Newsletter di informazione di FOCUS- Casa dei Diritti Sociali

Anno 4 del 6 ottobre 2011

06/10/2011 di Redazione
Newsletter di informazione di FOCUS- Casa dei Diritti Sociali

Primo piano
Verso il 15 ottobre: United for global change
Si svolgerà a Roma sabato 15 ottobre la Giornata europea e internazionale di mobilitazione e lotta alle politiche anticrisi dei governi pagate dai più deboli e che peggiorano la qualità della vita e della democrazia, "United for global change". Sulla scia degli indignados spagnoli e americani ancora a wall street, la giornata di mobilitazione coinvolgerà più capitali europee e del Mediterraneo. Soggetti organizzati, alleanze sociali, gruppi informali e persone mobilitate per un'altra economia, un'altra società e una democrazia vera.
In preparazione del 15 ottobre FOCUS-Casa dei Diritti Sociali, l'Associazione degli Avvocati europei democratici e i Giuristi Democratici  stanno predisponendo l'attivazione del Legal Team e chiamano gli avvocati ad attivare la rete.
Come già in precedenza, per il G8 a Roma o la Manifestazione Nazionale Antirazzista il nostro "Centro di orientamento e prima accoglienza Esquilino" in via Giolitti 225 supporta il Legal Team.

Maroni dichiara Lampedusa "porto non sicuro": a rischio la vita dei migranti
Lampedusa 3 Ottobre 2011
"Lampedusa è stata dichiarata porto non sicuro per i soccorsi in mare, finché il centro di accoglienza non sarà ricostruito. Questo significa che altri migranti che dovessero arrivare saranno portati in altri centri". Sono parole del Ministro dell'Interno Roberto Maroni, pronunciate durante la sua recente audizione di fronte alla Commissione per i diritti  dell'Infanzia. Una decisione a cui non è seguito alcun comunicato ufficiale e che perciò non ha suscitato molto clamore. Ma la mossa del governo, che vuole così bloccare gli sbarchi sull'isola, è estremamente rilevante perché, ancora una volta, ha ripercussioni gravi sulla vita dei migranti. Dichiarare Lampedusa porto non sicuro significa infatti mettere a serio rischio i soccorsi. Le organizzazioni umanitarie e quanti si occupano di immigrazione ne hanno compreso immediatamente tutti i risvolti, esprimendo preoccupazione: "Tale decisione rischia di indebolire l'intero sistema di soccorso in mare di migranti e richiedenti asilo e al tempo stesso di aumentare la complessità ed il livello di rischio delle operazioni di salvataggio", scrivono l'Agenzia dell'Onu per i rifugiati e i richiedenti asilo (Acnur), l'Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) e Save the Children.
La possibilità di non poter attraccare a Lampedusa creerebbe grosse difficoltà alla Guardia Costiera e alla Guardia di Finanza. Difficoltà nel soccorrere le imbarcazioni che potrebbero trovarsi in mare soprattutto in casi di condizioni meteo-marine avverse e soprattutto nel caso in cui ci siano persone con urgente bisogno di cure mediche, minori e persone in condizione di vulnerabilità. Pertanto le organizzazioni, che dal 2006 operano all'interno del Centro di Soccorso e Prima Accoglienza di Lampedusa come partner nel Progetto Praesidium, auspicano che il centro di Lampedusa possa al più presto essere ripristinato al fine di poter svolgere in condizioni dignitose una funzione di prima accoglienza e transito, ospitando i migranti per il tempo strettamente necessario alle attività di assistenza ed identificazione, in attesa del rapido trasferimento in apposite strutture sul territorio nazionale.
Intanto la decisione presa dal governo ha suscitato preoccupazione anche in Europa. Secondo Strasburgo, questa andrebbe rivista immediatamente, in quanto metterebbe a rischio la vita di quanti attraversano il Mediterraneo, forzati a cercare un approdo più lontano. Lo ha sottolineato la sottocommissione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa in un rapporto con cui, più in generale, viene bocciata la gestione dei centri di accoglienza di Lampedusa. Il documento si basa su quanto osservato dai membri della sottocommissione, durante la visita effettuata sull'isola lo scorso maggio, e sui documenti forniti dalle autorità italiane.
L'Europa chiede alle autorità di implementare una serie di misure, in tutto 10, e di riferire sui progressi fatti ogni sei mesi. Tra le richieste avanzate da Strasburgo, quella di elaborare misure flessibili che incrementino la capacità recettiva di Lampedusa, attraverso la creazione di unità mobili o tendopoli. Nel documento è stata poi fatta richiesta di assicurare che le condizioni sanitarie e di sicurezza dei centri esistenti, in particolare di quelle alla base ex-Loran, vengano immediatamente migliorate e mantengano determinati standard anche in condizioni di sovraffollamento. E ancora le autorità italiane sono state invitate a chiarire il quadro legale che regola la detenzione degli immigrati nei centri, anche per evitare che l'incertezza sulla durata della reclusione possa dare origine a scoppi di violenza da parte degli immigrati. Allo stesso tempo, le autorità dovrebbero riflettere sull'opportunità di aiutare anche finanziariamente gli abitanti dell'isola cosi come hanno chiesto. Infine, il governo è stato invitato ad astenersi dal concludere accordi con Paesi che non sono sicuri e dove i diritti umani fondamentali delle persone non sono rispettati.

