Newsletter di informazione di FOCUS- Casa dei Diritti Sociali

Anno 4 del 28 luglio 2011

28/07/2011 di Redazione
Newsletter di informazione di FOCUS- Casa dei Diritti Sociali

Il 5 per mille a Focus- Casa dei Diritti Sociali
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Primo piano
Consulta, anche i migranti senza permesso di soggiorno possono sposarsi
Roma 26 Luglio 2011La sentenza della Corte costutuzionale che ha dichiarato parzialmente illegale l'articolo 116 del codice civile
La condizione di migrante senza permesso di soggiorno non può essere di per sé un ostacolo alla celebrazione delle nozze con un cittadino o una cittadina italiana: lo ha stabilito la Corte costituzionale che ha dichiarato la parziale illegittimità dell'articolo 116, primo comma, del codice civile, che richiede, per la celebrazione del matrimonio, un regolare documento di soggiorno. Il testo era emerso dal «pacchetto sicurezza» del 1994 e modificato in senso restrittivo nel 2009, lì dove è scritto che un cittadino non comunitario che voglia contrarre matrimonio in Italia deve presentare all'ufficiale di Stato civile anche «un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano».
La questione di legittimità costituzionale è stata sollevata dal Tribunale di Catania, al quale si sono rivolti un' italiana e un marocchino. Il 27 luglio del 2009 la coppia aveva presentato richiesta per le pubblicazioni allegando la documentazione prevista dall' articolo 116 del codice civile. Ma la norma era stata modificata qualche giorno prima, il 15 luglio e il 31 agosto, dopo che i due avevano chiesto la celebrazione delle nozze. L' ufficiale di Stato civile  aveva respinto la richiesta perché tra i documenti mancava il permesso di soggiorno del cittadino marocchino. I giudici catanesi hanno avanzato il dubbio che l' articolo 116 potesse contrastare con tutta una serie di principi costituzionali a partire da quello di uguaglianza. E quindi, con un' ordinanza, hanno dichiarato rilevante e non manifestamente infondata la questione e chiesto alla Consulta di esprimersi. I giudici costituzionali hanno condiviso le perplessità respingendo le argomentazioni dell' avvocatura dello Stato, che invece difendeva la norma sostenendo che era stata pensata per evitare i matrimoni di comodo. Così, riprendendo un recente pronunciamento della Corte europea e l'articolo 12 della Convenzione, la Consulta ha risposto alla richiesta della coppia italo-marocchina che ha contestato il rifiuto a celebrare il  matrimonio, annullando «la previsione di una generale preclusione alla celebrazione delle nozze» su nubendi irregolarmente in territorio italiano. Per la Corte, infatti, la «condizione giuridica dello straniero non deve essere considerata come causa ammissibile di trattamenti diversificati e peggiorativi». Insomma, la condizione di migrante senza permesso di soggiorno non può essere di per sé un ostacolo alle nozze. Anche perché, dicono i giudici costituzionali, è «evidente che la limitazione al diritto dello straniero a contrarre matrimonio nel nostro Paese si traduce anche in una compressione del corrispondente diritto del cittadino o della cittadina italiana che tale diritto intende esercitare». Secondo la Consulta, infatti, esistono altre norme nel nostro ordinamento che evitano i matrimoni di comodo, mentre è contro la Costituzione un trattamento discriminante verso il cittadino straniero riguardo ad un suo diritto individuale.

