Newsletter di informazione di FOCUS- Casa dei Diritti Sociali
Anno 4 del 4 agosto 2011
04/08/2011 di RedazionePrimo piano
Bari e Capo Rizzuto. Richiedenti asilo in rivolta contro le attese infinite
Roma 3 Luglio 2011
Da tempo chiedevano il riconoscimento del loro status di rifugiati ma le lungaggini burocratiche, hanno fatto esplodere la rabbia di 200 migranti reclusi nel Cara di Bari. E così si è scatenata la rivolta.
Dopo aver incendiato vestiti e materassi del Centro, nella giornata di lunedì la disperazione li ha portati sulla statale 16, bloccata fino alle 11, e sulla linea ferroviaria Bari-Foggia, dove la circolazione dei treni è stata interrotta con bidoni della spazzatura e altri oggetti ingombranti piazzati sui binari. Per fermare la rivolta sul posto sono intervenuti carabinieri e polizia, in tenuta antisommossa. Il risultato è stato un duro scontro tra i reclusi del Cara e le forze dell'ordine. Una guerriglia fatta con lanci di pietre e fumogeni che ha causato feriti in entrambi gli schieramenti e che si è conclusa con l'arresto di 28 migranti (cinque cittadini del Mali, quattro del Ghana, cinque del Pakistan, sei del Bangladesh, sei della Costa d'Avorio, uno afghano e uno irakeno).
I richiedenti asilo che aspettano ormai il loro status da circa sette mesi hanno avuto come impegno dal prefetto vicario di Bari, Antonella Bellone, di ricevere una risposta entro mercoledì prossimo, dopo l'incontro che si terrà in prefettura con il sottosegretario Alfredo Mantovani. Uno scaricabarile.
Ma durante la giornata del 1 agosto, questa non è stata l'unica protesta, infatti in serata la ribellione ha poi contagiato anche i migranti reclusi nel Centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto (Crotone). La rivolta dei migranti è cominciata all'interno del Centro ed è proseguita all'esterno della struttura, dove ci sono stati momenti di forte tensione. Una trentina di migranti si sono spinti fino alla strada statale 106 jonica, bloccandola. Sono intervenuti carabinieri e polizia e si sono verificati degli scontri. La questura di Crotone ha arrestato quattro persone, un uomo del Niger e tre della Nigeria. A scatenare le proteste sono stati ancora una volta i ritardi nel riconoscimento dello status di rifugiati. Sarebbero stati proprio i contatti telefonici con i migranti di Bari a spingere alla ribellione.
Gli eventi di Bari e di Isola di Capo Rizzuto non sono casi isolati, sono segni evidenti della reiterata e pericolosa falla nel sistema italiano. Quella dei Cie e dei Cara è una vera bomba ad orologeria che rischia di esplodere da un momento all'altro. Lo dimostrano le rivolte sempre più frequenti (nei giorni scorsi i gravissimi fatti di pestaggi e scontri violenti, avvenuti al Cie di Ponte Galeria e Lampedusa). A guardare la cartina dell'Italia le strutture sono 31, capienza ufficiale 8.500 posti anche se di migranti ce ne sono molti di più. Dietro gli scontri e i disagi provocati dalle rivolte dei migranti c'è la sofferenza di persone vittime di un sistema che non funziona, che li costringe ad attese lunghissime nel migliore dei casi e a violenze carnali nei casi peggiori. Nonostante il bavaglio imposto alla stampa dal governo in nome dell'emergenza, sono numerosissime infatti le segnalazioni di episodi di violenza che ogni giorno arrivano dai vari centri in tutta Italia. Stando alle testimonianze dirette, i reclusi in diversi CIE verrebbero legati con lo scotch "come polli" e alle ragazze verrebbero fatte iniezioni di tranquillizzanti, mentre diversi reclusi, nel tentativo di non essere rimpatriati, usano lamette da rasoio per procurarsi tagli e ferite e essere così ricoverati al Pronto soccorso. Non hanno alternative, stanno li ad aspettare che qualcosa accada. Non svolgono nessuna attività, il tempo passa senza che la loro esistenza si riempia di nulla, se non della speranza
di essere finalmente riconosciuti.
Siria: centinaia di vittime e il Consiglio di Sicurezza Onu non interviene
Siria 2 Agosto 2011
Ventiquattro persone sono state uccise lunedì dalle forze di sicurezza in diverse città della Siria, di cui 10 al termine della preghiera della sera nel primo giorno di Ramadan. Lo ha riferito Rami Abdel Rahmane, capo dell'Osservatorio siriano dei diritti dell'Uomo. Nulla di fatto per ora al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, dove Russia e Cina frenano ogni iniziativa vincolante tesa a sanzionare il regime di Bashar el Assad. L'Italia, intanto, decide il richiamo dell'ambasciatore per consultazioni a Roma e propone alle cancellerie europee di fare altrettanto.
Intanto continua il massacro in Siria. Carri armati hanno bombardato un quartiere residenziale vicino ad Hama, città ribelle dove sabato più di cento persone erano state uccise dai militari. Lo hanno riferito testimoni. L'Unione europea ha intanto deciso di imporre ulteriori sanzioni contro il regime di Damasco. Bruxelles pensa a un congelamento dei beni e dei visti per cinque persone coinvolte nelle violente repressioni della città ribelle. Lo ha detto in un comunicato stampa l'Alta rappresentante Ue per la Politica estera e di sicurezza Catherine Ahston. «Vorrei ricordare alle autorità siriane - ha aggiunto Ashton - le loro responsabilità nella protezione della popolazione".
