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Newsletter di informazione di FOCUS- Casa dei Diritti Sociali

Anno 4 del 22 dicembre 2011

22/12/2011 di Redazione
Newsletter di informazione di FOCUS- Casa dei Diritti Sociali

Primo piano
"Modou e Mor due di noi, piazza Dalmazia solidale"
E' partito alle 15.00 di sabato 17 dicembre il lungo corteo antirazzista di Firenze per commemorare Modou Samb e Mor Diop uccisi da un estremista di destra. Sfilano alla manifestazione oltre ventimila persone, ma è difficile fare una stima visto che il percorso scelto è insolito. Il lungo serpentone si è mosso da piazza Dalmazia, il luogo dove il 13 dicembre il militante di Casapound ha iniziato la sua strage. E' stato un corteo pacifico e silenzioso come aveva chiesto la comunità senegalese fiorentina: in testa i familiari delle vittime insieme a tutta la comunità senegalese fiorentina, a seguire i movimenti, le associazioni, i partiti, ma anche "semplici cittadini" fiorentini che hanno deciso di scendere in piazza per mostrare vicinanza e solidarietà alla comunità senegalese e per gridare un forte no al razzismo e al fascismo. Una grande pluralità di soggetti arrivati dalla Toscana, ma anche da altre regioni, hanno sfilato fino a piazza Santa Maria Novella chiedendo a gran voce l'immediata chiusura di Casa Pound e di tutti le altre realtà neofasciste e neonaziste dove si semina l'odio, l'intolleranza e si incita alla violenza xenofoba. La manifestazione si è conclusa, in una piazza stracolma, con molti interventi dal palco che hanno evidenziato come tanto ci sia ancora da fare, a partire dalla abrogazione della legge Bossi-Fini, alla richiesta di nuovi diritti di cittadinanza, alla produzione di un comune sociale politico e culturale, capace di costruire alternativa e di respingere la xenofobia, perché non si verifichino mai più atti di barbarie come la strage del 13 dicembre.

 

Una luce in fondo al buio. Dopo l'aggressione razzista al campo Rom di Torino
Dopo la recente e gravissima aggressione rivolta alle famiglie Rom di Cascina Continassa, a Torino, la Federazione Romanì, insieme a Idea Rom onlus e al Centro Studi Sereno Regis lanciano un'iniziativa di solidarietà per fornire aiuto concreto alle famiglie Rom vittime del grave episodio di violenza razzista, a causa del quale hanno visto distrutte le loro già precarie abitazioni. L'iniziativa dal nome "Una luce in fondo al buio" si propone di fornire un aiuto materiale, ed in particolare un'abitazione, a quelle persone che, a causa dell'assalto al loro campo, si ritrovano ad affrontare il freddo invernale senza la loro casa, data alle fiamme nel purtroppo non unico, ma per questo non meno grave, episodio di linciaggio a danno delle comunità Rom in Italia. L'iniziativa di sostegno chiede ai cittadini di attivarsi attraverso il versamento di un contributo economico, l'offerta di un lavoro o la messa a disposizione di locali per l'ospitalità delle famiglie. L'iniziativa ha un obiettivo molto specifico e circostanziato, che è quello di fornire aiuto immediato a queste famiglie. Resta la indifferibile necessità di avviare l'accesso (anche) dei Rom ai diritti fondamentali in Italia. Per riuscirci servirebbe mettere fine a quella campagna mediatica che continua a diffondere paura e insicurezza, quindi odio; servirebbe mettere fine a quelle politiche di ghettizzazione che pensano di risolvere i problemi allontanandoli dal raggio visivo; servirebbe garantire i diritti abitativi di tutti, anche di quelli che continuano ad essere considerati nomadi come alibi per portare avanti quel sistema di insediamenti precari e isolati che sono i campi; servirebbe porre fine agli sgomberi forzati perché fortemente lesivi di alcuni diritti fondamentali, tra cui quello ad un alloggio adeguato, all'assistenza sanitaria, all'istruzione e al lavoro; servirebbe porre fine ad degrado, innanzitutto umano, di quegli insediamenti e restituire dignità, uguaglianza di diritti e di opportunità. Come ha ribadito anche il neo ministro della Cooperazione e Integrazione Andrea Riccardi in visita alla cascina della Continassa dopo il feroce atto di razzismo: "I campi sono da superare, bisogna garantire a tutti condizioni degne di un paese civile". Il rischio è sempre "nel linguaggio che si sceglie di usare: bisogna stare attenti alle parole, possono essere pericolose. La predicazione del disprezzo ha una responsabilità di linguaggio. Occorre ritrovare un nuovo uso pubblico delle parole e prevenire costruendo una cultura pubblica diversa". L' integrazione si realizza anche a livello legislativo e, infatti, il ministro auspica nuove norme, prima tra tutti quella che riconosce ai bambini nati in Italia da genitori stranieri la cittadinanza. Ma il problema dei bambini Rom non dipende solo dall'attuale legge sulla cittadinanza. Al di là del fatto che alcuni di essi sono di nazionalità italiana, esiste innanzitutto un problema di accesso ai servizi e ai diritti che dipende dalla mancanza di una residenza stabile ed ufficiale, oltre che da un diffuso atteggiamento discriminatorio e razzista verso una comunità stereotipata e scarsamente conosciuta.