LasciateCIEntrare: una campagna contro il silenzio imposto sui CIE e sui CARA
Roma 26 Luglio 2011
Nella giornata di lunedì, al grido di "LasciateCIEntrare", decine e decine di giornalisti italiani e stranieri hanno manifestato in tutta Italia per rivendicare il diritto di entrare nei CIE (centri identificazione ed espulsione) e nei CARA (Centri accoglienza per i richiedenti asilo), vietato da una circolare del ministro dell'Interno Maroni (n. 1305 del 1 aprile 2011).
I primi a rivendicare trasparenza sono stati la Federazione della stampa e l'Ordine dei giornalisti, ma le proteste hanno visto la partecipazione anche di tanti semplici cittadini e di rappresentanti di movimenti e associazioni, oltre ai parlamentari di Pd, Idv, Radicali, Udc e Fli.
I Centri presidiati sono stati quelli di: Roma, Bologna, Modena, Gradisca, Torino, Milano, Bari, Cagliari, Santa Maria Capua Vetere, Trapani, Catania, Lampedusa, Porto Empedocle.
CIE e CARA, sono da tempo Off-Limits per l'informazione, cioè luoghi interdetti alla società civile e in cui soltanto alcune organizzazioni umanitarie arbitrariamente scelte riescono ad entrare. Ma - segnala l'appello della manifestazione - la circolare del Ministro dell'interno, la n. 1305 emanata il 1 aprile 2011, ha reso ancora più inaccessibili tali luoghi, fino a data da destinarsi, in nome dell'emergenza nordafricana. Giornalisti, sindacati, esponenti di associazionismo antirazzista umanitario, nazionale e internazionale, presenti nel territorio in cui sono ubicati, sono considerati secondo detta circolare 'un intralcio' all'operato degli enti gestori e per questo tenuti fuori.
Tutto questo si traduce di fatto in una sospensione del diritto-dovere di informazione che si va ad aggiungere alle tante violazioni già riscontrate in questi centri. Non potendo entrare diviene legittimo pensare che in essi si determinino condizioni di vita inaccettabili e ripetute violazione dei diritti. Le poche fonti reperibili di notizie diventano i video, registrati da cellulari e dagli stessi migranti trattenuti nei centri, le lettere che riescono a partire dall'interno, le telefonate e le testimonianze rese da chi esce o fugge, e quanto arriva non è certo dimostrazione di trattamento rispettoso dei diritti umani.
Proprio nei giorni scorsi Fortress Europe ha reso note le foto delle violenze subite da una giovane tunisina reclusa nel CIE di Roma, a Ponte Galeria, che mostra gli evidenti segni di percosse e manganellate sulla schiena e sul braccio. I fatti risalgono agli inizi di giugno e Fortress Europe - che ha ricevuto le foto da una fonte anonima - le pubblica soltanto adesso perché nel frattempo la ragazza è stata rimessa in libertà e non rischia ritorsioni.
L'agenzia Redattore Sociale, l'Osservatorio Migranti Basilicata e varie reti di sostegno alla cittadinanza dei migranti hanno ancora recentemente segnalato i numerosi episodi di violenza che ogni giorno si verificano nei vari centri in tutta Italia. Stando alle testimonianze dirette, i reclusi in diversi CIE verrebbero legati con lo scotch "come polli" e alle ragazze verrebbero fatte iniezioni di tranquillizzanti, mentre diversi reclusi, nel tentativo di non essere rimpatriati, usano lamette da rasoio per procurarsi tagli e ferite e essere così ricoverati al Pronto soccorso.
Scappare per la democrazia e per la libertà e trovarsi in una gabbia senza via di scampo, privi di ogni diritto o tutela, produce ribellione, quando non autolesionismo e tentativi di suicidio.
Rivolte e proteste, spesso agite contro grate, cancelli, sbarre, o con gli incendi di materassi e lenzuola, sono l'unico modo che i detenuti hanno per affermare il rifiuto ad un intero assetto normativo di controllo e repressione che li esclude dalla speranza di una vita che chiede di essere dignitosa.
Non devono essere denunciati, ma essere messi nella condizione di poter comunicare la propria disperazione, di denunciare la propria condizione, di raccontare le loro storie. Oggi, dato il divieto imposto ai giornalisti con la circolare n. 1305 del 1 aprile 2011 del governo, ai migranti non è garantito nemmeno questo diritto.
Le associazioni promotrici della manifestazione hanno poi evidenziano come il prolungamento votato nei giorni scorsi dal parlamento, che consente di trattenere le persone non identificate nei Cie fino a 18 mesi, aumenta il disagio e la sofferenza in cui si ritrovano persone che non hanno commesso alcun reato.

A Sessa Aurunca il "Meeting della solidarietà e dell'impegno civile 2011"
Si è svolto dal 22 al 24 luglio a Sessa Aurunca il "Meeting della solidarietà e dell'impegno civile", un incontro tra associazioni di volontariato e cittadinanza attiva. L'iniziativa è stata promossa dal CSV Asso.Vo.Ce della provincia di Caserta in partenariato con Libera coordinamento di Caserta e il Comitato Don Peppe Diana. Il meeting è stato organizzato in un luogo particolarmente significativo: un casolare immerso nella campagna casertana, confiscato alla camorra e restituito alla comunità. Un casale di 12 ettari, sito in località Maiano, oggi gestito da giovani con disagio  della "Cooperativa Al di la dei sogni". All'iniziativa hanno partecipato i CSV del Lazio e OdV delle province di Latina e Frosinone.
Qui si sono incontrati i rappresentanti del Mondo Solidale per discutere delle sfide che il nostro Paese sta affrontando da ultimo a causa della crisi finanziaria che ha avuto le ripercussioni più pesanti sui ceti deboli. E approfondimenti sono conseguiti anche sul terzo settore. Si è sentito il bisogno di interrogarsi sul ruolo del volontariato, su quanto questo fa e può fare ancora per ricucire il tessuto sociale del nostro Paese: il mondo della solidarietà è chiamato dagli eventi a sviluppare nuove competenze e consapevolezze nelle pratiche di aiuto. Momenti centrali dell'iniziativa  sono stati il dibattito del venerdì pomeriggio e la giornata di sabato interamente dedicata al tema "Solidarietà ed impegno civile: le vie per fare Comunità".  Hanno partecipato oltre a FOCUS Casa dei Diritti Sociali presente con attivisti volontari delle sedi di Caserta, Maddaloni, Napoli, Frosinone, Latina, Roma, Tivoli e Fiumicino, il "Gruppo Cittadinanza Attiva Cervinese" associazione di giovani che stimola la socializzazione giovanile; i "Centri di aggregazione Biblioteca S. Maria a Vico" particolarmente attivi nel campo della tossicodipendenza; AIDO di Caserta, che ha illustrato anche l'attività di uno sportello di supporto psicologico per i trapiantati e le persone in attesa di trapianto e l' AIFO di Imperia "Associazione Italiana Amici di Raoul FOLLEREAU" mobilitata nella lotta contro la lebbra. Il convegno di apertura di venerdì è stato animato dal bellissimo intervento di Simmaco, Presidente della Cooperativa "Al di la dei sogni", il responsabile di tutta l'esperienza a Sessaurunca e ispiratore della lotta per la legalità e l'uso sociale dei beni confiscati alla mafia. La giornata di sabato è stata aperta con la relazione introduttiva del dott. Alessandro Scassellati dal titolo "La crisi economica e i nuovi indirizzi delle politiche sociali pubbliche: meno stato più società. Il ruolo del volontariato e dei Centri di Servizio per il Volontariato". La relazione ha evidenziato come la crisi economica e finanziaria mondiale ha accelerato e appesantito quei processi in atto da 20 anni che colpiscono soprattutto gli individui in forte carenza di diritti (portatori di handicap, bambini, anziani, malati e immigrati). Il volontariato ha ora di fronte la sfida di riuscire a rifiutare ruoli subalterni rilanciando temi etici e priorità di scelte.
Per approfondire questi aspetti e cercare di trovare ipotesi, contributi a soluzioni o aree di azioni, sono stati poi costituiti tre gruppi di lavoro tematici:
1)      Il volontariato è capace di far crescere l'etica della funzione pubblica?
2)      Il volontariato sa cogliere i bisogni del territorio?
3)      Il volontariato e i rapporti con il privato sociale e il privato profit.
I 3 gruppi hanno lavorato nel resto della mattinata e dopo il pranzo. I lavori sono ripresi in seduta plenaria, presentando ogni gruppo  una relazione, a cui è seguito un breve dibattito.
Gli atti del convegno saranno resi disponibili quanto prima.