La prima a invocare un intervento internazionale è stata la diplomazia britannica, che auspicava una maggiore pressione internazionale, ma ha escluso un intervento militare sotto l'egida delle Nazioni Unite, come quello avvenuto in Libia grazie alla risoluzione 1973. Per un intervento militare - ha spiegato a radio Bbc il ministro degli Esteri britannico, William Hague - ci vorrebbe, infatti, un chiaro mandato Onu che le attuali divisioni all'interno del Consiglio rendono «alquanto difficile» ottenere. «Vogliamo ulteriori sanzioni contro il regime siriano e una più forte pressione internazionale» ha dichiarato Hague, specificando che «affinché l'aumento della pressione su Damasco sia efficace, non deve limitarsi alle nazioni occidentali, ma deve includere i Paesi arabi, in particolare la Turchia che si è data molto da fare per convincere Assad ad attuare le riforme». Hague ha rivelato che l'Unione europea ha già concordato «una nuova serie di sanzioni contro Damasco che verranno annunciate entro questa settimana» ed auspica anche «una risoluzione dell'Onu di condanna delle violenze e a favore del rilascio dei prigionieri politici» ma ammette che «le divisioni in seno al Consiglio» rendono questa prospettiva «molto difficile» e la situazione «molto frustrante».
Nel frattempo il presidente siriano Bashar al Assad, si è congratulato con l'esercito in un discorso pronunciato in occasione del 66esimo anniversario della sua fondazione, definendolo "patriottico" e simbolo dell'orgoglio nazionale. «Saluto ciascun soldato e con lui mi congratulo in occasione del 66esimo anniversario della creazione dell'esercito arabo siriano (...) che difende i suoi diritti di fronte ai piani aggressivi che ci riguardano oggi e domani», ha affermato Assad.
«Non ci sono le condizioni» per un intervento militare della Nato in Siria: è quanto ha detto il segretario generale dell'Alleanza Atlantica Anders Fogh Rasmussen in un'intervista al quotidiano francese Midi Libre. «In Libia conduciamo un'operazione basata su un mandato chiaro dell'Onu. Abbiamo il sostegno dei paesi della regione. Queste due condizioni non sono presenti per la Siria», ha spiegato Rasmussen.
Intanto nella città di Hama continuano a morire civili, secondo quanto riportato dalla televisione satellitare Al Jazira. Violenze sono segnalate anche nella città di Dayr Al Zor.
Nardò, i migranti contro lo sfruttamento
Hanno incrociato le braccia e detto no allo sfruttamento nella raccolta dei pomodori. E' successo a Nardò, in Salento, dove ogni estate centinaia di lavoratori di origine africana e magrebina arrivano per la stagione di raccolta. Negli anni scorsi cercavano riparo per la notte sotto gli ulivi, o dove era possibile pur di racimolare un po' di soldi che gli permettessero di sopravvivere. Ma adesso hanno deciso di dire basta e si sono rifiutati in massa di lavorare, ridicolo il bottino giornaliero: 3,5 euro per cassone di 100 chili per i pomodori grandi, 7 euro per il ciliegino. Hanno bloccato le strade, e successivamente si sono riuniti in assemblea per redigere un documento. I lavoratori migranti di Nardò non parlano la stessa lingua, non vengono dagli stessi Paesi ma hanno un obiettivo comune, il miglioramento delle condizioni salariali e di lavoro. A Nardò la situazione è senz'altro dura anche per la crisi nel settore delle angurie, pagate molto poco e spesso lasciate marcire. Invece i lavoratori aumentano anche per l'arrivo dei lavoratori tunisini del campo di Manduria, l'occupazione è scesa drasticamente. Il lavoro nero è la soluzione che rimane ai più e soprattutto il reimpiego nella raccolta dei pomodori, con paghe molto basse.
Il decreto sui rimpatri si avvia a divenire legge
E' stato convertito in legge al senato il decreto sul rimpatrio dei cittadini stranieri senza regolare permesso di soggiorno. Tra le misure principali il testo prevede l'espulsione immediata dei soggetti "pericolosi" senza permesso di soggiorno e allunga la permanenza nei centri di identificazione ed espulsione da 6 a 18 mesi. Si allunga poi da 5 a 7 giorni il termine entro il quale il migrante deve lasciare il territorio nazionale su ordine del questore, qualora non sia stato possibile il trattenimento presso i centri. Inoltre, viene introdotto il permesso di soggiorno per motivi umanitari e anche il "rimpatrio volontario assistito" che potrebbe sostituire il rimpatrio coatto dei migranti senza regolare permesso di soggiorno. In questo caso, quest'ultimo, può ottenere dal prefetto un termine da 7 a 30 giorni per il rimpatrio.
Lampedusa, ancora vittime della disperazione. 25 morti su un barcone
Lampedusa 2 Agosto 2011
Nella notte tra domenica e lunedì si è consumata a Lampedusa l'ennesima tragedia del mare di mezzo.
I cadaveri di 25 persone sono stati ritrovati nel sottocoperta di un barcone lungo 15 metri e carico di 296 migranti. Le vittime sono morte asfissiate nell'abisso della barca, in 2 metri quadrati, a causa dei fumi del motore e del caldo generato dal sovraccarico.
Al momento del salvataggio, tra i 271 sopravvissuti che viaggiavano sul ponte dell'imbarcazione (tra loro 36 donne e 21 bambini), nessuno aveva parlato dei morti. A scoprirli è stata la Guardia costiera durante un'ispezione dell'intera barca prima di abbandonarla.
Le vittime sarebbero le prime persone salite sull'imbarcazione, che hanno preso posto nella parte inferiore della barca: unico accesso, una botola larga appena 50 centimetri. Subito dopo, sono saliti gli altri migranti. Dopo poche ore di viaggio i gas provocati dal motore della vecchia imbarcazione avrebbero reso l'aria nella stiva irrespirabile e le vittime avrebbero tentato di uscire dalla botola, ma gli occupanti, che si trovavano nella parte superiore della barca, non l'hanno consentito perché non ci sarebbe stato sufficiente spazio per tutti nel ponte. Secondo Fortress Europe poi, oltre ai 25 cadaveri trovati nella stiva, ci sarebbe anche un altro migrante che sarebbe stato gettato in mare.
