Newsletter di informazione di FOCUS- Casa dei Diritti Sociali
Anno 4 del 29 settembre 2011
29/09/2011 di RedazionePrimo piano
Profughi detenuti sui traghetti- prigione: la procura di Palermo ha aperto un'inchiesta
Palermo 27 settembre 2011
Dopo le violenze scatenatesi sull'isola di Lampedusa a seguito dell'incendio che lo scorso 21 settembre ha distrutto il centro di Contrada Imbriacola, i movimenti e le associazioni a tutela dei migranti sono tornate a denunciare la pessima gestione degli sbarchi sull'isola. L'Associazione Borderline Sicilia Onlus in un comunicato ha espresso "profonda indignazione per l'ennesima violazione di legge e per la totale negazione dei più elementari diritti umani, a partire dal diritto di difesa e di controllo giurisdizionale sulla libertà personale, a cui stiamo assistendo in queste ore, con il trattenimento arbitrario di centinaia di cittadini tunisini all'interno di navi prigione ancorate nel porto di Palermo" in attesa del rimpatrio. Le navi sott'accusa sono la Moby Vincent, Moby Fantasy e Audacia.
"Si tratta infatti - prosegue il comunicato - di detenzione e privazione della libertà personale operate in modo del tutto illegale, senza alcuna convalida da parte dell'autorità giudiziaria, e per di più a bordo di navi che hanno assunto le funzioni di Centri di identificazione ed espulsione galleggianti".
Dello stesso parere un gruppo di cittadini appartenenti al Forum sociale antirazzista, Sel, Slai Cobas e Cgil, che hanno manifestato con un sit-in davanti al porto per dire "no ai Cie galleggianti".
A seguito delle proteste, la denuncia è stata formalizzata attraverso la deposizione di un esposto alla Procura di Palermo, che ha aperto un'inchiesta per far luce sulla vicenda.
"Per quanto ci risulta non sono stati emessi provvedimenti formali che autorizzino il trattenimento dei migranti sulle navi - ha detto Fulvio Vassallo Paleologo, docente di diritto d'asilo alla facoltà di giurisprudenza a Palermo - Nei fatti viene loro negato il diritto di difesa e la libertà di comunicazione con l'esterno, come invece avviene nei Cie. Lo dimostra il fatto che siano stati sequestrati loro i telefoni cellulari. Chiediamo alla magistratura di verificare il rispetto delle procedure disposte per attuare i rimpatri e delle disposizioni comunitarie e nazionali in materia di allontanamento forzato degli stranieri irregolari". Al momento, l'inchiesta della procura è a carico di ignoti.
L'esposto è stato consegnato al procuratore aggiunto Leonardo Agueci dall'avvocato Gaetano Pasqualino e dal gruppo di cittadini, che lo hanno firmato. A sottoscriverlo sono stati Fulvio Vassallo Paleologo, Pietro Milazzo e Zaher Darwish responsabili regionale e provinciale immigrazione della Cgil, Anna Bucca presidente dell'Arci Sicilia, Tullio Prestileo, medico che si occupa di immigrazione all'ospedale Civico di Palermo, Judith Gleitze e Franco Juckert dell'associazione Bordeline Sicilia.
Insomma, cambia la forma ma non la sostanza. Assistiamo ancora una volta al concentramento forzato in non luoghi di persone che non hanno commesso alcun reato. Migranti imprigionati in navi inaccessibili, lontano da occhi indiscreti, privati di qualunque contatto con l'esterno. Non è nascondendo i corpi del reato che si possono nascondere le gravi responsabilità del governo davanti a tutto questo. Governo che ancora una volta altro non fa che minimizzare. Queste le parole del Ministro dell'Interno Maroni: "Non c'è alcun tipo di problema a bordo delle navi che ospitano migranti nel porto di Palermo". Lo ha detto nel corso di un'audizione davanti alla Commissione parlamentare Infanzia sui minori stranieri non accompagnati.Rosarno, arrivano i fondi dall'Europa ma ancora nessun alloggio per i braccianti
Rosarno 28 Settembre 2011
Due anni dopo la rivolta dei migranti nel gennaio del 2010, suona sempre la stessa musica. Tanti annunci ma pochi fatti. Stando alle previsioni dei tecnici regionali, infatti, i 143 immobili residenziali che potranno ospitare circa 1.230 immigrati verranno realizzati non prima di due anni. Il problema è che tra meno di un mese la Piana si riempirà nuovamente di braccianti in cerca di lavoro e alloggio. Dove dormiranno?
L'ultima novità qualche giorno fa. Il 12 settembre il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti ha firmato un protocollo d'intesa di tre milioni di euro per finanziare l'edilizia sociale nella Piana di Gioia Tauro. Il progetto annunciato in pompa magna si chiama "Immigrati in Calabria", un piano rivolto all'accoglienza con soluzioni abitative per i braccianti con regolare permesso di soggiorno o richiedenti asilo. Le aree interessate sono cinque: Rosarno, dove è previsto l'arrivo di una percentuale di stagionali pari al 5,4% della popolazione, Crotone con una percentuale del 2,7%, Corigliano Calabro con un'incidenza record del 5,36% dovuta alla concentrazione nell'area di Schiavonea e alla stagionalità agricola, Lamezia Terme con un'incidenza del 3,1% e infine Vibo con un'incidenza del 2,1%. A Corigliano verranno realizzati quindici immobili con tre vani ciascuno. A Crotone si edificheranno sei alloggi familiari e un centro di accoglienza nella ex scuola Anna Frank. A Lamezia sono previsti interventi di prima e seconda accoglienza in alcune strutture del centro storico da espropriare (in via Piedinchiusa, via Belvedere, via Spaventa, via Galliano e via Bellini). A Vibo, si procederà con interventi nella ex scuola media della frazione di Triparni. Infine, Rosarno: qui, si costruiranno strutture residenziali e di accoglienza in alcune aree confiscate alla 'ndrangheta.
Ad agosto inoltre - scrive il Redattore sociale - sono piovuti da Bruxelles 16 milioni di euro destinati a Rosarno. I primi cinque milioni dovranno essere spesi entro dicembre 2011, altrimenti l'Europa, come spesso accade in Italia, li richiederà indietro. Lo scopo dunque è quello di bypassare i proclama dell'Interno e agire a livello locale, realizzando opere di edilizia in tempi brevi. Altrimenti, due anni dopo, il quadro sarà di nuovo quello tracciato nel 2009 dall'European Network Against Racism 2(ENAR): in Italia il 65% dei lavoratori stagionali vive in baracche, il 10% in tende e solo il 20% in case in affitto spesso senza luce, senza acqua o cure mediche ma con paghe che non superano quasi mai i 25 euro giornalieri.Salvare vite umane in mare non può essere reato
Palermo 26 settembre 2011
Dopo quattro anni si conclude, positivamente, l'iter giudiziario di Abdelkarim Bayoudh e Ablelbasset Zenzri. I due pescatori tunisini erano stati arrestati l'8 agosto 2007 con l'accusa di "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina". Reato che, durante il processo di primo grado, si è trasformato in "resistenza a pubblico ufficiale" e "violenza a nave da guerra".