CleaNap: ancora una volta, bersaglio centrato
Napoli 24 Luglio 2011
Domenica 24 luglio in piazza Santa Maria La Nova, a Napoli, sono scesi  in centinaia, cittadini determinati e compatti, armati di scope, bustoni e compostiere. Il fenomeno CleaNap, colpisce ancora con la sua quarta "spedizione pulitiva". Cresciuti in numero ed entusiasmo, dopo il tam tam in rete, su facebook, e l'attenzione di giornali e televisioni, italiane e non solo, nel pomeriggio, in piazza Santa Maria La Nova, erano oltre 500. Ragazzi, bambini e anziani, gente di ogni tipo e di ogni età, tutti accomunati dallo stesso obiettivo: rivalutare il centro storico, riappropriarsi delle piazze, dare un segnale al resto d'Italia e del mondo e cambiare così l'immagine di una città di cui ormai si parla solo, o quasi, come "Capitale della monnezza". Ma Napoli è anche altro e CleaNap ha voluto dimostralo, in modo autonomo, senza condizionamenti politici, dal basso. C'è gente che lavora con umiltà e onestà per costruire una città migliore mettendo in atto modalità di protesta costruttive ed alternative. CleaNap vuole "eccedere nell'obbedienza, isolando e imbarazzando chi non lo fa".
Nel pomeriggio di domenica, tanto grande è stata la partecipazione che, oltre Piazza Santa Maria La Nova, è stata ripulita anche Piazza Matteotti. C'erano i Friarielli ribelli, altro movimento protagonista di questa "rinascita partenopea", che hanno tirato su dalle aiuole chili di erbacce e al loro posto hanno messo piantine e terreno fresco, poi c'era chi ripuliva dalle scritte oscene i portoni e chi, spazzava le scale (fetide) delle Poste. Al lavoro, tutti insieme, per Napoli!

Fiumicino: la mobilitazione per dire NO alla discarica non si arresta
Intanto i cittadini non si arrendono e le proteste continuano. L'ultimo sit in si è svolto alle 10.00 di sabato 23 luglio a Fiumicino. Partiti da via Foce Micina, circa 700 partecipanti hanno sfidato la pioggia per ribadire il loro NO alla discarica di Pizzo del Prete che dovrebbe sostituire Malagrotta.
Il corteo, con in testa un camion, aveva come obiettivo quello di raggiungere il Comune per lasciare simbolicamente le oltre 12 mila firme raccolte nell'ultimo mese e mezzo da comitati e cittadini a Fiumicino, Cerveteri, Bracciano, Ladispoli e Valcanneto contro l'impianto di smaltimento che dovrebbe sorgere nella zona nord del territorio comunale. «Mentre la giunta di centrodestra si sta sfaldando - spiegano gli organizzatori del Comitato Rifiuti Zero Fiumicino - il sindaco non dà segni di ravvedimento e la Presidente della Regione Renata Polverini conferma il 'sistema Pecciolì' come modello di riferimento, ma il comitato ha filmato tale sistema, equiparabile in buona sostanza a quello di Malagrotta».
La mobilitazione dei cittadini per tutelare la loro salute non si arresta. Vi invitiamo a seguire il sito www.nonbruciamociilfuturo per gli aggiornamenti sulle prossime iniziative e sit in del Comitato rifiuti zero di Fiumicino per dire NO alla discarica e SI alla raccolta differenziata porta a porta.

