In Italia il numero dei rifugiati è sceso
vertiginosamente, diminuendo nell'arco di un anno a 55 mila, un
decimo dei rifugiati in Germania e un quarto della Francia. Ad
originare questo calo le politiche restrittive nel Canale di
Sicilia da parte dell'Italia, ed in particolare i respingimenti in
mare. Lo ha dichiarato l'Unhcr, l'Agenzia Onu per i rifugiati, in
occasione della Giornata mondiale dei rifugiati nel corso della
iniziativa tenuta a Roma e fortemente sostenuta dal Tavolo
Nazionale Asilo. Anche il sistema d'accoglienza del nostro Paese
presenta forti lacune che compromettono la tutela dei diritti dei
rifugiati. Come dichiarato dal delegato delle Nazioni unite per
l'Europa meridionale, Laurens Jolles, le profonde lacune
dell'Italia vanno dalla mancanza di strumenti per gestire a livello
locale le pratiche di richiesta di protezione alle carenze di
risorse che permettano l'integrazione. "Sentirsi a casa in Italia
oggi è molto difficile - dice la scrittrice albanese Anilda
Ibrahini, anche lei con una esperienza di fuga alle spalle -
L'integrazione è in forse: lasciata nelle mani delle associazioni,
dell'Unhcr, o chi per essa, ma non è un dato di fatto perchè non
c'è un modello per tutti proposto dallo Stato". "E' necessario un
provvedimento normativo che preveda il diritto soggettivo di
ciascun rifugiato", continua Ibrahini. E' stato chiesto al governo
di prendere in considerazione una "nuova normativa sui rifugiati
per superare una serie di problemi, come le modalità dei
respingimenti, che certo non permettono il rispetto degli aventi
diritto all'asilo". Secondo gli esponenti del tavolo, "l'accesso
alla protezione non è più garantito in Italia. La pratica dei
respingimenti iniziata nel maggio 2009, ha portato lo scorso anno
ad una diminuzione delle domande d'asilo del 43%. Ancora non
abbiamo i dati per il 2010, ma siamo convinti che questa tendenza
verrà, purtroppo, confermata. Una tendenza che potrebbe
corrispondere ad una buona notizia se fossero venute meno le cause
per le quali i rifugiati scappano dai loro Paesi". Va infine
considerato che alle aree che si sono distinte per la loro
criticità nell'ultimo anno (Eritrea, Somalia, Afghanistan) e
che continuano ad essere devastate dalle guerre e dalla violenza
vanno aggiungendosi nuove crisi come quelle recenti nelle
repubbliche già facenti parte della exURSS e Gaza.