2021
giu
01
di Redazione
Osservatorio dei prezzi al consumo della Regione Lazio nel mese di aprile 2 021 Come sono cambiati i prezzi e le abitudini dei consumatori?
 Osservatorio dei prezzi al consumo della Regione Lazio nel mese di aprile 2 021 Come sono cambiati i prezzi e le abitudini dei consumatori?

Casa dei Diritti Sociali Lazio Odv e Cittadinanzattiva Lazio onlus presentano sabato 29 maggio alle ore 10 i risultati dell'indagine "Osservatorio Prezzi" realizzata nell'ambito del Piano di attività annuale 2020 Regione Lazio (DGR n. 726/2020) "Promozione di scelte di consumo consapevole, nel rispetto del principio di precauzione e dei processi produttivi etici e sostenibili".

La rilevazione è stata condotta durante il mese di aprile attraverso un questionario online a disposizione dei cittadini, con l'obiettivo di raccogliere informazioni sullo stato della propria situazione economica, dei comportamenti d'acquisto e sulle loro osservazioni rispetto all'andamento dei prezzi riscontrati nel dettaglio per una serie di prodotti alimentari e non, con particolare riguardo ai dispositivi di protezione personale.

A più di un anno dall'inizio della crisi da Sars-CoVid-19, i risultati della rilevazione consentono di ottenere una rappresentazione dei giudizi espressi dai cittadini nella loro qualità di consumatori, secondo le necessità e le abitudini di acquisto tratte direttamente dalla loro esperienza quotidiana.

L'impatto della pandemia da Sars-Covid19 ha influenzato e continua ad influenzare i comportamenti dei cittadini nella loro qualità di consumatori. Le restrizioni e le limitazioni imposte sia agli esercizi commerciali, sia alla mobilità della popolazione hanno determinato un cambiamento nelle abitudini ed una ricomposizione della spesa.

Quasi la metà dei rispondenti ritiene che la propria situazione economica sia rimasta uguale, così come quasi la metà pensa sia peggiorata o decisamente peggiorata, un giudizio quest'ultimo espresso soprattutto dai giovani e da coloro in cerca di occupazione, sia nuova che prima.

Le spese dirette all'acquisto di abbigliamento e calzature risultano ridotte per il 74% dei partecipanti alla rilevazione e per quasi la metà in relazione all'acquisto di mobili ed elettrodomestici.

Le spese farmaceutiche e quelle alimentari sono aumentate per più di un terzo dei rispondenti, mentre restano invariate per una buona metà. Poco più del 10% hanno dichiarato di averle diminuite.
Riduzioni nelle spese per giornali, riviste e libri, per la casa e per l'acquisto di prodotti informatici      sono indicate tra il 30 e il 35% delle persone.

Dalla rilevazione emerge che ormai il canale prevalentemente utilizzato per l'acquisto di generi alimentari, di prodotti per l'igiene personale e la casa è la grande distribuzione per quasi tutti i prodotti. Le uniche eccezioni sono rappresentate dal ricorso a negozi e al mercato per la frutta e per le verdure, patate e lugumi freschi. Rilevante è anche l'incidenza di coloro che acquistano l'olio di oliva direttamente dal produttore. Tra i prodotti di consumo a più alta frequenza, come il pane e la carne fresca, il negozio è scelto per oltre il 30% dei rispondenti. Le incidenze per prodotto di coloro che acquistano presso i discount variano intorno al 15%.

La valutazione fornita dai partecipanti sull'andamento dei prezzi rispetto al mese precedente evidenzia che oltre la metà li ha giudicati in aumento per la frutta e le verdure, patate e legumi freschi. Incidenze superiori al 40% riguardano le segnalazioni di aumenti di prezzo per la carne e il pesce fresco.

Per quanto riguarda le segnalazioni di aumento di prezzo per canale di acquisto, nel caso delle catogorie della frutta e delle verdure, patate e legumi fresche le distribuzioni appaiono simili: poco meno del 30% riguardano il canale mercato e ambulanti e quasi un quarto la grande distribuzione, seguite dal negozio tradizionale e dai discount. Oltre il 40% di coloro che hanno riscontrato
aumenti nei prezzi per la carne e il pesce freschi lo hanno rilevato nella grande distribuzione, mentre almeno un quarto nei negozi.