 

Egitto: basta violenze. Per una Primavera mediterranea dei diritti umani
Cinque giorni di scontri, 4 morti, 57 feriti, questo il bilancio ufficiale della nuova violenza esplosa a Piazza Tahrir. Secondo i manifestanti attraverso twitter, il bilancio delle vittime e dei feriti sarebbe diverso: i morti sarebbero 15 mentre i feriti ammontano a 603 e gli arrestati a 230. La furia della polizia ha nuovamente colpito i manifestanti, lacrimogeni, bastoni, proiettili. Il candidato alla presidenza, Mohamed el Baradei sollecita le forze armate a limitarsi alla protezione degli edifici pubblici. Il consiglio militare, afferma el Baradei, deve dare ''un segnale chiaro a tutti che esercito e polizia rispetteranno la legge e manterranno il sangue freddo'' e che i responsabili della sicurezza coinvolti negli scontri saranno giudicati. Inoltre si è svolto per le strade de Il Cairo un corteo spontaneo di donne contro le violenze e il denudamento di una donna le cui immagini hanno fatto il giro del mondo, la ragazza dal reggiseno blu. Le immagini della donna pestata dai militari e colpita con i bastoni ha suscitato forte indignazione nel Paese e all'estero. Il candidato salafita alla presidenza egiziana Hazem Salah Abu Ismail ha chiesto sul suo sito internet una grande mobilitazione per ''difendere l'onore delle donne e il sangue dei deboli'' riferendosi alle recenti violenze a piazza Tahrir. Intanto il leader liberale Ayman al-Nour si difende da chi lo accusa di essere il mandante degli scontri in corso "si stanno vendicando contro di me per l'iniziativa che ho portato avanti nelle scorse settimane nella quale chiedevo la fine della giunta militare e il passaggio dei poteri a un organismo civile. Intendo querelare la giunta militare perché le parole usate contro di me sono pericolose e sono peggiori di quelle pronunciate ai tempi di Mubarak". Ad un anno esatto dallo scoppio delle rivolte, la Primavera Araba ha perso quei caratteri entusiastici che sembrava avere al suo inizio. Le rivoluzioni per la democrazia e i diritti scoppiate nel Mediterraneo si scontrano con serie difficoltà e contraddizioni interne, a dimostrazione che i processi di democratizzazione sono lunghi e complessi: le giunte militari o il fondamentalismo religioso hanno spesso costituito, nella storia, elementi latenti pronti a riemergere e pendere il potere in momenti di instabilità politica o di transizione. I morti nelle piazze, insieme a tutte quelle donne, uomini e bambini che hanno perso la vita in mare nel tentativo di raggiungere le coste europee, rafforzano ancora di più il nostro impegno a sostenere ed incoraggiare quella che è stata definita la Primavera mediterranea dei diritti umani, e che speriamo si concluda come tale. L'anno in corso si sta chiudendo sotto auspici non proprio positivi, ma speriamo che il prossimo possa testimoniare, invece, una svolta incoraggiante di questi processi e l'affermazione dei diritti, della libertà e della democrazia per tutti i popoli del Mediterraneo.

 

