamento, ritenuto non profittevole a quelle attuali, e forse questa è una triste verità che ognuno di noi si tiene stretto in cuor suo.
I comitati ribadiscono compatti i punti fermi, il ritiro della delibera e la ripubblicizzazione dell’intero sistema idrico campano, e rilanciano l’approvazione di ordini del giorno da parte delle circoscrizioni e dei consigli comunali acché si pronunzino per una gestione in house del S.I.I.; stabiliscono un simbolo popolare per la loro battaglia: una bottiglia con la scritta “no alla privatizzazione dell’acqua” esposta fuori ad ogni balcone ed esercizio commerciale.
L’acqua l’elezione d’aprile ed il Presidente De Franciscis
Nella tornata elettorale di aprile per le regionali l’atteggiamento dei partiti si differenzia: taluni cavalcano l’onda del no alla privatizzazione, altri fingono che il problema non esista; per tutti bisogna vincere le elezioni. E così avviene, ma alcuni nuovi eletti cercano il modo di dare corso ai proclami. In particolare il neoeletto presidente della provincia di Caserta De Franciscis, preso dall’euforia della vittoria, mostra una grossa disponibilità al dialogo con i comitati. A lui viene consegnata direttamente dal Professor Lucarelli una disamina giuridica sui motivi d’illegittimità della delibera, sulla compiuta possibilità della gestione in house, ancora negata a quell’epoca, e sul “modello renano” che può costituire un possibile esempio di gestione pubblica. La vanità è forte e il nuovo arrivato fa scintille, si va verso una nuova assemblea: il 28/06/2005 si deve approvare il bilancio dell’Ato2 e per ottenere questo, che ha tra le poste in bilancio lo stanziamento di 300.000 euro per la costituenda società, si chiede collaborazione anche ai sindaci ribelli; quale contropartita si vota la formazione di un tavolo tecnico-politico che dovrà stabilire la possibilità di una gestione in house, voluto dalla Iervolino, da De Franciscis e Di Palma.
Il tavolo tecnico
A questo tavolo vengono invitati a partecipare anche i comitati, i quali paventando la trappola politica, dichiarano di non voler sedere al tavolo viste le poco chiare indicazioni dei compiti che esso dovrà svolgere. La scelta risulta quella giusta, anche il professore Lucarelli invitato a partecipare ai lavori, denuncia da subito le indicazioni politiche che sono state date ai tecnici e abbandona il tavolo dopo mezz’ora.
Le prime due righe della relazione finale prodotta evidenziano il retrostante dettato politico: “la delibera è stata legittimamente assunta dall’assemblea”. Mentre i comitati vanno ripetendo da tempo che l’illegittimità della delibera del 23/11 è sia politica (in quanto molti sindaci e loro delegati furono malamente informati, o per niente informati su quello che stava avvenendo, configurando un vero e proprio falso ideologico) sia giuridica (in quanto adottata in violazione delle più recenti evoluzioni del diritto e della giurisprudenza europea, in contrasto con il diritto interno successivo alla riforma costituzionale del 2001, ma anche all'art.42 del D.Lgs n.267/2000, che fa rientrare nella competenza dei rispettivi consigli comunali gli atti inerenti l'adesione del Comune alle ipotesi societarie prospettate ed al perfezionamento delle convenzioni di cui all'art. 30 del medesimo decreto legislativo).
Ad ogni modo, i tecnici del tavolo non possono arrivare a negare l’evidenza, e quindi nel corpo documento, alla fine, ammettono l’assoluta legittimità giuridica della gestione in house. Questo risultato sembrerebbe misero, ma vale la pena di considerare che tra i tecnici del tavolo firmatari del documento figura lo stesso sindaco di Piedimonte Matese, avv. Sarro, che con ben 16 deleghe, riguardanti alcuni tra i comuni a più alto tasso di mafiosità del casertano, ha contribuito con la maggior quota all’approvazione della delibera (4,78), e per di più è tra i promotori della stessa facendo parte del CdA dell’Ato2.
Ma i politici che contano richiamano all’ordine i colonnelli, così due giorni prima del rilascio ufficiale del documento viene allontanato dal tavolo, con motivazioni a dir poco pretestuose, l’avvocato Angelone, membro del tavolo con una posizione vicina a quella dei comitati, in quanto estensore dell’appello al Consiglio di Stato per quattro ricorrenti che nel frattempo si erano visti rigettare il ricorso dal tar di Napoli per l’annullamento della delibera n°7 del 23/11/04.