Tornano a casa i passeggeri della Dignité. La repressione non arresta la Flotilla
Gaza 27 Luglio 2011
I 16 passeggeri della nave "superstite" della Freedom Flotilla 2, diretta a Gaza e fermata "da commandos israeliani", sono tornati a casa. La Dignité ha finito il suo viaggio, ma la missione della Freedom Flotilla, come assicura la sezione Italiana, continua.
La nave francese Dignité era partita il 16 Luglio con a bordo cittadini israeliani e di tanti altri paesi. A circa 50 miglia dalla costa di Gaza era stata intercettata dalle navi da guerra israeliane. Dopo poco la Marina aveva preso il controllo della nave, conducendola al porto di Ashdod, in Israele. Qui, i passeggeri sono stati sottoposti ad un interrogatorio da parte delle autorità di immigrazione e posti in stato di fermo con la giustificazione - già utilizzata l'anno scorso con la Flotilla1 - della "violazione della legge sull'immigrazione". Giustificazione che appare del tutto priva di logicità perché, come avvenne per la Flotilla 1 (maggio del 2010), la Dignité è stata abbordata in acque internazionali e costretta ad approdare ad Ashdod.
Tutto ciò accade con il tacito consenso dei governi europei che non reagiscono e non condannano la grave violazione del diritto internazionale.
Nel frattempo le altre navi della Flotilla sono ancora bloccate nei porti greci. Alcuni passeggeri sono già rientrati nei loro paesi, è questo del resto ciò che vuole Israele: una battaglia verso lo sfinimento, contro coloro che hanno pagato di tasca propria biglietti aerei e preso ferie dai propri posti di lavoro, per raggiungere la Grecia e imbarcarsi verso Gaza. Ma la Freedom Flotilla non si arresta ed annuncia: "stiamo raggiungendo gli obiettivi parziali di una rinnovata consapevolezza che genera un sempre maggior sostegno da parte dell'opinione pubblica mondiale. Siamo pronti a ripartire, ad elaborare nuove strategie, finché la giustizia non arriverà in Palestina".

"Intercultura e cittadinanza nel 150° dell'Unità d'Italia"
L'analfabetismo tra le piaghe del Meridione nell'Italia post unitaria
Ci avviciniamo al 14 agosto, data in cui ricorre il 150° anniversario dell'eccidio di Pontelandolfo e Casalduni, il massacro perpetrato dalle truppe della Guardia Nazionale ai danni della popolazione civile dei due comuni beneventani, in quell'occasione letteralmente rasi al suolo come rappresaglia per l'uccisione di una colonna di carabinieri e bersaglieri. L'efferatezza con cui i bersaglieri piemontesi uccisero la popolazione e diedero fuoco alle loro case, fa sì che i due comuni meritino a pieno il titolo di "città martiri del Risorgimento". Mentre l'Italia celebra i 150 anni della sua unità, dunque, Pontelandolfo e Casalduni lo fanno con uno spirito un po' diverso, poiché il 1861 è stata per loro una data fatidica, ma in senso tutt'altro che favorevole.
Questo gravissimo episodio della nostra storia risorgimentale rappresenta l'ennesimo elemento che ci induce a fare una riflessione critica sulle modalità di annessione degli Stati italiani al Regno Sabaudo. La totale non curanza del governo piemontese per i problemi che attanagliavano il Meridione, unita alla repressione nel sangue di un fenomeno, il brigantaggio, purtroppo tutt'ora poco compreso o peggio sminuito, banalizzato nelle sue reali motivazioni, dimostrano la lontananza della nuova classe dirigente italiana dai problemi del neonato Paese. E a pagarne le spese furono, tra gli altri, i contadini dei due comuni distrutti nel corso di quella che è stata chiamata "repressione del brigantaggio", ma che altro non era se non la miopia di una classe politica che non riusciva o non voleva comprendere il malessere di una popolazione vessata dalle alte tasse e ridotta alla fame dalla privatizzazione delle terre coltivate durante il Regno borbonico.
Tra le piaghe con cui il Sud ha dovuto convivere per diversi decenni dopo l'Unità, però, nonostante le promesse riformiste dei governi che si sono succeduti, c'era anche l'analfabetismo. Nelle regioni meridionali, infatti, in media il 90% della popolazione non sapeva né leggere né scrivere, a fronte di un 50-60% delle regioni settentrionali. L'istruzione era uno dei tanti elementi che contribuiva a procrastinare il profondo divario tra Nord e Sud d'Italia. Mentre al Nord era stata resa obbligatoria la presenza di una scuola in ogni comune, nel Mezzogiorno ve ne era una ogni tre comuni. È questo il periodo in cui l'istruzione dei cittadini diventa un compito dello Stato, che comincia ad affiancarsi e poi a sostituirsi alla Chiesa, che ne aveva detenuto il monopolio per secoli. Ma la legge Casati, entrata in vigore nel 1860 nel Regno di Sardegna, e poi estesa in seguito all'unificazione a tutta l'Italia, riformò l'intero ordinamento scolastico italiano prevedendo, tra l'altro, un ciclo biennale obbligatorio e gratuito di istruzione elementare a carico dei comuni, ma non fu sufficiente, a causa dell'assenza di un adeguato piano di lotta all'analfabetismo e delle dissestate condizioni dei comuni. Soprattutto nelle regioni meridionali, infatti, le priorità erano altre. Nelle zone rurali, in particolare, il lavoro nei campi, che impegnava l'intera famiglia, compresi i bambini in età scolare, impediva che essi frequentassero la scuola. In situazioni di grave indigenza, i bisogni primari prevalgono e la necessità di sopravvivere induce, per forza di cose, a mettere in secondo piano l'istruzione dei minori.
Per questa ragione l'analfabetismo, che si attestava in quel periodo intorno al 78%, continuerà a riguardare una notevole fetta di popolazione anche a distanza di cinquanta anni dall'Unità (46,7%). E per questo, dopo 150 anni, siamo qui a sottolineare il ruolo fondamentale svolto dalle scuole popolari, sperimentate proprio in quel periodo presso le società di mutuo soccorso, per l'accompagnamento e l'inclusione sociale dei soggetti a rischio di esclusione, per l'esercizio dei diritti di cittadinanza e per la promozione del diritto all'istruzione di tutti.
Sono di seguito riportate alcune tavole sull'analfabetismo nell'Italia post unitaria.