La recente sentenza della Corte d'Appello di Palermo ha finalmente dato ragione ai due marinai, comandanti dei pescherecci "Morthada" e "Mohamed El Hedi", cancellando la pena di due anni e 6 mesi assegnata loro per aver sfidato (e vinto) il blocco navale della Capitaneria di Porto di Lampedusa.
La loro colpa? L'8 agosto del 2007 avevano soccorso 44 persone a bordo di un gommone che imbarcava acqua. Li avevano incrociati a 32 miglia a sud di Lampedusa. Il mare era forza 9. Nessuno, che si trovava sulle altre navi fino ad allora incrociate, si era preso cura di loro. Sarebbero morti tutti, come hanno raccontato i migranti sentiti come testimoni. Avrebbero dovuto essere almeno ringraziati quei pescatori. Invece l'Italia li ha denunciati, additandoli prima come scafisti, e poi - comunque - come «disobbedienti».
Come racconta l'avvocato dei due uomini, l'8 agosto i due natanti battenti bandiera tunisina, una volta soccorsi e imbarcati i passeggeri, avvertono le autorità italiane, maltesi e tunisine. Tanto la capitaneria di Porto di Lampedusa che la Marina militare negano l'ingresso in Italia ai due pescherecci. Gli viene chiesto di ritornare in Tunisia, con il loro carico umano. Viene inviata una nave della Marina militare per controllare la situazione dei naufraghi. Il medico di bordo dice che la situazione non è drammatica. Una diagnosi evidentemente sbagliata visto che, sui due pescherecci si trovano due donne in gravidanza e un bambino disabile che versano in gravissime condizioni: una delle donne sta per partorire mentre il minore è nel pieno di una crisi epilettica. E' per questo che i capitani decidono di fare rotta verso l'approdo più vicino, Lampedusa e di sfidare il blocco imposto dalla Guardia costiera. Peccato che, una volta approdati, Abdelkarim Bayoudh e Ablelbasset Zenzrie e con loro tutti i membri dell'equipaggio vengono subito arrestati con l'accusa di essere degli scafisti: 40 giorni di carcere e sequestro dei natanti.
A scagionarli da questa prima grave e infondata accusa ci pensano le testimonianze dei migranti soccorsi; ma nel novembre del 2009 il Tribunale di Agrigento condanna comunque i due comandanti per aver violato il blocco navale imposto dalle autorità italiane.
Ora che dopo quattro anni la Corte d'Appello di Palermo ha dato ragione alla difesa riconoscendo lo "stato di necessità" (motivato dalle gravi condizioni di salute dei profughi salvati) che ha spinto i marinai a non rispettare l'Alt della Capitaneria, tutti tirano un sospiro di sollievo. "Hanno seguito la legge del mare che impone il salvataggio della vita umana al di sopra di qualsiasi altro regolamento", dice il legale dei due tunisini, Leonardo Marino.
Peccato però che il danno recato a Bayoudh e Zenzri rimanga. Le due imbarcazioni sequestrate dopo l'avventuroso approdo a Lampedusa sono ancora al "cimitero delle barche" dell'Isola e ormai, dopo tutti questi anni, sono ricoperte di ruggine e inutilizzabili. I due capitani hanno perso tutto perché con il sequestro dei pescherecci non hanno più potuto lavorare. "Come per la vicenda della "Cap Anamur", questo caso fa passare un concetto pericoloso: quello che è meglio lasciar morire la gente in mare se non si vogliono passare guai, come carcere, sequestro dell'imbarcazione e conseguente rovina economica", accusa Marino.
Rapporto Svimez 2011: il Sud verso lo "tsunami demografico"
Roma 27 settembre 2011
Dal rapporto Svimez 2011 sulle regioni del Sud emerge un quadro drammatico che vede il Mezzogiorno allontanarsi sempre più dal resto d'Italia: riparte l'emigrazione, il tasso di disoccupazione reale è del 25%, meno di un giovane su tre ha un lavoro e tre donne su quattro stanno a casa. E' il ritratto di una fetta d'Italia a rischio "tsunami demografico", come denuncia l'associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno, che nel 2050 vedrà gli over 75 crescere di dieci punti percentuali e i giovani scendere da 7 a meno di 5 milioni e del 25% già entro i prossimi vent'anni. La scarsa natalità, l'assenza di lavoro che causa bassa attrazione di stranieri e massiccia emigrazione verso il Centro-Nord e l'estero, rischiano insomma di trasformare il Mezzogiorno da qui ai prossimi 40 anni in un'area spopolata, sempre più anziana e dipendente dal resto del Paese.
Il rapporto analizza l'andamento del Pil, rilevando una crescita dello 0,2% nel 2010 a fronte del tracollo (-4,5%) del 2009. La ripresa c'è stata, dunque, ma un punto e mezzo al di sotto delle regioni del Centro-Nord (+1,7%). Va anche peggio se si guarda al medio periodo: negli ultimi dieci anni (dal 2001 al 2010), le regioni del sud hanno segnato una media annua negativa dello 0,3%, mentre il Centro-Nord è cresciuto del 3,5%, a riprova del perdurante divario di sviluppo tra le due aree.
In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno è passato dal 58,8% del valore del Centro-Nord nel 2009 al 58,5% del 2010. Tra le regioni più ricche nell'area meridionale si posiziona l'Abruzzo, con un pil pro capite di 21.574 euro, inferiore comunque di circa 2.200 euro rispetto all'Umbria, la regione più "debole" del Centro-Nord. Seguono il Molise (19.804), la Sardegna (19.552), la Basilicata (18.021 euro), la Sicilia (17.488), la Calabria (16.657) e la Puglia (16.932). La regione più povera è la Campania, con 16.372 euro.
Anche i numeri della disoccupazione sono impietosi. Dei 533mila posti di lavoro persi in Italia tra il 2008 e il 2010, ben 281mila sono nel Mezzogiorno. Nel Sud, dunque, pur essendo presenti meno del 30% degli occupati italiani, si concentra il 60% delle perdite di lavoro causate dalla crisi. E se i padri vengono messi alla porta dal mondo del lavoro, i figli non riescono neppure ad entrarvi. Il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) è sceso nel 2010 al 31,7% (nel 2009 era del 33,3%): praticamente, meno di un giovane su tre ha un impiego. Condizione drammatica anche per le giovani donne, il cui tasso di occupazione nel 2010 ha toccato quota 23,3%, 25 punti in meno rispetto al Nord del Paese (56,5%): di fatto, tre su quattro non hanno lavoro.
Brutte notizie per il Meridione arrivano anche dalla manovra di bilancio. Secondo Svimez, l'effetto cumulato delle manovre 2010 e 2011 dovrebbe pesare in termini di quota sul pil 6,4 punti al Sud e 4,8 punti sul Pil del Nord.