Ed ecco altri morti, vittime di un viaggio nella seconda classe dei disperati che è costato la vita a 26 persone. Dall'inizio dell'anno i morti nel Canale di Sicilia sono almeno 1.674, un dato senza precedenti. Negli ultimi vent'anni almeno 17.738 persone hanno perso la vita tentando di raggiungere l'Europa lungo le diverse rotte del Mediterraneo. E' il vergognoso bilancio del conto delle vittime del mare di mezzo tenuto da Fortess Europe.
"Intercultura e cittadinanza nel 150° dell'Unità d'Italia"
Pontelandolfo e Casalduni ricordano il 150° dell'eccidio
Il 14 agosto 1861, a undici mesi dalla autoliberazione dal borbone e a cinque mesi dalla proclamazione del Regno d'Italia, Pontelandolfo e Casalduni, due comuni della prima Provincia del Regno, Benevento fu proclamata già il 25 ottobre 1860, venivano messi a ferro e fuoco da un battaglione di bersaglieri su ordine del generale Enrico Cialdini. Il violento e terrificante martirio fu la rappresaglia dell'esercito piemontese all'uccisione, da parte di un gruppo di briganti della zona, capeggiati da Cosimo Giordano e Donato Scutanigno, di una colonna di 45 soldati e di 4 carabinieri. Qualche giorno prima una colonna di bersaglieri, al comando del tenente Luigi Augusto Bracci, era stata inviata sul Volturno e alle pendici del Matese al fine di reprimere i moti di ribellione e sedare i disordini che dalla primavera cominciavano a diffondersi nella zona.
Giunta a Pontelandolfo, però, la colonna fu accerchiata da un gruppo di briganti e ribelli e trucidata. L'atrocità del fatto fu seguita da una vendetta altrettanto atroce a danno della popolazione civile. I due comuni, infatti, per ritorsione furono attaccati di sorpresa nel cuore della notte del 14 agosto: gli abitanti, colti nel sonno, furono fucilati, le donne stuprate e le case saccheggiate; infine, quando la rappresaglia terminò, si diede fuoco alle loro case. Gli ordini furono dati separatamente per i due comuni: l'ufficiale Melegari marciò contro Casalduni con quattro compagnie di bersaglieri, mentre il colonnello Negri con oltre 500 uomini arrivava a Pontelandolfo. Nelle sue memorie Melegari affermò: "Era giunto finalmente il momento di vendicare i nostri compagni d'armi, era giunto il momento del tremendo castigo". Il colonnello Negri, invece, così annunciò per telegrafo al Comando di Napoli: "Ieri, all'alba, giustizia fu fatta per Pontelandolfo e Casalduni".
Per sua fortuna, in realtà, la maggior parte della gente di Casalduni fu risparmiata perché, avvertita per tempo, si rifugiò sulle montagne circostanti, mentre ad essere duramente e maggiormente colpiti furono i pontelandolfesi. I dati ufficiali all'epoca parlarono di un totale di 146 morti, ma con più probabilità le vittime furono quasi un migliaio, oltre ai circa 3000 profughi che si rifugiarono nella città di Benevento. Ma ciò che maggiormente sconcerta fu l'efferatezza con cui le due popolazioni sannite furono colpite di sorpresa e massacrate dal loro neo costituito esercito. Nelle peggiori storie coloniali si trovano episodi di gravità (quasi) simile. Forse la notte del 14 agosto 1861 qualcuno degli autori del massacro della colonna militare sarà anche stato presente a Pontelandolfo e Casalduni. Ma la vendetta a caso, in massa e indiscriminata di due intere comunità inermi è un inedito assoluto.
L'unico a denunciare il barbaro eccidio fu l'onorevole milanese Giuseppe Ferrari, che tra l'altro si recò sui luoghi della strage per verificare di persona quanto accaduto. Le sue furono parole molto dure, quelle pronunciate in una requisitoria davanti agli altri deputati il 2 dicembre 1861: " Ho visto una città di 5.000 abitanti completamente distrutta, e non dai briganti".
Fu anche proposta l'istituzione di una commissione parlamentare per indagare sulle responsabilità, ma nessuna inchiesta fu realmente conclusa. Anzi, il governo conferì quattro medaglie d'oro agli ufficiali superiori partecipanti alla lotta contro il brigantaggio.
A gettare definitivamente silenzio su un episodio decisamente grave del nostro Risorgimento, attribuendone la responsabilità al Sud e decretando il mai più colmato divario, anche in termini di giustizia, tra le province meridionali e il resto d'Italia concorsero molti fattori.
Nell'autunno in tutte le regioni meridionali si moltiplicarono storie di rivolte contro i liberali locali e lo stato unitario
Con la saldatura di queste rivolte al fenomeno endemico del brigantaggio, agli sbandati dell'esercito borbonico e ai mai disconosciuti agenti provocatori al soldo del papa e del borbone, la situazione divenne precaria e molto delicata. Il governo italiano seppe intervenire solo con la repressione. Alla instabilità, giammai letta come delusione per le mancate politiche di riforma e con pervicacia attribuita invece alla resistenza armata dei briganti, il governo dette piena delega all'esercito e rispose facendo terra bruciata. La "legge Pica" sarà approvata solo due anni più tardi, nel 1863. Il Parlamento italiano, dopo due anni di delega all'esercito, ricorse cosi al riconoscimento di uno strumento eccezionale di repressione del brigantaggio nel Mezzogiorno, attraverso pene severe, tribunali militari e repressioni di massa
Fu questo il tributo di sangue che le popolazioni delle regioni meridionali pagarono per la nascita del nuovo Stato unitario. Il sacrificio degli abitanti di Casalduni e Pontelandolfo fu solo uno degli esempi di quanto alto fu il prezzo pagato dalle popolazioni meridionali al culmine di una stagione, quella risorgimentale, di cui poco poterono comprendere e disillusi dopo le promesse disattese dal governo piemontese di nuove terre da coltivare.