Roma e Lazio
Una Federazione che vesta le associazioni degli immigrati e risolva il problema cruciale dell'immigrazione?
Di seguito pubblichiamo la lettera diffusa dall'Arch. Kambiz Dowlatchahi ed indirizzata all'Assessore della Regione Lazio Aldo Forte, a seguito del convegno tenutosi il 13 luglio. All'interno di quest'ultimo, si dibatteva sulla possibilità di creare un organo federativo di associazioni degli immigrati:
"Onorevole Assessore,
Un benefattore si e'svegliato ed ha individuato il problema dei -sans culottes-, ordinando per loro les brioche, con, in aggiunta, delle mutandine di alta sartoria: una Federazione che vesta le associazioni degli immigrati e risolva il problema cruciale dell'immigrazione.
Tanto ammirevole l'opera delle associazioni italiane religiose e non profit nel sostenere l'immigrato nelle sue necessità primarie, quanto è sorprendente l'indifferenza del potere politico nei confronti delle aspirazioni morali e civili dell'immigrato: proporre una Federazione delle associazioni degli immigrati quando s'ignora del tutto l'associazionismo immigrato.
Sarebbe interessante conoscere il processo evolutivo attraverso il quale l'Amministrazione Regionale è arrivata a questa ricetta magica: i dialoghi intercultura, il confronto tra le rappresentanze degli immigrati e le istituzioni, studi e ricerche sull'integrazione?
In che misura la Direttiva Europea della 92, recepita in parte dal parlamento italiano nel 1994, e' stata applicata dopo 17 anni?
Con interventi paternalistici la montagna partorisce sempre il topolino.
Provi ad avere fiducia nell'immigrato, a considerare la sua dignità , a interloquire con la sua base e a prestare orecchio alle sue esigenze di partecipazione, di assunzione di responsabilità  e d'integrazione e vedrà  che le porte si apriranno.
Se fosse possibile, parlerei:
- della valorizzazione dell'associazionismo degli immigrati;
- della forma rappresentativa degli stessi presso le istituzioni locali;
- del diritto di voto a livello locale degli immigrati residenti;
- della -ius soli- per i nati in questo paese;
- della umanizzazione delle procedure burocratiche per l'ottenimento di permessi e affini;
- del diritto d'asilo politico e umanitario;
- del testo integrale della Direttiva Europea del'92;
Cordialmente
Arch. Kambiz Dowlatchahi "

12 mila firme contro la nuova discarica a Pizzo del Prete
Roma 26 Luglio 2011
Oltre 12 mila firme raccolte in sei sabati consecutivi di protesta, per dire «no» al sito di smaltimento a Pizzo Del Prete. Ed ora arrivano anche le perplessità della Soprintendenza ai Beni archeologici dell'Etruria meridionale. Rispondendo a una lettera inviata da alcuni cittadini, gli esperti sostengono che nella zona prescelta esiste una «situazione vincolistica e un elevatissimo rischio archeologico dei terreni». Difficile però sinora sapere dove effettivamente insistano le limitazioni visto che non sono stati resi noti «progetti nè comunicazioni, da parte degli enti interessati (Regione), che consentano di conoscere la perimetrazione della zona individuata per smaltire i rifiuti». Una decisione che rischia di danneggiare irrimediabilmente un'intera area oggi dedicata all'agricoltura biologica con la conseguente perdita di centinaia di posti di lavoro.
Nell'area di Pizzo del Prete opera oggi un'azienda biologica che si estende su 200 ettari. Non solo. Altre aziende biologiche ed altre aziende agricole, tra cui la stessa azienda agricola a Castel di Guido di proprietà del Comune di Roma che sorge su terreni regionali, rischiano di non poter proseguire le loro attività, oggi incentrate su prodotti di qualità che difficilmente si sposano con la presenza di discariche ed inceneritori.