Dal 2000 al 2009, prosegue il Rapporto, quasi 600mila tra uomini e donne sono emigrati dal Meridione. Solo nel 2009 sono partiti in direzione Centro-Nord circa 109mila abitanti. Protagonisti di questa fuga sono soprattutto uomini, il 21% è laureato (la percentuale sale al 54% se si considerano i diplomati) e la meta preferita (un migrante su 4 nel 2009) è stata la Lombardia. Il Lazio è invece ancora il polo d'attrazione principale per abruzzesi, molisani e campani.
Tornando al dato decennale (2000-2009), delle 583mila persone che hanno abbandonato il Mezzogiorno ben 108 mila sono partite dalla città di Napoli. L'esodo è stato molto rilevante anche da Palermo (-29mila), Bari e Caserta (-15mila), Catania e Foggia (-10mila). Colpiti anche Torre del Greco (-19mila), Nola ed Aversa (-11mila) e Taranto (-13mila). Di riflesso sono cresciute Roma (+66mila), Milano (+50mila), Bologna (+31mila), Reggio Emilia, Parma e Modena (+13mila), Bergamo e Torino (+11mila), Firenze e Verona (+10mila).
Nel biennio 2009-2010, quando la crisi ha colpito il tessuto industriale del Nord e provocato licenziamenti e ricorso massiccio alla cassa integrazione, le partenze di massa dal Sud hanno avuto una pausa. In quei due anni, i "pendolari di lungo raggio" da Sud a Nord si sono ridotti del 22,7%; circa 40mila in meno del 2008. Tra questi emigrati, pur diminuiti in valori assoluti, è cresciuta però la componente laureata (dal 2004 sono stati il 6% in più del totale), a testimonianza dell'incapacità del Mezzogiorno di assorbire personale qualificato. I laureati emigrano soprattutto da Molise (27,8% del totale), Abruzzo (26,6%) e Puglia (24,8%).
Nel dettaglio, secondo Svimez, nei prossimi venti anni il Mezzogiorno perderà quasi un giovane su quattro, mentre nel Centro-Nord oltre un giovane su cinque sarà straniero. Nel 2050 gli under 30 al Sud passeranno dagli attuali 7 milioni a meno di 5, mentre nel Centro-Nord saranno sopra gli 11 milioni. A quella data, inoltre, ci sarà il sorpasso: la quota di over 75 sulla popolazione complessiva passerà al Sud dall'attuale 8,3% al 18,4% nel 2050, superando il Centro-Nord dove raggiungerà il 16,5%.
La Marcia per la Pace Perugia-Assisi
Si è svolta domenica 25 settembre la 50esima edizione della Marcia per la Pace Perugia-Assisi. In cinquantamila tra giovani ed adulti hanno preso parte al cammino per la pace e la fratellanza tra i popoli.
Di seguito pubblichiamo la mozione diffusa dai partecipanti che ha come impegno di "dare all'Italia un governo di pace e una nuova politica, coerente in ogni ambito, e di investire con grande determinazione sulla costruzione di un'Europa dei cittadini, federale e democratica, aperta, solidale e nonviolenta e di una Comunità del Mediterraneo che, raccogliendo la straordinaria domanda di libertà e di giustizia della primavera araba, trasformi finalmente quest'area di grandi crisi e tensioni in un mare di pace e benessere per tutti".
"La fratellanza dei popoli si basa sulla dignità, sugli eguali diritti fondamentali e sulla cittadinanza universale delle persone che compongono i popoli. I diritti umani sono il nome dei bisogni vitali di cui è portatrice ogni persona. Essi interpellano l'agenda della politica la quale deve farsi carico di azioni concrete per assicurare "tutti i diritti umani per tutti" a livello nazionale e internazionale. La sfida è tradurre in pratica il principio dell'interdipendenza e indivisibilità dei diritti umani - civili, politici, economici, sociali e culturali - e ridefinire la cittadinanza nel segno dell'inclusione. L'agenda politica dei diritti umani comporta che nei programmi dei partiti e dei governi ciascun diritto umano deve costituire il capoverso di un capitolo articolato concretamente in politiche pubbliche e misure positive.
Il nostro appello per la pace e la fratellanza dei popoli contiene alcuni principi, proposte e impegni:
Principi
Primo. Il mondo sta diventando sempre più insicuro. Se continuiamo a spendere 1.6 trilioni di dollari all'anno per fare la guerra non riusciremo a risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo: la miseria e la morte per fame, il cambio climatico, la disoccupazione, le mafie, la criminalità organizzata e la corruzione. Se vogliamo uscire dalla crisi dobbiamo smettere di fare la guerra e passare dalla sicurezza militare alla sicurezza umana, dalla sicurezza nazionale alla sicurezza comune.
Secondo. Se vogliamo la pace dobbiamo rovesciare le priorità della politica e dell'economia. Dobbiamo mettere al centro le persone e i popoli con la loro dignità, responsabilità e diritti.
Terzo. La nonviolenza è per l'Italia, per l'Europa e per tutti via di uscita dalla difesa di posizioni insufficienti, metodo e stile di vita, strumento di liberazione, strada maestra per contrastare ogni forma d'ingiustizia e costruire persone, società e realtà migliori.
Quarto. Se vogliamo la pace dobbiamo investire sulla solidarietà e sulla cooperazione a tutti i livelli, a livello personale, nelle nostre comunità come nelle relazioni tra i popoli e gli stati. La logica perversa dei cosiddetti "interessi nazionali", del mercato, del profitto e della competizione globale sta impoverendo e distruggendo il mondo. La solidarietà tra le persone, i popoli e le generazioni, se prima era auspicabile, oggi è diventata indispensabile.
Quinto. Non c'è pace senza una politica di pace e di giustizia. L'Italia, l'Europa e il mondo hanno bisogno urgente di una politica nuova e di una nuova cultura politica nonviolenta fondata sui diritti umani. Quanto più si aggrava la crisi della politica, tanto più è necessario sviluppare la consapevolezza delle responsabilità condivise. Serve un nuovo coraggio civico e politico.
Sesto. Se davvero vogliamo la pace dobbiamo costruire e diffondere la cultura della pace positiva. Una cultura che rimetta al centro della nostra vita i valori della nostra Costituzione e che sappia generare comportamenti personali e politiche pubbliche coerenti. Per questo, prima di tutto, è necessario educare alla pace. Educare alla pace è responsabilità di tutti ma la scuola ha una responsabilità e un compito speciali.
Proposte e impegni
1. Garantire a tutti il diritto al cibo e all'acqua.
E' intollerabile che ancora oggi più di un miliardo di persone sia privato del cibo e dell'acqua necessaria per sopravvivere mentre abbiamo tutte le risorse per evitarlo. Ed è ancora più intollerabile che queste atroci sofferenze siano aumentate dalla speculazione finanziaria sul cibo, dall'accaparramento delle terre fertili, dalla devastazione dell'agricoltura e dalla privatizzazione dell'acqua.
