Newsletter di informazione di FOCUS- Casa dei Diritti Sociali

Anno 4 del 7 luglio 2011

07/07/2011 di Redazione
Newsletter di informazione di FOCUS- Casa dei Diritti Sociali

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Primo piano
La Flottilla è inarrestabile
Atene 5 Luglio 2011
John Klusmer, capitano della nave americana della "Freedom Flotilla 2" che venerdì ha tentato di salpare dal porto di Atene «è stato arrestato ed è al momento sotto custodia della polizia. Ma non sappiamo ancora quali sono i capi di accusa che pendono nei suoi confronti». È quanto hanno affermato, durante una conferenza stampa ad Atene, i coordinatori della Flotilla 2, la mini-flotta internazionale organizzata per rompere il blocco della Striscia di Gaza. L'equipaggio dell'imbarcazione Usa "The Audacity of Hope" è invece «stato trattenuto sulla nave» mentre i restanti partecipanti hanno comunque «deciso di restare a bordo per solidarietà con il capitano del battello».Gli attivisti hanno denunciato come il blocco dell'imbarcazione statunitense sia avvenuto con l'utilizzo «di alcuni uomini armati che hanno intimato alla barca di tornare indietro».
Il comunicato ufficiale diramato dal ministero della Difesa ellenico «proibisce la partenza di navi battenti bandiera greca o di nazionalità straniera dai porti ellenici con destinazione la zona sottoposta al blocco marittimo di Gaza». Secondo la nota, la decisione è stata presa sulla base: «dell'art.128 del Codice navale; delle dichiarazioni della autorità israeliane di fare uso della violenza contro chi tenta di rompere il blocco marittimo di Gaza, con rischi imminenti per la vita e la sicurezza e il rischio di compromettere la libera circolazione marittima». Il ministero della Difesa - si legge ancora nella nota - ha tenuto conto anche «della necessità di difendere gli interessi nazionali e della lettera inviata dal segretario generale dell'Onu nella quale si chiede ai Paesi che hanno accesso al Mediterraneo di scoraggiare la realizzazione di operazioni» come quella della flottilla. Subito dopo il blocco della barca americana, sono state organizzate proteste davanti all'ambasciata degli Usa ad Atene e, secondo quanto riferito via Twitter dagli attivisti, davanti al consolato greco a New York.
Gli attivisti dal blog ricordano che "c'è una barca francese, la Dignitè, sfuggita abilmente al controllo della Grecia, in acque internazionali in attesa delle sorelle per puntare verso Gaza".
Mentre la nave  Juliano, delegazione greco norvegese della Freedom Flotilla 2, sabotata la scorsa settimana riparata e giudicata atta alla navigazione, ha avuto da parte dell'autorità portuale il diniego di partire. "Dopo questo divieto totalmente illegale - si legge nel blog- , la gente ha iniziato ad affluire presso le autorità portuali di Perama chiedendo di lasciar partire la Juliano. In questo momento ci sono decine di persone oltre ad un Parlamentare Greco all'interno dell'edificio portuale che stanno chiedendo al capitano di porto di lasciare libera la Juliano. Nello stesso momento si discuteva la questione all'assemblea in piazza Sintagma".
La flotilla è inarrestabile perché rappresenta la battaglia dei cittadini del mondo che uniti chiedono giustizia per Gaza, per la Palestina e lo fanno con la determinazione e la forza di tutti i movimenti di popolo che hanno sempre cambiato la storia

Reisediamento: l'Unhcr chiede di accogliere più rifugiati
Ginevra 6 Luglio 2011
L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati chiede un aumento delle quote di reinsediamento per i più vulnerabili tra i 10,5 milioni di rifugiati nel mondo riconosciuti sotto il suo mandato.
La maggior parte dei rifugiati fa ritorno nei propri paesi d'origine o ha la possibilità di rimanere nei paesi di primo asilo. Ma per quanti non possono trovare adeguata protezione nel paese nel quale sono fuggiti, e non possono neppure ritornare nel loro paese d'origine, perché a rischio di persecuzioni, il reinsediamento in un paese terzo rimane l'unica soluzione possibile, dunque vitale. La mancanza di protezione nel paese di primo asilo può essere il risultato di vari fattori. In alcuni casi i fuggitivi trovano come primo approdo un paese che non offre nessun riconoscimento legale ai rifugiati, per esempio perché non ha ratificato la Convenzione di Ginevra del 1951. Altre volte i paesi di primo asilo non sono in grado di offrire una protezione permanente, sia da un punto di vista organizzativo che finanziario. In questi casi il reinsediamento si pone come unica via d'uscita da una condizione disperata che spesso si protrae nel tempo: i rifugiati si trovano di fatto "bloccati" in una situazione che non consente loro né un miglioramento della vita nel luogo in cui si trovano né la possibilità di ritornare a casa.
Attualmente sono 80.000 le quote disponibili ogni anno. Si stima che per i prossimi tre o cinque anni il reinsediamento sarà la soluzione per 780.000 rifugiati. Di questi, 172.000 avranno la priorità per il 2012.
"Se gli Stati non renderanno disponibili più quote, quasi 100.000 rifugiati vulnerabili, che hanno bisogno di essere reinsediati, quest'anno rimarranno senza una soluzione. E' di fondamentale importanza capire che queste persone non hanno alcuna alternativa e che il loro mancato reinsediamento significa rimanere in un limbo di lenta agonia". Lo ha detto Wei-Meng Lim-Kabaa, responsabile del servizio di reinsediamento dell'UNHCR, che è intervenuto all'apertura delle Consultazioni Annuali Tipartite sul Reinsediamento. L'incontro di tre giorni, dal 4 al 6 luglio 2011, è stato co-presieduto dall'Ufficio sulla Popolazione, i Rifugiati e la Migrazione degli Stati Uniti, il Consiglio dei Rifugiati degli Stati Uniti e l'UNHCR.
L'UNHCR ha inoltre osservato un significativo calo nelle partenze dei rifugiati a cui è stato concesso il reinsediamento. Nel 2009, 84.657 rifugiati sono stati reinsediati mentre nel 2010 il numero è sceso a 72.914. Per questo teme che nel 2011 il numero di rifugiati che verranno concretamente accolti in un paese terzo sarà significativamente inferiore alle 80.000 quote disponibili.
Oltre che sulla carenza delle quote disponibili e sui problemi di gestione della relativa procedura, la consultazione si è concentrata anche su l'utilizzo strategico del sistema di reinsediamento, al fine di fornire soluzioni per i rifugiati  altrimenti non aventi diritto, in una serie di situazioni prioritarie quali in Africa, Medio Oriente, Asia e America Latina.
Per ultimo, non certo per grado di importanza, l'UNHCR ha voluto portare l'attenzione sulle grandi sfide del reinsediamento come strumento di protezione per i rifugiati fuggiti dalle violenze e dalle gravi violazioni dei diritti umani in Libia e che ora sono bloccati al confine con la Tunisia e l'Egitto. L'UNHCR chiede agli Stati di mettere a disposizione delle quote aggiuntive di reinsediamento alle quote ordinarie per accoglierli. Di fronte a una situazione straordinaria, l'UNHCR chiede inoltre agli Stati di accelerare le loro procedure decisionali, nonché di dare il via libera alle partenze al fine di portare in salvo queste persone il più velocemente possibile. Nel 2010, l'UNHCR ha presentato oltre 108.000 casi di reinsedimento. Circa 73.000 rifugiati sono stati reinsediati con l'assistenza dell'UNHCR. Secondo le statistiche dei governi, 22 paesi hanno riferito di aver accolto oltre 98.000 rifugiati ammessi al reinsediamento nel corso del 2010, con o senza l'assistenza dell'UNHCR. Gli Stati Uniti hanno accettato il numero più alto, più di 71.000.