Le scuole popolari oggi: proseguire la riflessione sulle scuole di Italiano L2
Il 12 Dicembre scorso è stato presentato il volume "Le scuole popolari. Per l'accompagnamento e l'inclusione sociale di soggetti a rischio di esclusione". Nel volume sono state ampiamente esposte le esperienze grazie alle quali, a partire dall'insegnamento dell'italiano, si sono costruiti percorsi di inclusione sociale, laboratori interculturali di comunicazione e socializzazione, valorizzazione delle lingue e delle culture native (vedi, ad esempio, le esperienze della CDS a Tivoli, Fiumicino e Latina). È evidente, quindi, che le scuole di italiano per migranti sono e possono sempre più diventare uno strumento, oltre che di insegnamento dell'italiano, di accoglienza, accompagnamento, tutela dei diritti, inclusione sociale, democrazia. E proprio questo aspetto merita secondo noi spazi di confronto e riflessione. La ormai pluriennale esperienza della CDS nel campo dell'alfabetizzazione e dell'insegnamento dell'italiano L2 offrono numerosi spunti per attivare strade che portino alla integrazione ed alla presa di coscienza individuale. In questa ottica ci sembra opportuna una riflessione e una valorizzazione del lavoro svolto dalle scuole la cui esperienza è raccontata nel volume, e tra queste la scuola di italiano di Via Giolitti. Con i corsi di pre-alfabetizzazione per migranti e con quelli strutturati per gli attestati A1 e A2, in aggiunta all'insegnamento che si tiene nei locali di via Giolitti con metodo originale rispetto alle altre scuole di italiano L2 (corsi gratuiti, non strutturati, multilivello e multietnici, con libertà di frequenza e ampia offerta di orari, affiancati da numerose altre esperienze di intercultura e socializzazione) essa rappresenta una delle esperienza più consolidate a Roma. Ma la scuola di Esquilino non è l'unico esempio di buona pratica verso una scuola popolare per stranieri. Nel volume sono raccontate le esperienze di ben altre 12 scuole, da Pisa a Cosenza, passando per Tivoli, Gaeta, Ladispoli, Latina, Frosinone, Fiumicino, Napoli, Maddaloni. Dopo il primo incontro di presentazione del volume, abbiamo previsto di rivederci. Ci incontreremo lunedì 16 gennaio alle ore 17 nella Sala conferenze dei Centri di Servizio per il Volontariato (CESV-SPES) per raccogliere le considerazioni di chi è intervenuto il 12 dicembre, per ascoltare le testimonianze degli autori dei contributi contenuti nel volume e responsabili delle esperienze di scuole popolari e condividere riflessioni e proposte con quanti vorranno partecipare alla discussione.

 

 

"Intercultura e cittadinanza nel 150° dell'Unità d'Italia"
Il Regio Decreto del 22 dicembre 1861 istituisce a Firenze la Biblioteca Nazionale Centrale
È il primo atto amministrativo e la prima istituzione "nuova" del nuovo Regno d'Italia. Il ministro della Pubblica Istruzione Francesco De Sanctis, non a caso uomo di cultura, meridionale, patriota ed impegnato nelle lotte risorgimentali ed appartenente alla corrente democratica colloca questa istituzione non a Torino ma a Firenze. Nella città fiorentina erano infatti già presenti due biblioteche: quella Palatina e quella Magliabechiana. Ed oggi? A 150 anni di distanza è alquanto incerto il futuro della Biblioteca nazionale centrale di Firenze. Mancano soldi, spazi e personale ed è stata presa la decisione di ridurre i trasferimenti statali. Il caso della Biblioteca Nazionale di Firenze sta travalicando i confini nazionali, visto che questo che è stato uno dei simboli della rinascita del capoluogo toscano dopo l'alluvione del 1966, con le migliaia di giovani arrivati da ogni parte del mondo (gli "angeli del fango") per contribuire al recupero dei libri sommersi dalla melma dell'Arno. "Oggi rischia di diventare l'immagine emblematica di un certo degrado culturale italiano", si legge sul sito della Robert F. Kennedy foundation of Europe. La Fondazione infatti nei giorni scorsi ha lanciato un appello online per salvare la biblioteca fiorentina, che fa capo al ministero della Cultura ed è una delle uniche due strutture di questo tipo in Italia (l'altra è a Roma). Al grido d'allarme (il fratello del presidente americano fu uno degli "angeli del fango") hanno già risposto quasi 2mila tra intellettuali e imprenditori. Tutti convinti che sia necessario fare qualcosa e in tempi rapidi. 120 chilometri di scaffalature, 6 milioni di volumi a stampa, 2,7 milioni di opuscoli, 25mila manoscritti, 4mila incunaboli, 29mila edizioni del XVI secolo, oltre a un milione di autografi che vanno dagli scritti di Machiavelli all'opera di Galileo quasi per intero. Ci auguriamo che gli sforzi di divulgare e tramandare la cultura che ha reso unico il nostro Paese in questi centocinquanta anni, e non solo, non siano vani. Ci auguriamo soprattutto che queste ricchezze riescano ad arrivare e durare altri e più di centocinquanta anni.

 