2. Promuovere un lavoro dignitoso per tutti.
Un miliardo e duecento milioni di persone lavorano in condizioni di sfruttamento. Altri 250 milioni non hanno un lavoro. 200 milioni devono emigrare per cercarne uno. Oltre 12 milioni sono vittime della criminalità e sono costrette a lavorare in condizioni disumane. 158 milioni di bambine e di bambini sono costretti a lavorare. Occorre ridare dignità al lavoro e ai lavoratori, giovani e anziani, di tutto il mondo.
3. Investire sui giovani, sull'educazione e la cultura.
Un paese che non investe, non valorizza e non dà spazio ai giovani è un paese senza futuro. La lotta alla disoccupazione giovanile deve diventare una priorità nazionale. Investire sulla scuola, sull'università, sulla ricerca e sulla cultura vuol dire investire sulla crescita sociale, politica ed economica del proprio paese.
4. Disarmare la finanza e costruire un'economia di giustizia.
La finanza, priva di ogni controllo internazionale, sta mettendo in crisi l'Europa politica e provoca un drammatico aumento della povertà. Bisogna togliere alla finanza il potere che ha acquisito e ripristinare il primato della politica sulla finanza. Occorre tassare le transazioni finanziarie, lottare contro la corruzione e l'evasione fiscale e ridistribuire la ricchezza per ridurre le disuguaglianze sociali.
5. Ripudiare la guerra, tagliare le spese militari.
La guerra è sempre un'inutile strage e va messa al bando come abbiamo fatto con la schiavitù. Anche quando la chiamiamo con un altro nome è incapace di risolvere i problemi che dice di voler risolvere e finisce per moltiplicarli. Promuovere e difendere sistematicamente i diritti umani, investire sulla prevenzione dei conflitti e sulla loro soluzione nonviolenta, promuovere il disarmo, contrastare i traffici e il commercio delle armi, tagliare le spese militari e riconvertire l'industria bellica è il miglior modo per aumentare la nostra sicurezza.
6. Difendere i beni comuni e il pianeta.
Se non impariamo a difendere e gestire correttamente i beni comuni globali di cui disponiamo, beni come l'aria, l'acqua, l'energia e la terra, non ci sarà né pace né sicurezza per nessuno. Nessuno si deve più appropriare di questi beni che devono essere tutelati e condivisi con tutti. Urgono istituzioni, politiche nazionali e internazionali democratiche capaci di operare in tal senso. Occorre ridurre la dipendenza dai fossili, introdurre nuove tecnologie verdi e nuovi stili di vita non più basati sull'individualismo, la mercificazione e il consumismo.
7. Promuovere il diritto a un'informazione libera e pluralista.
Un'informazione obiettiva, completa, imparziale, plurale che mette al centro la vita delle persone e dei popoli è condizione indispensabile per la libertà e la democrazia. Sollecita la partecipazione alla vita e alle scelte della collettività; favorisce la comprensione dei fenomeni più complessi che attraversano il nostro tempo, promuovere il dialogo e il confronto, costruisce ponti fra le civiltà, avvicina culture diverse, diffonde e consolida la cultura della pace e dei diritti umani.
8. Fare dell'Onu la casa comune dell'umanità.
Tutti nelle Nazioni Unite, le Nazioni Unite per tutti. Se vogliamo costruire un argine al disordine internazionale, i governi devono accettare di democratizzare e rafforzare le Nazioni Unite mettendo in comune le risorse e le conoscenze per fronteggiare le grandi emergenze sociali e ambientali mondiali.
9. Investire sulla società civile e sullo sviluppo della democrazia partecipativa.
Senza una società civile attiva e responsabile e lo sviluppo della cooperazione tra la società civile e le istituzioni a tutti i livelli non sarà possibile risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo. Rafforzare la società civile responsabile e promuovere la democrazia partecipativa è uno dei modi più concreti per superare la crisi della politica, della democrazia e delle istituzioni.
10. Costruire società aperte e inclusive.
Il futuro non è nella chiusura in comunità sempre più piccole, isolate e intolleranti che perseguono ciecamente i propri interessi ma nell'apertura all'incontro con gli altri e nella costruzione di relazioni improntate ai principi dell'uguaglianza e alla promozione del bene comune. Praticare il rispetto e il dialogo tra le fedi e le culture arricchisce e accresce la coesione delle nostre comunità. I rifugiati e i migranti sono persone e come tali devono vedere riconosciuti e rispettati i diritti fondamentali.
Queste priorità devono essere portate avanti da ogni persona, a livello locale, nazionale e globale, in Europa come nel Mediterraneo."Giornata mondiale di lotta alla povertà: obiettivi del millennio ancora lontani
Il 17 ottobre cade la giornata mondiale di lotta alla povertà indetta dall'Onu. La povertà però c'è tutti i giorni, anzi aumenta ogni giorno. Gli obiettivi del millennio di ridurre alla metà tra il 1990 ed il 2015 la percentuale di chi nel mondo vive in condizioni di estrema povertà (meno di un dollaro al giorno) sta miseramente fallendo e nei "paesi ricchi" nuove forme di povertà si sono aggiunte e si stanno via via aggiungendo alle vecchie. Segno che almeno con le modalità sinora sperimentate la "lotta alla povertà" è perdente.
E' dunque opportuno in occasione di questa ricorrenza porci alcune domande e tentare di sbozzare alcuni spunti di riflessione.
Che cos'è la povertà? Da dove ha origine? Come si può fronteggiare? Ha caratteristiche e dimensioni di una catastrofe, ma la povertà non è un fenomeno naturale imprevedibile e inevitabile come un terremoto o uno tsunami,. E' un fenomeno sociale di cui quindi sarebbe possibile individuare l'origine e sradicarne le cause, se lo si volesse e ci fossero energie sufficienti impegnate a farlo.
C'era chi pensava e c'è chi tuttora pensa che la povertà sia colpa dei poveri che, indolenti ed ignoranti, non sono capaci di provvedere a se stessi. A questa visione faceva riferimento la prima legislazione in materia di povertà che ha preso le mosse in Inghilterra nel 1597. C'è chi pensa che da che mondo è mondo "l'eliminazione della povertà non può essere pensata se non in riferimento al potere che un gruppo sociale impone agli altri". Venendo ai giorni nostri, c'è chi pensa, che la povertà sia dovuta a disfunzioni del sistema economico e della organizzazione sociale, sicché per ridurla o eliminarla basterebbero alcune correzioni al sistema. C'è infine chi pensa che la povertà sia l'altra faccia della ricchezza, che sia generata cioè dal modo stesso con cui si produce ricchezza. In effetti è difficile non vedere che ci troviamo in un sistema che toglie a molti, anzi a moltissimi, addirittura ai più, per arricchire pochi, anzi pochissimi; che assistiamo alla crescente concentrazione della ricchezza e al dilagare della povertà; che i ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri, secondo una frase divenuta comune. Dal 2008 ad oggi "i 10 milioni di supermiliardari del mondo hanno accumulato una ricchezza che Susan George ha stimato in 24,7 triliardi di dollari. Una cifra a 11 zeri"
Sembra dunque che piuttosto che di lotta alla povertà bisognerebbe parlare di lotta alla ricchezza dal momento che si potrà eliminare la prima a patto di modificare il modo di generare la seconda, cioè di modificare radicalmente il modo produrre e consumare bene e servizi.