Ancora un passo avanti
Ad ogni modo, con la pubblicizzazione del documento, cade la principale motivazione addotta alla mancata votazione di una gestione in house, vale a dire la pretesa impossibilità giuridica della gestione in house per l’Ato2.
Rimangono in piedi due altre motivazioni: la necessità di dar luogo in tempi stretti alla formazione della società affinché non vadano persi i finanziamenti europei per le infrastrutture, e la paventata impossibilità di mettere d’accordo i 136 sindaci dell’Ato2 per creare una società pubblica senza dar luogo all’ennesimo carrozzone clientelare.
Obiezioni tanto generiche quanto banali, che cadono facilmente: alla prima i comitati rispondono che rimarranno inascoltate le sirene sui paventati pericoli di perdita dei fondi comunitari, in quanto l’azione spontanea dei comitati si basa sul presupposto che l’acqua è un diritto inalienabile e che quindi la sua gestione non può certamente essere contrattata in cambio di fondi comunitari. I ritardi nella determinazione delle necessarie scelte attiene alla responsabilità degli amministratori, per cui nel caso i fondi fossero persi, il comitato affiancherà alla riaffermazione della gestione pubblica la richiesta di dimissioni di tutti quei politici ed amministratori rivelatisi incapaci alla programmazione territoriale.
La seconda va da sé: chi per anni ha dato luogo a società pubbliche caratterizzate da corruttele e clientelismi, denunciando questo non denuncia altri che sé stesso, quindi, ancora una volta, l’unica cosa giusta da fare sarebbe dimettersi.
Napoli e Caserta rispondono alle manovre dilatorie dei privatizzatori
L’azione dei comitati, dopo la risposta unitaria al contrattacco, continua sui territori e palesa sempre più la frattura tra la politica che decide, quella del palazzo di pasoliniana memoria, e la politica dei luoghi quella che vive fra la gente. Infatti diverse circoscrizioni, ad oggi 13 delle 21 del Comune di Napoli, votano all’unanimità l’OdG proposto dai comitati pronunciandosi per il ritiro della delibera del 23/11/2004 e la ripubblicizzazione dell’intero S.I.I. Lo stesso fanno alcuni Consigli Comunali: quelli di Piedimonte Matese, Pastorano, Camigliano, Caserta, Valle Agricola, Casagiove, Ailano.
Intanto il Tar di Napoli si pronuncia positivamente in merito ai ricorsi nei confronti della delibera regionale del 31/12/2004 che assegnava la captazione e l’adduzione a Eni Acqua campani s.p.a.,.
I privatizzatori tentano di correre ai ripari, compattandosi sulla posizione misto pubblico-privato. Partono insistenti le telefonate e gli abboccamenti con i sindaci, si dispensano promozioni ai più fedeli e minacciano punizioni per i ribelli, si parlamenta con i sindaci dissidenti della propria parte, ribadendo che in fondo ciò che conta è che si vincano le prossime elezioni.
Un clima che si legge chiaramente nell’ultima Assemblea dell’Ato2 del 28/10/2005: la Iervolino chiede pubblicamente un ulteriore rinvio, e nonostante all’OdG, su richiesta di un gruppo di sindaci dell’assemblea, capitanati dal sindaco di Marano, compaia anche il ritiro della delibera questo non viene posto neanche in discussione. L’assemblea viene chiusa con un rinvio dell’apertura delle buste al 31 Gennaio 2006.
Non si capisce a qual fine. A detta del presidente dell’assemblea dell’Ato2 Iodice, infatti, il tavolo ha compiutamente concluso i suoi lavori e non è utile uno studio sulle situazioni patrimoniali e finanziarie dei comuni e delle società pubbliche per verificare quali sono le possibilità di ciascuno e quali le possibili soluzioni per una gestione completamente pubblica.