Questi racconti si possono leggere dalle pagine di don Rocco Boccaccino ("Pontelandolfo. Memorie dei giorni roventi dell'agosto 1861"), raccolte nel volume "Per ricordare e non dimenticare", curato dal Presidente del Comitato pro-celebrazioni del 150° anniversario, il professor Renato Rinaldi. Il professor Rinaldi esprime il contributo di un cittadino di Pontelandolfo, amante della ricerca storica, alla sua terra. E rende giustizia a chi visse e a chi fu trucidato 150 anni fa. E porta un contributo grande al futuro della democrazia nel nostro paese e alle generazioni future.
Questa pubblicazione invita a colmare un vuoto davvero singolare.
Sui fatti di Bronte, gravi ed anticipatori, già nell'estate 1860, del decorso che avrebbe purtroppo imboccato il risorgimento con l'annessione di tutta la penisola al regno di Sardegna , possiamo leggere numerose e belle pagine. Testimoni e protagonisti delle aspettative suscitate anche a Bronte dal Decreto di Garibaldi del 2 giugno 1860 e ribadito nel messaggio del 13 giugno, N. Lombardo e B. Radice intervennero con tempestività. Ricostruirono come la gran parte della popolazione di Bronte fosse composta da contadini-pastori "capi famiglia poveri e non possidenti". Alla gran parte di questo popolo, e della popolazione meridionale, che aveva creduto a Garibaldi non solo non sarà dato accesso alle terre demaniali, ma nella corsa sfrenata scatenata dai galantuomini "liberali" per privatizzarle e accaparrarsele, risulteranno addirittura esclusi dai feudali diritti di poter far legna, pascolo, acqua e raccolta dei frutti.
Anche Giovanni Verga, e Leonardo Sciascia scriveranno di Bronte e scriveranno cose importanti.
Sull'enormità del martirio di Pontelandolfo e Casalduni scattò da subito una grave (auto)censura che è durata 150 anni. Di Pontelandolfo non hanno scritto storici locali, né tanto meno intellettuali e scrittori campani e meridionali.
La pubblicazione è una corposa antologia di articoli e contributi letterari che riguardano i fatti dell'agosto 1861, tra i quali trova spazio anche una preziosa raccolta di documenti e foto, molti dei quali rinvenuti nell'archivio parrocchiale, che fu risparmiato dalle fiamme di quella tragica notte. Purtroppo la voce di quanti a Pontelandolfo e Casalduni hanno chiesto la riabilitazione delle vittime di quei terribili fatti è ancora rimasta inascoltata, da quando la prima volta, nel 1973, è stata presentata una petizione popolare al Presidente della Repubblica. Il 28 settembre scorso, però, il Consiglio comunale, all'unanimità, ha finalmente proclamato con una delibera Pontelandolfo "Città martire, simbolo della sofferta e dolorosa conquista della tanto agognata Unità d'Italia,....".
Pontelandolfo, infatti, nonostante i dolorosi accadimenti, non sente di rinnegare un momento storico così importante, proprio perché alto fu il prezzo pagato dalla sua comunità. Ciò che il comune, e il suo sindaco chiedono, è solo il riconoscimento di quell'eccidio e che Pontelandolfo non sia ricordata come una terra di briganti, ma come una "città simbolo della sofferta eppur amata Unità d'Italia".
Per questo il Comune ci ha tenuto a festeggiare il 150°, prevedendo tra il 13 e il 16 agosto un programma di celebrazioni alquanto ricco, tra cui un concorso di poesia e pittura dedicato proprio ai fatti del 1861, l'inaugurazione di una lapide in memoria di Concetta Biondi e di tutte le donne vittime del massacro, l'emissione del Bollo Postale Speciale creato per il 150° dell'eccidio, il tutto alla presenza delle autorità locali e di Giuliano Amato, Presidente del Comitato dei Garanti per il 150° dell'Unità d'Italia.
Si allega il programma degli eventi
http://www.pontelandolfonews.com/index.php?id=2070Si allega il brano degli Stormy Six
http://www.youtube.com/watch?v=voNLhO3Z120Roma e Lazio
Sulla pelle dei rifugiati
Gruppi di rifugiati provenienti da svariati paesi dell'Africa (Guinea Bissau, Mali, Somalia, Nigeria, Etiopia, Camerun, Costa D'Avorio ecc.) sono stati ospitati presso strutture inidonee alle loro necessità, veri e propri casolari a Roccagorga e Bassiano in provincia di Latina.
Si è aperta una inchiesta sulle procedure di accoglienza e di affido di servizi per immigrati, in quanto sono emerse varie irregolarità a partire dai dati forniti da cooperative che non combaciavano con i dati del comune di Bassiano, strutture che delegavano a terzi i progetti di ospitalità dei profughi, standard di accoglienza e inserimento sociale ben al di sotto da quanto dichiarato .
Un giornalista di Latina Oggi si è recato presso uno di questi centri, ed ha riscontrato quanto segue: "La loro giornata si svolge davanti alla televisione o in attesa di un uomo che assicura loro due pasti al giorno: spaghetti o riso ed una tazza di caffè con latte e pane al mattino.
Molti di loro hanno riferito di essere fuggiti dalla Libia in quanto i "neri" non erano più tollerati perché accusati dal regime di Gheddafi di essere collaboratori dei ribelli.
Dopo essere stati sbarcati a Lampedusa, qualcuno di loro è transitato a Manduria e dopo essere passato per Roma è stato dirottato su Sezze e Bassiano.
L'età di questi giovani uomini oscilla tra i 20 e 25 anni. Da circa un mese vivono in una casa posta al confine tra Sezze e Bassiano. I ragazzi riferiscono di non avere medicine e da quando si trovano in questo posto non hanno mai ricevuto la visita di un medico, poiché qualcuno di loro è malato hanno chiesto all'uomo italiano e alla donna africana che si occupano di loro di poter essere visitati è stato loro risposto di stare tranquilli e che presto avrebbero avuto dei documenti.
Per ogni malessere che hanno riferito è stata loro somministrata la stessa compressa di Lensoprazolo che però serve a curare la gastrite, ma un medico finora non l'hanno visto. Non c'è nessun contatto con gli abitanti del luogo, è stato promesso loro che ci saranno dei corsi di italiano. Il loro approvvigionamento d'acqua avviene attraverso un pozzo".