Questi dovrebbero essere doveri in primo luogo della classe politica, ma è evidente che da molti anni l'azzeramento della povertà non è una priorità. Stiamo assistendo ad un disinteressamento dei vertici nei confronti di queste tematiche. E di conseguenza siamo noi cittadini, noi che costituiamo la società civile, a dover fare la nostra parte. Se infatti modificassimo i nostri comportamenti ed i nostri consumi le modalità della produzione non potrebbero non cambiare dovendo essa adeguarsi alle modificazioni della domanda. Se affidassimo i risparmi al circuito della finanza etica, sottrarremmo risorse alla speculazione finanziaria che è un modo nuovo con cui si impoveriscono tantissimi per arricchire pochissimi., che "L'economista americano James Galbraith ha definito 'la più gigantesca truffa della storia'". A proposito della quale un economista italiano, Bruno Amoroso, asserisce che "non era mai successo che fosse perpetrato un furto di risparmi di milioni di persone senza che nessuno fosse in grado di reagire"."Intercultura e cittadinanza nel 150° dell'Unità d'Italia"
Napolitano inaugura il nuovo anno scolastico
Si è svolta sabato 24 settembre la cerimonia di inaugurazione del nuovo anno scolastico. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha accolto tanti alunni e studenti, dedicando loro il discorso che riportiamo di seguito. Un discorso di speranza e di slancio verso il futuro, senza tralasciare le prove che la nostra nazione ha dovuto superare in 150 anni di storia. "E' la sesta volta, è per il sesto anno che lo faccio da quando sono Presidente, e vi assicuro - dico sinceramente - che è questa la cerimonia più bella e gioiosa che ospitiamo : perché voi ragazze e ragazzi di ogni età, siate ancora agli inizi o verso la conclusione del vostro percorso scolastico, trasmettete freschezza, slancio, curiosità e apertura al futuro, siete portatori di speranza. Ma nello stesso tempo richiamate tutti noi che abbiamo responsabilità nella guida del paese, al dovere di darvi speranza, al dovere di darvi seriamente motivi di fiducia nel domani. E questo rende - innanzitutto per me che vi parlo - anche molto impegnativa questa cerimonia, questa occasione di incontro" continua a leggere
Roma e Lazio
Campagna "L'Italia sono anch'io" - Costituzione del Comitato Romano
Due proposte di legge di iniziativa popolare per cambiare la normativa sulla cittadinanza e introdurre il diritto di voto per le persone di origine straniera
Col deposito in Cassazione dei testi delle due leggi di iniziativa popolare sottoscritti dagli esponenti delle organizzazioni che hanno promosso la campagna "l'Italia sono anch'io", è cominciata la raccolta delle firme necessarie per la consegna delle leggi in Parlamento. Ci sono sei mesi di tempo per raggiungere l'obiettivo delle 50.000 firme.
Numerose le iniziative previste a Roma dove si è costituito il Comitato Promotore Locale di cui fanno parte: CGIL di Roma e Lazio, Arci Roma, Lunaria, Centro Astalli, FCEI-SRM, Sei UGL, SEL, ACLI, PD Roma, Forum Immigrazione PD, Comitato 1° Marzo, Rete G2, A Buon Diritto, Focus Casa dei Diritti Sociali, FDS Senza Confine, Open Hands, Ass. Donne Capoverdiane, Fraternità Haitiana, Ass. Mondo Libero, Ass. Somebody, Ass. Kel'lam, Aiscia.
Il Comitato Romano sarà presente il 1 OTTOBRE dalle ore 16:00 alle ore 19:00, con un primo banchetto di raccolta-firme a Largo Torre Argentina, adiacente la libreria Feltrinelli.
Nella stessa data, nella maggior parte dei Comuni italiani saranno allestiti banchetti della Campagna e verranno raccolte le adesioni.
L'Italia sono anch'io è la Campagna nazionale per i diritti di cittadinanza promossa, nel 150° anniversario dell'unità d'Italia, da 19 organizzazioni della società civile (Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull'immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d'accoglienza, Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei - Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 - Seconde Generazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco) e dall'editore Carlo Feltrinelli. Presidente del Comitato promotore è il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.
Scopo della campagna è promuovere, anche attraverso lo strumento delle leggi di iniziativa popolare, l'uguaglianza di diritti tra italiani e stranieri che vivono, studiano e lavorano in Italia, così come sancito dall'articolo 3 della nostra Costituzione.
Per informazioni - litaliasonoanchio.roma@gmail.comAgro pontino, il caporalato non si arresta
Latina 27 Settembre 2011
Nelle campagne della provincia pontina l'agricoltura si regge sul lavoro di braccianti - per la maggior parte indiani, 4mila quelli stimati nel 2010 - senza contratto, senza diritti, sconosciuti allo Stato perché senza un regolare permesso di soggiorno. Così come accade per gli operai-fantasama arruolati dai kapì alla periferia di Roma per centinaia di cantieri edili.
La prospettiva di multe e manette non sembra spaventare gli imprenditori che pur stanno subendo qualche controllo in più. Si scopre così che il nuovo reato è difficile da configurare e dunque da punire. I primi moti di soddisfazione da parte dei sindacati, in particolare la Cgil dei comparti edili ed agricoli - che nel maggio 2010 aveva organizzato da Latina a Viterbo proteste in piazza degli immigrati -, si stanno trasformando in una ennesima denuncia verso un Paese che vive di buoni propositi ma ha le armi spuntate per fermare l'illegalità.
Il bilancio ad una decina di giorni dall'entrata in vigore del Ddl contro il caporalato non è esaltante. «In provincia il 16% del Pil proviene dall'agricoltura - dice Giovanni Gioia della Flai Cgil - e non possiamo lasciarlo in mano alle organizzazioni criminali». I sindacalisti sono convinti che dietro al caporalato e a quel 90% di lavoratori extracomunitari ci sia qualcosa di ben più articolato e temibile, un'organizzazione che la nuova legge non riesce a identificare e colpire. «Servono decreti attuativi che stabiliscano chi debba fare i controlli dotando le forze dell'ordine dei giusti strumenti - dice Gioia - e soprattutto occorre che si definisca meglio la figura del caporale».
In provincia di Latina lavorano migliaia di cittadini del Punjab, localizzati tra Aprilia, il capoluogo, Sabaudia, San Felice, Terracina e Fondi. Tengono in piedi il settore dell'ortofrutta (ed anche quello zootecnico ) locale al pari dei «colleghi» del Nord Italia dai quali dipendono allevamenti bovini e produzioni tipiche come il Grana Padano. In questi giorni le campagne sono colme di braccianti sfruttati dall'alba al tramonto per 3 euro l'ora: gli unici controlli di cui si è avuto notizia sono quelli dei carabinieri e dell'ispettorato del lavoro. In alcuni casi si usa l'elicottero per sorvolare i vigneti e coltivazioni per indirizzare le pattuglie. Il bilancio è di una manciata di ammende, ma di arresti neanche uno.