E' doloso l'incendio della stazione Tiburtina?
Roma 26 Luglio 2011
Dopo l' incendio di domenica mattina alla stazione Tiburtina continuano i disagi che sembrano destinati a durare anche nelle prossime settimane, con pesanti conseguenze sull' esodo estivo.
Una parte della stazione è stata riaperta ma i binari funzionanti sono solo due, il 24 e il 25 i più lontani, oltre 400 metri, dall'edificio incendiato e dall'accesso alla stazione. 
Disagi si ripercuotono in tutta Italia con soppressioni e punte di 155 minuti di ritardo da e per Bologna e 133 da Milano a Napoli Centrale. Partenze e arrivi con «orario indefinito» nello scalo di Orte. Trenitalia assicura che sarà garantito il 90 per cento dei treni e che il numero dei convogli sarà aumentato, ma dal 1° agosto.
A subire pesanti disagi sono stati soprattutto i passeggeri delle linee regionali e interregionali. Scene di caos a Orte, divenuta di fatto la succursale della Tiburtina. Martedì scorso alle 11, quando è rimbalzata la notizia dell' arrivo di un Frecciargento per Roma, centinaia di persone in attesa hanno invaso le rotaie tra il binario 3 e il 4, costringendo il macchinista a fermarsi prima dell'arrivo in stazione.
Mentre lunedì un centinaio di pendolari ha deciso di scendere dal convoglio, fermo da più di un'ora, lungo la via Salaria, poco dopo la fermata di Settebagni. Sarebbero dovuti arrivare a Termini alle 8.15. E invece alle 10 ancora si trovavano fermi sui binari. Hanno perciò deciso di occupare i binari fino a quando il treno è ripartito. Questa è l'odissea che attende i viaggiatori che nei prossimi giorni  dall'Umbria e dalla Toscana si dirigeranno a Termini, anche se la situazione va lentamente migliorando. I ritardi dei treni sono ancora pesanti, fino a 85 minuti, ma non raggiungono più le punte di quattro e cinque ore dei giorni precedenti.
Notizia positiva. È stata ripristinata martedì scorso la fermata della metro B nella stazione Tiburtina ma si sente ancora puzza di bruciato. I vigili del fuoco, tuttavia, hanno chiarito che la puzza dipende dal materiale, soprattutto in plastica, che ha preso fuoco e che è ancora presente nell' edificio. Fin quando non verrà rimosso, l'odore continuerà a persistere.
Solo ipotesi sulle cause dell'incendio. Il malfunzionamento di un impianto potrebbe essere all'origine del rogo divampato dopo le 3 e che alle 15 non era ancora stato domato. A prendere fuoco la parte vecchia della stazione.
Ora però c'è da chiedersi se il rogo della Tiburtina è stato davvero un "evento imponderabile ed imprevedibile" come ha detto il ministro dei Trasporti. In realtà sono ben 300 gli uomini addetti alla sicurezza della rete, ma perché nessuno si è accorto di nulla e perché nessuno ha potuto prevenire ciò che è successo?
Tra accuse e smentite, sospetti e precisazioni, l'ipotesi di un incendio doloso è circolata per tutta la giornata di domenica. A partire proprio dalle stesse Fs e da Rete Ferroviaria Italiana che ha istituito una commissione d'inchiesta . A escludere il dolo, invece, sono i Vigili del Fuoco e la Polfer. «Dobbiamo verificare quando entreremo nel cavidotto. Ma ci è sembrato un classico incendio generato da cause elettriche. Al 90% escludiamo cause diverse» conferma il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Roma, Massimo Gaddini.
E mentre la procura ha aperto un procedimento per incendio colposo, senza però escludere alcuna ipotesi (compresa quella dolosa), anche i tecnici del ministero stanno indagando
Nel frattempo si apre un'altra polemica, quella scatenata dalle parole del viceministro delle Infrastrutture e trasporti, Castelli, che parlando alla Camera dell'incendio alla stazione Tiburtina ha detto: «E' grave che mancasse l'acqua». «L'Acea aveva sospeso l'erogazione quindi non è stato possibile attivare le manichette antincendio - ha aggiunto il viceministro - e si è dovuto far arrivare le autobotti. Questo ha creato difficoltà gravi ai vigili del fuoco e ritardi nello spegnimento dell'incendio». Riferendosi alla mancanza d'acqua verificatasi in concomitanza con il tragico evento, Castelli parla di una «casualità un po' particolare».
Immediata la risposta di Acea che nega la mancanza d'acqua nella giornata dell'incendio.

Legambiente: laghi quasi salubri, preoccupa l'abusivismo
Roma 26 Luglio 2011
Al termine del suo giro di ispezioni e campionamenti, la Goletta dei laghi di Legambiente fotografa una situazione preoccupante ma non drammatica per le acque dolci della regione, almeno se paragonata ai dati nazionali sui laghi italiani, l'80% dei quali risulta inquinato. Nel Lazio, va un po' meglio, anche se ci sono alcune situazioni che preoccupano gli ambientalisti: 3 punti inquinati sul lago di Bolsena, criticità sul lago di Fondi e su quello di Albano, dove i risultati dei rilievi sono - sia pure di poco - al di sotto dei limiti di legge.
Sul lago di Bolsena sono risultati inquinati i prelievi alla foce del Fosso Cimitero in località La Grata, alla foce del Fosso delle Cannelle a Gradoli, mentre il punto più drammatico è alla foce del torrente in prossimità del parco giochi sul lungolago di Montefiascone. E l'associazione ambientalista ritiene che vada posta maggiore attenzione anche su altri due laghi, quello di Fondi e di Albano appunto. Anche se in questi due ultimi casi gli inquinanti risultati ai prelievi sono al di sotto delle soglie di legge, la carica batterica riscontrata nei campioni prelevati è comunque indicativa di scarichi non depurati o corsi d'acqua inquinati che si riversano negli specchi lacustri. Nel prelievo eseguito presso il lago di Fondi in corrispondenza del Fosso San Vito a Monte San Biagio (Latina), la concentrazione di Escherichia coli registrata è stata di 900 ufc (unità formanti colonia) su 100 ml, quando il massimo consentito dalla legge è di 1.000; ancora, la spiaggia sul lago di Albano a Castel Gandolfo, con valori di Enterococchi intestinali di 375 ufc su 100 ml, su un massimo di 500 ufc su 100 ml stabiliti dalla normativa. Valori che rientrano nei parametri previsti per la balneazione, ma sui quali è giusto richiamare l'attenzione.
Legambiente propone poi di istituire un monumento naturale per il lago Lungo e quello di San Puoto, e di preservare i laghi con sviluppo agricolo e turistico a basso impatto. Altri campionamenti sono stati eseguiti anche sui laghi di Bracciano, Nemi, Salto, Turano, Posta Fibreno, per fortuna con risultati sempre al di sotto delle soglie stabilite dalla legge.
Stando al monitoraggio di Legambiente, insomma, la situazioni dei laghi laziali pur se da tenere sotto controllo, può ritenersi accettabile. Sollevati dai dati sulla salute delle acque dolci, gli ambientalisti pongono però l'accento sugli accessi negati ai laghi. Legambiente Lazio ribadisce la necessità di una totale fruibilità dei laghi, da parte di cittadini. Recinzioni e cancelli, qualche stabilimento balneare fuori norma, ma anche ville, club e abusivismo si riscontrano in 9 su 13 laghi monitorati (70 per cento) dalla Goletta dei Laghi. Sul Lago di Bracciano ci sono diversi tratti inaccessibili, a Martignano c'è da pagare, sul Lago Albano spuntano cancelli, a Nemi le recinzioni sono molteplici, a Posta Fibreno c'è una sola passeggiata.
Non bastasse, sul Lago di Fondi gli argini sono spesso occupati da capanni di ex cacciatori, sul Lago Lungo i parcheggi ostruiscono la fruizione, mentre a Bolsena e Vico ci sono problemi di accessibilità. Solo tre laghi garantiscono piena fruibilità ai cittadini: il lago del Salto e il lago del Turano in provincia di Rieti e il piccolo lago di Canterno a Frosinone.
Una situazione preoccupante che si aggiunge a quella degli accessi al mare, dove nel caso del «Lungomuro di Ostia», così ribattezzato da Legambiente nel 2010, i volontari avevano trovato impedimenti all'accesso nel 60 per cento dei casi monitorati.