I progetti di accoglienza degli immigrati prevedono nove appartamenti da 4 stanze ciascuno di 125 metri quadri. Un modello d'accoglienza promosso con il Bando Prir Lazio (Progetto regionale di inclusione sociale per i richiedenti/titolari di protezione internazionale) che prevede anche attività di mediazione linguistica e percorsi di integrazione socio-lavorativa. Il Ministero dell'Interno eroga 42,50 euro al giorno attraverso la protezione civile regionale alle strutture d'accoglienza.
Da quanto emerge però dalle ispezioni e dai controlli dei carabinieri di Roccagorga e dalla Tenenza di Terracina, le condizioni in cui si trovano i profughi sono ben diverse: persone ammassate in numero maggiore dell'effettiva capienza degli edifici, cibo insufficiente, ed altri disagi.
A seguito dei controlli è stata iscritta nel registro degli indagati l'amministratrice della società cooperativa "Casa Fantasie" alla quale si contestano i reati di truffa ai danni dello Stato e sostituzione di persona, per aver apposto una firma falsa sul contratto di locazione dell'immobile sito a Roccagorga, quello stesso immobile nel quale sono state riscontrate svariate carenze ed irregolarità (basti solo pensare che l'immobile poteva contenere un massimo di 14 persone ma ne sono state identificate ben 46 ) e standard di accoglienza molto scadenti dal cibo al livello di offerta residenziale.
Sindaci uniti contro Malagrotta Bis
Roma 2 Agosto 2011
Una nuova e decisiva tappa nella resistenza contro la futura discarica a Pizzo del Prete, voluta dalla Polverini. Si è svolto venerdì scorso il convegno "Dalla Riduzione al Riciclo: le buone pratiche in Italia". Un incontro in cui il Comitato Rifiuti Zero Fiumicino si è fatto promotore dell'avvio di un percorso partecipato tramite la firma di un documento che fissa date-obiettivi-controllo-partecipazione di amministratori e cittadini insieme. Primi firmatari i sindaci di Cerveteri, Ladispoli, Oriolo Romano a cui "speriamo seguiranno a breve molti altri Comuni del comprensorio". "Abbiamo costruito il nucleo di partenza - spiegano - della strategia Rifiuti Zero nella parte ovest della Provincia di Roma, nella convinzione che questo esempio sarà l'avvio dell'inversione di rotta nel Lazio". La volontà popolare è quella di andare verso la tutela del territorio e della salute pubblica, che "nel ciclo dei rifiuti si esplica con impianti medio piccoli di bacino ad impatto zero, che costano venti volte meno di inceneritori, e che sviluppano venti volte occupazione".
La protesta contro Malagrotta Bis, giunta ormai alla sua settima settimana, sta dando così i suoi primi risultati. Siamo felici di annunciarvi che la proposta di legge d'iniziativa popolare per una gestione dei rifiuti alternativa e sostenibile è stata validitata dal consiglio regionale e trasmessa in commissione ambiente. Tutto ciò è stato possibile grazie alla caparbietà dei comitati, dei tanti cittadini, e di alcuni gruppi politici.
Ma il comitato non si arresta. Giovedì i manifestanti anti-discarica sono tornati all'attacco. Nuova protesta dei comitati di residenti nel Comune di Fiumicino contro il progetto di una discarica con inceneritore a Pizzo del Prete. Un nutrito gruppo di esponenti del Comitato rifiuti zero ha manifestato davanti all'ingresso del Consiglio regionale del Lazio, distribuendo volantini ai politici che entravano nel palazzo. «Se non cambierà, lotta dura sarà», urlavano i manifestanti. «Il piano rifiuti è una porcata, Passoscuro resiste», recitava uno striscione. E ancora «No al piano rifiuti della Polverini, no agli inceneritori, sì al riuso, al riciclo e alla raccolta differenziata»
Le Nuove date di protesta sul sito: www.nonbruciamociilfuturo.it
Libro Rosa: Non chiediamo la luna
Dopo il Libro Bianco realizzato un anno fa con Legambiente, il Coordinamento dei Comitati NO PUP il 12 luglio ha presentato presso la Sala della Pace della Provincia di Roma il "Piano Urbano Parcheggi: il libro rosa dei comitati - le richieste dei cittadini al Sindaco ". Il Libro, si propone di raccogliere tutte le proposte avanzate dai Comitati al Comune di Roma per rendere gli interventi più "a misura di cittadino", attraverso maggiori garanzie per la sicurezza e la salute. Ma non solo, infatti propone interventi anche "a misura di città", individuando le modalità per assicurare la qualità delle sistemazioni superficiali dello spazio pubblico sopra i parcheggi interrati e per promuovere la progettazione partecipata e il coinvolgimento dei cittadini, come previsto nel Regolamento del 2006.
Il Libro rosa si sviluppa in più capitoli:
- La sicurezza e il benessere dei cittadini non sono negoziabili.
Sulla necessità o sull'opportunità della realizzazione di un'opera si può discutere, ma la completa tutela dei cittadini e dei loro beni deve essere fuori discussione. Qualunque ipotesi progettuale, qualunque scelta costruttiva, qualunque iter procedurale, deve essere effettuato nel modo più cautelativo per coloro che sono di fatto la "parte debole": quelli che subiscono le scelte, spesso senza goderne alcun vantaggio, e che si trovano in prima linea nel sopportarne le conseguenze.
- Tutto deve svolgersi alla luce del sole, che vuol dire massima trasparenza, informazione e partecipazione dei cittadini.
Nessuno può essere tenuto all'oscuro di interventi con un così forte impatto, non solo nel suo spazio fisico: un parcheggio interrato è quasi sempre una ferita anche nella dimensione emotiva delle persone, dimensione di cui fanno parte il paesaggio, la memoria, l'identità del proprio territorio. I cittadini devono avere voce in capitolo sui cambiamenti, non come giudici passivi di progetti calati dall'alto, ma come protagonisti dell'intero percorso. Tutto deve avvenire all'insegna della trasparenza: ogni scelta, ogni elemento in gioco, ogni passaggio deve essere chiaro a tutti. L'oscurità e l'ignoranza sono l'habitat naturale degli interessi, non dei diritti.