Per quanto riguarda i prodotti non alimentari, rispetto al mese precedente, il comportamento prevalente è stato quello del non acquisto: con quote oltre il 70% dei rispondenti per i mobili, gli elettrodomestici, i giocattoli e i prodotti per l'infanzia; poco oltre la metà non ha effettuato acquisti di prodotti informatici e meno della metà di articoli di abbigliamento e calzature. I medicinali rappresentano la categoria più acquistata con il 96%. Il negozio rappresenta il canale maggiormente utilizzato con l'unica eccezione in corrispondenza ai prodotti informatici con oltre il 20% delle risposte associate all'acquisto via internet.

L'elevato peso del mancato acquisto incide anche sulle quote riferite alla modalità "non so" in relazione alla variazione osservata sui prezzi per le diverse categorie. Sui medicinali, quasi la metà ha indicato prezzi invariati a fronte del 30% che hanno segnalato un aumento dei prezzi. Per i prodotti informatici, poco meno del 30% ha riscontrato prezzi invariati rispetto al 23% che li ha trovati in aumento. Per le altre categorie di prodotti la maggior parte dei partecipanti al sondaggio ha indicato prezzi invariati.

I cittadini che hanno partecipato all'indagine hanno probabilmente già da tempo orientato i loro acquisti verso la grande distribuzione per il food allo scopo di perseguire una strategia di minimizzazione dei costi che, almeno in parte, appare conseguita dal momento che per la maggior parte dei prodotti hanno osservato prezzi invariati rispetto al passato più recente. Soprattutto per i prodotti freschi, d'altro canto, sale la quota di coloro che hanno riscontrato un aumento nei prezzi come nel caso della frutta e verdura, della carne e del pesce, prodotti per i quali aumenta la preferenza a ricorrere al dettaglio tradizionale.

Per i generi non alimentari prevalgono ancora condizioni di non acquisto per la maggior parte dei rispondenti, soprattutto per quelle tipologie di prodotti il cui consumo è più facilmente differibile nel tempo. I prodotti medicamentali, il cui ricorso al contrario non è differibile, a fronte di una metà dei partecipanti che giudicano i prezzi invariati, il 30% li ha valutati in aumento. Per quanto riguarda invece i dispositivi di protezione personale, mentre per le mascherine la gran parte trova che i prezzi siano rimasti invariati o diminuiti, circa un quarto o poco più li valuta ancora in aumento per il gel e i guanti. Dal confronto con le risposte qualitative, d'altra parte, scaturiscono indicazioni che fanno ritenere come per tali dispositivi si siano verificati aumenti di prezzo generalizzati nei mesi precedenti che solo recentemente in qualche misura si siano riassorbiti, almeno per quanto riguarda le mascherine.

2020
dic
27
di Redazione
Fai il Servizio Civile con FOCUS Casa dei Diritti Sociali e Acque Correnti
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2020
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NUOVO PATTO UE SULLA MIGRAZIONE E L'ASILO: RIVEDERE IL MODELLO PATOGENO DEI MEGACENTRI DI ACCOGLIENZA
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Roma, 11 dicembre 2020. I centri di grandi dimensioni come quello di Moria, aperti in Grecia e in Italia per realizzare il cosiddetto Approccio Hotspot, hanno effetti devastanti sulla salute mentale di rifugiati e richiedenti asilo. Il nuovo Patto sulla migrazione e l'asilo, lungi dall'essere "un nuovo inizio" come lo ha definito la Commissione europea nel presentarlo lo scorso settembre, rischia di alimentare il modello dei grandi centri di accoglienza soprattutto nei Paesi chiamati a controllare le frontiere esterne dell'Unione europea. Èquanto denunciano diciotto associazioni in un documento di analisi promosso da ASGI, INTERSOS, MDM, MEDU, MSF, SANITA' DI FRONTIERA E SIMMerivolto alle istituzioni e ai governi europei.

Forte sovraffollamento; isolamento geografico e sociale; lunghissimi tempi di permanenza in attesa dell'ottenimento del permesso di soggiorno e/o dell'accesso alla procedura di asilo; difficoltà di accesso all'assistenza sanitaria e ai servizi sociali; episodi di degrado sociale e violenza: gravi limitazioni alla libertà personale e di circolazione. Queste sono solo alcune delle caratteristiche dei megacentri di accoglienza che, in un recente studio di MEDU, si sono dimostrati luoghi aventi caratteristiche tali da determinare le formi più gravi di disturbo da stress post-traumatico. Le conseguenze sulla salute psico-fisica di questo tipo di accoglienza costituiscono un perdurante ostacolo ai percorsi di integrazione di migranti e rifugiati nei paesi di accoglienza con pesanti costi umani, sanitari, sociali ed economici. Mentre il nuovo Patto è ora al vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio europeo che lo ha messo all'ordine del giorno nel prossimo incontro dei Ministri dell'Interno del 14 dicembre, le organizzazioni firmatarie si appellano ai governi europei e agli europarlamentari affinché sappiano trarre insegnamento dalle esperienze fallimentari del recente passato.