La nuova legge viene vista solo come un punto di partenza. Prosegue Giovanni Gioia insieme al responsabile del settore edile della Cgil Ezio Giorgi: «Avere un quadro normativo più puntuale e certo (ricordiamo che in precedenza il caporalato era un reato civile con un'ammenda prevista di 50 euro a lavoratore sfruttato) ci consente di rivendicare e rilanciare con qualche strumento in più la battaglia per la difesa dei diritti e della dignità dei lavoratori e del lavoro e, ci auguriamo possa essere anche un sistema disincentivante per tutti quei malfattori che fanno dello sfruttamento il loro business».Malagrotta, Comitato cittadino scrive al prefetto: "servono misure urgenti contro l'inquinamento"
Fiumicino 28 Settembre 2011
I cittadini di Malagrotta si appellano al prefetto di Roma "per l'inquinamento gravissimo delle falde acquifere di tutta l'area". I Comitati contestano la sentenza del tribunale amministrativo, che portò all'annullamento dell'ordinanza emessa dal Comune di Roma nel novembre 2009 contro la Giovi. L'ordinanza - che imponeva alla società di adottare al più presto nuove misure anti inquinamento - era stata provocata dal quadro allarmante delle rilevazioni fatte dall'Arpa sulle falde acquifere della zona. Ma secondo il Tar che si è espresso in luglio non ci sono le condizioni per vincolare la Giovi alle richieste del Comune. Nel frattempo, però, l'inquinamento altissimo delle acque nell'area di Malagrotta resta. Così dai residenti parte ora un appello diretto al Prefetto per un suo intervento diretto sulla questione. «Il recente processo al TAR - scrivono i residenti al Prefetto - è stato proposto dalla Giovi Srl per ottenere l'annullamento dell'ordinanza del Sindaco del Comune di Roma n. 255 in data 12.11.2010 e tutti gli atti ad essa connessi e consequenziali. L'ordinanza del sindaco è stata bloccata dal Giudice del Tar e il caso seguirà ora il suo iter processuale normale al Consiglio di Stato, con i tempi della giustizia amministrativa che sono, ahinoi, quello che conosciamo. Ma nel frattempo il problema dell' enorme inquinamento della falda freatica e delle acque superficiali della Valle Galeria è rimasto - e rimarrà - completamente e pericolosamente disatteso».
Il principio di derivazione comunitaria «chi inquina paga deve essere contemperato con il principio di precauzione, prevenzione e correzione», citano i ricorrenti. Non solo: l'attività di gestione della discarica «costituisce un' attività pericolosa citata nell'allegato HI della direttiva 2004/35 CE: il Comune di Roma non è inoltre tenuto, come invece erroneamente sostenuto dalla società, a dimostrare l'esistenza di un pericolo pubblico, vigendo il principio comunitario di precauzione e prevenzione». D'altra parte i risultati delle analisi dell'Arpa «evidenziano comunque la sussistenza di tale pericolo pubblico». Per questo «il tergiversare nell'adozione delle misure urgenti richieste dal Comune non potrà che aggravare i danni all'acqua ed alla salute pubblica, a meno che Ella, Signor Prefetto - si legge nella lettera -, non possa e voglia intervenire con misure atte a ristabilire una situazione ambientale sostenibile e accettabile».
Intanto, in attesa di una risposta del prefetto, le proteste continuano. Sabato 24 il sit-in a Riano si è trasformato in una festa ambientalista a cui hanno partecipato tante famiglie e giovani che hanno occupato la strada consolare. La manifestazione si è svolta il giorno dopo che la Procura di Roma ha avviato un'inchiesta con l'ipotesi di omicidio colposo per stabilire se la morte di quattro persone, tra il 2008 e il 2010, nella zona di Valle Galeria sia stata provocata dalle esalazioni dell'impianto di smaltimento dei rifiuti di Malagrotta.
Oltre al caso dei quattro residenti uccisi dal cancro, gli inquirenti vogliono fare luce anche sulle patologie tumorali segnalate in decine di esposti firmati da chi vive nelle vicinanze della discarica più grande d'Europa, zona dichiarata «a rischio Seveso» - con vincoli che escludono l'impianto di nuove installazioni industriali - anche per la vicinanza di una raffineria e di capannoni per lavorazioni chimiche. Un problema d'inquinamento segnalato più volte dal Comitato Malagrotta che invita insieme all'Associazione Non Bruciamoci il futuro al convegno "L'avvio del percorso virtuoso e della rete". L'incontro si svolgerà il 4 ottobre nella Sala del Consiglio Comunale di Ladispoli in occasione della giornata mondiale contro gli inceneritori. Sono in programma significativi interventi: l'Assessore all'Ambiente della Provincia di Roma, i Sindaci delle zone interessate, che hanno già firmato l'atto d'impegno con Rifiuti Zero, ed alcuni esperti del settore come il Prof. Paul Connett, ideatore della Strategia Rifiuti Zero, un punto di riferimento a livello mondiale. Un evento da non perdere.Comune sbaglia i conti, arrivano i rincari per i cittadini romani
Roma 28 Settembre 2011
La giunta Alemanno ha sbagliato i calcoli e ha dovuto rimettere mano a conti che, appena approvati, non tornavano. Trentasette i milioni da recuperare, quasi il 10% della correzione al bilancio 2011 varata in Aula Giulio Cesare appena il 9 luglio scorso. Un errore macroscopico, che già prima della pausa estiva aveva indotto il ragioniere generale a bloccare tutti gli impegni di pagamento di dipartimenti e uffici per evitare la catastrofe.
In assemblea capitolina l'assessore al Bilancio Carmine Lamanda ha fornito le cifre del "buco", imputandolo a "ulteriori obblighi derivanti dall'applicazione di norme nazionali e comunitarie". La mancata copertura finanziaria è perciò dovuta per 7 milioni 463mila euro a minori entrate di parte corrente (ovvero, taglio ai trasferimenti statali per adempimenti di legge) e per ben 29 milioni 350mila a maggiori spese dell'amministrazione. Tali cifre sono la prova che i tanto decantati risparmi e abbattimento degli sprechi non si sono verificati. Basta guardare cosa sono queste "maggiori spese": oltre che per finanziare i servizi sociali (7,4 milioni in più) e gli straordinari dei vigili (1,8), entrambi sacrosanti, altri 8 milioni finiranno all'ufficio contravvenzioni e ben 2,1 milioni al gabinetto del sindaco per "eventi vari".