Siria, più di 1300 vittime da marzo
Siria/Libia 5 Luglio 2011
Venerdì, dopo le preghiere, decine di migliaia di persone hanno riempito le strade di Hama lanciando slogan contro il regime siriano. Secondo i gruppi dissidenti, è stata la più massiccia manifestazione di protesta da quando, lo scorso 15 marzo, la Primavera araba ha iniziato a scuotere anche la Siria. La risposta del regime è stata il solito copione di minacce e repressione, che ha lasciato sul terreno almeno 24 persone uccise dall'intervento delle forze di sicurezza.
Dall'inizio delle manifestazioni, secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, almeno 1350 persone sono state uccise da esercito e polizia, mentre oltre 10mila sarebbero le persone arrestate.
Il presidente siriano, dopo la rimozione del governatore di Hama, colpevole di non essere riuscito a impedire le manifestazioni, ha ordinato all'esercito di prendere posizione dentro e attorno alla città, la quarta per importanza nel paese con una popolazione di quasi 700mila abitanti. Domenica i carri armati e i veicoli blindati dell'esercito si sono piazzati a presidiare i quartieri periferici della città, dove la polizia politica, secondo il racconto di alcuni testimoni rilanciato dall'Agence France Presse, avrebbe compiuto alcune decine di arresti di attivisti.
Un altro testimone, citato dalla Reuters, racconta di manifestazioni che sono andate avanti anche nella notte tra domenica e lunedì, con gli abitanti di Hama in strada per impedire all'esercito di avanzare verso il centro della città. A quanto pare - ma verificare è impossibile visto che le autorità siriane impediscono ai giornalisti l'ingresso nel paese - sarebbero attive anche squadre di uomini armati fedeli al presidente Assad.
Secondo le ultime notizie diffuse dall'emittente panaraba Al Jazeera, lunedì mattina i tank e i blindati dell'esercito avrebbero lasciato i quartieri presidiati negli ultimi due giorni e si sarebbero diretti verso nord. Non è chiaro se sia una manovra per entrare nella città da un altro versante o se invece siano in arrivo nuovi reparti per completare l'accerchiamento. Quello che è chiaro, invece, è che il quinto mese di proteste in Siria è iniziato con una nuova, imponente sfida al regime di Assad. Il segretario di stato americano Hillary Clinton, venerdì, ha ripetuto che «il tempo sta per scadere» per Assad, invitato ancora una volta a rispondere con riforme convincenti alle richieste di democrazia dei suoi cittadini. E la scorsa settimana, per la prima volta, alcuni tra i più importanti dissidenti storici si sono riuniti a Damasco per cercare di costruire un'alleanza credibile che possa portare alla creazione di un governo alternativo a quello ufficiale, sul modello libico. Da quest'ultimo fronte, secondo il quotidiano russo Kommersant, il Muammar Gheddafi sarebbe intenzionato a lasciare il potere in cambio di garanzie sulla propria sicurezza. Il quotidiano, che non identifica la fonte, scrive anche che Gheddafi vorrebbe in cambio delle sue dimissioni la libera candidatura del figlio Saif al-Islam alle prossime elezioni, una condizione che i ribelli potrebbero non accettare. Degli ultimi giorni anche la notizia della ritrattazione del Consiglio nazionale di transizione sulla possibilità che Gheddafi possa restare in Libia nel caso in cui lasciasse il potere.

Atlante dei piccoli Comuni 2011: il 15% degli immigrati è in centri con meno di 5 mila abitanti
Seppure con una velocità minore rispetto alle grandi città, è in crescita la presenza delle comunità migranti nei Piccoli Comuni della bella Italia. È quanto emerge dall'Atlante dei piccoli Comuni 2011 curato da Ifel e presentato venerdì scorso a Riva del Garda.
All'inizio del 2010, gli stranieri residenti nelle amministrazioni comunali di piccole dimensioni demografiche ammontano complessivamente a 604.598 unità, pari al 14,3% dei migranti residenti nel nostro Paese.
Dati significativi, in linea con un trend generalizzato di crescita che nel periodo 2003-2010 ha fatto registrare un costante aumento della popolazione straniera residente in Italia. L'aumento è avvenuto sia a livello nazionale (+173,3%), sia nei Comuni con più di 5.000 abitanti (+175,9%), ma anche nei 5.683 Comuni con popolazione residente inferiore o pari a 5 mila abitanti, i Piccoli Comuni protagonisti della ricerca (+158,7%).
Nel dettaglio, i dati raccolti dall'Anci spiegano che nei Comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti si registra una percentuale di variazione più bassa (+132,6%) rispetto alla media di tutti i Piccoli Centri. Solo nei Comuni che hanno tra 2.501 e 5.000 abitanti la percentuale di crescita supera il valore medio (rispettivamente 165,9% e 158,7%).