Roma e Lazio
Pecoraro: proroga di sei mesi per Malagrotta
Arriva senza troppo scalpore la notizia diffusa dal prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro sulla proroga Malagrotta destinata a durare per altri sei mei, nessuno ne aveva dubbi. La proroga è stata diffusa dal prefetto di Roma nonché commissario per l'emergenza rifiuti durante l'audizione in Commissione parlamentare Ecomafie. Per quanto riguarda le nuove discariche a metà gennaio si dovrebbe avere l'esito delle verifiche per avere definitivamente l'idoneità di Corcolle - precisa Pecoraro- ed entro fine gennaio si dovrebbe avere il bando di gara. La triste dichiarazione di Pecoraro, continua "La previsione è che tra luglio e settembre saranno conferiti i primi rifiuti a Corcolle mentre per Riano a distanza di un mese al massimo. Stiamo andando avanti parallelamente con i due siti». Le critiche e le polemiche non tardano ad arrivare, Lorenzo Parlati, Presidente di Legambiente: "Basta con questa farsa, non serviva un commissario per fare un'ennesima e nuova proroga della discarica di Malagrotta». E Guglielmo Abbondati, coordinatore regionale di Sel, sottolinea: «Questa decisione è in palese violazione delle norme comunitarie, e per le quali pende una procedura di infrazione comunitaria». Invece per quanto riguarda il dibattito in Consiglio regionale Montino commenta «La maggioranza ha in parte recepito alcuni nostri emendamenti, ma l'obiettivo della raccolta differenziata al 65% entro il 2012 è irrealizzabile nel Lazio: oggi siamo appena al 24%. Per questo abbiamo chiesto previsioni più credibili, ma il centrodestra non ci ha ascoltato». Altro problema per il Pd è che «il Piano non prevede le nuove discariche di Corcolle e Riano». Da lunedì prossimo il Consiglio regionale esaminerà il Bilancio 2012 e dopo l'approvazione si voterà il testo definitivo del Piano rifiuti.

 

Roma: "Sulle strade dell'esclusione"
L'organizzazione Medici per i Diritti Umani ha presentato la scorsa settimana i risultati dell'indagine "Città senza dimora. Indagine sulle strade dell'esclusione" svolta attraverso le proprie unità mobili su i senza fissa dimora nel territorio di Roma. Dall'indagine sono ottomila le persone senza fissa dimora a Roma, tra questi ci sono i 100 rifugiati afghani accampati alla stazione Ostiense. Serve una soluzione rapida e a incoraggiarla non sono solo le organizzazioni che quotidianamente cercano di dare il loro ausilio a queste realtà ma adesso anche i Comitati di Quartiere. E' necessario "dare una sistemazione ai profughi afghani utilizzando le strutture dislocate sul nostro territorio - spiegano dal Comittao l 'Ostiense - il luogo non solo non è idoneo, dormire sui binari o in un area che chiaramente non attrezzata, e oltretutto in questo periodo invernale con problemi di tipo meteorologico è rischioso anche per l'incolumità personale".
Purtroppo il Comune di Roma Capitale ancora non trova una soluzione per mettere fine al disagio dei profughi afghani ma del resto nemmeno a quello di tutte le altre persone che vivono nell'area della capitale.
Intanto per scongiurare il freddo di questi giorni, il Dipartimento di Protezione Civile comunicato che acausa del repentino abbassamento delle Temperature alcune stazioni Metro rimarranno aperte la notte.Ad esempio METRO A Barberini- Flaminio- P.zza Vittorio- San Giovanni e per quanto riguarda laMETRO BPiramide- Stazione Tiburtina- Ponte Mammolo.le memtro saranno utilizzabili dalle23.30/24.00 circa, fino alle ore 04.00/04.30. peccato che il Comune di Roma ha altresi comunicatoche non prevede la distribuzione di generi di conforto ma probabilmente solo qualche coperta.

 