Domande di asilo in crescita, diminuzione dei riconoscimenti
Roma 2 Ottobre 2011
Sono 65.930 i richiedenti asilo nei primi quattro mesi del 2011, circa 4mila in più rispetto all'anno precedente. Questi i dati forniti da Eurostat. L'incremento è dovuto soprattutto alle repressioni, esercitate dai governi del Nord d'Africa, durante la 'primavera araba' e dai circa 2.300 tunisini che hanno presentato domanda di protezione internazionale in febbraio e marzo 2011, contro i circa 100 nel primo quarto del 2010. Ma anche i cittadini di Pakistan e Costa d'Avorio hanno registrato un numero decisamente più alto rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Il più alto numero di domande è stato presentato da cittadini afgani (5.765), seguiti da russi (4.140), iracheni (3.790) e serbi (3.775). I Paesi che hanno ricevuto più richieste sono, come sempre quegli stati dove le politiche migratorie sono più efficienti: Francia (14.335), Germania (12.035), Belgio (7.450), Regno Unito (6.360) e Svezia (6.230). L'incremento più sostanzioso di richieste si registra in Germania (+2.700) ma anche l'Italia (+1.300), considerata  un paese di passaggio per raggiungere anche illegalmente il nord Europa, dove le comunità di appartenenza sono più numerose. Infatti nonostante l'aumento delle domande d'asilo l'Italia è tra i paesi in cui l'incidenza dei rifugiati sulla popolazione rimane molto bassa, al contrario di paesi come la Svezia, la Francia e la Germania. Quest'ultime due da sole hanno ricevuto, nei primi quattro mesi del 2011, il 40% delle domande presentate nei 27 Paesi UE.
Il rapporto analizza anche i dati relativi alle decisioni prese in prima istanza durante il primo quarto del 2011. Pur considerando una percentuale di domande non fondate, è evidente dai dati l'attuazione di  politiche restrittive ed elusive in materia di asilo. In totale, nei 27 Paesi UE, su 55.620 domande esaminate (ovviamente non per forza presentate nello stesso periodo ma, più probabilmente, in periodi antecedenti), è stata riconosciuta una forma di protezione in 13.535 casi, meno del 25%. Nello specifico, lo status di rifugiato è stato riconosciuto nel 12,3% dei casi, lo status di protezione sussidiaria nell'8,2%, una protezione per ragioni umanitarie (sulla base di leggi nazionali) nel 3,8%. Quanto alle nazionalità, dal rapporto emerge come ai somali sia stata riconosciuta una forma di protezione nel 66% dei casi, agli iracheni nel 53%, agli afgani nel 44%.

La primavera araba contagia il Marocco
Marocco 5 Ottobre 2011
Migliaia di marocchini sono scesi in piazza nelle maggiori città del Paese per chiedere maggiore libertà politica e via libera alle riforme annunciate da mesi, ma in parte rimaste lettera morta. Rivendicazioni portate avanti dal Movimento 20 febbraio, che raccoglie circa 80 reti della società civile. A Casablanca, Tangeri e Rabat, i manifestanti sono arrivati davanti all'ingresso delle carceri per chiedere, ancora una volta, la liberazione dei prigionieri arrestati durante le proteste degli ultimi mesi. Un capitolo delicato, quello degli arresti, denunciato anche da Amnesty International nei mesi scorsi e che aveva spinto il re Mohammed VI ad annunciare la grazia per un centinaio di detenuti.
I dati dell'economia del secondo trimestre del 2011 mostrano una crescita del paese del 4,2 per cento rispetto al 3,6 per cento dello scorso anno, ma le condizioni di vita per milioni di cittadini restano dure con un reddito pro capite medio che non supera i 5000 dollari l'anno. Non solo: divario sociale, povertà e una notevole crescita demografica sono elementi di forte fragilità come mostra l'indice di povertà delle Nazioni unite, che tiene conto anche di elementi come il livello di mortalità infantile, il grado di malnutrizione e la scolarità. Secondo l'Onu, infatti, nel 2010 il tasso di povertà reale nel Paese ha raggiunto il 28 per cento della popolazione, con 8,9 milioni di poveri. Più che in Guatemala, Egitto e Tunisia.
La piazza, intanto, come a febbraio, continua a invocare riforme costituzionali convincenti, criticando in parte quelle apportate finora dal re Mohammed VI che prevedono il passaggio di alcuni poteri dal re al Parlamento. Il Movimento del 20 febbraio chiede con insistenza un'ulteriore riduzione del ruolo del re, ancora capo dell'esercito e indiscussa autorità religiosa nonostante la schiacciante vittoria, con il 98 per cento dei sì, del referendum di luglio con il quale i marocchini hanno detto sì alle riforme per ridisegnare il ruolo del monarca.
I sostenitori della Primavera marocchina, assai meno irruente di quella tunisina e egiziana, ma in piena attività, sembrano decisi a non mollare la presa. Soprattutto in vista delle prossime elezioni, previste per il prossimo 25 novembre. Obiettivo delle proteste è -come ha ribadito in una recente intervista al sito francese di Rue89 Osama Elkhlifi, tra i fondatori del Movimento del 20 febbraio - ottenere una vera monarchia parlamentare con un re che non abbia poteri esecutivi, una road map per combattere la corruzione, la liberazione di tutti i prigionieri politici, libertà di espressione e diritti civili.