Ancora più inquietante, l'elenco delle voci da tagliare o implementare per fare cassa: 3 milioni arriveranno da maggiori entrate tributarie (che significa aumento di tasse e tariffe comunali, a partire dall'Ici); 13 milioni dalle contravvenzioni (più multe per tutti); 20 milioni dalla sforbiciata a una serie di capitoli di bilancio. Fra questi: il Personale dovrà rinunciare a 4 milioni; Roma Metropolitane fare a meno di 407mila euro sul contratto di servizio; 380mila verranno levati per la demolizione e lo sgombero di manufatti derivanti da abuso edilizio e altri 300mila per lo smaltimento del condono (per la gioia dei furbetti del mattone); le consulenze perderanno 1 milione; 2,6 milioni la pulizia dei locali comunali; 674mila la manutenzione ordinaria.Il tribunale di Roma respinge la class action: nessun risarcimento per i pendolari della Fr8
Roma 23 settembre 2011
Per i pendolari della Fr8 (la linea ferroviaria Roma-Nettuno che assieme alla Roma-Tivoli vanta il record dei disagi giornalieri) svanisce la prospettiva di una risarcimento, se non pecuniario quantomeno di natura morale, che avrebbe dovuto ripagarli di quel calvario quotidiano, quel viaggio verso la Capitale per raggiungere il posto di lavoro o l'università. Esasperati dai continui disagi (corse saltate, ritardi, sporcizia. In carrozza aria condizionata fuori uso d'estate e spifferi gelidi d'inverno), la loro speranza stava tutta nella class action indirizzata a Trenitalia, ma l'azione legale è stata respinta dal Tribunale di Roma.
Da settembre 2010, il coordinamento degli utenti si era adoperato per raccogliere firme (alla fine erano state diverse centinaia) poi presentate in tribunale. Quest'ultimo però ha dichiarato inammissibile la domanda non giudicando «diritti individuali omogenei, tutelabili attraverso l'azione di classe» quelli espressi dai passeggeri che hanno promosso l'azione. Insomma: il ricorso, al quale sono seguite altre proteste analoghe - dal Codici e dall'Unione nazionale consumatore hanno avviato class action anche dopo il rogo alla stazione Tiburtina di luglio - è stato respinto. Per il Tribunale di Roma, la cui decisione è stata resa nota proprio da un comunicato di Trenitalia, sono «inammissibili» anche la richiesta di « "risarcimento del danno non patrimoniale" e quella di "adeguare il livello di servizio offerto agli standard previsti dal contratto di servizio" (questione che, secondo l'ordinanza, "esula dal perimetro della class action"»).
Per quanto riguarda il presunto danno patrimoniale, che l'ordinanza ha confermato essere limitato, eventualmente, al solo risarcimento del prezzo del biglietto - aggiungono le Fs - «il Tribunale ha dichiarata inammissibile la richiesta non giudicando "diritti individuali omogenei, tutelabili attraverso l'azione di classe» quelli espressi dai pendolari che hanno promosso l'azione"».Scoperti campi Ogm vietati nel Lazio
Roma 27 Settembre 2011
Tre aziende sono state denunciate per produzione di granoturco con Ogm illegali di mais. La scoperta è stata fatta dall'Arsial, l'agenzia regionale per lo sviluppo agricolo del Lazio. La battaglia sul cibo transgenico segna una nuova vittoria a favore dei consumatori.
Secondo i tecnici Arsial, due aziende coltivavano ibridi di mais che l'Unione Europea non ammette; si tratta di due varietà ad uso alimentare di provenienza americana e rigorosamente esclusi per la coltivazione nella Comunità.
L'inquietante scoperta è stata resa nota con un breve comunicato pubblicato sul sito di Arsial - probabilmente al fine di non diffondere una psicosi Ogm che potrebbe danneggiare molti altri coltivatori onesti. Dalle risultanze delle analisi di laboratorio effettuate dall'istituto sperimentale Zoo profilattico Lazio-Toscana su campioni prelevati dai tecnici, sono emerse, nelle due aziende in provincia di Roma, due positività riconducibili rispettivamente «alla presenza dell'ibrido DAS 1507 x NK 603 oppure alla contemporanea presenza di mais evento DAS 1507 e mais evento NK 603» e «alla presenza dell'ibrido DAS 1507 x DAS 59122 oppure alla contemporanea presenza di mais evento DAS 1507 e mais evento DAS 59122», entrambe su coltivazioni derivanti da sementi dichiarate esenti da Ogm dalla casa produttrice Pioneer, che si dichiara «leader mondiale nella produzione di sementi» e fa capo alla multinazionale Dupont Business.
Nell'Unione Europea, sia i due singoli eventi, sia l'ibrido sono autorizzati esclusivamente per impieghi alimentari e non per la coltivazione. «Si è trattato, comunque, di due episodi di contaminazione e non di campi interamente Ogm», precisano i tecnici. Ma il punto è proprio questo: scoprire se davvero si tratti di semplice «contaminazione» o di sementi modificate geneticamente finite «per caso» tra le sementi normali autorizzate dalla legge. Appare alquanto strano che due Ogm vietati siano casualmente capitati nel mais regolare.
La scoperta delle due pericolose «contaminazioni» romane ad opera dell'Arsial apre interrogativi sull'estensione del fenomeno: se due aziende su un campione di controlli che riguarda solo l'1% delle aziende agricole del Lazio, sono state «pizzicate», quante altre utilizzano illegalmente Ogm proibiti?Consumi e società
Dopo l'esito referendario a Napoli l'acqua torna "bene comune", davvero!
Dopo l'esito del referendum di giugno la città di Napoli si adegua, per prima, alla volontà popolare e ripubblicizza la società di gestione dell'acqua. L'assessore ai Beni comuni Alberto Lucarelli, già protagonista della battaglia referendaria, rimarca il primato: "Siamo la prima amministrazione in Italia che rende attiva la volontà cittadina che si è espressa col referendum del giugno scorso".
Così, mentre il governo Berlusconi prova a vanificare l'esito referendario (l'articolo 4 contenuto nell'ultima manovra approvata apre nuovamente le porte ai privati nelle società comunali che gestiscono servizi pubblici), la giunta De Magistris ha approvato una delibera che trasforma l'Arin, società di gestione delle risorse idriche in Abc, "Acqua bene comune". Una trasformazione sostanziale, oltre che nominativa: si passa da una spa a un'azienda speciale di diritto pubblico, come prevede lo statuto approvato, frutto di tre mesi di consultazioni con esperti dei vari settori, con mondo accademico e movimenti.
"Non ci sono costi aggiuntivi in questa operazione - spiega Riccardo Realfonzo, assessore al Bilancio del comune di Napoli - ma cambia per intero la filosofia di gestione. Si passa da una logica utilitaristica a un'altra che ha la finalità del pareggio di bilancio. Gli utili andranno in investimenti, le tariffe saranno modulate su criteri di reddito e livelli di consumo, garantendo un quantitativo minimo giornaliero alle famiglie meno abbienti".
Un altro cambiamento si avrà nella gestione: il nuovo consiglio di amministrazione sarà composto da cinque persone, tre tecnici e due esponenti dei movimenti ambientalisti. La delibera, che ora dovrà passare il vaglio del consiglio comunale, prevede la costituzione di un comitato di sorveglianza composto da rappresentati degli utenti e dagli stessi lavoratori. Insomma un'apertura forte nel segno della partecipazione verso chi ha sostenuto, e poi vinto, la battaglia per l'acqua bene comune.