Corte di Cassazione: la legge Tognoli non deve essere applicata ai parcheggi speculativi
La Corte di Cassazione ha emesso una sentenza che ha messo in discussione il fondo del Piano Urbano Parcheggi del Comune, nello specifico si tratta del caso di via Panama, all'interno di Villa Ada. Quest'area è classificata dal Piano Regolatore Generale come "Città storica, sottozona Ville storiche", quindi si possono costruire unicamente "parcheggi pertinenziali" a immobili preesistenti. Questo è il punto contestato dalla Procura della Repubblica: il concetto di "pertinenzialità", obbligatorio per poter costruire parcheggi interrati, utilizzando le procedure impersemplificate previste dalla legge 122/1989, meglio nota come "legge Tognoli". Questa prevedeva forti deroghe alle normali procedure urbanistiche, eliminando il lungo iter necessario all'approvazione del progetto, e sostituendolo con una semplice richiesta a cui il Comune deve rispondere entro 60 giorni, scaduti i quali scattava il meccanismo del silenzio-assenso. Oggi la procedura è stata ulteriormente semplificata: è sufficiente una semplice dichiarazione di inizio attività (d.i.a.) da parte del costruttore, che gode poi anche di ulteriori deroghe specifiche su alcuni aspetti tecnici. La Corte di Cassazione ha però ribadito che le deroghe alle leggi vigenti è giustificata solo nei casi espressi dalla Lgge Tognoli e gli enti locali non possono fornire interpretazioni estensive con loro atti amministrativi. E' necessario stabilire sempre e comunque prima di costruire quali saranno le unità immobiliari che si doteranno di un box o di un posto auto, che poi non potranno più essere venduti separatamente dall'appartamento a cui fanno riferimento, pena la nullità dell'eventuale atto di compravendita. Quindi è parzialmente illegittima la delibera del Comune 165 del 2007 che aveva introdotto il concetto di prossimità, equiparandolo a quello di pertinenzialità, e concedendo quindi indistintamente tale requisito a tutte le abitazioni situate entro il raggio di un chilometro dai futuri parcheggi. La Corte ha soltanto riconosciuto valido il principio secondo cui, nelle aree fortemente urbanizzate, le future pertinenze possono essere costruite anche in aree non immediatamente adiacenti agli immobili che devono servire, purché siano ad una ragionevole distanza pedonale, e che l'incarico di costruire possa essere affidato a terzi dai loro proprietari, che però devono essere sempre chiaramente identificati fin dall'inizio. La Corte ha perciò stabilito che in caso contrario - quando cioè i cantieri dei parcheggi vengono aperti non su richiesta di un gruppo di proprietari di appartamenti residenti nei paraggi, ma su iniziativa autonoma di imprese edili - si tratta di operazioni ben diverse, a carattere prettamente speculativo, che come tali accettano il rischio di impresa. Tra questi rischi è quindi compreso anche quello di non riuscire poi a trovare dei compratori, cosa che invece dovrebbe essere impossibile per i parcheggi pertinenziali perchè vincolati all'immobile. Tali iniziative commerciali - ha concluso la Corte di Cassazione - sono certamente legittime ma non possono avvalersi delle deroghe concesse dalla legge Tognoli, e devono sottostare a tutti i controlli e alle autorizzazioni preventive previste dalla normativa urbanistica ed edilizia generale vigente. In via Panama quindi, dove si sarebbe dovuto costruire 497 box su due piani interrati in un'area vincolata, la ditta non aveva indicato nella d.i.a. i proprietari degli immobili, che ne avrebbero dovuto fare richiesta in anticipo. Pertanto, i titolari della stessa sono rei di aver iniziato i lavori in assenza delle necessarie autorizzazioni. Il reato è punito con l'arresto fino a due anni e con una multa fino a 51.645 euro (come previsto dal DPR 380/2001). In più è scattato il sequestro del cantiere, adesso confermato definitivamente anche nel terzo grado di giudizio.

 

Roma 17 Dicembre: Festa di Fine Anno della Scuola di Italiano di Via Giolitti
Sabato 17 si è svolta nei locali della scuola Di Donato a Via Bixio la ormai consueta Festa di fine anno degli studenti. Ormai questo è diventato un appuntamento immancabile per il gruppo di insegnanti volontari ed è anche irrinunciabile per tutti gli studenti: vecchi e nuovi. Pensate che un nostro studente degli anni scorsi ungherese (che tra l'altro si è scatenato in balli e cori) è venuto appositamente da Messina dove adesso abita, ha viaggiato tutto il giorno per venire alla nostra festa ed ha ripreso il treno direttamente alla fine dei festeggiamenti.  Non è una frase di circostanza: la festa è pienamente riuscita, grande partecipazione di studenti e volontari, cibarie in abbondanza, musiche e soprattutto spirito di cameratismo e socializzazione tra tutti: studenti e volontari, giovani e meno giovani, a prescindere dalle molte nazionalità presenti. La mancanza quest'anno di un gruppo musicale ci ha stimolato e suggerito di richiedere un maggiore coinvolgimento diretto da parte degli studenti. Alcuni di loro si sono prodotti in una lettura di fiabe del loro paese, di eventi o avvenimenti che li avevano coinvolti ed una ha letto un suo personale breve racconto. Come è comprensibile molti di loro erano inizialmente emozionati, ma con l'aiuto della nostra attrice Magda hanno superato l'impatto iniziale e questo ha reso ancora più coinvolgente il momento. C'è stata poi una divertentissima e inaspettata performance del gruppo di studenti che partecipano al Laboratorio teatrale, guidato direttamente dai registi dello spettacolo che si rappresenterà a Febbraio al Teatro Palladium. Anche questo è stato un momento particolarmente pieno di sorprese soprattutto perché alcuni dei partecipanti li abbiamo ritrovati trasformati dalla esperienza che stanno facendo per capacità di mettersi in gioco, di uso del loro corpo e spirito di trascinamento e coinvolgimento di tutto l'uditorio. La serata si è conclusa con canti e balli grazie a nostri disk jockey e il clima da confusione organizzata ha poi contribuito particolarmente allo spirito della festa. Bravi tutti coloro che hanno partecipato portando generi di conforto, e che si sono sobbarcati il lavoro di allestimento (tavoli, sedie, montaggio strumentazione, offerta cibarie, poi smontaggio, pulizie e trasporti vari). Su tutti un plauso all'organizzatrice-regina Ersilia, e meriti anche a Magda (presentatrice d'eccezione) e a Graziano (alla Consolle).