- La bellezza dell'ambiente che ci circonda non è un optional.
La funzionalità non può esser ottenuta a scapito della qualità. Il "sopra" pubblico dei parcheggi non può essere piegato ai criteri economici che guidano i progetti del "sotto" privato. Casomai il contrario: prima si definisce lo spazio collettivo della superficie, poi si verifica se tale spazio è compatibile con un parcheggio o si rende il parcheggio compatibile con quello spazio. Anche la bellezza ha un valore.
- I parcheggi devono liberare le strade dalle auto, che vuol dire costruire stalli al posto dei box. Tutti. Sempre.
La prova del nove che i parcheggi non servono tanto a togliere macchine dalla strada, quanto ad aggiungere introiti alle casse dei costruttori, è la proliferazione dei box, nonostante più di uno studio abbia evidenziato la loro scarsa utilità per la soluzione dei problemi della sosta: infatti, sempre ammesso che vengano impiegati come ricovero per autoveicoli e non per altre improprie destinazioni, i box vengono usati dai residenti prevalentemente nelle ore notturne, quando quasi ovunque vengono meno tutti i motivi dell'"emergenza traffico" (riduzione delle corsie di scorrimento degli autoveicoli, intralcio ai mezzi pubblici, rischi per i pedoni, inquinamento etc). Gli stalli invece sono molto più versatili e consentono di ottimizzare al massimo l'utilizzo dello stesso spazio anche da parte di più soggetti.
- L'uso di un bene pubblico deve comportare un beneficio pubblico.
I Pup non occupano una terra di nessuno, uno spazio inutile. Trasferiscono sottosuolo, ma anche suolo - quello occupato da griglie, scale, ascensori, rampe - pubblico alla proprietà di privati. Uno spazio che per 90 anni non potrà più essere usato da nessuno per nessun altro scopo. Una volumetria che nel suo processo di trasformazione - da terra a "Pup"- procura profitti enormi ai costruttori, senza vantaggi, a nostro avviso, economicamente proporzionati né per la collettività (il Comune che dà la concessione) né per i residenti/acquirenti (che devono comprare i box a prezzo di mercato, e con sempre più esigue prelazioni). E in tutto questo è difficile trovare tracce di gare d'appalto che abbiano assegnato gli interventi a chi offriva condizioni o soluzioni più vantaggiose per gli acquirenti (come ad esempio succede a Milano).
Sicurezza, trasparenza, sostenibilità degli interventi, pubblica utilità, mobilità e partecipazione
Lago di Trigoria, da oasi naturale a discarica
Trigoria 30 Luglio 2011
Il laghetto di Trigoria è stato trasformato in una vera e propria discarica. L'area di alto pregio naturalistico è stata completamente distrutta perché grossi camion pesanti scaricano in continuazione terra e detriti.
Il lago, che si è formato col passare degli anni lì dove prima sorgeva una cava, è presto diventato l'habitat naturale di molte specie di volatili, di anatre, tartarughe e carpe, "invece ora l'ecosistema sta lentamente morendo - racconta Alessandro Lepidini, coordinatore della Rete12 Extra Gra - L'area è stata recintata con delle grosse reti metalliche. L'acqua viene drenata attraverso delle pompe di aspirazione. Un costone della cava è stato tirato giù. E ci trasportano ogni giorno materiali di risulta, tonnellate di detriti e terra che stanno devastando questo lembo di agro romano".
Tre comitati (la Rete12 Extra Gra, lo snodo territoriale Torretta di Vellerano e Trigoria) hanno presentato un esposto al nucleo investigativo della polizia ambientale e forestale per richiedere un sopralluogo urgente e il blocco dell'attività. È stata, inoltre, inviata una lettera alla commissione Ambiente del municipio XII, ma "nulla di fatto, ancora non c'è stato alcun intervento" spiega il coordinatore della Rete12 Extra Gra.
Fallisce il ripascimento, estate nera per il litorale laziale
Lazio 2 Agosto 2011
Il ripascimento delle costa laziale: un flop da sessantamila metri cubi di sabbia. La sabbia non c'è e i lavori sono stati interrotti con una settimana di anticipo. Il piano di riqualificazione regionale da ventisei milioni di euro, di cui 11 destinati solo al litorale romano, prevedeva infatti una prima parte di interventi fino alla fine del mese di luglio: tre le draghe messe in acqua tra il Canale dei Pescatori fino allo stabilimento Kursaal che avrebbero dovuto trasportare sessanta mila metri cubi di arenile per due chilometri di spiaggia circa. E invece dell'arenile romano non è rimasta che una sottile lingua di sabbia dove non c'è abbastanza spazio per gli amanti della tintarella. Alla Vecchia Pineta, una delle zone più colpite dall'erosione, negli ultimi sei mesi sono stati mangiati dal mare ottanta metri di spiaggia: "Ho avuto un incontro con l'assessore regionale Massimo Mattei - spiega Franco Petrini, il gestore - e mi ha confermato la partenza dei lavori per il ripascimento il prossimo settembre. Questa stagione è persa oramai. Non abbiamo spiaggia e a rimetterci sono i nostri clienti. Per guadagnare spazio - spiega - abbiamo tolto i giochi dei bambini e le attività connesse. Ancora, siamo stati costretti a eliminare i campi di beach tennis e beach volley. Di fatto, in questo modo, non solo abbiamo abbassato il livello dell'offerta, ma abbiamo anche cercato di rimediare alla meno peggio con scarsi risultati. Nonostante le basse temperature e il tempo incerto di questi giorni, infatti - conclude Petrini - abbiamo avuto molta affluenza eppure non siamo stati in grado di soddisfare tutte le richieste".
