I Rifiuti nella Regione Lazio: dove stiamo andando?
“Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d’ieri che s’ammucchiano sulle spazzature dell’altroieri e di tutti i giorni e anni e lustri”.
(Italo Calvino –Le città invisibili )
Nel 2002 il Governo ha deliberato la necessità di una gestione commissariale dei rifiuti nelle province di Rieti, Viterbo, Latina e Frosinone, dopo che la stessa decisione era stata presa in occasione del Giubileo del 2000 per la provincia di Roma. La giunta regionale si trova così a gestire quella che viene definita “l’emergenza rifiuti”.
Il Decreto “Ronchi”, recependo direttive europee, impone una precisa gerarchia nella gestione dei rifiuti: riduzione all’origine, riuso e riciclo, recupero energetico, passaggi che devono essere tutti concretizzati pienamente prima di procedere alla realizzazione di impianti di incenerimento.
Il dettato normativo non può dirsi essere stato rispettato dalle Amministrazioni regionali che si sono succedute.
Basti pensare agli oltre due milioni e settecentomila tonnellate l'anno di rifiuti portati in discarica, il 91,9% del totale, il maggiore quantitativo su scala regionale in assoluto in Italia ed alla raccolta differenziata ferma all'8,1%.
Queste le cifre che dimostrano l’inadeguatezza della politica di gestione dei rifiuti nel Lazio. Ancor più grave e' che sulla crescita della produzione dei rifiuti, non vertiginosa come previsto, si è basata la necessità di ben 7 termovalorizzatori.
In questo contesto di erronea previsione si inseriscono i due progetti approvati nell'area di Malagrotta: il primo prevede un ulteriore allargamento della discarica. Il secondo la realizzazione di un gassificatore per il trattamento di oltre 180.000 tonnellate l'anno, tecnologia, questa, non adeguatamente sperimentata su quantitativi tanto ingenti, e sulla quale le istituzioni non hanno potuto esprimere un parere comune. Da questo punto di vista Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, si è espresso contro l’ampliamento delle discariche che favorisce anche per fare fronte all'aumento di quelle abusive e quindi alla infiltrazione della criminalità organizzata.
Già nel 2005 era stata presentata una petizione popolare contro gli inceneritori da parte della Rete Regionale Rifiuti del Lazio, espressione di varie organizzazioni della società civile, per una moratoria della costruzione di inceneritori e alla implementazione di tutta l'impiantistica necessaria alla raccolta differenziata.
D’altro canto la Provincia di Roma svolge un’azione di coordinamento e impulso a favore di una raccolta differenziata dei rifiuti che porti anche il nostro territorio agli importanti livelli di sostenibilità ambientale che sono richiesti dalle Direttive Europee e dalle leggi nazionali.
Tuttavia abbiamo parlato di una percentuale di raccolta differenziata dell’8,1% su un campione di 316 Comuni della regione. La media nazionale è del 21,5%. Secondo una ricerca condotta da Conf-servizi Lazio per Federambiente, Anci Lazio e Lega Autonomie Lazio, emergerebbe che per risolvere il problema dei rifiuti basterebbero due nuovi impianti nella provincia di Roma, uno in quella di Latina, e uno tra Rieti e Viterbo. Ma, secondo il Vice Presidente della Provincia Rosa Rinaldi, sarebbe opportuno, al contrario, pensare al potenziamento della raccolta differenziata.
Esempio concreto della drammaticità della situazione laziale è rappresentato dallo stato attuale della Valle del Sacco, attraversata dal fiume Sacco, che negli anni è stato recettore di ogni genere di inquinamento industriale, restituito, nel tempo, in tutta la valle fino ad arrivare all’esplosiva vicenda del ritrovamento di betaesaclorocicloesano nel latte prodotto da alcune aziende di Gavignano. Le conseguenze sono state il blocco dell’uso dei foraggi dell’area, il divieto di produrre latte e carne fino ad arrivare alla dichiarazione, da parte del governo, dello stato di emergenza socio-economico- ambientale nella Valle del Sacco fino al 30 aprile 2006 per i comuni di Colleferro, Segni e Gavignano in provincia di Roma, e per i comuni di Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Morolo e Supino in provincia di Frosinone. Siamo in attesa del nuovo Piano Rifiuti da parte della Regione.