 

Roma 17 Dicembre: Serata di Musica Allegria e Balli a cura della U.M. Onlus
A partire dalle 19.00 presso il Teatro della Parrocchia "Nostra Signora di Lourdes" a Via A. Mantegna 147 a Tormarancia si è svolta una serata organizzata dalla associazione "Umubyeyi Mwiza" che sotto la alacre spinta della presidente Marie Claire Safari (di origine ruandese) si occupa di progetti e iniziative per lo sviluppo sociale economico e sanitario nelle aree del Rwanda e Burundi. Umubyeyi Mwiza in lingua Kinyarwanda vuol dire "mamma buona" ed è proprio dal concetto di madre che ama i propri figli e che vuole per loro un sano sviluppo fisico, sociale e morale che i fondatori delle associazione hanno preso spunto. La serata in particolare ha voluto porre l'accento sui concetti diIntegrazione e Intercultura. Per questo hanno partecipato anche persone del CIM ASL Roma 10 e Patrizia del Vasco responsabile del progetto "Parapazumpa". Questo progetto infatti vuole consentire la "integrazione sociale" ad un gruppo di ragazzi e meno giovani con disturbi psichici tramite l'uso di strumenti culturali (musica, canto e poesie in particolare). Ed infatti alcune delle persone che si sono esibite hanno dimostrato di come sia efficace questo percorso per la naturalezza e la sensibilità con cui hanno comunicato le loro emozioni. Tra queste ci piace ricordare una bellissima poesia letta da Mario nella quale ha rappresentato con forza di come la musica (sia quella da scrivere sia quella da ascoltare) fosse stata per lui la migliore e più forte medicina in tutti i suoi momenti più bui. Un'altra bellissima esibizione è stata quella nella quale Riccardo (italiano) e Elisa (ruandese) si sono esibiti in un bel pezzo per voce e chitarra. E' stato inoltre annunciato che il progetto prevede la incisione e pubblicazione di un CD con la partecipazione anche di cantanti famosi. Poi è stata la volta di Marie Claire che tra i progetti in corso della sua associazione ha presentato il "Latte contro la sindrome post-traumatica". Il Rwanda è stato da sempre, ed in particolare dal momento della sua indipendenza nel 1962, al centro di forti conflitti tra i diversi gruppi di potere, che tra il1990 e il 1994 è sfociato nel genocidio tra etnia Tutsi e etnia Hutu con l'uccisone di circa 1 milione di persone. Pur se oggi la situazione sembra "normalizzata" la popolazione continua a soffrire dello sconvolgimento sociale e civile subito. La popolazione femminile è stata particolarmente colpita avendo visto la distruzione delle proprie famiglie rimanendo prive di aiuto economico e reti di sostegno. Per aiutare in particolare le donne affette dalla cosiddetta sindrome Post-traumatica da Stress (che induce comportamenti ossessivi nel ricordo continuo e ripetuto del trauma e delle violenze subite), il progetto di U.M. Onlus si propone di introdurre in alcuni appezzamenti di terreno, già individuati nel sud del paese, l'allevamento di mucche da latte, attività economicamente redditizia e tradizionalmente svolta da componente femminile. Si spera quindi con questo intervento di sostegno di favorire dinamiche di sviluppo economico sostenibile che permetta alla popolazione femminile della zona di uscire da una logica di puro assistenzialismo. Le presentazioni sono state inframezzate da esibizioni del corpo di ballo donne rwandesi che in costume tradizionale hanno riempito di colore suoni e allegria gli spazi della parrocchia. La serata è stata inoltre allietata dal gruppo de "Gli sbronzi di Riace" un duo che con l'ausilio solo di chitarre (e dell'ottimo percussionista Luigi Cirillo) ci ha ricordato alcuni dei successi più belli dei nostri cantautori.