Onu, nessuna risoluzione contro Assad. La Siria è a rischio guerra civile
Siria 5 Ottobre 2011
Russia e Cina hanno bloccato l'azione dei Paesi europei contro il regime di Assad. I due membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu hanno posto il veto sulla bozza di risoluzione promossa da Francia, Germania, Inghilterra e Portogallo. Bozza in cui si condannava il regime Siriano per la dura repressione delle manifestazioni e si chiedeva alle autorità di Damasco di porre fine immediatamente ad ogni tipo di violenza contro i civili.
Dunque, nonostante l'appello della comunità internazionale affinché l'Onu assumesse una posizione chiara e decisa contro la sanguinosa repressione delle dimostrazioni per la democrazia in Siria, i quindici membri del Consiglio di Sicurezza non sono riusciti a trovare una strada comune. Nove i voti a favore del progetto di risoluzione: oltre a quelli di Francia, Inghilterra, Germania, Portogallo, anche quelli di Stati Uniti, Bosnia Erzegovina, Nigeria, Gabon, Colombia. Quattro invece gli astenuti: India, Sud Africa, Libano e Brasile.
Dura la reazione al veto di Mosca e Pechino da parte dei Paesi occidentali. Susan Rice, rappresentante permanente degli Stati Uniti all'Onu, ha dichiarato che gli Usa sono "indignati" per il risultato del voto. Il rappresentante francese Geraud Araud ha invece parlato di "veto politico" dettato da interessi particolari, che non tiene conto di una situazione drammatica e della morte di 2.700 persone innocenti uccise dalle forze di sicurezza, appoggiate dalla milizia «Shabiyha». Una repressione selvaggia, come testimoniano i numeri, che Assad non si limita ad attuare contro le proteste in patria, ma estende anche fuori dai confini siriani attraverso operazioni contro i dissidenti fuggiti all'estero, in Paesi dove la libertà d'espressione è sacra. Secondo Amnesty International funzionari delle ambasciate e altre persone legate al regime di Damasco «stanno portando avanti una campagna sistematica di sorveglianza e intimidazione nei confronti dei cittadini siriani residenti all'estero» che manifestano tutto il loro sdegno per quanto sta avvenendo in Siria. La denuncia è apparsa in un rapporto intitolato «La lunga mano dei Mukhabaraat» (il servizio segreto siriano) in cui vengono elencati i casi di oltre 30 attivisti siriani residenti in otto Paesi (Canada, Cile, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti e Svezia) che hanno riferito di essere stati minacciati e di aver appreso che i loro parenti in Siria sono stati, in alcuni casi, intimiditi, arrestati e persino torturati. Chi protesta pacificamente di fronte alle ambasciate di alcuni Paesi viene filmato, identificato e poi invitato a non manifestare più anche dallo stesso personale diplomatico. Amnesty International invita i Paesi in cui risiedono gli esuli a proteggere il loro diritto alla libertà di associazione e di espressione, ma finora soltanto il governo americano e quello britannico hanno sollevato la questione con le autorità siriane.
Intanto in Siria l'opposizione al regime è passata al contrattacco. In diverse località gli avversari di Assad hanno impugnato le armi e hanno organizzato sabotaggi, dai treni ai bus. Come segnalano fonti di intelligence americane sono diverse le realtà «armate»: civili che proteggono i quartieri dalle incursioni delle truppe lealiste; reparti dell'esercito passati con la ribellione; formazioni islamiste, come l'Hizb Al Tharir e nuclei non troppo lontani da Al Qaeda. La volontà c'è, alle armi pensano i contrabbandieri e così i gruppi, una volta pronti, sono passati all'offensiva. Con agguati ai convogli militari o omicidi mirati. Dozzine di professori, personalità locali e quadri sono stati uccisi a Homs, Aleppo e nella stessa capitale. Poi è toccato al figlio del gran muftì Hamad Hassoun, guida religiosa che non si è vergognata di appoggiare la repressione. Alcuni delitti sono chiaramente una ritorsione dell'opposizione, altri invece sembrano essere delle vendette trasversali della polizia segreta. Il susseguirsi degli attentati è seguito con inquietudine a Washington: gli osservatori non escludono infatti che la crisi possa trasformarsi in un conflitto civile.

"Intercultura e cittadinanza nel 150° dell'Unità d'Italia"
150 anni di censimento
150 anni fa partiva il primo Censimento della popolazione dopo l'unificazione del Regno d'Italia, i nuovi italiani erano 26 milioni e trecentomila. Da allora sono 14 le rilevazioni fatte, l'ultima nel 2001. Con quello del 2011 ed una popolazione che supera i 60 milioni, si arriva a 15. Dal 1861 le tornate censuarie si sono susseguite ogni dieci anni, ad eccezione del 1891, per le difficoltà finanziarie in cui versava il paese e nel 1941, a causa della guerra. Un'altra eccezione quella del Censimento del 1936, svolto a soli cinque anni dal precedente a seguito di una riforma legislativa del 1930 che ne aveva modificato la periodicità, subito dopo riportata a cadenza decennale e rimasta invariata fino a oggi. Con il passare degli anni e il mutare della società ci sono state varie modifiche al significato dei termini, ai riferimenti territoriali utilizzati dal Censimento per fotografare il nostro Paese, oltre che ai quesiti inseriti nel questionario, allo spoglio e all'elaborazione dati.
Nelle tornate del 1861 e del 1871 le unità di rilevazione famiglia e convivenza coincidono: dal 1881, invece, i due concetti vengono distinti e, in tempi più recenti, collocati in due diversi modelli: il foglio di famiglia e quello di convivenza. Inoltre nei censimenti del 1861, 1871 e 1881 la popolazione viene classificata in "popolazione dei centri, dei casali e delle case sparse". Dall'edizione del 1901 sparisce la definizione di "casali", mentre a partire dal censimento del 1931 viene introdotto il concetto di "centro". Lo spoglio elettorale dei questionari di queste prime tornate censuarie è fatto a mano. Nel 1931 la grande novità: spazio alle macchine perforatrici.
Nel 1936, nel questionario si richiedono notizie sulla famiglia residente al posto di quella presente e si domanda anche degli ospiti prersenti presso la famiglia nel giorno del censimento. Nel 1951 aumenta la quantità dei quesiti presenti nel questionario, sia per le nuove esigenze informative poste dall'epoca sia per la disponibilità di innovativi strumenti tecnici che rendono più veloci le operazioni di spoglio. Qualche anno prima, infatti, erano state introdotte le macchine statistiche elettroniche che poi, nel 51, vengono affiancate dalla più avanzata strumentazione meccanografica IBM. Tra i nuovi quesiti inserito c'è quello sul titolo di studio conseguito. In questo periodo su una popolazione di 47 milioni e mezzo di abitanti, 13 milioni di italiani possiedono la licenza elementare, 2 milioni e mezzo la licenza media, circa un milione e mezzo sono diplomati e solo 422 mila persone hanno conseguito la laurea.
Sempre a partire dal 1951 il Censimento della popolazione viene abbinato a quello delle abitazioni, una formula che ancora oggi viene seguita anche in altre nazioni, motivata dal contenimento dei costi e dalla necessità di rendere coerenti i due insiemi di dati. Se il censimento del 1961 segna l'avvento dei calcolatori e l'introduzione dei nastri magnetici, quello del 1971 introduce una terza generazione di elaboratori e di lettori ottici che permettono di trasferire le notizie direttamente sui rapporti meccanografici senza ricorrere alla perforazione delle schede. Aumenta la velocità delle operazioni, aumenta il numero dei quesiti, la società si evolve e diviene più complessa: vengono aggiunte domande relative agli spostamenti dei cittadini e degli studenti per recarsi sul luogo di lavoro e di studi, insieme a quelle sulla titolarità di pensioni qualsiasi specie da parte dei componenti della famiglia. Intanto tra il 1961 e il 1971 la popolazione passa da 50 milioni e seicentomila a 54 milioni e centomila.
Gli anni 80 e 90 sono contrassegnati dalla riorganizzazione produttiva a "rete" e dall'avvento di banche dati che consentono elaborazioni online. L'informatica rivoluziona le modalità operative del censimento, snellendo e velocizzando l'elaborazione dei dati e riducendo il carico di lavoro sugli operatori censuari.
Anche l'edizione del 2001 presenta innovazioni tecniche: lo sviluppo della telematica permette, oltre all'attivazione di un sito dedicato al censimento, il monitoraggio dei processi di distribuzione e raccolta del materiale di istruzione e delle circolari; segna anche il passaggio alla diffusione dei risultati online, che si vanno ad affiancare ai tradizionali volumi cartacei. Vengono inseriti anche nuovi quesiti: tra questi, la richiesta di informazione sui titoli di studio post laurea anche se nel Pese, a fronte di quasi 57 milioni di residenti, i laureati sono sempre una minoranza, appena il 7,1 per cento.
A dimostrazione del fatto che gli strumenti del censimento cambiano per aiutare e conoscere sempre più a fondo la società in continua evoluzione, nuovi quesiti sono presenti anche nel questionario del Censimento 2011. tra l domande, quelle sulle fonti energetiche utilizzate , sulla disponibilità di telefoni cellulari e sulla connessione a internet.