"Intercultura e cittadinanza nel 150° dell'Unità d'Italia"
Il Sud ed il brigantaggio
Il Sud si era ribellato ai Borboni  a causa del malgoverno. Già pochi mesi dopo l'Unità d'Italia continuarono le insoddisfazioni e crebbero nel 1861. L'aumento delle tasse, la privatizzazione delle terre demaniali ed ecclesistiche, l'alleanza con i "galantuomini" fecero crescere il malcontento verso "i piemontesi", spesso vissuti come nuovi invasori. Le popolazioni più povere delle regioni del sud accomunate alle bande endemiche di briganti e agli agenti e agli sbandati borbonici, vissero così come una vera e propria occupazione militare la presenza "coloniale" dell'esercito regio. Il mezzogiorno diventava così il teatro di una guerra civile di tipo irlandese per circa 10 anni. I fattori politici infatti aggravarono, ma non crearono, l'antichissimo fenomeno del brigantaggio. Durante le guerre napoletane gli inglesi incoraggiarono, per scopi politici i briganti del territorio contro i francesi. Il re Francesco che era in esilio, si servì del banditismo come controrivoluzione politica e stimolò la lotta sanfedista e di classe contro i ricchi. I briganti a loro volta, sfruttarono re Francesco intascando il suo denaro e giovandosi dell'asilo politico loro offerto dal papato  nei confini pontifici. Il Papa considerava briganti i piemontesi, dato che si erano impossessati della maggior parte dei suoi domini con plebisciti che considerava una  aggressione. Molti uomini vennero reclutati per l'esercito legittimista di Francesco, soprattutto tra i lavoratori stagionali che venivano impiegati nell'agro romano. Uno dei capi era lo spagnolo Borjès che per mesi incontrò altre bande di briganti in tutto il sud. E ben presto capì che la maggior parte dei briganti erano spinti alla lotta non per devozione dinastica. Infatti più che di rivoluzione politica, si trattava di un prodotto della disoccupazione, dell'antica tradizione di rapina stimolata da una propensione endemica delle "plebi" alla rivolta perduranti in assenza di quelle alternative riformiste proposte dai democratici a partire da Garibaldi. Molti briganti avevano scelto di esserlo con lo scopo di regolare i conti con qualche avversario locale ed erano riparati sulle montagne per sfuggire alla giustizia. Per la maggior parte si trattava di briganti stagionali che si davano alla macchia nei mesi in cui l'agricoltura offriva scarse possibilità di lavoro. All'interno dei gruppi c'erano anche disertori e renitenti alla leva, evasi dalle carceri. Molti cittadini consideravano i briganti come combattenti legittimi nell'eterna guerra contro i proprietari terrieri e contro un governo remoto, quasi straniero. I contadini ammiravano i briganti, simbolo delle loro frustrazioni, vendicatori dei torti che avevano subito. Il brigante non era assassino, ladro, ma piuttosto colui che ridava giustizia, quella che la legge non riusciva a dare. Il contadino era pronto ad offrire cibo, informazioni e ospitalità a questi uomini. Quando comparivano i soldati, i briganti erano pronti a nascondere le armi dietro le siepi, a prendere le zappe e fingersi contadini. Quando i piemontesi entrarono nel territorio del regno delle due Sicilie nell'ottobre del 1860, fucilarono sul posto ogni contadino che venisse trovato con delle armi, una spietata guerra contro gente che non aveva altro modo di difendersi e ottenne i risultati previsti. I soldati fatti prigionieri erano a volte legati agli alberi e arsi vivi, altri crocifissi e mutilati. La legge della giungla trionfava e i soldati rispondevano al terrore col terrore. Uomini fucilati per semplici sospetti, intere famiglie punite per le azioni di uno dei loro membri, villaggi saccheggiati e incendiati per aver dato rifugio ai banditi. (Le informazioni contenute in questo testo sono tratte da "Storia d'Italia 1861-1969" Volume primo di Denis Mack Smith edto da Universale Laterza 1970)

La rivolta di Montefalcione
Nel 1861 dopo la caduta di Gaeta il movimento legittimista borbonico tenta di giocare la sua ultima carta cercando di provocare, tramite sobillatori, ex ufficiali dell'esercito, spie e perfino volontari stranieri, una rivolta generale nel Mezzoggiorno appena conquistato dai Garibaldini.
Dal 5 Luglio 1861 si iniziano a concentrare bande di rivoltosi (circa 2.000 persone), provenienti da diversi paesi circostanti a Montemiletto, nell'attuale provincia di Avellino.
Il 7 luglio la situazione diventa incandescente ed interviene Tarantino, luogotenente del Governatore di Avellino Nicola de Luca che ha un primo scontro con le bande reazionarie a Montefalcione. Quindi, dopo essere stato abbandonato, dalla maggior parte dei suoi a notte entra in Montemiletto; arrivano da Torre le Nocelle in aiuto dei liberali Pietro Paolo e Giannino Rotondi con altre 23 persone. Il sindaco di Montemiletto, Michele Fierimonte, decide di barricarsi nel suo palazzo con tutti i patrioti e le loro famiglie. Viene dato loro un ultimatum di resa, che essi rifiutano. Viene dato fuoco al portone del palazzo Fierimonte. Da Montefusco è visto l'incendio e si prepara una squadra di armati per portare soccorso agli assediati. Abbattendo un muro di una cantina contigua i rivoltosi entrano nella cantina Fierimonte e danno fuoco ad una catasta di legno. Le donne assediate cercano con tutti i mezzi di arginare  le fiamme; la moglie di Domenico Coletti per non cadere nelle mani degli assalitori si lancia in una cisterna. Gli assediati cercano di fare una sortita ma vengono falciati al primo attacco: il primo a cadere e Pietro Paolo Rotondi. Inizia il saccheggio e la mattanza: i prigionieri vengono fucilati sul posto. Ad un bambino fanno saltare la rotula con una schioppettata, dopo averlo primo ferito con un colpo di baionetta. Il capitano di Montemiletto Pellegrino Fina viene dato, ferito, in pasto ai cani. L'arciprete Leone  viene giustiziato ed il suo cadavere oltraggiato; Giovannino Rotondi di 17 anni viene ammazzato a colpi di bastone. I rivoltosi, imbaldanziti dalla vittoria, si portano a Torre le Nocelle dove mettono a sacco parte del paese (presumibilmente le case dei Rotondi che si trovano ad essere devastate e saccheggiate per la seconda volta nell'arco di 10 mesi). I "rivoltosi e reazionari" si scontrano a Montefalcione con una colonna di soccorso inviata da Avellino e solo dopo 6 ore di fuoco e  l'arrivo di uno squadrone di cavalleria ungherese con 4 cannoni leggeri, abbandonano le posizioni e si disperdono.