"Dovremo accompagnare tutto questo a una campagna di sensibilizzazione sulla qualità dell'acqua 'del sindaco' - continua Realfonzo - migliore di quella in bottiglia e più economica". Le parole dell'assessore riassumono un altro nobile proposito del Comune: incentivare i cittadini a bere dal rubinetto invece che dalla bottiglia. A tal fine aumenteranno anche le fontane in città dove poter bere l'acqua, con il risparmio per i cittadini, ma anche per l'ambiente. Conclude Realfonzo "siamo contrari alla linea governativa. Vogliamo che Napoli diventi un laboratorio anche di un'altra economia. In tempi come questi, le privatizzazioni hanno evidenziato il loro fallimento, sono solo occasioni di profitto che si accompagnano, soprattutto nel Mezzogiorno, a sprechi, esternalizzazioni, e spoliazioni dei centri di controllo".Arabia Saudita, il Re annuncia il voto alle donne
Arabia Saudita 28 settembre 2011
Le donne saudite potranno finalmente votare e candidarsi alle elezioni amministrative, le uniche permesse in Arabia Saudita. Questo l'annuncio del re re Abdullah bin Abd el Aziz al Saud in occasione dell'apertura della nuova legislatura della Shura, inaugurata con un discorso di cui è stata diffusa soltanto la sintesi riguardante il voto alle donne. «Dal momento - ha detto il sovrano - che noi ci rifiutiamo di emarginare le donne in tutti quei ruoli conformi con la Sharia (la legge islamica, ndr), abbiamo deciso, dopo deliberazioni con i nostri anziani ulema (gli esponenti religiosi che fanno parte dell´omonimo potente consiglio, ndr) e con altri, di coinvolgere le donne nella Shura come membri, a partire dalla prossima sessione. Le donne potranno concorrere come candidate alle elezioni municipali e avranno persino il diritto di voto».
C'è da precisare però che in un sistema dove i partiti sono vietati, come tutte le manifestazioni del libero pensiero e dove l'unica vera istituzione su cui si fonda lo stato è la famiglia reale, anche le elezioni amministrative rappresentano un'operazione di facciata. Il corpo elettorale elegge, infatti, soltanto il 50 per cento dei consiglieri, l'altro 50 per cento essendo nominato dalla Corona.
Ciò non toglie che il voto alle donne rappresenti un primo passo verso il riconoscimento dei diritti di cittadinanza.Iniziative ed eventi
Roma 29 settembre ore 16.00 l'associazione Genemaghrebina e Italiani Europei invitano al convegno sulle seconde generazioni di musulmani in Italia dal titolo "Giovani musulmani in Italia: un'integrazione possibile?" presso il Centro Studi Americani, Via Caetani 32Roma 30 settembre ore 20.45 Fondazione Roma Terzo Settore e Teatro Quirino e Teatro Stabile di Calabria invitano allo spettacolo del progetto "InscenadiversamenteInsieme" dal titolo "La leggenda di FitzCarraldo", laboratorio per i detenuti del carcere di Rebibbia in collaborazione col Centro Studi Enrico Maria Salerno. Presso Tearo Quirino, via delle Vergini,7
Scauri 1 ottobre ore 9.30 il Coordinamento Fare Assieme Minturno presenta la giornata seminariale "Giro d'Italia delle parole ritrovate" presso Centro Anziani lungomare area sieci.
Per info e contatti
www.leparoleritrovate.com
www.fareassieme.itRoma 1 ottobre ore 9.00 Roma Social Pride invita al convegno "Welfare bene Comune" Ovvero: Welfare bene, e il Comune? Presso Ex Cinema Palazzo, Sala Vittorio Arrigoni, piazza dei Sanniti, 9A, San Lorenzo
Roma 2 ottobre ore 17.30 il Servizio Intercultura-Roma multietnica delle Biblioteche di Roma presenta "Di soglia in soglia. italiani d'altrove si raccontano" un incontro con la scrittrice e poetessa somala e italiana Cristina Ali Farah e lo scrittore algerino Tahar Lamri, performance di Amir Issaa, rapper italiano di origine egiziana, Awa Koundoul, danzatrice-cantante senegalese, Moustapha Mbengue, percussionista senegalese, e Rodolfo Demontis, percussionista. Letture e regia di Caterina Casini. Presso i Giardini di Villa Celimontana, Via della Navicella 12
Ladispoli 4 ottobre ore 17.00 il Comitato Rifiuti Zero in occasione della giornata mondiale contro gli inceneritori organizza l'incontro "Il Lazio verso Rifiuti Zero". Presso la Sala del Consiglio Comunale di Ladispoli
Parte a Roma il 1° Corso di Università Migrante, "Uscire dai Luoghi Comuni", a cura dell'associazione Senzaconfine
Obiettivo principale di questo percorso formativo è rafforzare le competenze dei volontari di associazioni sulle tematiche dell'immigrazione e del razzismo, fornendo loro stimoli di riflessione e strumenti efficaci di comunicazione sociale in grado di contrastare gli stereotipi così diffusi sul tema delle migrazioni e di promuovere lo scambio alla pari fra cittadini nativi e migranti, contrastando allo stesso tempo il razzismo e il paternalismo. Università Migrante a Roma si svolge in collaborazione con Università Migrante di Milano, a cura dell'associazione Todo Cambia, giunta alla V edizione, e a Università Migrante di Arcore, alla sua I edizione.
Per info e contatti
www.unimigranteroma.altervista.org
Fiumicino e Ladispoli parte il corso di formazione gratuito per le odv: "La prevenzione e la gestione dello stress e del burnout nei volontari delle ODV"
L'Associazione "Io, Noi" si prefigge lo scopo di attuare interventi formativi di prevenzione dello stress lavorativo e della sindrome del burnout per tutti quei volontari che, nell'espletamento del proprio compito di aiuto e servizio all'interno delle ODV, si trovano inevitabilmente esposti a situazioni stressanti.
L'obiettivo generale del corso è quello di rispondere ad un'esplicita esigenza e richiesta da parte degli operatori del Volontariato di poter affrontare i problemi pratici a cui quotidianamente sono esposti. Infatti spesso si sente l'urgenza di elaborare e attuare dei percorsi che tendano a facilitare il superamento della caduta emozionale nell'esperienza del volontariato.
Obiettivo fondamentale del corso è di promuovere, creare e sostenere un clima relazionale favorevole allo sviluppo dei processi di aiuto, al fine di prevenire il sopraggiungere dello stress e del burnout correlato.Le iscrizioni dovranno pervenire alla
Segreteria organizzativa:
Tel: 3208594921 - Fax: 066520591
E.Mail: centrostudi@ionoi.org
Sito Web: www.ionoi.orgAppello di Medu: "Sette anni sulla strada aiutaci ad acquistare la nuova unità mobile"
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