Roma e Lazio
Verso il 17 ottobre: Giornata Mondiale di lotta alla povertà
Il 17 ottobre cade la giornata mondiale di lotta alla povertà indetta dall'Onu. La povertà però c'è tutti i giorni, anzi aumenta ogni giorno. Gli obiettivi del millennio di ridurre alla metà tra il 1990 ed il 2015 la percentuale di chi nel mondo vive in condizioni di estrema povertà (meno di un dollaro al giorno) sta miseramente fallendo e nei "paesi ricchi" nuove forme di povertà si sono aggiunte e si stanno via via aggiungendo alle vecchie. Segno che almeno con le modalità sinora sperimentate la "lotta alla povertà" è perdente.
E' dunque opportuno in occasione di questa ricorrenza porci  alcune domande e tentare di sbozzare alcuni spunti di riflessione.
Che cos'è la povertà? Da dove ha origine? Come si può fronteggiare?
Ha caratteristiche e dimensioni di una catastrofe, ma la povertà non è un fenomeno naturale imprevedibile e inevitabile come un terremoto o uno tsunami. E' un fenomeno sociale di cui quindi sarebbe possibile individuare l'origine e sradicarne le cause, se lo si volesse e ci fossero energie sufficienti impegnate a farlo.
C'era chi pensava e c'è chi tuttora pensa che la povertà sia colpa dei poveri che, indolenti ed ignoranti, non sono capaci di provvedere a se stessi. A questa visione faceva riferimento la prima legislazione in materia di povertà che ha preso le mosse in Inghilterra nel 1597. C'è chi pensa che da che mondo è mondo "l'eliminazione della povertà non può essere pensata se non in riferimento al potere che un gruppo sociale impone agli altri". Venendo ai giorni  nostri, c'è chi pensa, che la povertà sia dovuta a disfunzioni del sistema economico e della organizzazione sociale, sicché per ridurla o eliminarla basterebbero alcune correzioni al sistema. C'è infine chi pensa che la povertà sia l'altra faccia della ricchezza, che sia generata cioè dal modo stesso con cui si produce  ricchezza. In effetti è difficile non vedere che ci troviamo in un sistema che toglie a molti, anzi a moltissimi, addirittura  ai più, per arricchire pochi, anzi pochissimi;  che assistiamo alla crescente concentrazione della ricchezza e al dilagare della povertà; che i ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri, secondo una frase divenuta comune. Dal 2008 ad oggi "i 10 milioni di supermiliardari del mondo hanno accumulato una ricchezza che Susan Gorge ha stimato in 24,7 triliardi di dollari. Una cifra a 11 zeri".
Sembra dunque necessario che  insieme alla lotta alle povertà si sviluppi la lotta alle disparità sociali e si avvii una improcrastinabile lotta per la giustizia sociale e i diritti umani. Occorre cioè avere sempre presente che va modificato radicalmente il modo  di produrre e consumare  beni e servizi. Questi dovrebbero essere doveri in primo luogo della classe politica, ma è evidente che da molti anni l'azzeramento della povertà non è una priorità. Stiamo assistendo ad un disinteressamento dei vertici nei confronti di queste tematiche. E di conseguenza siamo noi cittadini, noi che costituiamo la società civile, a dover fare la nostra parte. Se infatti modificassimo i nostri comportamenti ed i nostri consumi le modalità della produzione non potrebbero non cambiare dovendo essa adeguarsi alle modificazioni della domanda. Se affidassimo i risparmi al circuito della finanza etica, sottrarremmo risorse alla speculazione finanziaria che è un modo nuovo con cui si impoveriscono tantissimi per arricchire pochissimi, che "L'economista americano James Galbraith ha definito  "la più gigantesca truffa della storia". A proposito della quale un  economista italiano, Bruno Amoroso, asserisce che "non era mai successo che fosse perpetrato un furto di risparmi di milioni di persone senza che nessuno fosse in grado di reagire".
Si tratta di un impegno di lunga lena, che richiede una mobilitazione vasta e tempi non brevi.
Chi versa in condizioni di estrema indigenza non può attendere però che cambi il mondo per avere una casa in cui riparare, degli abiti da indossare, del cibo per nutrirsi, istruzione per avere consapevolezza di sé e dei propri diritti. Con quanti hanno queste esigenze bisogna attivare senza indugio percorsi di riscatto,  secondo modelli di intervento basati sulla partecipazione attiva degli interessati. Il fenomeno della povertà va insomma  affrontato con due approcci distinti, ma fortemente collegati, uno di medio-lungo termine ed uno immediato. Senza il primo la "lotta" sarebbe impari e continuerebbe ad essere perdente, senza il secondo nemmeno si riuscirebbe a dare senso e significato al primo.
Per discutere di tutto ciò, per scambiarci informazioni ed esperienze, per mettere a fuoco la possibilità di moltiplicare gli interventi di attivazione dei  percorsi di riscatto di chi sta soccombendo sotto l'indigenza estrema, ti invitiamo a venire il 17 ottobre dalle ore 18.00 in poi sotto i Portici di Piazza Vittorio all'altezza dei civici 120-136 (tra Via Buonarroti e Via Leopardi). Oltre che un contributo di idee e di passione, potrai portare quanto pensi possa essere utile (tende, indumenti, copricapo, sciarpe, thermos, etc.) per un soccorso immediato a chi vive nella strada o comunque in condizioni disperate. Ne concorderemo insieme l'utilizzo. Potrai soprattutto dichiarare la tua disponibilità a coinvolgerti in una campagna contro la povertà con le tue competenze e con le modalità che riterrai possibili. Potrai, volendolo, indicare le ore al giorno, o alla settimana o al mese che potrai dedicarvi.
Ti aspettiamo.