Roma e Lazio
Aurelia bloccata per dire NO alla discarica
Roma 5 Luglio 2011
Sabato centinaia di abitanti, e tra questi molti agricoltori con trattori e allevatori con mucche al seguito, hanno sfilato sulla via Aurelia per dire no all'ipotesi di una discarica e di un nuovo inceneritore a Fiumicino, alle porte della Capitale. I cittadini protestano contro la scelta, annunciata dalla governatrice del Lazio Renata Polverini, di aprire un sito di discarica sul loro territorio e un inceneritore nel caso il Consiglio di Stato dovesse bocciare quello previsto ad Albano. Intanto i rifiuti continuano ad essere smaltiti a Malagrotta, nella mega discarica destinata alla chiusura, ma ancora in azione, dato che la Polverini nelle settimane scorse ha provveduto con ordinanza ad una nuova proroga dell'invaso. La prima fu firmata nel luglio 2008.
La governatrice non ha, inoltre, escluso un nuovo periodo di commissariamento per accelerare le pratiche ed evitare intoppi e ricorsi. Un ritorno al passato visto che la regione, nella gestione dei rifiuti, ha conosciuto un primo commissariamento nel 2000, giunta Storace, terminato nel giugno 2008, giunta Marrazzo.
All'ipotesi nuova discarica, la rete Fiumicino-rifiuti zero ribadisce il suo no, sostenuta anche da Maria Sole Agnelli, zia dell'attuale presidente della Fiat Elkann, che in quell'area ha un'azienda agricola. L'imprenditrice sottolinea come la Regione sottovaluti l'impatto dirompente di un simile impianto sulle vicine zone agricole: «I posti di lavoro che si perderanno nei campi non vengono calcolati. E la nostra salute, e il costo delle case? Le conseguenze di un impianto così saranno drammatiche». Circa 400 persone hanno manifestato con trattori e un carrello che trasportava una mucca, per simboleggiare l'agricoltura a rischio inquinamento. La polizia e i carabinieri (con personale in divisa e in borghese) controllavano che la protesta non degenerasse, ma sulla consolare si sono formate fin dal primo mattino lunghe code di auto. E sotto il sole, il primo ad occupare l'Aurelia è stato un prete con i capelli bianchi e l'accento inaspettatamente veneto, don Luigi Bergamin: «Il Vaticano deve intervenire, stanno costruendo un inceneritore a pochi chilometri dal Bambino Gesù». Andrà sotto la Regione a protestare facendo lo sciopero della fame e della sete.

Accademia di Belle Arti in sciopero
Roma 3 Luglio 2011
Gli studenti dell'Accademia di Belle Arti di via Ripetta proseguono lo sciopero della fame, iniziato la settimana scorsa, perché l'Italia è l'unico paese occidentale che non ha ancora riconosciuto alle Accademie lo status universitario. Quella romana è una delle 20 Accademie italiane (per un totale di 20 mila iscritti e 1100 docenti), tra le più prestigiose insieme a Milano, Firenze, Bologna, Venezia, Torino, Napoli, Palermo. Qui si sono formati Canova, Bernini, Michelangelo, Umberto Boccioni, Renato Guttuso, Pino Pascali, Jannis Kounellis.
Dal 1990, dal disegno di legge promosso da Giulio Carlo Argan, i ragazzi attendono di entrare nel sistema universitario. La petizione «per la riforma delle Belle Arti» lanciata sul Web ha raccolto quasi 2 mila adesioni (in tre giorni). «Considerarci al pari dei licei - spiega Claudia Padoan, studentessa di Scenografia e performer - significa non inserire l'arte tra le discipline decisive per lo sviluppo del Paese: non protestiamo solo per noi».
A Madrid, la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, dove ha studiato Pablo Picasso, è facoltà di Belle Arti dal 1976. I ragazzi di via Ripetta - 1400 iscritti - vogliono poter frequentare master e dottorati. «Riceviamo sostegno trasversale, da Umberto Croppi a Furio Colombo: qualcosa deve muoversi». Invece, aggiunge Vita Segreto prof. di Storia dell'Arte, «è più facile che un'università privata proponga a 15 mila euro gli stessi corsi, piuttosto che allinearci agli atenei. I 60 mila professori universitari costano 1 miliardo di euro l'anno; per il passaggio dei docenti delle Accademie servono 20 milioni. Percepiamo - conclude Segreto - lo stipendio da insegnanti di scuola media inferiore pur facendo ricerca». "È ridicolo", spiegano i prof, distinguere tra «creazione artistica e ricerca scientifica».