Ostia, proteste sul ripascimento della costa
Roma 27 Luglio 2011
L'ultima mareggiata ad Ostia ha spazzato via una bella fetta di arenile. Finisce così il ripascimento delle spiagge, al via da qualche settimana. E scoppiano le proteste degli imprenditori balneari. Contestazioni vengono dalla zona dei lidi più eleganti di Levante - quella dal Pontile sino alla rotonda di piazzale Colombo - perché l'intervento in corso è stato bloccato dai cavalloni che hanno spaccato la lunga tubazione maldestramente posata per aspirare la sabbia da riversare a riva. E contestazioni giungono pure dalla zona più popolare di Ponente - verso il porto - per il motivo opposto: qui l'opera di ricostruzione della spiaggia neanche è stata messa in cantiere, nemmeno è prevista. Nel frattempo la linea di battigia sta arretrando pericolosamente, sin verso la striscia d'asfalto del lungomare. Insomma: seppur per ragioni contrarie, la stagione è a rischio tanto da una parte di Ostia quanto dall'altra.
A denunciare il problema con una lettera inviata a Corriere.it è Maurizio Pasqualoni, titolare della Conchiglia, lido a due passi dal Pontile, che parla di mare «che sta raggiungendo le nostre strutture, gli ombrelloni e i lettini». Secondo l'imprenditore balneare siamo davanti «al totale abbandono delle amministrazioni di questa parte centralissima di litorale».
Adesso il pericolo è che con un'altra mareggiata come quella di domenica 24 «saremo costretti a mandare via famiglie di romani e turisti perché non abbiamo sabbia. Anzi: non l'abbiamo mai avuta - è il lamento di Pasqualoni -. Curioso, visto che il nostro tratto di lungomare è quello che ha il numero maggiore di spiagge libere».
Polemiche vengono sollevate anche dai verdi che parlano di ripascimento di classe, dato che gli interventi sono stati fatti solo per i ricchi stabilimenti di levante, mentre nessun ripascimento per le spiagge libere a disposizione dei cittadini. Tra l'altro in 20 anni a Ostia sono stati spesi ben 80 milioni di euro per realizzare il risanamento della costa. Si tratta di soldi sprecati dato che sono stati realizzati solo interventi con una durata molto limitata, ed inevitabilmente devono essere ripetuti.