Sette comuni del Lazio si incontrano a Ladispoli, 10 passi contro i rifiuti
Roma 4 Ottobre 2011
«Se anche riuscissimo a rendere gli inceneritori puliti e non pericolosi per la salute - spiega Paul Connett, durante il convegno "L'avvio del percorso virtuoso e della rete" a Ladispoli - non riusciremmo mai a renderli intelligenti. Perché è stupido bruciare risorse che potremmo riutilizzare». Connett, professore emerito di Chimica alla St. Lawrence University di Canton, New York, e direttore esecutivo del progetto American Environmental Health Studies, racconta a cittadini e amministratori come si può intraprendere una nuova strada verso la strategia Rifiuti Zero, da lui stesso ideata, e sottoscritta dai sindaci di sette comuni alle porte di Roma (Anguillara, Bracciano, Cerveteri, Ladispoli, Manziana, Oriolo Romano, Trevignano). «Dalla rivoluzione industriale in poi, abbiamo imposto una società lineare su un pianeta che funzionava in modo ciclico. Il processo parte con l'estrazione delle materie prime, che causa emissioni e inquinamento e rifiuti, e continua con la produzione degli oggetti, il consumo e lo smaltimento in discarica. Dobbiamo cambiare qualcosa in questo sistema e il modo migliore è proprio partire dai rifiuti». Reintrodurre cioè una ciclicità, che consista nel riusare e riciclare gli scarti, risparmiando «il quadruplo dell'energia rispetto alla combustione» e eliminando il problema delle emissioni: «gli inceneritori liberano le nanoparticelle più tossiche che l'uomo potesse creare: sono così piccole che entrano nei polmoni e da lì passano nel sangue. Per ogni quattro tonnellate di rifiuti bruciati, se ne crea una di scarti».
I rifiuti, chiarisce Connett, «non sono un problema di tecnologia, ma di strategia». In dieci passi, si può arrivare a una riduzione consistente, e poi a un azzeramento dei rifiuti così come li intendiamo. Per prima cosa, infatti, essi vanno intesi come risorse e quindi differenziarli, realizzando una raccolta porta a porta (passo 2). E' necessario poi, step 3, compostare la frazione organica e, step 4, avere una centrale del riciclaggio «dove i materiali raccolti vengono selezionati e avviati al processo del riciclo». A queste azioni deve poi accompagnarsi, continua il professore, il riuso dei materiali(5): «A Los Angeles i materiali riutilizzati sono solo il 2% dei rifiuti, ma hanno un valore di 39,6 milioni di dollari. E a Londra sono stati investiti 9 milioni di sterline per costruire 9 centri del riuso». Serviranno poi iniziative per la riduzione dei rifiuti, per esempio la vendita di prodotti sfusi e alla spina (passo 6), e per minimizzare la frazione residua, quella che va in discarica, incentivi economici per chi ne produce meno (Pay by bag system, passo 7). Connett spiega poi che sarebbero necessari, step 8, un centro di separazione della frazione residua (dove si individui l'organico sporco, da conservare in una discarica provvisoria fino alla sua stabilizzazione) e un centro di ricerca, che monitora le fasi della gestione, studia i materiali apparentemente non riciclabili. L'industria dovrebbe quindi (passo 9) migliorare il design degli oggetti, utilizzando per i diversi prodotti componenti riutilizzabili, riciclabili o compostabili. Infine, ultimo step verso l'obiettivo Rifiuti Zero, la realizzazione di una discarica per la stabilizzazione dei rifiuti biologici non riciclabili. «La sfida è grande, bisogna separare il consumo dei materiali dalla qualità della vita», ammette il professore. Ma la posta in gioco è alta: «E' un progetto che dà fiducia nel futuro alle nuove generazioni, che oggi sentono parlare solo di global warming e inquinamento e poi, al contrario che per gli inceneritori, qui si hanno effetti positivi sul territorio, in termini di nuovi posti di lavoro e guadagni per le aziende».
Continua così l'impegno dei sette Comuni alle porte di Roma che hanno aderito alla strategia Rifiuti Zero e si stanno impegnando ufficialmente con delibere di giunta ad intraprendere il percorso verso il traguardo "Rifiuti Zero" entro il 2024 stabilendo il raggiungimento del livello minimo del 65% di raccolta differenziata per il 2012 e del 75% entro il 2015. «Basta con il modello Malagrotta, in cui tre quarti dei rifiuti vanno in discarica e un quarto viene bruciato. Vogliamo la riaffermazione della legalità, e cioè che lo smaltimento, come dice una direttiva Ue e una legge italiana del 2006, sia la fase residuale: prima vengono il riciclo, la riduzione e il riuso», spiega Massimo Piras, presidente del Comitato. Piras ha anche chiesto un incontro tecnico alla Provincia di Roma, «per discutere del fatto che nella zona mancano impianti di compostaggio e di selezione dei materiali da avviare al riciclo».
Prossimi appuntamenti: sabato 8 ottobre, a Riano, manifestazione contro l'ipotesi di una discarica a Pian dell'Olmo, e presidio l'11 ottobre, sotto la sede del Consiglio Regionale, durante la discussione della proposta di legge dell'associazione Non bruciamoci il futuro per la raccolta Porta a Porta. ma Piras ha già annunciato un'altra manifestazione: il 5 novembre a Roma, piazza Santi Apostoli.