142 scuole senza presidi per l'anno scolastico 2011/2012
Lazio 5 Luglio 2011
Raddoppia il numero di istituti di Roma e del Lazio che rimarranno senza preside a partire da settembre. Fra pensionamenti e distacchi di dirigenti presso altre sedi sono 142, solo nella Capitale e nella provincia, il conto delle istituzioni scolastiche che risultano vacanti (oltre il 23% sul totale). Una parte sarà coperta con presidi in arrivo da altre regioni. Sempre che ci siano richieste. Tutte le altre andranno a reggenza, avranno gli ormai noti presidi part-time, presi in prestito da sedi scolastiche più o meno vicine. Un fenomeno marginale fino a qualche anno fa che, però in assenza di concorsi, sta diventando una prassi. Qualcuno parla, ironicamente, di presidi dimezzati.
Tutta colpa del rallentamento imposto al bando per le nuove assunzioni che dovrebbe uscire forse in questi giorni. Bene che vada, però, i nuovi assunti non saranno reclutati prima di settembre 2012 e nel frattempo bisognerà arrangiarsi. C'è però la possibilità che il conto salga: il Tesoro deciderà solo a luglio inoltrato se confermare sul loro posto 31 presidi 65enni del Lazio che hanno chiesto una proroga per non andare in pensione. Se il verdetto sarà negativo, le scuole senza un capo nel Lazio saliranno a 247 su 900, quasi il 30%. Il doppio rispetto a un anno fa.
Fra le scuole senza preside a Roma figurano lo storico Visconti, il Mamiani, già quest'anno affidato a un reggente, il Cavour, i due circoli l'Iqbal Masih e l'elementare Maffi, sempre in prima linea nella lotta contro i tagli, il liceo De Sanctis di via Cassia, il Giordano Bruno alla Bufalotta, l'Enriques di Ostia, il Talete, il liceo artistico di via di Ripetta. L'anno scorso a Roma e provincia erano 68 le sedi vacanti. Quest'anno sono nel dettaglio 93 fino ad arrivare a142 se si tiene conto dei distacchi.
"Il rischio è che circa 500 scuole nel Lazio- commenta Antonino Petrolino, responsabile per il Lazio dell'Associazione nazionale dei presidi - avranno un capo in condivisione, una su due. È una situazione allarmante a cui si doveva mettere un freno con il nuovo concorso che, però, è fortemente in ritardo. Se tutto andrà bene avremo i nuovi presidi nel 2012"

Linea C, concluso scavo delle gallerie fino a San Giovanni
Roma 4 Luglio 2011
La linea C della metropolitana segna un traguardo. Lo scavo delle due gallerie sulla tratta Giardinetti-San Giovanni è stato completato. Le talpe hanno sfondato l'ultimo diaframma e sono sbucate nel pozzo di San Giovanni, realizzando un avanzamento complessivo dei lavori per 19 chilometri. Al termine dello scavo le gallerie, grazie al procedimento meccanizzato, risultano interamente rivestite in cemento armato.
Il sindaco Alemanno e Antonello Aurigemma, l'assessore capitolino alla Mobilità, hanno dichiarato con eccessivo entusiasmo, che il primo tratto della metro C fino a Centocelle sarà aperto al pubblico entro la fine del 2012. Il tratto successivo, fino alla stazione Lodi, sarà ultimato entro il primo semestre del 2013 e il tratto fino a San Giovanni sarà completato entro la fine del 2013. «I tempi di realizzazione sono ampiamente rispettati», hanno sottolineato i vertici di Roma metropolitane, mentre Aurigemma ha fatto notare che "la metro C sarà la prima linea di metropolitana in Italia senza conducente e in funzione 24 ore su 24».
Sulla questione della linea D si pronuncia l'Ad di RomaMetropolitane, Federico Bortoli «Che la D possa ripartire è convinzione. Siamo fiduciosi che entro fine mese l'Autorità si possa pronunciare. In questo caso potremmo riaprire la procedura di gara, notificando le sue osservazioni, per poi chiuderla entro l'anno con la speranza di aprire i cantieri entro la fine del 2012 e l'inizio del 2013». Come noto la gara per la metro D è stata sospesa dopo un parere dell'Autorità di vigilanza che ha aperto una verifica sulle procedure. Tornando a parlare del tracciato, Bortoli ha ricordato che la procedura permette di «evitare di fare qualche fermata e di portare al tracciato leggere modifiche. Ma cambi significativi del percorso sono possibili solo facendo una nuova gara». Sul finanziamento dell'opera, infine, l'Ad ha detto che al momento «la linea è sprovvista di copertura. Per realizzarla pensiamo anche alle valorizzazioni ma serve un intervento pubblico. Un giusto bilanciamento potrebbe essere 45% dei costi per il pubblico e 55% per il privato».

Fiorini di Terracina: cancellata la guardia medica notturna
Terracina 3 Luglio 2011
Dall'inizio del mese di luglio all'ospedale "Fiorini" di Terracina non è più attivo il servizio di Guardia Medica notturna nel reparto di Medicina. Reparto che soffre anche la mancanza di un radiologo. A tamponare l'emergenza è arrivato il sistema della reperibilità che però comporta gravi ripercussioni sui tempi d'intervento in caso di emergenza.
In estate, a fronte di una popolazione in aumento per la presenza di villeggianti, a Terracina si è deciso di adottare provvedimenti che vanno che vanno nel senso contrario dell'implementazione. E così al reparto di medicina del Fiorini al posto del medico internista in servizio per tutta la notte è arrivato il sistema della reperibilità. In attesa dell'arrivo del medico, i casi di urgenza dovrebbero essere trattati dai dottori in servizio al Pronto Soccorso, notoriamente già molto impegnati. La reperibilità per le ore comprese dalle 20 alle 8 è stata introdotta anche a radiologia, dove manca un tecnico a disposizione. Per una struttura votata all'emergenza traumatica ricorrere all'intervento su chiamata significa allungare i tempi di risposta rispetto alle urgenze-emergenze, che, specie in questa stagione, sono davvero tante.
Va inoltre ricordato che i cittadini di Terracina aspettano dal 2007 l'introduzione nel nosocomio locale della medicina d'urgenza accanto ad un'osservazione breve intensiva. E' quanto promesso dall'atto aziendale di quell'anno e non ancora realizzato. Quattro anni non sono bastati per veder nascere queste due indispensabili strutture. Anzi, si procede con un depotenziamento.