La tabella di marcia per il ripascimento non è stata rispettata e le spiagge sono ancora senza sabbia come conferma anche l'Ardis, l'Agenzia regionale per il suolo: "In effetti, questa prima fase d'intervento non è stata redditizia e adesso ad Ostia è tutto fermo", ha confermato il presidente, Mauro Lasagna: "In tre settimane di lavori abbiamo portato circa due mila metri cubi di sabbia, sui sessanta mila previsti. Ma con il maltempo degli ultimi giorni, non siamo più in grado di calcolare quanto sia rimasto. Ricominceremo il nove settembre, non possiamo fare altro".
La seconda fase del progetto prevede il risanamento dell'altro versante del litorale romano, 360 mila metri cubi di sabbia fino allo stabilimento la Marinella. Intanto, i gestori sono da tempo sul piede di guerra. "La responsabilità di questa situazione", dice Fabio Balini responsabile dello Shilling, "è di chi ha deciso di fare i lavori in estate. Un lavoro inutile, così come si è dimostrato. I problemi noi li abbiamo avuti quest'inverno: spiaggia erosa e strutture in acqua. Ho speso 200mila euro di ristrutturazione per riavviare lo stabilimento perché con le mareggiate si è allagato il ristorante e la reception. Adesso aspettiamo un intervento serio e risolutivo".
Chiusura metro A, Codacons esposto in procura. San Silvestro, passeggeri e bus nel caos. L'agosto di fuoco dei trasporti romani
Roma 3 Agosto 2011
Si prospetta un mese di fuoco per i trasporti nella Capitale. E' agosto e come ogni anno romani e turisti sono alle prese con le limitazioni del Servizio pubblico previste per il periodo estivo (è quanto stabilito dal contratto di servizio tra Atac e Campidoglio per il servizio di superficie tra il 1 e il 28 agosto). Quest'anno però la situazione è resa ancora più caotica da due eventi straordinari che hanno creato seri problemi alla circolazione su bus, tram e metro. Il primo: la parziale chiusura della metro A. Il secondo: lo smantellamento del centralissimo capolinea di piazza di S. Silvestro.
Dal 30 luglio al 29 agosto, la linea A della metropolitana aprirà solo a metà. La chiusura di parte della linea è propedeutica alla realizzazione della nuova stazione di San Giovanni, che diventerà fermata di scambio tra le linee A e C. Per i primi giorni, da 30 luglio al 3 agosto, è rimasta chiusa l'intera tratta da Termini ad Anagnina; 'regolarmente' in servizio quella che va da Termini al capolinea di Battistini. Mentre dal 4 di agosto (e fino al 29 dello stesso mese), la sospensione sarà ridotta al tragitto compreso tra le fermate Termini e Arco di Travertino, consentendo il normale esercizio nelle tratte Termini-Battistini e Arco di Travertino-Anagnina. In realtà, soprattutto nella giornata di lunedì, molti sono stati i disagi creati dalla parziale interruzione del servizio. Il Codacons, che ha monitorato le ripercussioni della chiusura subite dagli utenti, denuncia «una vera e propria sciagura per cittadini e turisti. I disagi maggiori si sono registrati presso la Stazione Termini, dove regnavano caos e disorganizzazione. Qui, per raggiungere la banchina della linea A, i passeggeri sono stati costretti a lunghissimi percorsi a ostacoli tra scale, salite, discese, cambi di direzione e incomprensibili strettoie che hanno portato ad un rischioso affollamento di cittadini, mentre le temperature tra cunicoli, gallerie e scale mobili non funzionanti raggiungevano livelli estremi. Difficoltà che hanno alimentato le proteste e lo sconcerto di viaggiatori e turisti i quali, una volta entrati in stazione, a causa della caotica organizzazione hanno impiegato diverso tempo per raggiungere i treni della metropolitana. Ovviamente, per completare ancor di più il disservizio non poteva mancare il guasto tecnico e conseguente interruzione totale del servizio, avvenuto attorno alle 9.30».
L'associazione a difesa dei consumatori, per voce del presidente Carlo Rienzi, chiede ad Atac ed al Comune di risarcire Roma e gli utenti per i disagi causati, rimborsando il mese di agosto a chi ha acquistato abbonamenti annuali, e permettendo l'utilizzo gratuito della metro A per tutto il mese in corso, lasciando i tornelli sempre aperti. A tal proposito l'associazione ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, ipotizzando l'interruzione di pubblico servizio.
Sempre sul fronte trasporti poi, a rendere ancora più nero il primo lunedì agostano è stata la dismissione del capolinea di Piazza S. Silvestro, il più centrale della città, utilizzato non solo dai turisti ma anche dai tanti lavoratori del Tridente. Nella piazza transennata, gli operai sono al lavoro per trasformare il capolinea in un'area pedonale. Gli autobus dunque non stazionano più a San Silvestro, ma fanno il giro della piazza, prendono al volo i passeggeri e ripartono verso la periferia. Nella mattinata di lunedì, i problemi maggiori si sono registrati in via di San Claudio, nonostante i numerosi «assistenti alla clientela» reclutati dall'Atac. A lamentarsi sono soprattutto le persone più anziane, quelle che trovavano più comodo un capolinea in centro. Potevano salire sul bus e riposarsi un po' in attesa che partisse la corsa. Mentre ora sono costrette ad aspettare in piedi e in mezzo al traffico. Ripercussioni anche sul traffico auto, congestionato attorno a piazza San Silvestro.
Questi gli eventi straordinari, ai quali vanno aggiunte le consuete limitazioni previste da Atac per il mese di agosto: 30 giorni di stop per cinque linee di bus: 491, 291, 770, 121 e 122, orario ridotto per 59 linee, frequenze come in un sabato invernale per 53 linee, tabelle invariate per il resto della rete.