Depuratore senza soldi: a rischio il lago di Bolsena
Viterbo 1 Ottobre 2011
Il lago di Bolsena, nel viterbese, è il lago vulcanico più grande e pulito d'Europa, tanto che l'Unesco vuole dichiararlo Patrimonio dell'umanità. Ma il sistema che mantiene limpide le sue acque, senza fondi, sta per entrare in crisi a causa di una lunga diatriba che ha per oggetto proprio la gestione del sistema di depurazione del bacino del lago, frutto a sua volta delle non scelte e non decisioni della politica.
Da oltre trent'anni, le acque del lago di Bolsena sono preservate da un anello che raccoglie le acque reflue dei paesi che si trovano lungo il perimetro del lago e le convoglia in un depuratore a valle, non lontano dal fiume Marta. E' un sistema complesso, ma soprattutto costoso, interamente gestito da un consorzio, il Cobalb, che riunisce nove comuni del bacino del lago, più la provincia di Viterbo. Oggi il Cobalb arranca per continuare a garantire un servizio efficiente e anche la manutenzione ordinaria è diventata un problema: si va avanti solo grazie allo sforzo dei cinque dipendenti del consorzio che, seppure senza stipendio da luglio, notte e giorno vigilano sul corretto funzionamento delle pompe.
 I problemi cominciano nel 2006, quando viene costituita Talete Spa, società che da quel momento in poi dovrà gestire il servizio idrico integrato dell'intero Ato1, quello che racchiude la provincia di Viterbo. Talete assorbe quasi subito Robur e Siit, due delle tre società che gestiscono acqua e depurazione sul territorio, e lo stesso dovrebbe fare con il Cobalb. Nel 2009, in previsione di questa fusione, la Regione Lazio sospende l'erogazione dei contributi al Cobalb con cui finanziava una parte dei costi del sistema di depurazione. La fusione con Talete, però, non decolla. Senza più l'aiuto della Regione, il consorzio si ritrova a dover gestire da solo l'intero impianto del lago, i debiti aumentano e si arriva così al buco di un milione e mezzo di euro.
In totale in tre anni, il consorzio che tutela il lago e le sue acque ha dovuto fare a meno di circa 2 milioni e 200mila euro di contributi regionali. E negli anni ha perso anche le entrate che gli derivavano dalle quote di depurazione pagate dai comuni di Marta, Montefiascone e Bolsena, passati sotto la gestione di Talete, ma le cui acque continuano ad essere depurate dallo stesso Cobalb.
A pagare le spese più alte è ovviamente il lago: l'ultimo sversamento di liquami in acqua, all'altezza del comune di Capodimonte, è di soli 15 giorni fa. «Questa stagione l'abbiamo superata - afferma Massimo Pierangeli, da dieci anni direttore generale del Cobalb - ma questo è un impianto che non può permettersi di funzionare con una gomma sgonfia. E invece non sappiamo nemmeno quale sarà il nostro futuro e quello dei nostri dipendenti». Eppure il lago è una meta apprezzata soprattutto dai turisti stranieri, non solo per la sua balneabilità - consentita su quasi tutto il suo perimetro -, ma anche per la bellezza dei paesaggi, inseriti in un'immensa Zona di Protezione Speciale (ZPS) del Lazio. «Il lago di Bolsena è un bene di valenza nazionale - spiega Pierangeli - e non possono essere solo i comuni della zona a farsene carico, sarebbe come far pagare la ristrutturazione del Colosseo ai romani, solo per il fatto che lo stesso è collocato a Roma».
La buona notizia è che la Regione Lazio, intanto, si appresta a stanziare un milione e mezzo di euro proprio per la riqualificazione del depuratore e dell'intero anello circumlacuale. Il finanziamento non risolve l'assurda vicenda che si trascina ormai da cinque anni, ma può servire a ridare ossigeno al Consorzio e a rimettere in sicurezza l'impianto. Purché questi soldi finiscano interamente sul depuratore e non si disperdano in mille altri rivoli.