Consumi e società
I minori non accompagnati sono sempre di più
Il IV Rapporto Anci-Cittalia, presentato lo scorso 20 dicembre a Roma, parla di un forte aumento di minori stranieri non accompagnati in Italia. Secondo i dati ufficiali, infatti, si è passati dai 5.879 presi in carico nel 2009 ai 4.588 del 2010, fino ad arrivare ai circa 7.500 minori censiti a novembre 2011 dal Comitato minori stranieri. Questi dati, tra l'altro, già di per sé allarmanti, sottostimano il fenomeno in quanto la reale presenza è di gran lunga maggiore. Dall'indagine realizzata da Anci-Cittalia emerge che sono 845 i comuni italiani che nel corso del 2010 hanno accolto minori non accompagnati. Interessate dalla loro presenza sono soprattutto le città con oltre centomila abitanti. I comuni di Lazio (19,4 per cento), Emilia Romagna (17%), Lombardia (9,8%) e Puglia (9%) sono quelli che nel 2010 hanno registrano il più alto numero di minori presi in carico. I minori sono principalmente maschi (91,4%) e sempre più spesso appena sotto la soglia della maggiore età (il 55% ha 17 anni). Nel 2010 sono arrivati prevalentemente da Afghanistan (16,8%), Bangladesh (11%), Albania (10%), Egitto, Marocco e Kosovo. Dati, questi, destinati a modificarsi con i rilevamenti del 2011, che evidenziano per quest'anno un aumento massiccio degli arrivi dai paesi del Nord Africa (ben 4.297 nel 2011). L'aspetto più grave è che spesso questi minori, nonostante la loro condizione di fragilità, restano privi di un adeguato sostegno e accompagnamento, sia al loro arrivo che durante tutto il percorso successivo, fino al raggiungimento della maggiore età. Oltre ad essere seriamente a rischio di espulsione, dato il sistema di riconoscimento della loro età che spesso li qualifica come maggiorenni, essi sono spesso esclusi da centri di accoglienza sempre più sovraffollati. Ma è il sistema di accoglienza nel suo complesso ad essere del tutto inadeguato a garantire un reale supporto a coloro che, oltre ad essere minori e senza l'accompagnamento dei genitori, arrivano in molti casi come vittime di tratta o perché scappati da persecuzioni e gravi violazioni dei diritti umani nei loro Paesi. È per questo che i comuni italiani, responsabili dell'accoglienza e della tutela dei minori, lanciano il loro inquietante allarme e chiedono maggiori risorse

  

"Pakistan, approvata la legge antiacido"
Ogni giorno in Pakistan decine di donne vengono sfigurate con l'acido, punite da una giustizia familiare per presunti casi di adulterio, blasfemia o una condotta giudicata non ligia. E' questa la società patriarcale del Pakistan, uomini che si sentono liberi di punire le donne. Ma attualmente il parlamento di Islamabad ha approvato una legge in difesa delle donne, che considera reato gli attacchi di acido e prevede anche l'ergastolo per i colpevoli. "Si tratta di un grande traguardo per le pachistane, la società civile e gli attivisti che per trent'anni hanno lavorato per l'approvazione di una legislazione che tutelasse le donne", sostiene Nayar Shabana Kiyani, dell'organizzazione Aurat Foundation e continua "Il vero risultato positivo sarà nell'applicazione della norma". Nel 2010 sono stati 8 mila gli attacchi con acido a danno di donne, stima però basata sulle denunce ufficiali. Il Pakistan risulta il Paese dove i diritti delle donne sono maggiormente calpestati. Di fronte ad una magistratura che si dimostra spesso intrisa della stessa morale maschilista prevalente nella società, è facile infatti immaginare che molti abusi non vengano neppure denunciati.La legge antiacido è stata approvata all'interno di un pacchetto di norme in difesa delle donne. Tra le altre pene: tre anni di carcere contro i matrimoni forzati, cinque anni per chi ostacola le donne al diritto di eredità, tre anni contro il "matrimonio con il Corano". Quest'ultimo appartiene ad una tradizione per la quale la donna non può ricevere proposte di matrimonio, in modo che la sua parte d'eredità resta in famiglia. "Si tratta di pratiche che esistono da così tanto tempo che le persone neanche riescono a vederle come ingiuste", afferma Farzana Bari, docente di studi di genere dell'università Quaid-E-Azam di Islamabad.E dall'Aurati Foundation "Ci vorranno altri dieci, vent'anni", stimano. "E' una prova sia per il governo che per la società civile".

 

Iniziative ed eventi
Concorso Figli di tante patrie. Le seconde generazioni raccontano le prime
Il portale Roma multietnica del Servizio Intercultura delle Biblioteche di Roma, in collaborazione con l'agenzia di viaggi Avventure nel Mondo, indice un concorso dedicato alle Seconde generazioni, che ha come oggetto la raccolta di brevi racconti inediti, video e fotografie Il concorso è rivolto ai figli di migranti (uno o due genitori stranieri), dai 14 ai 36 anni, nati o cresciuti in Italia, residenti o domiciliati a Roma e Provincia. Figli di tante patrie intende promuovere e stimolare la creatività dei giovani che, attraverso la scrittura, la fotografia e il video, potranno offrire il loro unico e speciale punto di vista sulla propria famiglia d'origine.
La scadenza del concorso è fissata in data 31 Gennaio 2012. I primi classificati delle tre sezioni si aggiudicheranno in premio un Buono omaggio per un viaggio nel Bacino del Mediterraneo o in Europa con l'agenzia Avventure nel mondo, sponsor ufficiale del Concorso. Le migliori fotografie saranno esposte nel contesto di una mostra itinerante presso diverse biblioteche e presso l'Angolo dell'avventura dell'agenzia Avventure nel mondo. I migliori video saranno proiettati in occasione delle mostre. I migliori racconti saranno pubblicati in un volume a cura dell'Istituzione Biblioteche di Roma. I prodotti selezionati nelle tre sezioni del concorso troveranno spazio e divulgazione sul portale www.romamultietnica.it Gli elaborati dovranno pervenire entro e non oltre le ore 12.00 del 31/01/2012 a: Concorso Figli di tante patrie. Le seconde generazioni raccontano le prime. Biblioteche di Roma - Via Zanardelli, 34 - 00186 Roma
Per informazioni e regolamento: www.romamultietnica.it tel. 06 45430264 - 251