Consumi e società
Consumi fermi nel 2010. Flop saldi e record benzina. In difficoltà il bilancio delle famiglie italiane
Roma 5 Luglio 2011
L'Istat rivela che dal 2009 al 2010 i consumi delle famiglie italiane non hanno fatto registrare alcun aumento, segno evidente delle difficoltà economiche che ancora attanagliano il nostro Paese dopo la crisi del 2008. E anche quest'anno non arrivano segnali di ripresa. Lo scorso fine settimana la partenza dei saldi estivi si è chiusa con un calo del 5% rispetto all'anno precedente. E intanto per i consumatori arriva un'ulteriore batosta: nuovo record per il prezzo della benzina.
Nel report sui consumi delle famiglie l'Istat comunica che nel 2010 la spesa media mensile per famiglia è stata pari, in valori correnti, a 2.453 euro, con una variazione rispetto all'anno precedente del +0,5%. Variazione che non esiste però in termini reali, se infatti si tiene conto dell'inflazione (+1,5%) e dell'errore campionario, la spesa risulta ferma.
Nel dettaglio: la spesa media in valori correnti per generi alimentari e bevande non mostra variazioni significative rispetto al 2009 (+1,2%) e si attesta a 467 euro mensili. La quota rimane costante fra le famiglie del nord e del centro (16,5% nel nord e 18,6% nel centro), mentre aumenta nel Mezzogiorno, arrivando a rappresentare un quarto della spesa totale. Stabile anche la spesa non alimentare, pari a 1.987 euro mensili. In diminuzione, rispetto al 2009, la spesa per combustibili ed energia e quella per altri beni e servizi. Continua ad aumentare il peso dell'abitazione sulla spesa media mensile, così come aumenta il peso di sanità e istruzione.
Nel 2010 la Lombardia si conferma la regione con la spesa media mensile più alta (2.896 euro), mentre la Sicilia risulta essere la regione con la spesa mensile più bassa (1.668 euro). Situazione che, senza variazioni troppo significative, accomuna tutto il sud Italia: in Calabria si attesta a 1.787 euro, in Sardegna a 1.870, in Basilicata a 1.887. Al nord, dopo la Lombardia, ci sono Emilia Romagna (2.885 euro), Veneto (2.876 euro) a registrare la spesa media mensile più alta.
E in ordine cronologico, l'ultimo segnale negativo sul fronte dei consumi è arrivato lo scorso 2 luglio, giorno di partenza per i saldi della stagione estiva. Nonostante il maltempo infatti, le vendite al ribasso non sono partite con il piede giusto. Secondo le prime stime del Codacons non c'è stato alcun boom degli acquisti, anzi rispetto al 2010 il calo è stato del 5 per cento. Attraverso un nutrito gruppo di ispettori, l'associazione per i diritti dei consumatori, sta monitorando l'andamento e la correttezza dei saldi nelle principali città d'Italia, i cui dati appaiono in calo quasi ovunque.
Nonostante - sottolinea il Codacons - «La maggior parte dei cittadini attenderà ancora qualche giorno prima di aprire il portafogli», l'associazione prevede che i saldi estivi del 2011 faranno registrare a fine periodo una riduzione delle vendite che potrebbe raggiungere il 15 per cento.
E intanto a gravare ulteriormente sul bilancio delle famiglie arriva anche il caro benzina: i prezzi arrivano alle stelle e lasciano a dir poco scioccati i milioni di automobilisti che devono fare il pieno di carburante. La verde ha raggiunto un nuovo picco di 1,613 euro al litro in Italia, segnando forti aumenti su tutta la rete dei distributori. Un rincaro che non riesce neanche ad essere spiegato con le oscillazioni del greggio, che recentemente ha ritracciato su minimi di 91 dollari al barile, per risalire solo temporaneamente attorno ai 95 dollari nell'ultima settimana. Niente a confronto con i picchi registrati nei mesi scorsi, quando le vicende del Medioriente avevano tenuto in tensione il mercato.
Questa volta l'aumento dei prezzi è conseguenza del caro accise. A tal proposito è grande lo sdegno delle associazioni dei consumatori. «Il Governo non faccia altri danni. Quelli realizzati sinora son costati sin troppo ai cari cittadini» sottolineano Federconsumatori e Adusbef, ricordando che «il Governo ha deciso di aumentare di 2 centesimi l'accisa sulla benzina. Non contento, e tra l'altro nel più totale silenzio, ha poi aumentato di soppiatto di altri 4 centesimi l'accisa sulla benzina. Per protestare contro tali scelte e contro quello che abbiamo definito "uno scippo con destrezza", stiamo organizzando una manifestazione protesta davanti a Montecitorio».

Internet, l'Agcom rinuncia alla censura ma introduce multe
salate

Roma 6 Luglio 2011
L'Autorità garante per le comunicazioni ha approvato uno schema di regolamento sul diritto d'autore per i contenuti audiovisivi e multimediali con sette voti a favore, un astenuto e un contrario. In sostanza Agcom ha eliminato dalla delibera il potere che più faceva paura ai sostenitori della libertà di Internet: quello di oscurare siti web senza passare dalla magistratura. Per il resto, però, ne ha conservato l'impianto di fondo. Adesso seguiranno 60 giorni di consultazione pubblica, durante i quali l'Authority ascolterà i pareri di qualsiasi utente o soggetto, e poi passerà alla delibera definitiva.
Contro i siti italiani, resta il pugno di ferro. Qualora Agcom dovesse ricevere segnalazioni da parte dei detentori dei diritti d'autore, avvierà un contradditorio con il sito accusato di ospitare contenuti illeciti. Durerà 10 giorni (anche questo è un miglioramento rispetto al testo iniziale, che ne prevedeva solo due). Se Agcom riconoscerà che il contenuto è davvero illecito, nei successivi 20 giorni (prorogabili di altri 15) chiederà al sito di rimuoverlo. In caso di rifiuto, potrà multarlo fino a 250 mila euro. Il sito può comunque opporsi presso Tar del Lazio.
 Illecito sarà considerato qualsiasi contenuto coperto da copyright e usato senza autorizzazione del detentore di diritti; eccetto per i casi che rientrano nel "fair use" (citazioni per diritto di cronaca, commento o critica; scopi scientifici, didattici e letterari) e per i siti non aventi finalità commerciale o scopo di lucro. Esclusi anche i casi in cui (a giudizio di Agcom) la "riproduzione parziale, per quantità e qualità, non nuoccia alla valorizzazione commerciale dell'opera".
Diverso il trattamento riservato ai siti esteri, che Agcom non può multare. Nel caso in cui oppongano rifiuto all'ordine di rimuovere il contenuto incriminato, dopo il periodo di contradditorio l'Authority manderà alcuni avvisi ai Provider Internet, per oscurarlo. Avvisi, non ordini: è questa la principale differenza rispetto al precedente testo. Agcom rinuncia così a imporre direttamente l'oscuramento: dopo gli avvisi ai Provider, si rivolgerà alla magistratura, che poi deciderà il da farsi. Il tutto riguarda solo siti esteri prevalentemente o unicamente adibiti alla pirateria.