La notte bianca
La serata della “rinascita partenopea”: cercano di mostrare la bella faccia di Napoli e nascondere la mondezza sotto il tappeto. L’evento della Notte Bianca risulta un grande capitombolo e, troppo presa da altre faccende, l’organizzazione si fa lo sgambetto da sola, soprattutto sul fronte della vertenza acqua. Grazie all’accordo con diversi artisti che si esibiscono durante la notte il tentativo manigoldo di privatizzare l’acqua viene alla ribalta in molte piazze di Napoli, oltre ad essere espressamente denunciato in un manifesto affisso ai lati delle affollatissime strade. Per lo spettacolo di apertura viene invitato Beppe Grillo, carissimo amico di Zanotelli, già sensibilizzato sulla questione durante gli spettacoli del suo tour tenuti a Napoli, che nel frattempo conta in città un seguito di più di 300 “amici”, i membri della community promossa tramite internet dal noto comico. Il caos impazza durante la serata, gli organizzatori non reggono lo stress e vietano la lettura di qualsiasi comunicato, nelle altre piazze risulta facile ma nel retropalco di Piazza Dante va l’organizzatore dell’evento in persona a parlare con Beppe Grillo e Zanotelli: questa lettura non sa da fare, dice il bravo. Zanotelli è indignato, ma accetta la decisione confortato dal fatto che Grillo gli assicura che sarà lui stesso a fare un passaggio durante lo spettacolo, ma la prematura chiusura dello stesso per problemi di ordine pubblico non glielo permette: la censura è di fatto consumata.
La rottura del silenzio stampa
Così il dibattito che segue, uno spettacolo dedicato all’acqua diviene quasi il contro-evento di chiusura della lunga notte, nonostante la sede defilata che gli viene riservata dagli organizzatori della notte.
Nei giorni seguenti articoli su tutti i quotidiani regionali e nazionali, non mancano i servizi nei telegiornali ed anche Celentano invita Zanotelli nella sua trasmissione; la notizia fa scalpore e molti cercano di strumentalizzarla, ciò impaurisce la classe dirigente napoletana che è costretta ad uscire allo scoperto. La mummia politica, che aveva mantenuto un completo silenzio pubblico intorno alla vicenda, è ora costretto a parlare e lo fa tramite l’assessore regionale Luigi Nocera, con delega sul ciclo integrato delle acque; ma questo non è abbastanza, né sono sufficienti le copiose esternazioni sul suo blog: Bassolino sa che ora bisogna adoperarsi per disgregare il fronte compatto dell’avversario, i comitati sono troppo uniti e la loro presenza sui territori è capillare, il divide et impera è il classico paradigma dell’attacco messo in campo. Gli articoli sulla stampa e nella rete, a firma di varie professionalità che orbitano nel microcosmo delle consulenze, spiegano perché la migliore soluzione è il misto pubblico-privato, alcuni imbonitori assurgono al ruolo di paladini del pubblico perché dichiarano di essere loro che ripubblicizzano un’acqua già privata. I comitati sono preparati e, con gli spazi concessi dai grandi media, rispondono colpo su colpo. È evidente che i nostri colpi affondano più dei loro, la gente per strada la vedi e la senti, e la sentano pure loro: sta dalla nostra parte.
Il piano B
Bassolino dichiara di accettare la richiesta di un incontro avanzata molti mesi prima.
Certo questa sembra un’utile opportunità per molti, un segnale d’apertura al dialogo, ma la tattica della carota risuona nelle menti di molte persone all’interno dei comitati.
La discussione in argomento rapidamente si polarizza: incontro si/incontro no. La mossa del Presidente ha ottenuto un primo risultato: ha distratto i comitati, per un po’ di tempo li ha tenuti stretti nelle loro discussioni interne, ma la volontà di spaccare il comitato non si trasforma in realtà: la resistenza alla frantumazione è uno dei maggiori meriti di questi comitati, questa è stata indubbiamente una delle prove più dure.
La dialettica interna è anche aspra, a tratti ruvida, rinfocolata daattacchi personali su cui soffia il vento della calunnia di qualche provocatore, ma i comitati non perdono mai l’unità su quelli che da sempre sono i suoi punti fermi:
1. la revoca della delibera n°7 del 23 Novembre 2004;
2. la scelta di una gestione pubblica e solidale delle risorse idriche in tutta la regione.
3. il prosieguo di un percorso unitario, condiviso e soprattutto partecipato per la costituzione del gestore unico del S.I.I. affidato in house.
La scelta di proseguire un percorso unitario in tale direzione, senza meccanismi di delega né di esclusione, viene ribadita alla città in una partecipata assemblea pubblica il 14 novembre u.s. nella sala S. Chiara.
La posizione politica che passa nel coordinamento dei comitati è: nessuno incontro sereno, che avvii una buona pratica di governo partecipato dell’acqua, potrà mai avvenire fino a quando la gara per la ricerca del socio privato è ancora attiva. Non ci si può confrontare se per gli amministratori la clessidra delle scadenze continua a cadenzare il tempo, noi non vogliamo dare nuova linfa alla politica delle emergenze.
I fatti hanno dato ragione al coordinamento dei comitati di Napoli e Caserta.