Si rendono oggi necessari sia un'efficace ed equa ridistribuzione dei richiedenti asilo tra i paesi europei, sia protocolli di valutazione delle domande di asilo tempestivi ed esaustivi. È tempo che l'UE abbandoni il modello dei megacentri-hotpsot, scegliendo di promuovere politiche per favorire l'accoglienza in strutture di piccole dimensioni, ben integrate nel contesto sociale, dotate di servizi adeguati, sicure e dignitose con un appropriato accesso all'assistenza medica e psicologica, capaci di favorire una reale inclusione a beneficio dei rifugiati così come delle società che li accolgono.

LINK AL DOCUMENTO: pdf

A Buon Diritto, ACLI, ActionAid Italia, ARCI, Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI), Centro Astalli, Comunità di Sant'Egidio, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), FCEI, FOCUS - Casa dei Diritti Sociali, Intersos, Médecins du Monde (MDM), Medici per i Diritti Umani (MEDU), Medici senza Frontiere (MSF), Oxfam Italia, Refugees Welcome Italia, Sanità di Frontiera, Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM)

2020
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28
di Redazione
ATTIVAZIONE *PRESIDIO TELEFONICO* SPORTELLO DI ORIENTAMENTO ED INFORMAZIONE
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2019
mar
19
di Redazione
Caserta l'Ex-Canapificio "Lavoreremo per strada"
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Martedì 12 marzo a Caserta, è stato posto sotto sequestro da parte della Procura lo spazio sociale dell'Ex-Canapificio, sede organizzativa di attività per migliaia di persone e che esiste e resiste a Caserta dal 1995.

Il centro sociale Ex-Canapificio è l'associazione che gestisce il progetto di accoglienza SPRAR del comune di Caserta, per rifugiati e richiedenti asilo, per questo Caserta è conosciuta in tutta Italia come modello virtuoso di inclusione e cittadinanza attiva.

sostiene e porta avanti ogni giorno il progetto piedibus, il servizio di accompagnamento a scuola dei bambini di circa 200 famiglie. Nel centro sociale sono presenti anche diversi laboratori per bambini e lo sportello per il sostegno al reddito.

Il provvedimento è stato emesso perchè sono state riscontrate carenze strutturali, in particolare infiltrazioni d'acqua che secondo il perito della Procura metterebbero a rischio la struttura. Lo spazio da mesi era obbiettivo diretto del Ministro dell'interno Matteo Salvini, che più volte ne ha richiesto la chiusura. Ministro che in seguito ha commentato la notizia con uno dei suoi spregevoli slogan << la pacchia è finita.>>

In risposta al provvedimento è stata indetta una manifestazione dagli attivisti del centro sociale. Avvenuta sabato 16 marzo partendo regolarmente alle 15  dalla Stazione ferroviaria di Caserta, Li vi si sono radunate circa 4mila persone. In prima fila davanti al corteo, erano presenti le famiglie italiane che vivono nell'ex-canapificio e le famiglie dello sportello a reddito che, insieme agli immigrati, da anni portano avanti battaglie per aumentare le famiglie a reddito che possono accedere a bonus e sussidi. Presenti nel corteo anche le famiglie del Piedibus. Alla manifestazione hanno partecipato anche tanti immigrati di Castel Volturno ma anche associazioni e SPRAR che hanno aderito da tutta Italia oltre che i presidi di Emergency e Libera. 

La protesta continuerà per tutta la settimana, gli attivisti torneranno a presidiare la prefettura dalle 10 alle 19.

Infatti lunedi gli operatori hanno portato sedie, banchetti e computer con l'intento di mostrare alla città i corsi, laboratori, le iniziative, le attività di sportello e consulenza e tutte le azioni poste in esse, quotidianamente, all'interno dei locali dell'ex-canapificio. <<In attesa che la Regione si pronunci sul futuro dello stabile che ospitava il centro sociale>> spiega Virginia Crovella, una delle operatrici del centro sociale <<Porteremo in strada il nostro lavoro. I sigilli del tribunale non fermeranno infatti nessuna delle nostre attività.>>