La Fr2 torna a Tiburtina
Roma 5 Ottobre 2011
Da lunedì 10 ottobre la stazione Tiburtina, uno dei principali snodi del sistema ferroviario laziale e non solo, con punte di 22milioni di passeggeri l'anno, tornerà a funzionare a pieno ritmo. La Rfi (società delle ferrovie) ha infatti ultimato i lavori per la realizzazione di due binari tronchi  in tempi più rapidi del previsto. Si chiameranno binario 1 e 2 piazzale est, ma qualcuno ha proposto di battezzarli 26 e 27 per proseguire con l'attuale numerazione. Consentiranno di fare rivivere una stazione che dopo l'incendio del 24 luglio era divenuta una struttura fantasma (o quasi), con pochi treni. Si trovano sul lato Pietralata, ma saranno facilmente raggiungibili anche dal Nomentano.
La notizia interessa soprattutto i 10mila pendolari che ogni giorno viaggiano sui treni della linea Fr2, vale a dire la Roma-Tivoli, che da lunedì toneranno a Tiburtina.
Inizialmente Rfi aveva fatto previsioni più pessimistiche, indicando la data del 21 ottobre per la ripartenza. I disagi della sospensione del servizio a Tiburtina sono stati notevoli per i pendolari, costretti a dividersi fra la stazione Prenestina (dove non c'è la metropolitana sostituita da bus navetta, e dove fermano sette treni su 10 della Roma Tivoli) e stazione Termini. All'assessore ai Trasporti della Regione Lazio, Francesco Lollobrigida, ogni giorno sono arrivate segnalazioni e lamentele e lui, a sua volta, ha fatto pressione con le Ferrovie perché si velocizzassero i tempi di ripristino di Tiburtina. «L'anticipo a lunedì prossimo è sicuramente un'ottima notizia», osservano in Regione.
Tornando all'incendio che nel mese di luglio mise in ginocchio la stazione, distruggendo la palazzina che ospita la sala apparati, va detto che ancora oggi le cause non sono state chiarite (c'è un'inchiesta della procura della Repubblica in corso, diverse commissioni di periti al lavoro). Le fiamme non si estesero alla parte nuova della stazione, già quasi completata, che diventerà uno dei perni dell'alta velocità in Italia. Ma quel rogo ha azzoppato gravemente il sistema dei treni regionali del Lazio, a partire dalla Fr2 che collega l'area est della provincia di Roma con la Capitale, causando disagi grandissimi per i pendolari.
Dopo più di 2 mesi la Roma-Tivoli potrà tornare a Tiburtina e restare dunque connessa alla adiacente stazione della metropolitana. Per il regolare funzionamento della stazione, oltre ai due nuovi binari tronchi dove si attesteranno i treni, i tecnici di Rfi hanno realizzato un Acc (apparato centrale computerizzato), posizionato a Termini, da dove si controlleranno i convogli che arrivano a Tiburtina. Altro elemento importante: a stazione Tiburtina torneranno i «regionali veloci» provenienti da Orte, mentre viene confermata la cadenza di un treno ogni quindici minuti per la Fr1 (Orte-Roma-Fiumicino) che passa da Tiburtina.

Consumi e società
Sorgenia propone il manuale del consumatore
Roma 5 Ottobre 2011
Lo sportello per la tutela dei consumatori energetici, disposto dall'Autorità dell'energia, ha censito dal giugno 2010 al giugno 2011 3.500 casi di clienti energetici ai quali è stato cambiato a loro insaputa il contratto di luce e gas. Un fenomeno in crescita del 68%, ma dalle dimensioni in realtà ancora più vaste visto che ad arrivare allo sportello è solo una parte dei casi. Con la liberalizzazione del mercato si sta ripetendo insomma quello che ha già vissuto il settore telefonico qualche anno fa. Sempre più persone scoprono solo dalla bolletta di dover pagare per servizi che non hanno mai chiesto. E' anche per porre un argine a fenomeni di questo tipo che Sorgenia, uno dei principali operatori del mercato italiano dell'energia elettrica e del gas naturale, ha deciso di lanciare il "Manuale del consumatore".
"Si tratta di una guida pratica e concreta - ha spiegato Riccardo Bani, direttore generale di Sorgenia - a sostegno della trasparenza e dei diritti del consumatore nel mercato libero dell'energia, un manuale in otto capitoli realizzato per mettere il cliente nelle condizioni di conoscere le modalità di attivazione e gestione di un contratto di fornitura energetica".
Per realizzarlo l'azienda ha attivato tavoli di lavoro con le realtà di riferimento del settore e ha introdotto azioni concrete che migliorano gli standard imposti dalla normativa relativa alla fornitura dei servizi energetici al cliente: dalla trasparenza della nuova documentazione contrattuale, ai sistemi di controllo della correttezza delle attività nella fase di vendita; dalla predisposizione di diversi strumenti per un contatto immediato e diretto con il cliente, alle procedure di verifica dell'effettiva intenzione di attivare un contratto con Sorgenia, tramite l'introduzione del Call Center di qualità, la lettera di pre-benvenuto e modalità di comunicazione del ripensamento semplificate. Ma tra tante misure "strategiche" di lungo respiro vale la pena citarne anche una tanto banale da realizzare quanto "rivoluzionaria". L'azienda, che non nasconde l'ambizione di conquistare il mercato delle utenze domestiche dopo il successo raccolto sino ad oggi in quello delle piccole e medie attività con partita Iva, ha stabilito infatti di ingrandire fortemente il carattere tipografico con cui sono stampati i contratti commerciali, rendendone così la lettura per i clienti decisamente più agevole e comprensibile.