Incontrarsi: Racconti di donne migranti e native
Concorso a cura del Caffè letterario della Casa Internazionale delle Donne, Con il patrocinio della Provincia di Roma, Assessorato alle politiche culturali
Obiettivi
Per chi emigra la parola ha un'importanza decisiva e doppia. La parola ha il compito di tenere vivo il ricordo, da una parte, e dall'altra, di farsi spazio in un mondo nuovo. Chi emigra è così preso tra due 'parole' e due lingue, una da ricordare, l'altra da imparare. Negli ultimi anni alcune donne, provenienti da paesi diversi e fra loro lontani, hanno compiuto una scelta coraggiosa: quella di utilizzare la lingua nuova, cioè la lingua straniera e 'matrigna', non più soltanto in modo funzionale, per fruire al meglio delle opportunità offerte dalla società di accoglienza, ma per raccontare. Per queste migranti la scrittura, il racconto, la narrazione nella nuova lingua sono fondamentali strumenti di autorappresentazione e di 'rappresentazione' dei mutamenti che intervengono in un contesto particolare come quello dell'emigrazione.
Anche le italiane, sempre più spesso presenti e attive in associazioni interculturali, amano raccontare l'impatto che l'incontro con 'l'altra' ha sulle loro vite. Questi racconti sono senz'altro una preziosa occasione di conoscenza reciproca e un momento di scambio reale e profondo attraverso la comparazione dei vari 'punti di vista' e dei modi di narrare il nostro mondo comune.
Per questo il caffè letterario della Casa Internazionale delle Donne si propone di incoraggiare l'incontro tra migranti e native, residenti a Roma e provincia, e di dare voce alle seconde generazioni delle migrazioni, ai loro problemi di integrazione e al contempo di rapporto con la terra e la cultura di provenienza, tramite un apposito concorso, rivolto alle donne, con ricorrenza annuale. Le opere scelte verranno pubblicate e diffuse in un volume edito dalla casa editrice Ediesse. Si potranno poi organizzare incontri, alla presenza delle stesse autrici, in diversi contesti e luoghi, in particolare nelle scuole. Ciò potrà essere un'occasione per stimolare tra gli studenti e le studentesse una riflessione e una discussione sui loro rapporti con "l'altro", il compagno o compagna di classe di un altro colore e di un'altra cultura; lungo e ricco può essere il cammino degli incontri, delle conoscenze, delle relazioni con "l'altro". E viceversa: sarà interessante sentire la voce delle studentesse e degli studenti appartenenti a famiglie immigrate, i loro rapporti con "l'altro", i loro problemi ed esperienze, tra l'essere in sospensione tra due mondi e una nuova identità.
Articolazione del progetto. Una giuria, composta di 5 membri, selezionerà i racconti inviati - a seguito di un bando pubblicato dal sito della Provincia e dalla Casa Internazionale delle Donne - e sceglierà dieci vincitrici; il premio consisterà nella pubblicazione in volume dei racconti delle autrici prescelte.
Bozza di regolamento del concorso:
- Il concorso è aperto a tutte le donne e le ragazze - migranti e native - di Roma e provincia
- Le partecipanti possono inviare un racconto della lunghezza massima di 10 cartelle (trenta righe per sessanta battute) al seguente indirizzo: Concorso Incontrarsi: Racconti di donne migranti e native- Casa Internazionale delle Donne, via della Lungara 19 - 00186 Roma
- Scadenza per l'invio dei racconti: 31 marzo 2012
- Le opere devono essere inedite e redatte in italiano
- Le opere dovranno pervenire in 2 copie, una delle quali firmata dall'autrice e contenente: luogo e data di nascita, recapito postale e telefonico e una breve biografia
- La giuria, con giudizio insindacabile, sceglierà dieci opere.
- Le opere vincitrici verranno raccolte in volume antologico e ogni autrice pubblicata riceverà gratuitamente alcune copie del volume
- Alla cerimonia della Premiazione, alcuni brani dei testi verranno letti da attrici