Consumi e società
Rifiuti: aumenta la Tarsu e scattano le proteste
Roma 26 Luglio 2011
Una raffica di rincari sulla Tarsu, tassa sui rifiuti solidi urbani, sta investendo in questi giorni quasi ogni città di Italia. I cittadini, costretti a pagare di più per un servizio che, in molti casi, non si distingue certo per efficienza, non ci stanno e scattano le proteste. Ad Andria sono scesi in piazza anziani signori e mamme con bambini, a Macerata la protesta corre sul Web, malumori si levano dalla provincia di Massa Carrara fino ad Agrigento.
Il motivo del disagio sta in una cifra tonda, elaborata da un rapporto della Uil-Politiche territoriali: in tre anni, dal 2008 e il 2010 il rincaro medio nelle venti città capoluogo di Regione è stato del 7,6 per cento. Significa che una famiglia media, di quattro componenti, che vive in una appartamento medio di 80 metri quadrati e che ha un reddito imponibile Irpef di 36 mila euro, tre anni fa si vedeva recapitare una bolletta di 194 euro e oggi deve sborsare 209 euro, circa 15 euro in più.
Ma questa è solo la media. Tra capoluogo e capoluogo, infatti, le differenze si fanno sentire: il caso clamoroso e imbarazzante è Napoli. In tre anni la Tarsu è cresciuta del 48 per cento e il cittadino medio, che resta sommerso dai rifiuti, paga 336,80 euro all'anno, la cifra più alta tra i capoluoghi. Ma non va meglio a Roma e Venezia, che in quattro anni hanno messo a segno aumenti vicini al 30 per cento.
La raffica di rincari, scattati dal 2008, ha una ragione: in quell'anno il governo bloccò le addizionali comunali e gli incrementi dell'Ici ma lasciò le mani libere ai Municipi per la tassa sull'immondizia. Così sono scattati gli aumenti a mitraglia. Ma non è finita, stretti dai tagli di Tremonti, i Comuni stanno nuovamente mettendo mano al balzello sulla spazzatura, senza che questo, corrisponda necessariamente ad una migliore pulizia delle città. E' pronta ad aumentare Milano, se ne discute a Palermo, mentre Roma ha già deliberato un aumento del 12 per cento rispetto al 2010 (in media si pagano già 317 euro), Venezia ha raggiunto i 325 euro medi (+ 23,6 per cento rispetto al 2010), Aosta ha già deliberato per il 2011, rispetto all'anno precedente, un aumento del 9,3 per cento, Trento del 9,3 per cento, Genova del 6,5 per cento ed anche Bologna non ha rinunciato a mettere nero su bianco un contestato rincaro del 5,1 per cento.
Chi spulcia nei bilanci sa, inoltre, che sulla Tarsu gravano altre tasse: il 10 per cento dei defunti Eca (enti comunali di assistenza) e un prelievo provinciale che fa gravare sull'importo della Tarsu una sovratassa che va dall'1 al 5 per cento, si chiama Tributo per l'esercizio della funzione ambientale (Tefa). Ebbene la stragrande maggioranza delle province (86 amministrazioni su 106) applica l'aliquota più alta.
Come se non bastasse, per 5,8 milioni di contribuenti oltre al danno di pagare sempre di più anche la beffa di aver pagato indebitamente e di non essere stati ancora rimborsati. Molti comuni, infatti, invece di far pagare la Tarsu, che è una tassa, impongono la Tia (o Tari) che è una tariffa e su questa fanno pagare l'Iva. La Corte costituzionale, nel luglio scorso, ha stabilito che la Tia è semplicemente una tassa mascherata e dunque su di essa non può gravare l'Iva. Il conto è di 933 milioni, 161 euro pro capite, che 1.193 Comuni del Centro Nord dovranno restituire.

"Cose dell'altro mondo" senza i migranti
Roma 27 Luglio 2011
Svegliarsi un mattino e accorgersi che tutti i migranti sono scomparsi: nessuno si presenta al posto di lavoro, i loro figli non sono a scuola e le loro mamme non vanno a far la spesa. Un sogno per Libero Golfetto, imprenditore veneto che dalla sua tv privata lancia appelli contro l'invasione degli "extracomunitari", ma è il caos per la  città.
È questo l'incipit del film "Cose dell'altro mondo" di Francesco Patierno, che uscirà il 3 settembre distribuito da Medusa, e che probabilmente sarà presente al Festival di Venezia, nella sezione controcampo. Un cast di eccezione - Diego Abatantuono, Valerio Mastandrea e Valentina Lodovini, con la colonna sonora di Simone Cristicchi - il film è liberamente ispirato a A day without a mexican (2004) di Sergio Arau e Yareli Arizmendi.
"Per la prima volta - si legge nelle note di produzione - un film italiano affronta le tematiche dell'immigrazione e del razzismo con una robusta vena comica, per la prima volta si racconta il loro mettendo in scena il noi, per la prima volta si cerca di fare un passo avanti spintonando la coscienza a colpi di risate".
Nonostante il film non sia ancora uscito, ha già fatto discutere di sé quando il sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo ha negato i permessi alla casa di produzione Rodeo Drive, costringendo l'intera troupe a cercare nuove location. Tutto si è risolto a qualche decina di chilometri più a Nord, a Bassano del Grappa, dove un sindaco più disponibile ha concesso in poco tempo tutte le autorizzazioni necessarie, permettendo di girare gran parte del lungometraggio.

Iniziative ed eventi
Roma 28 luglio ore 17.30 "Festa Estate", musica, mostra fotografica, danze   presso il Polo Intermundia via Bixio 83-85

Potenza 30 luglio ore 11.00 l'Osservatorio Migranti Basilicata indice una conferenza stampa per la presentazione del Progetto di Accoglienza che riguarda i lavoratori migranti stagionali "Welcome Senza Filo Spinato - Contro lo schiavismo per una reale cultura di accoglienza nella nostra terra". Presso la sala dell'Arco nel Palazzo Cittadino del Comune di Potenza

Sabaudia (Lt)  30 e 31 luglio Circolo Larus  Legambiente di Sabaudia in collaborazione con il Parco Nazionale del Circeo invita a  "FestAmbiente 2011. Festival di ecologia, solidarietà e cultura" presso il Centro Visitatori del Parco in via Carlo Alberto
Per info
http://www.laruslegambiente.it/

Roma 1 agosto dalle ore 21.00 "Visioni Sociali: Archivio Italiano del Cinema della Cooperazione e del Lavoro Sociale" invita alle proiezione all'interno della rassegna  "L'Isola del Cinema" di "Visioni Sociali", presso l'Isola Tiberina, nello spazio Tiberscreen.

Il coordinamento dei centri Europe Direct della Toscana indice il Concorso fotografico IMAGO europae, giunto alla sua IV edizione. Lo slogan quest'anno è "FOCUS ON volunteering" e infatti il tema del concorso è proprio il volontariato.
Per info e dettagli
http://www.edfirenze.eu/2011/06/focus-on-volunteering-photo-contest/

Per promuovere iniziative, notizie invia i tuoi comunicati a net@dirittisociali.org entro le 18.00 di ogni mercoledì