"Reoose", sbarca in Rete il baratto asincrono
Quanti oggetti inutili o inutilizzabili custodiscono le nostre case? Da circa un mese per loro c'è una valida alternativa alla discarica. E' un'alternativa rigorosamente online. Ed è figlia della generazione 2.0: si chiama Reoose, il primo eco-store del riutilizzo e del baratto asincrono dove si possono scambiare, senza soldi, tutti quegli oggetti che non si usano più, o che non si sono mai usati, e di ci si vorrebbe disfare.
Per donare una seconda vita agli oggetti bastano pochi e semplici passi. È necessario iscriversi al sito, caricare le immagini di ciò di cui ci si vuole disfare e aspettare di essere contattati. Ogni oggetto ha un valore espresso non in denaro, ma in crediti che varia a seconda del tipo di prodotto, della categoria di appartenenza e dallo stato, se nuovo o usato. Con la "vendita" dell'oggetto, si acquisiscono crediti che potranno in futuro essere utilizzati per acquistare oggetti di cui si avrà bisogno. Altrimenti c'è un'altra valida alternativa: si possono donare ad una delle onlus partner di Reoose che li potranno spendere per fare fronte alle proprie esigenze.
Tra le categorie di prodotti si trova di tutto. Tutti i beni sono valutati all'origine a seconda della funzione che svolgono e caratteristiche come marche o brand non incidono sul valore complessivo, valore che è rigorosamente prestabilito.
Il sito è in pieno work in progress. Nel primo mese di vita, si contano circa un migliaio di iscritti e ogni giorno si registrano nuove adesioni. Gli oggetti più cercati e scambiati? I ciucci per i neonati, ma anche i fumetti vanno forte. «Puntiamo molto sulle mamme e sui neogenitori. È la fascia in un certo senso più sprecona: molti prodotti per bambini servono solo per poco tempo ed è un peccato che vadano poi persi», ha sottolineato Irina Torgovitzkaja che con il marito, il creativo Luca Leoni ha ideato Reoose. «E in effetti l'idea del portale ci è venuta da quando siamo diventati genitori, pensando al futuro dei nostri figli. Viviamo in un'epoca dove si spreca troppo ed è assurdo pensare che si debbano gettare oggetti magari per noi inutili ma che potrebbero servire a tante persone che non conosciamo».
Gli scambi stanno avvenendo un po' in tutta Italia. Gli utenti infatti sono distribuiti praticamente su tutto il territorio, con un addensamento maggiore nei grandi centri, come Milano, Bologna e Napoli. La diffusione capillare del sito potrà tra l'altro a favorire gli "scambi a chilometro zero", prediligendo così il baratto di prodotti tra persone che abitano nello stesso quartiere, nella stessa città o nella stessa regione.
In tempi di crisi e incertezza per il futuro, la nascita di una comunità del baratto che al beneficio economico associa quello sociale non sembra un'idea bizzarra.

Iniziative ed eventi
Roma 7 ottobre 2011 ore 20:00 e ore 22:00
Il comitato di Roma della Campagna L'ITALIA SONO ANCH'IO e ZaLab invitano alla proiezione del film "Io sono li" di Andrea Segre, con Zhao Tao, R. Sherbedgia, G. Battiston, R. Citran, M. Paolini. Prima del film verrà presentata la campagna e sarà possibile sottoscrivere la raccolta firme per la presentazione delle due leggi di iniziativa popolare finalizzate a riformare la legge sulla cittadinaza e ad introdurre il diritto di voto amministrativo per i cittadini stranieri. Presso il Cinema Farnese, P.za Campo dei Fiori

Roma 8 ottobre ore 14.00 Manifestazione nazionale dei lavoratori pubblici e della conoscenza: Lavoro, diritti, qualità e coesione sociale, democrazia "Pubblico è Futuro". Appuntamento a Piazza della Repubblica

Anagni 8 ottobre ore 17.00 Biblioteche Valle del Sacco, Città di Anagni e Associazione Anagni Viva in occasione del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia organizzano l'incontro "Il lavoro e l'economia nei 150 anni dell'Unità d'Italia". Presso sala della Regione, Palazzo Comunale

Frosinone dall'8 al 20 ottobre la Fondazione Gianluigi e Stefano Proia in occasione del 150° dell'Unità d'Italia presentano la mostra "La Ciociaria nel Risorgimento". Presso Portici di S.Antonio saletta "E. Biondi", C.so della Repubblica

Milano 10 ottobre ore 15.00 incontro "Fenomeno Turchia", Turchia: lo sviluppo della società, sala delle conferenze di Palazzo Turati, via Meravigli 9/b

Roma 13 ottobre ore 20.00 Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese invitano alla cena di solidarietà  Palestino Calabrese presso via Baldassarre Orero, 61.
Per info
info@palestinamezzalunarossa.org

Parte a Roma il 1° Corso di Università Migrante, "Uscire dai Luoghi Comuni", a cura dell'associazione Senzaconfine
Obiettivo principale di questo percorso formativo è rafforzare le competenze dei volontari di associazioni sulle tematiche dell'immigrazione e del razzismo, fornendo loro stimoli di riflessione e strumenti efficaci di comunicazione sociale in grado di contrastare gli stereotipi così diffusi sul tema delle migrazioni e di promuovere lo scambio alla pari fra cittadini nativi e migranti, contrastando allo stesso tempo il razzismo e il paternalismo. Università Migrante a Roma si svolge in collaborazione con Università Migrante di Milano, a cura dell'associazione Todo Cambia, giunta alla V edizione, e a Università Migrante di Arcore, alla sua I edizione.
Per info e contatti
www.unimigranteroma.altervista.org

Appello di Medu: "Sette anni sulla strada aiutaci ad acquistare la nuova unità mobile"
Il tuo sostegno per continuare ad essere presenti con l'azione e la testimonianza laddove il diritto alla salute e i più elementari diritti vengono negati. Aiutaci ad acquistare ed equipaggiare un nuovo Camper per i Diritti.
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