Ancora tagli alla scuola: corsi di recupero in 10 ore
Roma 4 Luglio 2011
Finite le scuole hanno inizio i corsi di recupero per gli oltre 500mila studenti delle superiori rimandati a settembre. Fino a qui tutto bene, tutto nella norma. Le complicazioni arrivano quando, per recuperare le lacune accumulate nel corso di un intero anno, si hanno a disposizione non più di 10 ore. E' la paradossale conseguenza dei tagli firmati Gelmini che quest'anno hanno decimato le risorse da assegnare alle scuole per la realizzazione di corsi estivi. La protesta è stata sollevata dalla Flc Cgil. "Per l'anno scolastico 2010/2011  -  si legge in una nota del sindacato  -  scendono a 27 milioni i fondi relativi ai corsi di recupero estivi per gli studenti, una somma assolutamente irrisoria rispetto all'effettivo fabbisogno delle scuole". Che infatti si trovano in una situazione di estrema difficoltà: obbligate per legge ad organizzare i corsi di recupero (la possibilità di rimandare gli studenti fu reintrodotta nel 2008 dall'allora ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni), non dispongono però delle risorse necessarie ad offrire un adeguato sostegno ai ragazzi rimandati. L'unica soluzione possibile è fare corsi "light", di otto/dieci ore al massimo. E in alcuni istituti solo per alcune classi e alcune materie. Una situazione che non cambia da Nord a Sud. E' evidente che 10 ore (si tratta, è bene sottolinearlo, dell'ipotesi migliore, a fronte di corsi ancora più brevi o addirittura inesistenti per alcune materie) non bastano a garantire ai ragazzi un reale recupero delle materie con le quali hanno avuto difficoltà nel corso dell'anno; per questo coloro che volessero avere una preparazione più solida, per affrontare con maggiore tranquillità gli esami di settembre, dovranno rivolgersi ai professori privati e pagare per avere un servizio che dovrebbe essere garantito dalla scuola pubblica e che invece è gravemente minacciato dalla continua riduzione dei finanziamenti.
Secondo il sindacato, si tratta di un "taglio a dir poco scandaloso se si considera che l'anno scorso le scuole hanno ricevuto 45 milioni di euro e l'anno prima 53". Nel 2008, quando venne reintrodotta la possibilità di rimandare a settembre, i finanziamenti erogati per l'applicazione delle nuove norme relative al recupero dei debiti formativi furono di circa 210 milioni di euro. "Come si vede  - conclude la nota - continua la riduzione dei finanziamenti e peggiora la tempistica - e la qualità - dell'erogazione".
Tanto per fare qualche esempio, al ginnasio Manzoni di Milano i corsi di tutte le materie saranno di otto ore. Al liceo scientifico Keplero di Roma, saranno invece di dieci ore, ma soltanto per alcune materie: agli alunni rimandati in prima verranno offerti i corsi di inglese, matematica e latino. Al classico Meli di Palermo saranno dieci le ore di corso ma, anche in questo caso, soltanto per poche materie: latino, greco e matematica per le quarte e quinte ginnasiali; greco e matematica per gli studenti del primo liceo; nessun corso per quelli del secondo.

In Sicilia bagnanti intossicati da un'alga, l'Ostreopsis ovata
Sicilia 6 Luglio 2011
Prurito, febbre, tosse e vomito: sono i sintomi accusati da una cinquantina di persone che si sono presentate al pronto soccorso degli ospedali o alla guardia medica nel Palermitano nel fine settimana, dopo aver fatto il bagno nelle spiagge di Isola delle Femmine, Capaci e Trappeto. Responsabile un'alga tossica, nome scientifico 'Ostreopsis ovata', che torna a colpire in Sicilia. I primi casi, si erano verificati due settimane fa, tra l'Arenella e Vergine Maria. In quel caso, però, l'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, aveva già lanciato l'allarme una settimana prima dei malori. Mentre per le zone costiere tra Trappeto e Capaci, i risultati dei prelievi di giugno avevano dato un esito negativo: i valori, infatti, erano 100 volte sotto il limite massimo. E dunque non era stato lanciato nessun allarme.
I fenomeni di intossicazione riscontrati nei giorni scorsi sulle spiagge della costa a occidente di Palermo "sono causati in gran parte dalla presenza di un'alga potenzialmente tossica, la 'Ostreopsis ovata', presente in varie aree geografiche". A comunicarlo, dopo ulteriori accertamenti effettuati dall'Arpa, è l'Assessore regionale all'Ambiente, Gianmaria Sparma, che nella stessa nota spiega: "da diversi anni è provata una concomitanza con la manifestazione tra i frequentatori di certe spiagge di sintomatologie simili a manifestazioni allergiche . E' accertato che le condizioni di basso idrodinamismo, associate alla persistenza di elevate temperature dell'acqua (25°-28° gradi) favoriscono la moltiplicazione di 'Ostreopsis ovata'. I sintomi si manifestano quando è presente un forte vento dal mare verso terra e onde che favoriscono il distacco della microalga dal substarto. Le tossine sono inalata attraverso l'aereosol marino da chi sosta sul litorale. Non sono stati riscontrati fenomeni di intossicazione per contatto".
L'alga incriminata è una specie tipica dei climi caldi e tropicali, che sin dal 2003 viene segnalata in alcuni lidi italiani. L'alga diventa molto velenosa al momento della sua massima fioritura. Sull'uomo può provocare un'intossicazione i cui sintomi più frequenti sono prurito, febbre, tosse e vomito. Sintomatologia molto fastidiosa, ma tutto sommato benigna. In ogni caso l'Arpa sta effettuando un accurato monitoraggio delle acque e delle spiagge della Sicilia, affinché i bagnanti possano stare tranquilli. (I dati, nel momento stesso in cui sono prodotti, vengono pubblicati sul sito dell'Agenzia regionale protezione ambiente: www.arpa.sicilia.it).
L'alga tossica, diffusa ormai in tutto il Mediterraneo, sarebbe stata trasportata dalle navi mercantili. E proprio a Capaci l'alga si sarebbe sedimentata con l'arrivo delle navi da crociera nel golfo di Palermo.

