Giornata mondiale del rifugiato 2011

20/06/2011 di Redazione
Giornata mondiale del rifugiato 2011

Oggi, 20 giugno, è la Giornata Mondiale del Rifugiato, data che quest'anno è resa ancora più significativa dalla coincidenza con il sessantesimo anniversario della Convenzione di Ginevra. Nell'occasione in cui la comunità internazionale dovrebbe riaffermare il proprio impegno per la tutela dei diritti di quelle persone che sono costrette a lasciare i propri Paesi e rischiare la vita per sfuggire da persecuzioni e conflitti, i governi sembrano invece indifferenti ai 43,7 milioni di profughi che ci sono oggi nel mondo, come rivela il recentissimo rapporto dell'UNHCR (Global Trends 2010). In particolare, quelli della "fortezza Europa" ignorano completamente le oltre 1.800 persone (dati Fortress Europe) morte nel Mediterraneo dall'inizio dell'anno. Gli Stati dell'Unione Europea, infatti, di fronte all'arrivo di coloro che, dall'Africa del Nord e dal Medio Oriente, chiedono diritti e libertà, sembrano dimenticare le responsabilità che vengono loro dal diritto internazionale, applicando politiche migratorie che si ispirano solo a sentimenti di paura e di chiusura.

In questo contesto, la posizione italiana risulta addirittura peggiore. Il nostro Paese continua a non avere un legge organica sul diritto d'asilo, ma solo norme parziali e, peraltro, completamente estranee agli standard previsti dal sistema di protezione internazionale dei richiedenti asilo e dei migranti. Si continua solo a diffondere nell'opinione pubblica la convinzione della pericolosità sociale di coloro che arrivano sulle nostre coste e del carattere straordinario ed emergenziale dei recenti sbarchi a Lampedusa.

L'ultimo grave attacco ai diritti dei migranti viene dal decreto legge approvato il 16 giugno dal Consiglio dei ministri e che consente il trattenimento nei CIE fino a 18 mesi (rispetto agli attuali 6), ripristina le espulsioni dirette per coloro che sono privi di documenti e introduce la possibilità di allontanamento coattivo anche per i cittadini comunitari.

All'indomani dell'importantissima vittoria della società civile e della democrazia rappresentata dallo schiacciante successo dei sì al referendum, le complicazioni dei rapporti all'interno della maggioranza vengono placate con decisioni prese sulla pelle dei migranti. Sono loro, in sostanza, a pagare il prezzo più alto di una crisi di governo che si trascina da mesi. Gli equilibri interni di partito e la sopravvivenza stessa della maggioranza, infatti, sono per l'esecutivo più importanti dei diritti fondamentali, come ha dimostrato ieri Pontida. La già discutibile detenzione fino a 6 mesi nei CIE prevista dal pacchetto sicurezza, a cui si aggiunge il grave ritardo dell'Italia nel recepire la Direttiva rimpatri (il cui termine per il recepimento è scaduto lo scorso dicembre), è ulteriormente aggravata dall'ultima introduzione di misure fortemente lesive dei diritti dei migranti. Di fronte alle profonde responsabilità dell'Italia, e dell'Europa tutta, per le troppe numerose morti nel Mediterraneo di quanti fuggono da evidenti situazioni di grave crisi, il governo prosegue nella direzione opposta con l'annuncio di un decreto legge che sembra allontanarsi ancora di più dalle garanzie previste dalla direttiva 115/2008/CE.

A ciò si aggiunga l'accordo che il nostro ministro degli Esteri Frattini sta concludendo con il Consiglio nazionale transitorio libico, per contrastare il flusso di migranti irregolari. Dopo la contraddittoria e ipocrita denuncia delle violazioni dei diritti umani e degli attacchi ai civili perpetrate dal regime di Gheddafi, il governo cerca un nuovo interlocutore per portare avanti la propria politica di contrasto all'immigrazione, ignorando uno dei principi fondamentali del diritto internazionale, quello del non refoulement.

I recenti provvedimenti del governo sono solo l'ultima espressione di un gravissimo atteggiamento razzista e profondamente lesivo dei diritti dei migranti, atteggiamento di fronte al quale proviamo orrore e che, in una giornata come questa, è indispensabile denunciare, considerato anche lo scarso rilievo dato alla notizia dai principali quotidiani. Il fatto che l'approvazione di un decreto del genere passi sotto tono ci indigna forse ancora di più della notizia di per sé. La disinformazione e l'apatia in cui si trova parte dell'opinione pubblica sono causate proprio da un sistema informativo che deve liberarsi dalla condiscendenza al razzismo, soprattutto quando è istituzionale.

Per questo, noi di FOCUS-Casa dei Diritti Sociali abbiamo deciso di dare alla primavera mediterranea dei diritti umani e ai diritti dei migranti l'importanza e lo spazio di riflessione che meritano, con una serie di manifestazioni partite il 10 giugno e che si concluderanno il 27 a Gaeta.