Roma-Lido, in bici tutti i giorni sul treno
Roma 3 Agosto 2011
Dal primo di agosto è possibile raggiungere il litorale con la propria bici, anche i giorni feriali, mediante la linea ferroviaria Roma Lido. L'idea, tradotta in disposizione operativa dopo l'ok del Comune di Roma, è nata, dall'associazione BiciRoma per permettere anche nelle giornate feriali, agli amanti del ciclismo, la possibilità di raggiungere le spiagge servendosi del trasporto pubblico. Secondo la normativa, che sarà attiva in via provvisoria e temporanea è consentito "il trasporto della bicicletta nei giorni feriali in direzione Lido di Ostia, dall'apertura alle 9. In direzione Roma, dalle 12 alle 16. Inoltre è permesso sulla metropolitana linea A e B e sulla ferrovia Roma - Lido il trasporto di biciclette con pedalata assistita, se la fonte primaria di energia (batteria) non è costituita da un accumulatore al piombo".
Consumi e società
Norma anti Amazon: mai più sconti oltre il 25% sui libri
Roma 1 Agosto 2011
Una norma appena approvata al Senato in via definitiva fissa un tetto agli sconti che le librerie possono fare sui libri (fisici e digitali). È la legge Levi 1, ma è già nota non ufficialmente come "legge anti Amazon", perché sembra pensata soprattutto per ridurre la possibilità dei grandi negozi on line - come quello del gigante americano Amazon - di fare grossi sconti sui libri. Il provvedimento arriva tra le polemiche di consumatori ed esperti: si teme che l'effetto sia il rincaro del costo dei libri.
La legge stabilisce che le librerie non potranno più fare sconti liberi, ma al massimo il 15 per cento sui prezzi di copertina. In casi particolari, si potrà arrivare al 20 per cento come per le offerte all'interno di un salone del libro o destinate ad organizzazioni no profit, biblioteche, musei pubblici, scuole. Il tetto passa al 25 per cento in un caso eccezionale, come le campagne promozionali realizzate direttamente dagli editori, e per massimo un mese; ma non saranno possibili a dicembre, ovvero sotto il periodo natalizio.
Ibs e Amazon saranno i più colpiti dal provvedimento. I negozi online riuscivano infatti a fare gli sconti migliori, grazie alla vendita per corrispondenza e a buone economie di scala. Lo dice esplicitamente l'editore Giuseppe Laterza: "La legge consente ai rivenditori indipendenti di mettersi al riparo dalla concorrenza selvaggia e dalle massicce campagne di sconto delle grandi catene, dei supermercati e dei siti di vendita online come Amazon". Non a caso, Ibs sta reagendo con la campagna 'Fuori tutto', con sconti del 75 per cento su 150 mila prodotti, prima che entri in vigore la legge.
Resta un' incognita: la legge non rischia di danneggiare i consumatori e l'e-commerce italiano? Ma per le associazioni dei consumatori non ci sono dubbi: Vincenzo Donvito, presidente di Aduc, si scaglia contro una norma che ritiene dannosa per i lettori e il mercato.
C'è anche chi nota una contraddizione con la campagna dello stesso governo, mirata a far leggere più libri. I liberali dell'Istituto Bruno Leoni hanno avviato una petizione per convincere il presidente Napolitano a non firmare la legge, perché contrasterebbe "con l'art. 41 della Costituzione e si profila come irragionevole secondo l'articolo 3 della Costituzione, restringendo - si legge nella petizione - il mercato dei libri e rendendolo meno accessibile a quanti oggi, tra la popolazione meno abbiente, vengono agevolati all'acquisto da sconti invitanti". Secondo i firmatari, la legge contrasterebbe anche con il principio comunitario di libera concorrenza.
Tra le novità dell'estate c'è la "Spiaggia smoking free"
Marina di Camerota - Bibione 3 Luglio 2011
A Marina di Camerota (Salerno), nel giugno scorso, per iniziativa del Touring Club Italiano era nato il primo lido 'off limits' ai fumatori.
Ora ci prova anche il comune di San Michele al Tagliamento che, in via sperimentale, vuole rendere la spiaggia demaniale di Bibione, località veneta al confine con il Friuli-Venezia Giulia, smoking free. Due iniziative che hanno reso popolare una questione che da anni anima le estati italiane: il problema del fumo sui litorali, e dei conseguenti mozziconi abbandonati, che sporcano e inquinano. Ci vogliono infatti fino a 5 anni per smaltire il filtro di una sigaretta, mentre basterebbero pochi secondi per preservare l'ambiente gettandolo nei posacenere. Un gesto in apparenza trascurabile, come il disfarsi di un mozzicone lasciandolo in spiaggia, reca un danno all'ambiente ed in particolare al mare: secondo una recente ricerca delle Nazioni Unite, i mozziconi sono ai primi posti nella top ten della spazzatura che soffoca il Mediterraneo (le cicche rappresentano il 40% dei rifiuti, contro il 9,5% delle bottiglie di plastica).
Il villaggio Touring di Marina di Camerota è il primo in Italia la cui spiaggia è diventata totalmente non fumatori. L'obiettivo: preservare la salute dell'arenile, proteggendolo dall'inquinamento causato dai mozziconi abbandonati nella sabbia e, non meno importante, abbattere i danni provocati dal fumo passivo. Per gli amanti della sigaretta, nel villaggio cilentano è stato attrezzato uno spazio nei pressi del bar della struttura. La decisione è stata presa anche per difendere il gran numero di bambini che ogni anno prendono d'assalto la struttura con le loro famiglie.
Ma quello di Marina di Camerota non è l'unico caso di spiaggia smoking free in Italia. Caso simile al nord dove i fumatori sono stati messi in fuga dall'arenile di Bibione. Con il mese di agosto, nella località veneta al confine con il Friuli-Venezia Giulia è stata attrezzata (in via sperimentale), su terreno questa volta demaniale, un'area "No smoking" di mezzo chilometro, con un migliaio di ombrelloni interessati, dopo il via libera dal Comune di San Michele al Tagliamento (Venezia). Lo slogan sui cartelli che promuoveranno l'iniziativa sarà: "Non è un divieto, è un diritto ad avere una spiaggia pulita". Gli stewart inviteranno le persone a non fumare e raccoglieranno dati statistici per capire il gradimento della sperimentazione.