Nuova stretta di Bruxelles sulle tariffe telefoniche
Bruxelles 5 Luglio 2011
Da Bruxelles arriva un richiamo all'autorità per le comunicazioni italiana (Agcom) perché la sua definizione delle cosiddette «tariffe di terminazione» sulla rete mobile non sarebbe in linea con i riferimenti indicati dall'Europa e favorirebbe gli operatori principali. In particolare, si chiede alla Agcom di non concedere uno slittamento nella definizione delle tariffe fino all'inizio del 2015 e di rispettare la scadenza Ue del 2012. Ma, soprattutto, i prezzi non devono risultare «considerevolmente al di sopra» dei livelli orientati dal costo effettivo e dalla media Ue.
La commissione europea ha, inoltre, deciso di lanciare una nuova azione generale di contenimento dei prezzi per le tariffe di telefonia mobile transfontaliera, imposte a chi si sposta all'interno dei 27 paesi membri dell'Ue. Il tetto massimo per le chiamate con telefonino da e per l'estero dovrebbero scendere progressivamente a 24 centesimi al minuto nel 2014 (dagli attuali 35 centesimi). Il commissario responsabile per le telecomunicazioni, l'olandese Neelie Kroes, intende, inoltre, aumentare la concorrenza nei servizi di roaming, che gestiscono le chiamate con l'estero, favorendo l'ingresso di nuovi operatori. Chi viaggia da un Paese all'altro dell'Ue, dopo l'approvazione della proposta di Bruxelles, dovrebbe poter scegliere di volta in volta l'offerta di roaming più conveniente, mantenendo il numero telefonico, il contratto e il piano tariffario nazionale.
Secondo la nuova proposta, i prezzi delle chiamate in roaming non potranno superare 32 centesimi al minuto nel 2012 e 28 centesimi nel 2013. Per le telefonate ricevute dall'estero e gli sms si dovrà scendere da 11 a 10 centesimi rispettivamente entro il 2013 e il 2012. Invece dal luglio dell'anno prossimo scaricare con il cellulare la posta elettronica tramite Internet o altri servizi online non potranno costare più di 90 centesimi a megabyte, che si ridurranno a 70 centesimi nel 2013 e a 50 nel 2014. Il consumo verrebbe fissato in modo da impedire agli operatori di continuare ad arrotondare a un intero megabyte quando ne è stato usato solo una frazione. L'attuazione di questa proposta della Kroes, secondo analisti del settore, potrebbe ridurre gli alti profitti finora prodotti dalla telefonia mobile, accentuando le temute conseguenze degli studi sempre più allarmanti sui rischi per la salute provocati dall'uso dei cellulari.

Iniziative ed eventi
Bologna dal 2 al 21 luglio ITC Teatro di San Lazzaro, Il Teatro Quotidiano e teatro dell'Argine presentano la Rassegna "La Scena dell'Incontro 2011" un mese di eventi, spettacoli, cinema, mostre e letture per un festival migrante
Guarda il programma completo

Roma dal 7 al 9 luglio  Action, Brancaleone, Esc, Horus e Radio Popolare Roma organizzano la prima edizione di DINAMOFEST, festival di musica, cultura e politica all'interno della Città dell'AltraEconomia di Testaccio
Guarda il programma completo
http://www.dinamofest.it/

Roma 7 luglio ore 19.30 l'Archivio delle Memorie Migranti di Asinitas, Il Circolo Gianni Bosio, ELSE Edizioni e i Cemea del Mezzogiorno, in collaborazione con Cittadellarte - MAXXI invitano a  "Il Mediterraneo e le migrazioni: ascoltare, testimoniare, raccontare" presso Cittadellarte - MAXXI, via Guido Reni 4/a

Roma 8 luglio dalle ore 14.00 il Movimento degli Africani invita al seminario "Democrazia, diritti umani, libertà in Africa" presso Sala del Carroccio in Campidoglio

Torrimpietra adiacenza via Aurelia 9 luglio ore 9.00 il Comitato Rifiuti Zero Fiumicino invita a partecipare alla manifestazione contro l'ordinanza della Polverini che individua Palidoro come la nuova Malagrotta.
http://www.rifiutizerofiumicino.it/

Lago di Paola 9 luglio ore 9.00 Tell Cultura Ambiente e Territorio in collaborazione con Water Life Lake Club invitano alla prossima iniziativa di "Passeggiando" in canoa sul lago di Paola e visita alla Villa di Domiziano
Per prenotazioni ed informazioni
info@tell-cat.it;  o al 3281112646
www.tell-cat.it

Roma 11 luglio ore 10.30 Incontro "Verso l'agenda strategica per l'innovazione dell'Unione europea" presso Rappresentanza in Italia della Commissione europea, via IV Novembre 149

Roma 12 luglio ore 18.00 Acli Roma invita all'incontro "Il silenzio e la politica" nel corso del quale sarà presentato il libro Dialogo del conforto nelle tribolazioni, opera di Tommaso Moro edita da Rubbettino, presso la sala dell'Assunta in via degli Astalli 17.

Per promuovere iniziative, notizie invia i tuoi comunicati a net@dirittisociali.org entro le 18.00 di ogni mercoledì